Archivio mensile:novembre 2018

La rivoluzione francese: inizio

RIVOLUZIONE FRANCESE PRIMA PARTE

Ma anche il riepilogo dettagliato  qui

 

 

 

 

La Francia di fine 1700 è il Paese più popolato d’Europa, superando la stessa  Gran Bretagna, con i suoi 25 milioni di abitanti. E’ un Paese alla moda, che ben rappresenta l’Europa, nel senso che tutti i paesi si ispirano a lei.

Certo che la guerra dei sette anni ( 1756-1763) aveva contribuito ad impoverirla notevolmente,  sia per l’ingente costo economico che la guerra aveva comportato, sia per la perdita ingente di due territori immensi coma il Canada e l’India;   anche la sua partecipazione alla rivoluzione americana, verso cui dona la propria Statua della Libertà, in segno di fratellanza, porta alla Francia visibilità, orgoglio, ma certamente non guadagni.

Di fatto nel 1783 il Paese attraversa una grave carestia, che causa il rincaro del costo del pane, che è evidentemente un bene di prima necessità. Questo genera un forte malcontento che si scontra con la magnificenza della vita di corte.

Ma come si era arrivati alla vita sfarzosa e fuori controllo di Versailles?

Volendo ricostruire i passaggi storici salienti precedenti  questa situazione, ecco una macro  sintesi veloce: notte di natale  anno 800 d.c. nasce il sistema feudale con Carlo Magno; 1620 circa   alla corte del cardinale  Richelieu  nasce il sistema degli INTENDENTI, ossia per ottimizzare i costi di un impero troppo vasto, vengono incaricati degli uomini di fiducia  locali preposti alla riscossione delle tasse  amministrative in nome del re, uomini temporanei e con lo scopo di ispettori.

Con il governo di LUIGI XV,  i nobili vengono depodestati  e il potere viene centralizzato totalmente  nelle mani del re.

Viene creata questa immensa Reggia che praticamente è un vasto territorio tutto al servizio della magnificenza regale. Da personaggi attivi e contribuenti, i nobili diventano personaggi passivi ed esonerati dai contributi governativi, definiti per questo una casta, ma come poteva resistere questo sistema onerosissimo che non prevedeva significative entrate?

Tutto a corte deve riflettere la  volontà del re, e quindi lo stesso tesoriere, un certo NECKER,  fa girare la favola  che le finanze di Francia erano floride e sicure.

Quando succede Luigi  XVI, che sposa Maria Antonietta d’Austria nel 1770, il nuovo re intende   proporre una riforma sulle proprietà andando ad istituire un CATASTO GENERALE. Questa idea viene bocciata dai nobili.

Nel 1787  il sistema  entra  in bancarotta non potendo più sostenere spese folli e fuori controllo.

E’ un momento di assoluta crisi, al quale segue la convocazione degli STATI GENERALI (che non venivano convocati dal 1614).

Gli  stati generali erano tre:  LA NOBILTA’ o  BELLATORES, IL CLERO od  ORATORES E IL TERZO STATO o LABORATORES.

OSSIA un 1% + 1% + un 98%.

Dentro il terzo stato confluivano i cosiddetti borghesi, ossia i notabili, i banchieri, e a scendere, i commercianti, gli artigiani fino ai contadini.

Parte una indagine  sulla RACCOLTA DELLE LAGNANZE.

Il marchese LA FAYETTE si occupava dei nobili,  il vescovo  TALLEYRAND  del clero, e il conte MIRABEAU con l’abate SYEIES  del terzo stato.

Ecco una serie di eventi strettissimi ma di enorme portata rivoluzionaria:

5 maggio   1789

ministro e tesoriere NECKER convoca gli stati generali- alla Prima riunione degli            STATI    GENERALI   il terzo stato propone la votazione PROCAPITE (una testa un         voto)     perchè non era giusto che il 98% contasse come il          2%

17 giugno

Il terzo stato si auto proclama ASSEMBLEA NAZIONALE

20 giugno

Il terzo stato trova la porta chiusa e quindi decide di riunirsi in un edificio vicino,             detto della PALLACORDA            dove fanno GIURAMENTO di non sciogliersi fino al     raggiungimento di una COSTITUZIONE, sul modello inglese  cioè sul modello di una     monarchia    costituzionale

9 luglio

Il re accetta per timore di rivolte  e nasce l’ASSEMBLEA NAZIONALE COSTITUENTE   con voto nominale;  viene licenziato il vecchio tesoriere (Necker) e nasce la  GUARDIA NAZIONALE, ossia il popolo a difesa del popolo; per fare questo ci vuole   l’appoggio del re, che presiede  l’esercito, che però temporeggia

14 luglio

presa della BASTIGLIA, non per liberare i prigionieri politici (inesistenti perchè la             Bastiglia era utilizzata più che altro come manicomio) ma per impossessarsi delle armi.

