Marleau-Ponty

Marleau-Ponty  nasce nel 1908  e muore nel 1961.  Passa alla storia come il teorico  della fenomenologia della percezione. Non si tratta di ridurre il sapere  al sentire ma di  ASSISTERE  all’EMERGERE del sapere.  L’uomo attraverso  le sue percezioni   non è solo materia  ma diventa movimento che si fa spirito. Il corpo è contemporaneamente sensorialità  ed espressione  del potere espressivo vivente.

Dentro un lungo percorso di attenzione verso le arti in genere,  il filosofo viene attratto in modo specifico  dalla pittura di Cezanne, giudicata  figurativamente molto espressiva, il cui stile rifugge continuamente il compiuto ed il saturo. L’immagine è sempre oltre  quello che si vede.   L’uomo  è  nell’esistere  e nell’essere un tutt’uno   con il suo corpo.  L’idea di corpo di M.P.  è diversa dall’idea di corpo di Husserl, alla cui  impostazione  rimane profondamente legata.   Complessità  e profondità del  filosofo  che  coglie uno stretto legame tra  corpo ed essere,  tra la cosa che appare  ed il soggetto al quale appare.

Esistenzialista di pensiero, ma ontologico-heideggariano, prendendo   le distanze dal materialismo di Sartre.  Filosofo, psicologo ed editorialista politico, lavora alla Sorbona e presso  la rivista Les Temps Modernes, almeno fino a che muore improvvisamente stroncato da un infarto cardiaco.

Del postulato fenomenologico di Husserl  che diceva   “Ogni coscienza è coscienza di qualche cosa”  arriva  al postulato   “Ogni  coscienza è coscienza percettiva.”    Il suo capolavoro   “Fenomenologia della percezione”   esce nel 1945.

Verso il linguaggio il filosofo distingue il lingauggio parlante dal linguaggio parlato. Il primo  è detto espressione prima  in quanto formalizzazione di un senso,  ed è il più importante; il secondo è detto  espressione seconda e rimanda al bagaglio linguistico.

“Sia i suoi lavori sulla corporeità che quelli sul linguaggio rivelano l’importanza, per la comprensione dell’espressività, del radicamento dell’individuo nel cuore del mondo vissuto. O meglio, questo radicamento include le dimensioni della storicità e dell’intersoggettività, che egli si sforza dunque di rendere intelligibili.”  In altre parole  l’uomo è una coscienza inserito  in un tutto.

“In La struttura del comportamento egli afferma in definitiva che il vero problema filosofico sta nel saper distinguere tra ciò che è struttura e ciò che è significato. L’altro da me, essendo strutturato come me, mi è accessibile purché io sappia cogliere il “significato” del suo comportamento.”

M.P.  sarà ripreso in seguito come tutti gli autori che si sono occupati di fenomenologia (Husserl in testa)