Tra capitalismo e romanticismo inglese

E’ noto quanto l’Inghilterra  abbia svolto il ruolo  di locomotiva  europea, o meglio, quanto l’Inghilterra abbia avuto uno sviluppo autonomo dal resto d’Europa, e quanto la sua vocazione predatrice/espansionistica  nei confronti del mondo l’abbia portata a svolgere un ruolo dominatore e potremmo dire pionieristico di lunga e complessa  storia.

Non è un caso che la prima rivoluzione industriale è inglese, non è un caso che le prime teorie sul capitalismo e sul romanticismo che nasce come reazione  sono inglesi, non è un caso che proprio in Inghiterra si forma una mentalità pragmatica e positivista, alla quale si contrapporrà  un pensiero liberale e democratico, se non quando apertamente anarchico,  nei suoi   primi passi.

Dal continente inglese tutte queste tendenze si spostano in Europa, e non a caso si usa l’espressione  continente inglese, anzichè la più realistica definizione di isola;  si spostano in Europa non per  contaminazione inglese, ma perchè un mezzo secolo dopo circa  anche i paesi europei arrivano ad avere i problemi che già l’Inghilterra aveva avuto.

Mettendo da parte in questa sede le valutazioni filosofiche e storiche del caso,  diciamo che i maggiori autori di questo mondo in fervente   trasformazione  sono Adam Smith come primo teorico economico, Ricardo come il teorizzatore del sistema capitalistico, Robert  Owen come il pensatore di un sistema  economico più  umano, George Shelley come il primo teorizzatore del romanticismo  che voleva opporsi  ad una mera visione utilitaristica del mondo  e che oppone al mondo cittadino un idilliaco  mondo campestre dove potere recuperare il sentimento del tempo e del vivere naturale, Malthus  che ci elabora una prima visione pessimistica  del capitalismo e infine Coleridge  che sottolinea il valore della Storia  come  coltivazione  spirituale contro il  puro  scientismo  che finisce per ignorare il genio e l’arte.

Dentro questi nomi si hanno in nascita   tutte quelle  premesse  che produrranno  per forme locali  e proprie   le valutazioni  storiche, politiche e filosofiche    sviluppate in autonomia ora dal mondo tedesco, ora dal mondo francese, ora dal mondo mitteleuropeo.

E’ chiaro che proprio in Inghilterra  si formano i primi sentimenti  socialisti o che intendono orientarsi verso la realizzazione della difesa dei diritti dei lavoratori, che non potevano venire ridotti a schiavi, compresi tra essi gli stessi bambini e le donne. E’ chiaro  che proprio in  Inghilterra  si forma la prima  teoria  catastrofista  che ipotizza un punto in cui i popoli sarebbero  arrivati  a reclamare risorse che però non sarebbero  risultate  più disponibili per tutti.  Per la sopravvivenza del capitale si necessita del sacrificio della classe lavoratrice,  e si  teorizza  il bisogno naturale e sistematico  di una dispari ripartizione della ricchezza attraverso la teoria del valore della merce che equivale al salario  maggiorato del profitto.

Terreno fertile da cui ripartire, per Marx  e per tutto quel pensiero comunistico  che però troverà spazio non in Inghilterra ma proprio sul Continente, e nemmeno il continente nostro, ma quello orientale di Russia.

Parallelamente   fiorirà   tutta una serie di letteratura dal contenuto sociale  e romantico, come  il celebre  Oliver Twist dell’ancor più celebre Charles Dickens; lo scrittore dedicherà molte delle sue opere all’ingiustizia sociale subita dai lavoratori ridotti a schiavi,  come lui stesso ebbe in sorte di subire nella sua  primissima  fanciullezza.

Un focus su Adam Smith: teorizza la divisione del lavoro, il concetto di valore-lavoro  e il concetto di scambio-mercato dove distingue il valore d’uso dal valore di scambio. Il lavoro deve essere produttivo e semplificato per il lavoratore stesso; si deve parlare di specializzazione,  di  invenzione tecnologica e di istruzione-formazione da parte dello Stato.

Un focus su Malthus:  ritenne fondamentale il controllo demografico sulla  crescita  della popolazione per evitare il rischio di sovraffollamento e quindi il rischio di impoverimento delle risorse disponibili al fabbisogno e non certo inesauribili  o esposte alla facile  riproduzione  di se stesse.

Si rimanda per approfondimenti economici   alla teoria sul salario di Ricardo,  che in parte riprende Smith ma in parte se ne discosta.