Questo episodio diventa il simbolo dell’inizio della Rivoluzione, un punto di non                ritorno.

A  sostegno di questo momento delicatissimo, viene fatta diffondere nelle                        campagne  l’idea che  il re ed i nobili volessero per vendetta rifarsi sul  popolo

Si innesca una miccia a catena, i contadini impugnano ogni genere di arma, e inizia        la ribellione inarrestabile

17 luglio

il re riconosce la COSTITUZIONE non potendo fare diversamente

4 agosto

L’ASSEMBLEA NAZIONALE COSTITUENTE  DECRETA LA FINE DEL SISTEMA FEUDALE,    quel sistema feudale che era  durato oltre 1000 anni…

26 agosto

viene proclamata la DICHIARAZIONE DEI DIRITTI  DELL’UOMO E DEL CITTADINO, che     sono  LIBERTA’ UGUAGLIANZA  E FRATELLANZA

 

Prima Guerra Mondiale

Fin dall’inizio la guerra non andò secondo le previsioni…e l’ipotesi di un GUERRA LAMPO si rivela un fallimento.

1914 In Belgio i tedeschi, violando la sua neutralità, trovano una certa resistenza, mentre   i russi intervengono in PRUSSIA E GALIZIA, e  già  in ottobre  la guerra di movimento si trasforma in guerra di trincea che significa guerra di macello, perchè l’uso innovativo delle mitragliatrici falcidia i soldati che escono dalla loro postazione, senza permettere avanzate.

GUERRA DI TRINCEA significa quindi  guerra di logoramento, di massacro, dove le truppe vengono messe a durissima prova; molti soldati impazziscono, ricorrono all’autolesionismo oppure al suicidio.

LE BATTAGLIE PRINCIPALI si possono  così riassumere: LA BATTAGLIA DI VERDUN che si rivela un massacro di uomini per una conquista irrisoria; LA BATTAGLIA DELLA SOMME lo stesso, un massacro di uomini e poco guadagno; LA BATTAGLIA DI PASSCHENDAELE ancora uguale, un massacro e nessun guadagno.

A questo punto si cerca di portare lo scontro sul mare, ma anche qui con poco successo.

L’Inghilterra cerca di opporre il BLOCCO NAVALE, per impedire l’arrivo di cibo alla Germania; la Germania risponde con una GUERRA SOTTOMARINA  che arriva all’affondamento del LUSITANIA, una nave che portava molti passeggeri STATUNITENSI. Questo disastro crea un risentimento americano verso i tedeschi.  Gli  USA DECIDONO DI SCHIERARSI   a fianco dell’intesa.

Solo sul fronte orientale la guerra rimane guerra di  movimento , tuttavia a seguito dell’ARRETRATEZZA dell’esercito RUSSO, la Russia  subisce molte perdite e si genera un forte MALCONTENTO POPOLARE..

Quando nel 1917 esplode poi la RIVOLUZIONE INTERNA CON LA STRAGE DEL SISTEMA ZARISTA, la Russia decide di uscire  dal  conflitto, che abbandona con gravi perdite di territori, sotto la guida stessa di LENIN rientrato dell’esilio e messo  a guida dei BOLSCEVICHI.

Nel frattempo nei BALCANI entrano in scena I GIOVANI TURCHI che si schierano con AUSTRIA E GERMANIA.

Purtroppo L’IDEA in sé  positiva di creare uno stato laico e non più  teocratico sottomesso alla legge della sharia  si scontra con la volontà  di eliminare FISICAMENTE LA MINORANZA ARMENA. Sono i TURCHI a sterminare milioni di Armeni, generando  il termine GENOCIDIO,  o con la violenza fisica  o con l’isolamento, abbandonando in territori ostili  donne anziani e bambini senza cibo e senza nessuna possibilità  di sopravvivenza.

