Archivio mensile:aprile 2015

a scuola di emozioni

schede prese dal sito  Vivacemente .org

il puzzle dell’apprendimento

Cosa vedi nella figura?

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Corso di formazione per formatori.

La tutor che gestisce l’incontro  è molto in gamba, come sempre.

Si corre di fretta perchè è sabato mattina, abbiamo tolto la nostra voglia di stare a casa a riposare per venire qui, e quindi cerchiamo di non sprecare nessun minuto.

Oggetto della presentazione alla quale seguirà il lavoro di gruppo, è la conoscenza della Carta cognitiva, di cui parlavo già https://labadec.wordpress.com/2015/04/24/la-carta-cognitiva-2/

Bene, tre quarti d’ora circa per presentarla, poi si passa alla visione di due schede inserite nella “pedagogia/andragogia” di Feuerstein; si tratta della scheda cosiddetta “dei puntini”.

Osservatela anche voi,  e provate a capire  come bisogna fare per risolverla.

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Non è una scheda che va a tempo, nessun lavoro di Feuerstein va a tempo, perchè il tempo è nemico dell’apprendimento.

Bisogna trovare semplicemente la strategia di comprensione del compito da risolvere.

Ok, subito dopo si passa alla seconda scheda:  questa molto più complessa della prima, perchè molto più astratta,  pensata specificatamente  per i formatori.

Si tratta della scheda  E12, che però al momento devo recuperarla.

Due persone tra i presenti hanno dato la risposta corretta, però attraverso due ragionamenti diversi.  Uno assolutamente matematico/logico, l’altro di carattere speculativo/filosofico.  La cosa mi ha molto incuriosito. Forse che i problemi possono avere percorsi differenti  che portano   alla stessa  unica possibile soluzione?

Per ovviare a malintesi e ad equivoci, la consegna dell’insegnante deve essere sempre chiara; la chiarezza  della consegna  non deve essere vista come una  gratuita facilitazione, ma come un dovere di consegna, come  la premessa che ci evita di perdere tempo prezioso nel già  insidioso  e complesso  percorso dell’insegnare e dell’apprendere.

Ossia, dite ai vostri alunni: “Guardate che c’è solo un tipo di soluzione, quella matematica.”  Oppure: “Ci si può arrivare per percorsi diversi”

Quando metto queste due parole vicine, insegnare ed apprendere,  ossia molto spesso, mi torna sempre in mente un mio bravissimo e speciale collega,  che dice sempre:  ” Si insegna e si apprende per potere mutare”. Pensiero ovvio per non dire scontato, che però ancora risulta una meteora in certe realtà scolastiche.

Bene, non voglio togliervi  il piacere di mettervi alla prova. Anche voi cimentatevi nella ricerca della risposta esatta di questa benedetta scheda  E12 e Buon divertimento.

A  proposito, vorrei aggiungere che ovviamente lo scopo principe di questi esercizi  proposti  alla platea  non è   stato quello di  vedere chi avrebbe dato la risposta corretta, ma cosa accade ai nostri alunni quando presentiamo loro un lavoro, spesso in maniera meccanica e a volte superficiale (oltre che lo scopo di fare presa sugli ascoltatori)

L’uso della   carta cognitiva ci costringe a evidenziare i punti di forza e i punti di debolezza di detta consegna; ci obbliga  a metterci nelle vesti dell’alunno, di colui che deve apprendere e quindi deve essere messo in grado di capire.

Ci permette di focalizzare il processo cognitivo messo in atto dallo scolaro,  evidenziandone  la presenza di automatismi inconsapevoli, piuttosto che di processi metacognitivi  di cui si conosce e si governa  il funzionamento ed il controllo.

Il metodo Feuerstein completo prevede tre fasi in successione:  la prima fase si esplica attraverso la batteria di schede  per la Valutazione del Potenziale di Apprendimento (Learning potential assessment device) L.P.A.D., ossia rappresenta  la fase di valutazione del potenziale di apprendimento; la seconda   ricorre  al  Programma di Arricchimento Strumentale   Basic, ( ossia P.A.S Basic  );  la terza  chiude questo ciclo con il  Programma di Arricchimento Strumentale Standard.

Detto in poche parole chiare e precise, perchè io amo la sintesi non come banalizzazione ma come focalizzazione del tema, è che con questo metodo applichiamo Piaget però superandolo, e quindi creiamo una continuità tra quello che Piaget aveva compreso (l’apprendimento è un processo interiore ma rigido e scalare) con quello che poi si è scoperto (l’apprendimento è un processo interiore che può essere educato, costruito, cocostruito, guidato, personalizzato, migliorato, scelto, ecc….)

da Vivacemente.org

Filastrocca delle emozioni                       aquilone

volo insieme agli aquiloni.
Si avvicina una zanzara
alla luce della lampara
non vorrei che mi pungesse
e che male mi facesse
il dolore non piace a nessuno
risulta sempre inopportuno.

Se mi trovo nel trambusto
mi viene su pure il disgusto
ho paura dei fantasmi
mi fan venire anche gli spasmi.

Ma che rabbia aver paura
non vorrei far brutta figura
vedo espressioni di sorpresa
se mi vedono indifesa.

Quando mi sento serena e felice
prendo i colori e divento pittrice
sorrido con tanta gioia
non ricordo nemmeno la noia.
Vivacemente
Questa filastrocca è utile per ricordare i nomi delle sei emozioni primarie. È facile ricordarli anche con l’acronimo DOGI in PARADISO associando queste parole al celebre dipinto Paradiso esposto a Venezia a Palazzo Ducale (vedi il laboratorio sulle emozioni).
Grazie  Vivacemente

“Per fare il mondo” in bacheca

Made with Padlet

la bacheca della 3A

Made with Padlet

l’effetto Rosenthal

bambiniQuante volte sentiamo dire dai nostri colleghi : ” Marco non arriverà a concludere nulla di buono; figuriamoci, non studia, la sua famiglia non collabora, sua sorella ha smesso di studiare a quindici anni,  è tutta fatica inutile, ormai ci ho rinunciato ad ottenere qualcosa…”

Marco a forza di sentirselo dire, anche lui ormai si è convinto che non ce la farà mai, e che rischia la terza non ammissione, e che nella vita è meglio stare alla lontana dalla scuola, dove più che critiche e scoraggiamenti non si è ricevuto.

A ragione mamma e papà, che dicono che a scuola sono tutti  s…….i,     perchè se ne fregano, basta che bocciano.

Anche se effettivamente la famiglia non collabora,  e vede per partito preso   il mandare a scuola suo figlio come una perfetta perdita di tempo.

Ebbene, questo meccanismo si chiama “Effetto Rosenthal”, o effetto aspettativa,  ossia il docente inconsapevolmente finisce per proiettare sullo scolaro la propria personale convinzione, più che motivata ma non legittimata, che diventa ben presto    a tutti gli effetti la stessa  convinzione dell’alunno.

Peccato, perchè non c’è niente di peggio dell’insegnare  senza più stimoli, e del dovere apprendere senza il minimo  entusiasmo….