Leibniz

Leibniz ( 1660- 1716)  è stato il teorico del concetto di monade e del concetto di mondi possibili, tracui quello esistente e  conosciuto per quel che appare  sarebbe il migliore dei mondi possibili.

Il suo pensiero parte dal presupposto  che siamo in un mondo creato da un essere superiore il quale non potrebbe certo avere progettato un mondo imperfetto o migliorabile.  Detto mondo che quindi risulta  essere  come detto il migliore dei mondi possibili  ci rimane sconosciuto nella sua essenza  che però già esiste;  è come immaginare d’avere davanti una roccia  le cui nervature interne non ci sono di certo visibili, ma questo non nega il fatto che le nervature sono lì reali davanti ai nostri occhi, pur rimanendo invisibili e sconosciute.

E’ una questione di monadi chiuse nel loro io e tuttavia  in comunicazione con tutte le altre monadi. Le idee possono essere di opposizione, contingenti o innate.

Ciò che è innato è ciò che esiste ma può non essere conosciuto; innato sta per non dipendente dall’uomo ma trascendente l’uomo stesso.

Leibniz  articola  la sua teoria dove tutto viene sostanzialmente riportato al numero; attraverso il calcolo secondo il filosofo sarebbe  possibile risolvere ogni dilemma logico/ontologico  e non solo  quantitativo.

E’ dentro questa ricerca che arriva alla scoperta del calcolo infinitesimale, scoperta che gli verrà contestata da Newton e che porterà Leibniz ad ammalarsi di crepacuore.

L. sostiene che esistono due tipi di verità, quelle di ragione e quelle di fatto. Le verità di ragione sono logiche  ed universali, si legano alla rxe cogitans; quelle di fatto sono contingenti, si riferiscono alla rex estensa, ma potrebbero essere negate senza per questo divenire illogiche.

Esempio:

Il   triangolo ha tre angoli e questo vale per tutti senza ombra di dubbio.

Colombo ha scoperto l’America e questo vale solo per chi sa che Colombo ha scoperto l’America e dicendo il contrario si dovrebbe dimostrare  la verità della espressione contraria.  Ossia siamo di fronte ad un dato possibile.

Ma siamo davvero sicuri che le verità di fatto sono solo possibili e non certe come quelle di ragione? Se noi andassimo a scomporre la sostanza di Colombo in modo infinitesimale, scopriremmo che Colombo non avrebbe mai potuto non scoprire l’America, ossia dentro la sua monade c’è già in codice tutta la sua vita, anche se a noi non rimane visibile.

Quello che vale per Colombo in quanto monade di se stesso vale per ogni corpo o essere umano dotato di spirito, pensiero e corpo. Ogni essere umano è un mondo in sè finito e completo, differente da quello dei suoi simili,   e la materia è intesa come forza e quindi come stesso spirito, superando il dualismo cartesiano, superando il meccanicismo materialistico, superando l’idea di atomo fisico che in L.  diventa anche punto geometrico unico e irripetibile. Ogni essere umano è una sostanza assoluta.

L’intento finale  di L. è di conciliare il pensiero cattolico con il pensiero protestante arrivando al concetto di armonia globalizzante.

Su un piano più contingente, l’intento immediato  di L.è conciliare le monadi tra di loro: ogni  corpo è una monade, anche una roccia è una monade, ma sprovvista di coscienza. Anche l’uomo non ha una coscienza assoluta. La coscienza assoluta appartiene solo al creatore del mondo.

Ogni monade è chiusa nel suo universo tuttavia partecipa del mondo attraverso ciò che accade dentro se stessa. Dio ha progettato un mondo dove la molteplicità delle monadi sono un valore e dove queste monadi si armonizzano secondo un calcolo pensato da Dio stesso.

Come allora salvaguardare l’importante problema della libertà?  Sarà l’enigma che L. consegnerà ai suoi posteri. L’idea di un Dio orologiaio che ha pensato a tutto, mettendo le monadi in sè imperfette nella necessità di armonizzarsi l’una con l’altra verso un fine armoioso e positivo rilanciano   lo spinoso problema dell’esistenza del male, esistenza  che L. sembra sminuire, giustificare, se non  addirittura negare. Sarà Kant a ripartire da questo punto rimasto scoperto.