Ancora oggi la Turchia nega questi fatti, con il NEGAZIONISMO DI STATO, per ragioni soprattutto pratiche, altrimenti dovrebbe RISARCIRE le vittime di quel disastro.

BATTAGLIA DI GALLIPOLI, CADUTA DELLA SERBIA, QUESTIONE ARABA E …..FRONTE ITALIANO

Sul fronte italiano si combatteva ormai una guerra senza motivazione, dove dilaga il DISFATTISMO, la voglia di disertare e un comando autoritario che manda a morire i suoi uomini senza saperli motivare alla lotta.

Si arriva in questo modo alla disfatta di  CAPORETTO, e tutto per colpa del GENERALE CADORNA.

Cadorna viene destituito e al suo posto viene nominato il generale  ARMANDO DIAZ.

Finalmente la situazione in quel momento disperata si rovescia; DIAZ riesce a motivare i soldati, promette la fine della guerra e una riforma agraria  che avrebbe dato un futuro ai  contadini.

AVVIENE IL MIRACOLO DELLA  BATTAGLIA DEL PIAVE, e finalmente si arriva alla fine della guerra.

testi/cinema utili di approfondimento

le poesie di Ungaretti, che da interventista diventa poeta della guerra e antimilitarista

La grande guerra di Monicelli  e La masseria delle allodole (sul genocidio armeno)

RIFLESSIONI

Il primo conflitto mondiale costa circa 8 milioni di morti, 21 milioni di feriti e 7 milioni di dispersi…

In questa guerra vengono mandati minorenni arruolati come carne da macello

Gli uomini al fronte e le donne rimaste in città fanno la parte degli uomini lasciata vuota. Questo  determina l’unica nota  positiva del conflitto, cioè l’emancipazione femminile di fatto e la nascita del movimento delle Suffragette, ossia le donne che chiedono il diritto di voto femminile  accanto al suffragio maschile.

Altra nota di merito è data anche dal fatto che uomini del sud e uomini del nord si trovano a combattere e a spesso morire l’uno accanto all’altro, e questo va  a  creare un’unità di popolo  e una coscienza nazionale  che prima mancava.

La guerra fu guerra tecnologica e non solo di semplice fanteria. Causa una serie di mutamenti nella società e nella gestione dello Stato; per esempio, in campo alimentare fu imposto il RAZIONAMENTO DEL CIBO e la semina di prodotti agricoli funzionali a sfamare le truppe; in campo industriale si sviluppò l’industria metallurgica e meccanica funzionale all’ARMAMENTO BELLICO; tutto il sistema economico in generale viene  pianificato in funzione della guerra, la stessa informazione viene pilotata verso l’arruolamento volontario dei giovani, e viene proibito ogni dissenso che potesse gettare discredito sul ruolo  dei politici allora al governo.  Quando le cose sembrano potere arrivare alla conclusione, lo stesso Turati rimasto sempre contrario al conflitto decide di partecipare per accelerare l’arrivo dei trattati di pace.

I TRATTATI DI PACE

Vengono guidati dall’imparzialità del Presidente americano WILSON, con la rappresentanza dei paesi vincitori, ossia Usa, Inghilterra, Francia e Italia. Purtroppo il PATTO SEGRETO di LONDRA non viene riconosciuto come valido, soprattutto alla luce del principio che ASSERIVA IL PRINCIPIO DI SOVRANITA’ DEI POPOLI  liberi di decidere a quale paese appartenere.

Si parla di guerra MUTILATA cioè di avere combattuto una  guerra dolorosissima senza neanche avere portato a casa il beneficio per cui si era combattuto. In questo clima nascerà il risentimento italiano che porterà al fascismo.

I trattati di pace vedono anche nascere   L’Organizzazione  delle Nazioni unite (ONU), che però nasce già con gravi dissensi interni.

Da parte dei francesi emerse un sentimento di VENDETTA verso la Germania sconfitta, che vollero imporre alla nazione tedesca condizioni ASSURDE ED IMPOSSIBILI, tali da determinare in sè quella che sarà la ragione prima dell’esplosione del secondo conflitto. La Germania perde enormi possedimenti e viene condannata a pene economiche gravissime ed umilianti.