Un focus su Robert Owen:  fu il primo a sperimentare tentativi comunitari e associazionistici nel campo  del lavoro, ma che purtroppo finirono per  fallire per  mancanza di capacità organizzative.  I suoi sforzi gli hanno fatto guadagnare il termine di padre del socialismo e di ispiratore dei primi movimenti anarchici in America, dove ebbe modo di vivere per un periodo. Marx definirà utopico il tentativo comunitaristico di Owen, e a questo contrapporrà la visione storica e dialettica  del marxismo.  Owen finirà i suoi giorni aderendo allo spiritualismo. Aveva rincorso un sistema economico fondato unicamente sul valore del lavoro, sul baratto, sulla lotta all’inflazione e alla speculazione, madri di tutte le povertà.

Un focus su Shelley: fu contemporaneo e amico di Byron, del quale però non ebbe lo stesso riconoscimento, ma  la stessa  vita spericolata e anticonformista; morirà  giovanissimo a trent’anni  affogando  nel mare davanti a Lerici, ma non viene ricordato per le sue stranezze o eccentricità; viene  ricordato,  tra le varie ragioni,    per  essere stato  un convinto sostenitore della pace e della non violenza, e a lui si ispirò lo stesso Gandhi  che diventerà il padre stesso del pacifismo.  Sarà rivalutato solo alla fine 800 e soprattutto nel primo e secondo dopoguerra  in Europa e in  America, da personaggi di cultura come Leopardi o Mazzini, prima; Virginia Woolf, Gabriele D’Annunzio, Tagore, il movimento vegetariano ( a cui Shelley  aveva aderito), i poeti decadentisti, gli anarchici,  la beat generation e lo stesso filosofo Bertrand Russell, dopo.

Per finire anche Coleridge merita il suo focus personale; per un breve periodo fu soggetto alla tossicodipendenza da oppio; questo difficile episodio gli causò non pochi problemi e la perdita di un suo amico carissimo, ma nello stesso tempo fu   per lui motivo di profonda riflessione e di profonda ispirazione poetica e letteraria. Le sue opere maggiori sono La ballata del vecchio marinaio (lirica) celebrata in tutta  Inghilterra (e non solo) come il simbolo stesso del suo pensiero  e le cosiddette poesie di conversazione o di meditazione.  Emerge il suo inconfondibile stile, fatto di pacatezza, armonia domestica, ricerca ed elogio della pace interiore  per una società  vera e non di pura  esteriorità. Il tema del male è dominante, ma dal peccato o errore che dir si voglia si può riemergere, e tornare alla luce.

Annunci

Malebranche

Con Malebranche (1638- 1714)  viene approfondito il termine di occasionalismo.

Dentro il dibattito cartesiano si era tanto discusso del dualismo anima corpo; per Cartesio le due parti separate sono messe in legame dalla ghiandola pineale, ma Cartesio  non è tanto interessato a dirci molto di più di come funziona la materia, e nemmeno è tanto interessato  a dirci molto  sul funzionamento dell’anima.  A  lui premeva solo  costruire il concetto di Cogito ergo sum, cioè l’autonomia del pensiero  che unicamente ci permette la conoscenza, che altrimenti a nulla servirebbero tutti i corpi del mondo e nemmeno   tutta  la  metafisica  abbandonata a se stessa e senza metodo.

Per Malebranche il problema non è  risolvere il legame anima e corpo, ma  stabilire il principio che  la  conoscenza è solo di Dio, che  l’uomo è materia intesa come occasione per la realizzazione del volere divino. Dio è il creatore e l’uoo è lo strumento nelle mani del suo  chirurgo.  Il male esiste perchè conseguente all’essere quasi nulla dell’uomo,  e Dio lo tollera non potendo certo  condannarlo essendo lui infinitamente buono.

Insomma, siamo molto lontani dalla complessa e profonda storiografia vichiana che non riduce l’uomo a puro strumento nelle mani di Dio.  La lettura di Malebranche è molto più superficiale e diremmo contingente alla tradizione  di stampo  medioevale.

Per Malebranche infine  la materia è come un orologio che segue il suo tempo; l’anima è lei stessa come un secondo orologio che segue il suo tempo.  L’anima  però ha un’origine divina  e solo per questo  diviene capace di  illuminazione.

Questo concetto degli orologi verrà portato al massimo livello  da  Leibniz,  contemporaneo  di  Malebranche.

