Il maestro racconta…

In classe il maestro vive a contatto con i bambini, li può osservare in tutte le loro espressioni e manifestazioni; il bambino è per lo più spontaneo, ma più cresce  più impara  a  fingere o mascherare  quello che sente e quello che pensa. E’ quello che accade quando si diventa adulti.

Solo il bambino autentico  non disprezza  di  manifestare il suo vissuto, come lo sente, e sono questi i momenti più preziosi, quelli migliori e irripetibili   della vita scolastica. E’ probabile che da grande questo bambino possa diventare una persona coraggiosa ed autenticamente libera.

Si potrebbero  creare diverse categorie di alunni: quelli sempre costruiti,  quelli che il tempo scuola lo vivono come lo percepiscono, e quindi escono spesso con manifestazioni in parte fuori luogo ma che molto raccontano delle loro esigenze e delle loro particolarità; e quelli  che rispetto alla media dei compagni sembrano crescere più lentamente, rimanere più infanti degli altri, e spesso da questi tronchi così acerbi cresceranno meravigliose piante piene di vigore ed originalità. Proprio perchè sono frutti speciali, hanno bisogno di più tempo per germogliare, devono stare più in incubatrice, proteggendo con cura la loro assoluta vitalità in costruzione.

Amine è un bambino di origine araba, piccolo di statura, dagli occhi vivaci e sempre sorridente. Spesso il maestro appena arrivato lo confonde per il nome  con Aabir, la sua compagna di classe che però è una femmina, e si vede che lui si risente d’essere scambiato con il nome di una bambina. Un giorno il maestro gli dice, per scusare la sua difficoltà ad associare i nomi  ai bambini,  “Vedi Amine, per noi i vostri nomi sono strani, tra Amine ed Aabir non distinguo molto…”  e lui replica “Amine  è il maschile di Amina”.

“Ah, risponde il maestro, allora adesso ho capito che Amine   è un nome maschile, non lo sbaglierò più…”

Il giorno dopo il maestro torna alla carica e domanda ad Amine “Ma scusa Amine, se il tuo nome è il maschile di Amina, perchè Aabir che è femmina non si chiama Aabira?

Amine si mette a ridere, prende la mano del maestro e gli dice guardandolo negli occhi con un grande sorriso “Scusa maestro, io non lo so, non sono un filosofo…”

Qualche giorno dopo  è Aabir che arriva alla carica;  mi avvicina e mi dice “Lo sai maestro, durante le vacanze di Natale ho visto  Wonder, che  potevamo   vedere a scuola   al posto di Polar Express. Parla di un bambino che ha un problema nella sua  faccia ed è costretto a  varie operazioni che lo obbligano ad andare in giro con una maschera….

Non riesce a fare amicizia con nessuno nella sua classe, tutti lo prendono in giro, fino a che un giorno un compagno lo avvicina e diventa suo amico.

Lui soffre tanto, dice alla mamma che lui è brutto e che nessuno lo vuole, ma la mamma gli risponde che non è vero, che lui è bellissimo…anche se …………..lui lo sa che la mamma lo pensa solo per non farlo soffrire.

Il racconto di Aabir va avanti….è tutta attenta a scegliere  le parole giuste nel raccontare le sue emozioni; credo che nemmeno una bambina italiana  sarebbe stata in grado di fare meglio di lei, e più che dal racconto vengo catturato   dalla sua abilità linguistica, e dal suo autentico entusiasmo nel volermi raccontare questo film che evidentemente per lei esprime il vero spirito natalizio….

Mentre che racconta mi confida di amare  Gennaro, un suo compagno di classe. Mi dice proprio “Io amo Gennaro” e subito aggiunge altre cose che non ricordo, però capisco che  dice una cosa per lei vera e del tutto normale.

Che strano, non ho avuto manifestazioni così spontanee e vere dalle bambine italiane, e mi chiedo se sia un caso o un elemento che contraddistingue le due diverse culture e mentalità.

Anche Luca, che   soffre della sindrome di Asperger, già il primo giorno della nostra conoscenza mi disse ” Maestro, ti posso raccontare qualcosa della mia vita?” L’indomani non mi ha dato scelta di rispondere e mi ha anticipato sul tempo  dicendomi “Maestro, il mio papà è morto in un incidente”

Se non fosse stato che già le colleghe me lo avevano anticipato, sarei rimasto lì come un pesce lesso, e invece reagisco, e gli rispondo  che  qualcuno mi aveva  spiegato  che però aveva un papà quasi nuovo, e che mi dispiceva  tanto tanto per il suo papà che non c’era più….