Questa tesi viene sostenuta da un grande economista,  JOHN  KEYNES, che  collaborerà  alla riforma del sistema capitalistico  durante la crisi del ’29, riuscendo a risanarlo  senza distruggerlo. Il principio keynesiano di fondo è quello di CREARE LAVORO  grazie al MASSICCIO INTERVENTO DA PARTE DELLO STATO.  In questo frangente non viene ascoltato ma addirittura accusato di essere filotedesco.

 

 

Le concause della Prima Grande Guerra

Per la Prima Grande Guerra bisogna parlare di concause:

  • il revanscismo (desiderio di rivincita) da parte della Francia per la sconfitta del 1870
  • le mire espansionistiche dell’Austria/Ungheria   e della Russia verso l’area balcanica
  • la politica mondiale della Germania  che va a scontrarsi con le ambizioni di prima potenza della Gran Bretagna sul campo navale (navalismo)
  • il crescere dei vari nazionalismi

Insomma, le potenze erano tra di loro piene di rancori, che le due Alleanze difensive cercavano di tenere controllati. La TRIPLICE  ALLEANZA1882 –  tra Germania, Austria/Ungheria   e Italia da un lato e la TRIPLICE INTESA –  1907-  tra Regno Unito, Francia e Russia sul fronte delle colonie. Nessun conflitto ma ogni potenza pensa solo ad armarsi sempre di più, soprattutto  Regno Unito e Germania (corsa agli armamenti)

Le mire espansionistiche in Africa  della Germania e della Francia trovano un’intesa; il Marocco viene riconosciuto un PROTETTORATO FRANCESE , ma in cambio deve cedere parte del CONGO ALLA GERMANIA

La questione balcanica si complica; prima l’Austria si prende la Bosnia Erzegovina, allora  la Serbia rivendica la Bosnia-Croazia-Slovenia, protette dalla Russia. Esplodono le guerre balcaniche tra  il 1912 e il 1913.

Nella prima vince la Serbia Bulgaria Grecia e Montenegro  sull’impero ottomano.

Nella seconda che scoppia tra gli stessi vincitori vince la Serbia contro la Bulgaria.

Sono guerre locali dove l’Austria non aveva partecipato direttamente.

Ma è evidente che l’Europa è seduta sopra un vulcano pronto ad esplodere. I malcontenti sono troppi e da parte di tutti, Italia compresa.

La scintilla che fa esplodere la guerra sarà L’ATTENTATO DI SARAJEVO,  28 giugno 1914, da parte di uno studente serbo-bosniaco, dove viene ucciso l’erede al trono austriaco, l’arciduca FRANCESCO FERDINANDO I  con sua moglie.

1914  La reazione da parte austriaca è immediata e durissima; si invia un ULTIMATUM A BELGRADO praticamente inaccettabile e quindi viene dichiarata guerra alla Serbia. Iniziano gli accordi diplomatici, dove la Russia appoggia la Serbia. La Germania non aspetta   altro e dichiara subito guerra alla Russia e alla Francia.  Invade il Belgio per entrare in Francia con una mossa sorpresa.  La sua è una decisione belligerante che vuole intervenire subito per avere la meglio. Per finire il Regno Unito interviene  contro la Germania e l’Austria. Anche il Giappone si schiera contro Germania ed Austria, sempre per i propri calcoli di espansione. L’Italia in questa fase rimane a guardare, non avendo intenzione di entrare in guerra.

Certo che in Italia ci sono schieramenti interventisti e non interventisti.

Tra gli interventisti possiamo mettere  I NAZIONALISTI  capeggiati da Gabriele d’Annunzio  che sono ferrei sostenitori dell’AZIONE , I FUTURISTI  che vedono la guerra come una forza rigeneratrice,  I LIBERALI CONSERVATORI  che vedono nella guerra  maggiore potenza per l’Italia e la sua economia,  I SOCIALISTI RIVOLUZIONARI  come lo stesso Mussolini che viene poi cacciato dal partito  riformista  e allora fonderà il Popolo d’Italia e di seguito il fascismo, i SOCIALISTI RIVOLUZIONARI  come Antonio Labriola  a capo dell’AVANTI,  che vede nella guerra la possibilità di scardinare il capitalismo a favore dell’ascesa del proletariato,   e GLI IRREDENTISTI    come Cesare Battisti che miravano all’unificazione dell’Italia rimasta ancora incompleta.

Tra i neutralisti/non interventisti  possiamo mettere i SOCIALISTI RIFORMISTI , i CATTOLICI   capeggiati dalla Chiesa che non vuole lo scontro con la cattolica Austria,   e  i LIBERALI GIOLITTIANI, consapevoli di non avere i mezzi per affrontare uno scontro militare così importante.