Giambattista Vico

Con Giambattista Vico ( 1668- 1744)  nasce il concetto di storiografia  moderna  che lui chiama con  consapevolezza  e intento pedagogico  la Scienza nuova.  Individua  nel tempo tre epoche: nella prima l’uomo  sentiva senza percepire, cioè senza elaborare; nella seconda l’uomo ha  cominciato a percepire in maniera confusa ed emotiva; nella terza, che è quella attuale di Vico, l’uomo comincia a percepire in maniera ragionata.

Lo scienziato storico e credente (siamo in un momento in cui  non appare ancora sensatamente possibile  scindere l’essere storico con l’avere l’idea di Dio,  che il mondo  l’ha creato, pensato, progettato)  percepisce la presenza della Provvidenza divina che guida lo sviluppo stesso dell’umanità e che può intervenire nei fatti attraverso la messa a disposizione dell’uomo  civile; tutto quello che accade o potrebbe accadere non avviene per caso, ma avviene per un disegno misterioso  che l’uomo potrebbe rendere attuabile  interagendo con il disegno divino. In altre parole, la Storia non è solo in mano  agli uomini e alle loro decisioni  ( per fortuna, secondo Vico), ma  se si vuole lo sviluppo  ed il progresso  occorre avere in mente   quello che Vico chiama una Teologia civile e ragionata.

Teologia perchè non possiamo togliere la parola Dio dalla storia; civile perchè  è messa in opera dalla società civile e non certo dalla semplice opera di Dio; ragionata perchè non è poetica, non si tratta di fare delle fantasie, ma si tratta di interpretare gli accadimenti e quindi il cammino stesso della storia.

Vico insiste tanto sulla Provvidenza divina quanto sulla forza creatrice dell’uomo stesso che  si fa protagonista, autore, libero pensatore e costruttore  del mondo, in  collaborazione   con la provvidenza medesima, sempre se si vuole rincorrere fini di giustizia, unità e  sviluppo.

Insomma, il quadro è chiaro; la storia si è evoluta e da un mondo in cui si agiva per istinto e per riflesso, si è arrivati attraverso un mondo mitologico e fantasioso  ad una storia adulta, non più infante o  spensierata, dove l’uomo civile è diventato consapevole del proprio ruolo  ma soprattutto  dove  diventa importante  impedire  il ritorno delle barbarie o  della stessa mitologia  che ha esaurito la sua funzione  nel tempo  del suo massimo  sviluppo, il mondo greco.

Vico non può certo ignorare la presenza della violenza nella storia, e soprattutto gli episodi di intolleranza che certo la stessa Chiesa ha perpetrato nei confronti della stessa umanità.  Come li giustifica?  Sostenendo  che  può accadere da parte delle stesse autorità  religiose di cadere in errore, perchè l’uomo è  limitato  e responsabile di atti di brutalità  e  corruzione.  La lettura di Vico è profonda, idealistica, platonica, e nello stesso tempo ragionata e per questo illuminata. Vico crea un ponte tra il ‘600 e quello che sarà il ‘700, ma sarà solo nel 1800 e nel 1900  che verrà scoperta e  proclamata  la sua fama e la sua  importanza. Verrà ripreso da Hegel, dagli immanentisti, dai positivisti e dallo stesso marxismo; nonostante la sua evidente struttura conservatrice e anticartesiana,  Vico rappresenta il precursore geniale della stessa sociologia, psicologia e filosofia della storia e del diritto. Del resto lo stesso Cartesio che nel 1700 avrà grande spazio accanto a Newton,  dimostrò dei punti di debolezza, là dove lasciava  scoperto  il bisogno tutto umano ed ineliminabile    di  trascendenza  e di  spiritualismo.

Per concludere, Vico ebbe la forza di resistere al tempo dei lumi che soffiava sotto le braci e che faceva presagire che la storia stava andando verso tutt’altre direzioni,  lontano dall’idea di provvidenza e di  conciliazione  tra Dio e l’uomo.  Vico era un uomo straordinariamente moderno nel suo spirito di volere e pensare un mondo libero e in evoluzione, ma non affatto disposto a   dismettere l’abito del religioso, di chi ancora sente e percepisce e valuta in armonia di senso, fantasia e ragione, e nel rispetto del vero  che è ben più che il semplice certo,   che Dio  c’è, che Dio è forza, che Dio è  dentro di noi  e non  in qualche luogo  non si sa  dove, non si sa perchè…

 

 

 

La storia inoltre ci insegna il culto dei morti, il culto del passato, il culto  della Memoria  del passato, senza il quale non ci può essere nessun reale futuro.

