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la carta cognitiva

La carta cognitiva   non è altro che  uno strumento di lavoro ad uso dell’insegnante.

Tutte le volte che diamo un compito ai nostri alunni, dobbiamo   analizzare  la consegna in base a questo schema, per avere chiaramente l’idea di quello che andiamo a richiedere e per essere consapevoli della reale possibilità di riuscita del lavoro.

La Scuola troppo spesso offre  schede didattiche scaricate dai libri o dalla rete senza prima averle “studiate” e messe a fuoco nei loro punti deboli o mancanti di chiarezza, senza cioè prima averli messi addosso alla propria personale classe, fatta di casi particolari mai generalizzabili.

Non solo; la carta cognitiva presume che l’insegnante applichi il funzionamento della mente, del processo cognitivo, distinto nelle sue tre fasi di input, elaborazione ed output.

Ecco, se usassimo tutti questo semplice (si fa per dire)  ed elementare strumento, molti problemi verrebbero prevenuti, previsti e programmati.

Ve la allego in modo da poterla condividere, per chi ovviamente già non la conosce e non la usa, o per chi ne conosce di alternative, così che magari può farvi un confronto.

In seconda pagina dello stesso file   trovate   l’elenco delle funzioni cognitive  che dobbiamo considerare  per selezionare  quali di esse  ogni bambino deve  conoscere o possedere per lo svolgimento del compito avuto in consegna.

Così che, concludendo, la stessa consegna dovrebbe prevedere la personalizzazione della scheda stessa; una per gli alunni normodotati, una per i bambini bes tra cui i dsa, e qui si potrebbero prevedere anche un paio o più  di personalizzazioni, dipende se in classe abbiamo bambini con il pei  perchè   dva  o con handicap,    e non solo con il pdp.

Tutto questo nella logica dell’accoglienza e dell’inclusione.

Sono certa  di consegnarvi qualcosa di utile. Per chi ne volesse sapere di più, consultate il sito del gruppo sostegno Monza e   Brianza    che si occupa da anni di problematiche legate all’insegnamento e al necessario apprendimento.

lo trovate al solito indirizzo   http://www.ctrhmonzabrianza.it/

LA CARTA COGNITIVA

 

 

 

l’insegnante di sostegno

E’ un insegnante come tutti gli altri, solo che viene assegnato per uno o più alunni con disabilità certificate.
Valuta anche tutti gli altri compagni della stessa classe.
Sostituisce in toto l’insegnante di classe che dovesse rimanere assente.
Ha pari dignità e responsabilità dei colleghi assegnati alla classe.
Ha competenze specifiche sulle disabilità (se già acquisite).
E’ la figura principe dell’alunno disabile che ha in questa figura un preziosissimo punto di riferimento.
E’ una figura di accompagnamento e di collegamento tra la disabilità di uno o di pochi ed il resto del gruppo classe.
Collabora alla stesura del PEI, con la collaborazione degli stessi genitori, e degli stessi studenti, se nella scuola superiore.  E’ maggiormente esposto al rischio di burn-out, ossia al pericolo di trovarsi sotto stress, a causa della particolare delicatezza del suo lavoro.

Sceglie in autonomia le metodologie da mettere in campo, adattandosi alla situazione in corso ed interagendo con la debita elasticità e flessibilità del caso.
Lavora nello specifico sull’alunno e con l’alunno, senza però isolare ed ignorare questo intervento dal gruppo classe, da quelle che sono le dinamiche di gruppo, da quello che deve diventare il clima quotidiano del vivere e del crescere con gli altri.
Un disabile ha la pari dignità di un normale, deve avere le stesse opportunità formative, con le dovute strategie di intervento.

Il disabile ma non solo, può essere corretto anche con interventi punitivi, purchè non siano mai nè punizioni corporali, nè punizioni mortificanti ed inadeguate.
Le parole chiave sono integrazione ed inclusione.
Per risolvere un comportamento problematico occorre individuare ed osservare la causa che lo fa scatenare.

Un buon lavoro didattico tiene sempre conto dei punti di partenza per potere programmare dei punti di arrivo che siano in coerenza con lo status operante.
Una buona analisi della disabilità tiene conto dei punti di forza, esaltandoli, e circoscrive i punti di debolezza al massimo consentito.
Una buona tecnica educativa d’emergenza è quella del time out, cioè del privare l’alunno in questione del suo momento ricreativo, piuttosto che dell’affliggergli una vera e propria punizione.
La pedagogia dell’assistere non tende a negare le evidenze, nè a minimizzarle.

Non c’è disabilità che non possa essere migliorata o affrontata. Lo dice chiaramente il tabellario ICF riconosciuto dall’Europa che per parlare di handicap parla di diversamente abili (DVA) non per eufemismo, ma per vocazione a così correttamente interpretare.

Bisogna vincere il pregiudizio del non essere capace, del non essere aprioristicamente all’altezza.  L’effetto Rosenthal consiste in un pregiudizio degli insegnanti
nei confronti degli alunni destinato ad autorealizzarsi, ossia inconsapevolmente il docente trasmette all’alunno quello che l’insegnante prevede che accadrà, e questo risultato di previsione  si conferma tale.
Di fronte a una situazione problematica,  anche se manca la diagnosi clinica, l’importante è che ci sia la diagnosi funzionale elaborata dalla equipe medica preposta. Anche se mancano i valori della diagnosi funzionale, l’importante è conoscere la natura e il genere della disabilità, ossia avere dei dati che ci raccontano realisticamente i comportamenti da soccorrere.

Esiste un Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali (DSM), che viene periodicamente aggiornato.

Per finire, l’obiettivo primo del docente di sostegno è quello di ridurre il più possibile il grado di dipendenza del disabile che lo separa dalla normalità, migliorando il più che si può la sua qualità di vita che è fondamentalmente una vita di relazione.

Dentro un rapporto educativo vige un legame asimmetrico, ossia l’insegnante è sopra e l’allievo è sotto; quando si inciampa  in meccanismi iperprotettivi o avversativi, viene squilibrato questo legame e si compromette il legame interno di fiducia.

Sarebbe anche interessante affrontare in futuro un discorso sulle disabilità dei cosiddetti normali, e sulle forme accese di compensazione con cui le situazioni di handicap esistenti obbligano l’alunno sofferente ad intervenire.

adhd e stranieri

CASO: classe  prima  media,  bambina ipercinetica affetta da sindrome di ADHD con carenze nell’attenzione. Contesto
cittadino, genitori presenti e collaborativi. Classe con elevato numero di studenti stranieri.

DOMANDA: definisci lo stato emozionale della classe. Pensa quali dinamiche emotive possono
nascere e come si può fare per gestirle. Quali dinamiche emotive possono nascere
nell’alunna disabile e come si possono affrontare.

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Cronaca di un Consiglio ordinario

Stasera c’è il Consiglio d’Istituto.

Non ci siamo tutti, però c’è comunque il numero   legale.

Dopo la lettura e relativa approvazione del verbale scorso (fatto a febbraio per l’approvazione del  programma), il Presidente legge l’ordine del giorno e si parte con l’approvazione del Consuntivo esercizio finanziario appena chiuso.

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