Non ci vuole molto per capire che l’interventismo avrà la meglio, anche se decide di muoversi in sordina, con un PATTO SEGRETO stipulato tra il Re Vittorio Emanuele III, il governo capeggiato da SALANDRA e l’esercito con Londra. (26 aprile 1915 PATTO DI LONDRA)

Questa decisione viene presa senza chiedere il parere del Parlamento.

In cambio l’Italia avrebbe dovuto ricevere l’annessione di TRIESTE, IL TRENTINO ALTO ADIGE, L’ISTRIA, LA DALMAZIA E VALONA IN ALBANIA.  NO FIUME.

Durante le radiose giornate di maggio nel 1915, quando il popolo interventista  va in piazza ad acclamare la guerra  subito dopo la comunicazione pubblica  del patto segreto,   il Parlamento che  avrebbe potuto dichiararsi contro  il sì,  per evitare una crisi istituzionale  appoggia  l’intervento  attraverso il voto dei deputati alla  Camera quasi all’unanimità (solo il partito socialista di Turati vota no), e il 25 maggio 1915 l’Italia entra in guerra accanto alla Triplice intesa.

 riepilogo delle date salienti

1882  TRIPLICE ALLEANZA –  GERMANIA, AUSTRIA E ITALIA  sul fronte europeo

1907 TRIPLICE INTESA- REGNO UNITO, FRANCIA E RUSSIA sul fronte coloniale

1912 1913  LE DUE GUERRE BALCANICHE

28 GIUGNO 1914  ATTENTATO DI SARAJEVO

DA QUESTA DATA A CATENA  LA GERMANIA  DICHIARA GUERRA ALL’AUSTRIA E ALLA RUSSIA  E TUTTI I PAESI  COINVOLTI   SI SCHIERANO  TRA LORO, TRANNE L’ITALIA CHE RIMANE NEUTRALE

2 AGOSTO 1914  ITALIA NEUTRALE

26 APRILE 1915  PATTO SEGRETO DI LONDRA TRA ITALIA E REGNO UNITO

25 MAGGIO 1915   L’ITALIA DECIDE DI ENTRARE IN GUERRA A FIANCO DELLA TRIPLICE INTESA

 

 

Giacomo Leopardi

Lo storico della letteratura   FRANCESCO DE SANCTIS  aveva  definito la figura di G. Leopardi come IL POETA DEL DOLORE, così come  definì la figura di A. Schopenhauer come il METAFISICO DEL DOLORE.

I due pensatori  (Leopardi e Schopenhauer) sono entrambi d’accordo sul fatto che l’uomo sia condannato all’infelicità, che le gioie sono solo effimere e passeggere,  Leopardi dando la colpa all’essere MATERIALE   dell’io, Schopenhauer dando la colpa all’essere SPIRITUALE   dell’io.

Ossia, per il poeta l’uomo soffre perchè è un essere finito e imperfetto, cioè materiale; per il metafisico l’uomo soffre perchè desidera la propria realizzazione,  dà spazio al suo animo, e nel desiderarla, si condanna all’infelicità.

Qualunque cosa l’uomo creda o faccia, E’ DESTINATO ALLA SOFFERENZA, dentro una natura  indifferente che ignora i suoi bisogni, il suo stato d’animo, le sue pulsioni, dove tutto procede per determinismo (leggi ferree) o per casualità, dentro una visione atea e antifinalistica   del mondo.

Per superare tutto questo dolore l’individuo si copre di ILLUSIONI, di chimere, di menzogne,  e più si illude e più deve andare avanti ad illudersi, (tra le varie illusioni   c’è  quella delle fede…)

Insomma,LA VITA NON HA SENSO, si nasce solo per morire, ed alla fine questo atroce  destino rende la vita nulla.

Sono questi i presupposti dell’ESISTENZIALISMO   tipico del 1800 e 1900.

Solo verso gli anni sessanta lo studioso CESARE LUPORINI   uscì con la teoria di un poeta filosofo, ossia  Leopardi viene riscoperto come vero e proprio metafisico, certo, un pensatore insolito   che sembra agire senza metodo, ma che nelle sue liriche va costruendo un VERO E PROPRIO SISTEMA FILOSOFICO.