 

Voltaire, Condillac e Condorcet

Con Voltaire   siamo alla fine del secolo ‘600 e all’inizio del 1700

Nel ‘600 avevamo  visto  porsi le dispute sul materialismo contro lo spiritualismo e viceversa; Condillac  (uno dei primi enciclopedisti  che prepareranno il terreno alla Rivoluzione francese di fine secolo) vira drasticamente  verso il sensismo, ossia mettendo in primo piano il ruolo del corpo che se non fosse vivo non potrebbe sentire e senza le sensazioni non ci sarebbe nessuna forma possibile di conoscenza; Voltaire vi aveva   premesso    il suo Spirito delle leggi, ossia la capacità solo dell’uomo di  sapere riflettere, una capacità non certo banalmente  empirica.

L’essenza  della materia e dello spirito rimangono ignote, per Voltaire; l’importante è diventare espressione di tolleranza e perseguire uno stato di diritto con la  forza  della ragione. Sarà da Voltaire che ripartirà  il secolo dei lumi.

Il nemico assoluto da combattere è la religione cattolica  che ha dimostrato assoluta intolleranza e totale mancanza di equilibrio e ragione;  dove c’è superstizione e dogmatismo c’è solo involuzione e  fanatismo.  L’unica vera religione è  quella naturale, alla quale lo stesso Gesù si era avvicinato, ma poi la Chiesa con i suoi sacerdoti (anticlericalismo)     ha imposto  le sue devianze  deturpando quello che era il vero scopo  del cristianesimo.

Al matrimonio religioso Voltaire contrappone il matrimonio civile; al rigorismo dispotico del cattolicesimo Voltaire contrappone la religione buddista ed i principi della antica filosofia indiana; al sentimento romantico o falsamente ottimista   Voltaire  contrappone il sentimento dell’ironia e dell’umorismo sarcastico.

All’irrazionale  cattolicesimo Voltaire contrappone il deismo, ossia il bisogno tutto razionale di credere nell’esistenza di Dio che se non ci fosse dovrebbe essere inventato. Ma il Dio di Voltaire è un Dio positivo che ha voglia di mostrarsi  e farsi conoscere, non il Dio nascosto di Pascal  che genera di per sè  tristezza e malincomìnia.  Diciamo che l’aspetto mistico è totalmente assenre nel filosofo dei lumi.

L’analisi si fa storica, sulla scia  di Vico  che aveva   tracciato il solco della moderna  storiografia. E’ comunque curioso come  il padre più noto della rivoluzione francese, o meglio,  che più verrà ripreso dalla rivoluzione di Parigi del 1789 ,  abbia a cadere in diversi  svarioni di natura  razzista ed omofoba; considerò gli africani un genere inferiore, così come gli ebrei meno  evoluti dei cristiani e dei musulmani, dimostrando note antigiudaiche;  ma anche gli islamici gente ignorante e credulona; ma anche innaturale l’omosessualità…a dimostrazione palese di come la democrazia non si costruisce in un giorno, ma necessita di lunghi secoli di maturazione.

Ogni anno nel giorno dell’anniverario della strage di s.Bartolomeo quando furono trucidati  circa 30.000 persone da parte della chiesa cattolica,Voltaire si ritirava in casa per un giorno assoluto di lutto. Durante questa giornata si preoccupava di aggiornare il numero delle vittime causate dall’intolleranza religiosa  (il suo chiodo fisso, la sua assoluta principale denuncia al mondo  cosiddetto  giusto) che sembra sia arrivato dai suoi conteggi a  25 milioni circa.

Condorcet (un altro importante enciclopedista che  guiderà la rivoluzione politica ed economica della Francia, cuore dell’Europa)  aggiunge di proprio   l’idea esplicita  di progresso, ossia l’uomo grazie alla sua evoluzione permette alla  stessa società di evolversi  e così come il destino della scienza è di svilupparsi anche il destino della Storia è di  migliorarsi.

Si respira la fiducia  nella forza della ragione,  nella forza della scienza,  nella forza  tutta umana  di volersi e potersi  evolvere. Non per nulla passa come il secolo delle nuove possibilità, dei nuovi percorsi tutti  da rincorrere.

Contro ogni possibile oscurantismo  che per vie opposte  si era    contrapposto  e avrebbe continuato  ad opporsi, anche dentro lo stesso illuminismo,    con la propaganda di un pensiero totalitario, dogmatico e  disumano, che perde di vista il confronto e la capacità  di  riconoscere le  diversità e comunque le minoranze.  Un meccanismo molto complesso che verrà affrontato dentro la rivoluzione stessa, la prima grande prova di  ribellione che l’umanità dimostra di se stessa.

