Italia dal 1860-61

Unità dal 1860 al 17 marzo 1861

Nel 1860 L’ITALIA è formata per il momento   dal  Regno di Sardegna  finalmente  allargato alla Lombardia, a Parma, Piacenza, Modena, Reggio Emilia, Bologna, Ferrara e al  Granducato di Toscana.

Ma in Italia i moti carbonari lavorano da molti anni nell’ombra, e le idee rivoluzionarie non si fanno mettere a tacere.

MANIN, CRISPI, e altri nomi storici già incontrati progettano anche la liberazione del regno borbonico al motto “O IL POPOLO O NESSUNO”.

Si cerca un modo strategico per arrivare all’obiettivo, in modo che non venga compromesso il duro lavoro diplomatico di Cavour che per anni ha lavorato per la liberazione dagli austriaci. Ossia, Italia libera sì ma senza il rischio di inimicarsi la Francia.

A questo scopo viene utile la figura militare di GIUSEPPE GARIBALDI, che  accanto a Nino Bixio  assolda un esercito  volontario di 1000 uomini, vestiti di rosso, con il tessuto venuto dal Messico, da dove GARIBALDI proveniva come l’eroe dei due mondi.

Il generale G parte da Quarto, fa tappa a Talamone, e  prosegue verso Marsala, sempre osservato a distanza dagli uomini incaricati  da Cavour,  che non si fida di questo perfetto SCONOSCIUTO.

In verità G è un condottiero molto capace ed amatissimo dai suoi soldati, sbarcato a Marsala attraversa tutta la Sicilia senza subire perdite, appoggiato da un lato dagli Inglesi che stazionano nel mediterraneo davanti all’Isola, e dall’altro lato dalla stessa camorra napoletana che si è infiltrata nei posti di comando ed è interessata a fare affari con un rovescio della situazione.

Giunto a Palermo G si autoproclama dittatore della Sicilia  a nome dello stesso re borbonico  Ferdinando I ormai in fuga; subito dopo risale verso la Calabria fino a Napoli, vedendosi il suo esercito ingrossare sempre di più.

Il grido popolare è LIBERTÀ,  ma la celebre novella di VERGA che racconta la ribellione contadina di Bronte ben narra una realtà più complessa. I contadini pensavano di combattere per la terra, e quindi agiscono   sullo stile della rivoluzione Francese, passando  all’eliminazione fisica dei proprietari terrieri. Come risposta ottengono di venire impiccati dallo stesso Bixio, che ovviamente non può accettare al pari  di G di ammettere atti di ribellione violenta e sanguinaria. Non è con il sangue dei borghesi  o dei latifondisti   che si vuole fare l’Unità d’Italia.

L’obiettivo era arrivare all’unità e  con essa ad una Costituzione finale unitaria, attraverso una serie di operazioni e di incastri diplomatici che avessero potuto conciliare gli interessi dei  diretti interessati. Si parla di Francia, di italiani del Risorgimento, di pulsioni liberali e massoniche.

 E questa politica  di palazzo   la gente del popolo non l’ aveva ancora capita.

Segue l’incontro celebre di G con il re d’Italia a TEANO a  cui  consegna L’ITALIA (quasi tutta ormai)  liberata. Con grande soddisfazione  del re Vittorio Emanuele II che se la trova consegnata senza avere fatto neanche una battaglia.

Tutta questa operazione  viene seguita da lontano  da Cavour, che fino alla fine aveva temuto   il peggio.

Per concludere l’opera di unificazione mancava un pezzo dell’Italia centrale appartenente allo Stato della Chiesa. Premessa la non invasione di Roma, si poteva toccare le Marche e il Molise.

L’arte diplomatica di Cavour  convince sul fatto che anche a NAPOLEONE III conveniva avere a che fare con un’Italia grande ed unita  piuttosto che con un’Italia piccola e ancora asservita all’Austria o a terzi incomodi. Questo significava dare più potere alla Francia a svantaggio dell’Austria ormai messa fuori gioco.

Da qui segue la battaglia di CASTEL  SANFIDARDO, l’unica a cui partecipa anche il re.

A questo punto all’Unione nazionale manca ROMA, VENEZIA E TRENTO.

GARIBALDI è costretto ad uscire di scena, anche se lui cerca di concludere l’operazione mancante, questa volta senza successo.

Viene infatti ferito ad un piede, episodio famoso che ci presenta comunque una figura che era entrata nell’immaginario collettivo.

Il generale G non ritornerà di fatto  più su un campo di battaglia,  rimanendo esiliato a Caprera.

Con questi eventi nasce il REGNO D’ITALIA per ora  ad  opera di semplici  annessioni, ossia  senza sostanziali mutamenti normativi. Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II è  nominato re del Regno d’Italia per  grazia di Dio e per volontà della Nazione, e tutto questo  in Piemonte, attraverso la casa  dei   Savoia e l’opera magistrale di  Cavour. Come dire, l’Italia s’è fatta grazie al Piemonte, grazie a un generale ereditato da un contesto che non ci riguardava in nulla,  e grazie alla borghesia massonica.

Cavour morirà  qualche   mese dopo.