Leopardi riesce a dare una via di fuga al suo PESSIMISMO COSMICO; la via di fuga è data dall’AGIRE EROICO DELL’IO che non si lascia abbattere dalla malvagità  della natura, e che  decide di RESISTERE AL DOLORE E ALLA NOIA,  attraverso  la ricerca di un SAPERE VERACE.

Il testo LA GINESTRA  ci consegna tutto il suo testamento filosofico.

Leopardi esplode sulla tragedia del vivere grazie a un IDEALE EROICO; non importa quanto l’uomo debba soffrire per fare ciò che è giusto che lui faccia,  eroicamente lui lo farà, vincendo sul nulla.

Lo studioso  EMANUELE SEVERINO   difende il poeta dall’accusa di frammentarietà, dovuta al suo ZIBALDONE, genere letterario si frammentato, ma non per questo sprovvisto di una sua intrinseca unità.

Il poeta emerge come un ASSOLUTO NICHILISTA, consapevole della tragedia che incombe sull’umanità, sia presa nel suo complesso che presa nella sua singolarità;  solo il vero poeta è vero filosofo, e solo il vero filosofo è vero poeta. Insomma, in Leopardi filosofia e poesia si uniscono.

Questa sarà anche la tesi di REMO BODEI,  che definirà la poesia di Leopardi come una ULTRAFILOSOFIA,  cioè la filosofia che prende le armi della poesia per riuscire ad esprimere in parole ciò che la sola filosofia non basterebbe più.

Nell’uomo c’è una doppia pulsione, quella distruttiva del suo essere finito, e quella costruttiva del suo sentirsi  fatto per l’infinito che non può avere.

Da qui la tragedia, il dolore, la sofferenza, ma anche la piena  consapevolezza  di quello che si è e si è nati per fare, superando  il tragico  isolamento tra ragione e immaginazione.

 

 

Giovanni Bellini

  

Cognato di Mantegna, figlio d’arte, veneziano ed espressione del tardo gotico.

Di tutta la sua florida produzione, vengono prese in considerazione due opere, ossia  l’ORAZIONE NELL’ORTO  e l’INCORONAZIONE DELLA VERGINE  MARIA  di PESARO.

Subisce numerose influenze, essendo di indole uno sperimentatore sempre aperto alle novità e alle proposte  di scuole diverse, ma poi si AUTODEFINISCE con un suo stile preciso. Considerato l’inventore   dell’AUTONOMIA PROSPETTICA CROMATICA.

Addirittura in tarda età subisce l’influenza di due suoi stessi allievi, il TIZIANO e il GIORGIONE, dimostrando fino alla fine vigore fisico,  una vena creativa e sempre  aperta al rinnovamento.

Nell’ORAZIONE NELL’ORTO (1460) , viene ripreso un tema già affrontato dal Mantegna.

Il colore è la tempera, non essendosi ancora diffuso l’uso del colore ad  olio.

L’unico elemento comune è il Cristo preso di spalle, gesto voluto a rappresentare la divisione che c’è tra il CRISTO e il resto del mondo, che non lo può ancora comprendere nel momento tutto interiore e personale della preghiera di Gesù verso quello che lo aspetta, ossia il fatto di doversi preparare alla morte.

Nel cielo sono rappresentati diversi puttini tutti colorati, mentre di fronte a Gesù  è raffigurato un angioletto etereo che volge verso il Cristo un calice, il calice appunto del sacrificio e dell’imminente EUCARESTIA.

Il disegno non è importante, come lo era in Mantegna, ma sul disegno si impone il colore, un colore caldo e morbido, ricco di sfumature,  intriso di LIRISMO E SPIRITUALISMO; sparisce ogni interesse archeologico, storico o simbolico, come era nel Mantegna, e ci si concentra sul CONTENUTO MORALE DELLA SCENA.

Anche il paesaggio quindi partecipa di questo lirismo, e l’uso del cromatismo graduato crea la PROSPETTIVA SCENICA, UN SENSO DI PROFONDITA’, dove in primo piano emergono i colori caldi, mentre sullo sfondo emergono i colori freddi.

E’ un  gioco di impressione ottica, dove le cose vicine sembrano dilatarsi e le cose lontane sembrano allontanarsi.

In questo Bellini si distacca dalla scuola fiorentina che utilizzava  la tecnica MATEMATICA GEOMETRICA.