Leibniz

Leibniz ( 1660- 1716)  è stato il teorico del concetto di monade e del concetto di mondi possibili, tracui quello esistente e  conosciuto per quel che appare  sarebbe il migliore dei mondi possibili.

Il suo pensiero parte dal presupposto  che siamo in un mondo creato da un essere superiore il quale non potrebbe certo avere progettato un mondo imperfetto o migliorabile.  Detto mondo che quindi risulta  essere  come detto il migliore dei mondi possibili  ci rimane sconosciuto nella sua essenza  che però già esiste;  è come immaginare d’avere davanti una roccia  le cui nervature interne non ci sono di certo visibili, ma questo non nega il fatto che le nervature sono lì reali davanti ai nostri occhi, pur rimanendo invisibili e sconosciute.

E’ una questione di monadi chiuse nel loro io e tuttavia  in comunicazione con tutte le altre monadi. Le idee possono essere di opposizione, contingenti o innate.

Ciò che è innato è ciò che esiste ma può non essere conosciuto; innato sta per non dipendente dall’uomo ma trascendente l’uomo stesso.

Leibniz  articola  la sua teoria dove tutto viene sostanzialmente riportato al numero; attraverso il calcolo secondo il filosofo sarebbe  possibile risolvere ogni dilemma logico/ontologico  e non solo  quantitativo.

E’ dentro questa ricerca che arriva alla scoperta del calcolo infinitesimale, scoperta che gli verrà contestata da Newton e che porterà Leibniz ad ammalarsi di crepacuore.

L. sostiene che esistono due tipi di verità, quelle di ragione e quelle di fatto. Le verità di ragione sono logiche  ed universali, si legano alla rxe cogitans; quelle di fatto sono contingenti, si riferiscono alla rex estensa, ma potrebbero essere negate senza per questo divenire illogiche.

Esempio:

Il   triangolo ha tre angoli e questo vale per tutti senza ombra di dubbio.

Colombo ha scoperto l’America e questo vale solo per chi sa che Colombo ha scoperto l’America e dicendo il contrario si dovrebbe dimostrare  la verità della espressione contraria.  Ossia siamo di fronte ad un dato possibile.

Ma siamo davvero sicuri che le verità di fatto sono solo possibili e non certe come quelle di ragione? Se noi andassimo a scomporre la sostanza di Colombo in modo infinitesimale, scopriremmo che Colombo non avrebbe mai potuto non scoprire l’America, ossia dentro la sua monade c’è già in codice tutta la sua vita, anche se a noi non rimane visibile.

Quello che vale per Colombo in quanto monade di se stesso vale per ogni corpo o essere umano dotato di spirito, pensiero e corpo. Ogni essere umano è un mondo in sè finito e completo, differente da quello dei suoi simili,   e la materia è intesa come forza e quindi come stesso spirito, superando il dualismo cartesiano, superando il meccanicismo materialistico, superando l’idea di atomo fisico che in L.  diventa anche punto geometrico unico e irripetibile. Ogni essere umano è una sostanza assoluta.

L’intento finale  di L. è di conciliare il pensiero cattolico con il pensiero protestante arrivando al concetto di armonia globalizzante.

Su un piano più contingente, l’intento immediato  di L.è conciliare le monadi tra di loro: ogni  corpo è una monade, anche una roccia è una monade, ma sprovvista di coscienza. Anche l’uomo non ha una coscienza assoluta. La coscienza assoluta appartiene solo al creatore del mondo.

Ogni monade è chiusa nel suo universo tuttavia partecipa del mondo attraverso ciò che accade dentro se stessa. Dio ha progettato un mondo dove la molteplicità delle monadi sono un valore e dove queste monadi si armonizzano secondo un calcolo pensato da Dio stesso.

Come allora salvaguardare l’importante problema della libertà?  Sarà l’enigma che L. consegnerà ai suoi posteri. L’idea di un Dio orologiaio che ha pensato a tutto, mettendo le monadi in sè imperfette nella necessità di armonizzarsi l’una con l’altra verso un fine armoioso e positivo rilanciano   lo spinoso problema dell’esistenza del male, esistenza  che L. sembra sminuire, giustificare, se non  addirittura negare. Sarà Kant a ripartire da questo punto rimasto scoperto.

 

Newton

Newton nasce nel 1642, rappresenta forse il più avanzato scienziato degli antichi, o meglio ancora, il più evoluto alchimista  del tardo   medioevo.