Patrizio  è un alunno  down della seconda, con un significativo ritardo nel linguaggio; lo vedo solo il giovedì  per andare a mensa. Con lui non c’è stato bisogno di presentazioni e tempi di osservazione: la prima volta che sono entrato in classe mi ha abbracciato saltandomi addosso e mettendo  il suo faccino attaccato  al mio, come se fossi il suo insegnante preferito quando invece mi vedeva per la prima volta.

Poi  c’è  Lucia che  è una meravigliosa bambina dai lunghi capelli rossi.  Non soffre di nessuna patologia particolare.   Mi ha conquistato per la sua  naturalezza, quella che i bambini  purtroppo arrivano a perdere troppo presto. Da grande sarà senza dubbio una meravigliosa ragazza che farà girare tutti i maschietti intorno al suo raggio, ma credo che li conquisterà più per la suo carattere  che per il suo aspetto.

Andrea è un bambino cinese che in classe parla pochissimo, sembra vivere in un altro mondo,  e invece è sempre molto attento, reattivo, presente; ha un grande rispetto degli insegnanti, si sa comportare perfettamente, ed è anche spiritoso  e pieno di brio se viene messo nelle condizioni di esprimersi. Come profilo sul comportamento non reisce a spuntare la lettera B. Peccato. Mi si dice che non interviene spesso e che a casa non fa mai nulla.  Poi scopriamo che appena esce da scuola viene mandato in fabbrica dove raggiunge i genitori al lavoro….Adesso abbiamo capito perchè a casa non studia mai…

Fatime  è una ragazzina alta e coi lunghi capelli neri raccolti a treccia. I primi giorni si muove con prudenza, deve capire se può osare; ad un certo punto decide di buttare a mare la sua timidezza e prende il sopravvento la sua natura  esibizionistica.

Si fa interrogare sull’Universo, e la vedo così sicura che penso nulla potrebbe   più fermarla….

Bene, di tutti i miei ragazzi,  sono proprio quelli non italiani che hanno più di tutti gli altri voluto manifestarmi  senza timore la loro personalità.  Accanto a quelli speciali, che sono speciali mica per niente.

Comunque  sono certo che con il tempo anche gli altri si faranno avanti.  Quando si sentiranno pronti e avranno capito di potersi fidare di me. Ancora mi  studiano, mi mettono alla prova, mi stanno soppesando.

Chissà chi sarà il primo a rompere questa distanza…

 

 

Annunci

A lezione di… matematica

Convegno matematica 8 febbraio 2018 Varese

 

La nostalgia del futuro e altro

 

Lezione di pedagogia

Lev Vygotzskji  

 

Testo creativo dei bambini

SIAMO I RAGAZZI DELLA 3 D E PARLIAMO DEI RIFIUTI TECNOLOGICÌ
ASCOLTA QUESTE RIME QUI,
SONO ARGOMENTI LOGICÌ./
PC TV PIACCIONO ALLA GENTE,
MA SE NON SI USANO CORRETTAMENTE
DURANO NIENTE, /
QUANDO SONO ROTTI DIVENTANO UN INTRALCIO ,
CE NE DISFIAMO CON UN BEL CALCIO /
TUTTE QUESTE COSE SONO MOLTO AMATE
MA UNA VOLTA FUORI MODA VENGONO BUTTATE,
DOVREBBERO ESSERE RICICLATE,
PER NON AVERE PIÙ CITTÀ INQUINATE. /
I RIFIUTI TECNOLOGICI SONO PERICOLOSI,
E DA SMALTIRE SONO COSTOSI,
SONO SOGGETTI A ESPORTAZIONI ILLEGALI,
CHE CREANO NEI PAESI POVERI GRAVI DANNI AMBIENTALI. /
DIETRO TUTTO QUESTO SAI CHI C’È?
UN RAGAZZO COME ME,
CHE INVECE DI STUDIARE,
È OBBLIGATO A LAVORARE. /
IL SOVRAUTILIZZO SE MAL CONTROLLATO,
CREA DISCARICHE IN UN PAESE SOTTOSVILUPPATO.
I RIFIUTI TECNOLOGICI NON BUTTIAMOLI A CASO IN UN CESTINO,
SE NO FINISCONO IN MANO AD UN BAMBINO,/
PERCIÒ RICICLIAMO CONSAPEVOLMENTE,
INVECE DI INQUINARE INUTILMENTE.
OCCHIO GENTE!!! POI CI SI PENTE!!!
PER LA TERRA QUESTO È L’ULTIMO SALVAGENTE. /

Buon Natale e Buone Feste

Certo, come sempre, Auguri a tutti, un abbraccio grande  e che il 2018 ci porti tutto quello che sogniamo….

  A  presto  🙂