Astronomo,  filosofo, matematico, fisico e quindi alchimista, ossia conoscitore dei riti magici o alchemici che sconfinano nella superstizione. Essendo  manipolatore del mercurio, si ammala di bipolarismo e lo stesso raggiungimento del successo gli causò molte contese e momenti di follia.  E’ stato Newton a scoprire il calcolo infinitesimale ma non lo rese pubblico. Quando arrivò  Leibniz con la sua stessa proclamazione che tale riteneva in buona fede, esplose una terribile contesa tra i due scienziati che ne uscirono praticamente    con i nervi distrutti. Al calcolo infinitesimale seguirà il calcolo  differenziale e integrale.

Per non sottoporsi allo stress  della pubblicazione  di molti suoi  scritti, decide di pubblicare utilizzando  degli anonimi. Le sue teorie sul moto, la gravità e la dinamica saranno riprese da Einstein.

Tra le sue maggiori scoperte si annoverail telescopio riflettore.  In  scienza fonda i 4 principi del Metodo Scientifico: 1 non ammettere spiegazioni superflue 2 Fenomeni uguali hanno cause uguali 3 le qualità uguali di corpi diversi sono universali  4  le ipotesi per esperimento sono valide fino a prova contraria

In ambito scientifico Newton superò di  gran lunga Cartesio  e solo il già citato Einstein riuscirà a superare Newton. Ancora oggi si usano le leggi newtoniane.

Visse una vita al limite della normalità, sembra  rimase vergine  fino alla fine dei suoi giorni,  e  fece parte anche di numerose sette segrete come i Rosacroce    sulle cui vicende  si spazia nella leggenda.

Personaggio complesso, dal carattere   spinoso e per nulla cordiale, ebbe in odio il cattolicesimo che sosteneva la trinità di Dio; alla falsità  trinitaria contrappose  il culto di Ario.

Montaigne

Montaigne (1533-1592) rappresenta sul fronte della filosofia umanistica  e antiscientifica  quello che Cartesio rappresenta per la filosofia razionalista e scientifica.

Entrambi parlano il linguaggio della modernità, di un umanesimo maturo  e  cresciuto  che si dichiara pronto a mettersi alla prova, aprendosi al mondo e alle sue sfide.

I  caratteri  della letteratura  del filosofo francese  saranno richiamati   dal genio di Rousseau, di cui  M. si dimostra il più degno predecessore,  quando  senza falsi pudori e false reticenze decide di mettere in parole  anche i pensieri più segreti, più intimi, più propri e inconfessabili, nel nome stesso della verità che si vuole rivelare intera ed autentica.

La vita è maestra all’uomo stesso che intende rispettarla e conoscerla, oltre che viverla. Non si tratta di volere diventare scandalosi o inconvenienti, quanto piuttosto di volere superare il sentimento comprensibile della vergogna o dell’autocensura  per  permettere ai dati di fatto di emergere e di venire raccontati anche per uno scopo liberatorio e pedagogico,  oltre che terapeutico.

E’ proprio quando l’io vorrebbe nascondersi e tacere che è invece importante rimanere sulla scena, a dimostrazione della perfetta autenticità che non nasconde secondi fini e che è in se stessa un valore.

Il valore psicologico si mescola al valore fisico, la salute della mente si mescola alla necessaria salute del corpo, salute fisica che Montaigne vive come una drammatica necessità soffrendo di una grave forma di  calcolosi renale.

Lo stesso incedere montaignano diventa un inno alla tolleranza, al pluralismo, all’apertura verso i possibili mondi diversi che ci circondano  e che ci sovrastano anche senza il nostro personale consenso. Tanto vale indagarli, questi mondi, per diventarne consapevoli. Come si può vedere ci sono tutte le premesse per l’inizio di una letteratura e di un sapere  anticonvenzionale, diremmo appunto moderno a 360 gradi.

Dentro questa letteratura moderna stanno evidenti note  e premesse scettiche, profondament lontane dai credi ferrei e irremovibili di uomini che contestualmente a simili fragilità andavano alla ricerca di porti sicuri e fermi.

Autore complesso ed arguto eppure poco letto, poco battuto, non quanto meriterebbe. In Montaigne si ravvisa il superamento del dualismo cartesiano che aveva tenuto separata la rex estensa dalla rex cogitans; per  il collega  non esiste separazione, esiste una mescolanza inseparabile e confusa dove tutto è nell’altro e viceversa.