Nell’INCORONAZIONE DELLA VERGINE MARIA (1470-75)  abbiamo un’opera complessa che viene smembrata; a Pesaro rimane la parte più importante, mente negli USA finisce la parte  alta e minore, acquistata da un collezionista privato.

L’originalità di questo dipinto è data dai seguenti elementi:

  • il primo è il fatto che l’incoronazione non avviene in cielo, ma in un luogo terrestre
  • il secondo elemento è che all’evento assistono quattro personaggi precisi, come testimoni della stessa incoronazione, e sarebbero, da sinistra verso destra, S. Pietro, S. Paolo, S. Gerolamo (l’autore della Vulgata)  e S. Francesco d’Assisi.
  • il terzo è che l’evento accade all’aperto, dove l’aspetto  architettonico si riduce alla pavimentazione e ad una specie di parete dove il pittore gioca ad incorniciare un quadro dentro il quadro…
  • segue sempre l’importanza del paesaggio (elemento naturalistico) ed il cielo con gli angioletti e la colomba dello Spirito Santo
  • la prospettiva è quella LINEARE UNIFICATA CON UN SOLO PUNTO DI FUGA, quella che è stata vista nel Mantegna
  • in questo dipinto emerge l’IMPORTANZADEL DISEGNO CURATO NEI MINIMI PARTICOLARI
  • rimane l’uso del cromatismo nel paesaggio di sfondo, dove risulta una specie di SPAZIO A SE STANTE, che potrebbe venire separato dal resto della scena, pur facendone parte, e che continua ad avere una sua precisa DIGNITA’ PITTORICA

Per concludere, Bellini si impone come un autore complesso, innovativo, moderno, che non escludeva nulla,  e che alla fine si impone per uno stile suo preciso.

 

Arthur Schopenhauer

Arthur Schopenhauer è stato un grande filosofo dell’800  che si impone all’attenzione del pubblico e della critica solo negli ultimi anni della sua SFORTUNATA ESISTENZA.

Viene definito un filosofo INATTUALE , ossia non allineato con il suo tempo, e quindi destinato all’insuccesso; quando però i tempi maturano,  allora improvvisamente la sua opera filosofica prima rimasta inascoltata e praticamente buttata al macero,  torna alla ribalta e ne usciranno continue riedizioni.

IL MONDO COME VOLONTA’ E RAPPRESENTAZIONE   contiene la sua tesi filosofica idealistica  e antihegeliana,  che praticamente dice questo:

IL FENOMENO è l’apparenza, la DOXA, il velo di Maia.

IL NOUMENO  è la verità, la sostanza, la cosa in sè.

Si noti che Kant aveva detto L’ESATTO CONTRARIO, quindi  Schopenhauer riprende Kant ma rovesciandolo. Si deve ribadire che il filosofo è a suo modo un IDEALISTA,  cioè continua il pensiero idealista iniziato da Platone  con il MONDO DELLE IDEE e portato a compimento da Kant.

Se c’è un pensiero che S  INVECE   non può ammettere è proprio quello hegeliano; per lui HEGEL  era un ciarlatano, uno che esaltò la materia come se fosse Dio in terra, uno che esaltò la ragione come realtà e la realtà come ragione. Critica il suo ottimismo storicista, la storia non conosce un’evoluzione ma è prigioniera di un ETERNO RITORNO, dove gli uomini tornano a commettere sempre gli stessi errori.

Per S non è la ragione che vince nella storia ma solo la VOLONTA’ DELL’UOMO che è tutto tranne che razionale.  Dentro la volontà dell’uomo c’è l’impulso, la passione, il desiderio, il sangue, la pancia, il non definito,  altro che ragione e controllo delle emozioni.

Emerge centrale il CORPO, la fisicità dell’uomo come ANIMALE METAFISICO.

ANIMALE SENZA DUBBIO, MA METAFISICO, perchè capace di farsi delle domande che sono il fondamento della filosofia e quindi della metafisica.

S  sostiene che occorre squarciare IL VELO DI MAIA, dietro il quale si nasconde la verità. Ricordiamo il mito della caverna, il pensiero di Platone, la rivalutazione della METAFISICA CRITICA.

Di tutto il complesso impianto logico di Kant, S conserva una sola CATEGORIA CENTRALE ED ASSOLUTA,  CHE E’ LA CASUALITA’.

La categoria della casualità può spiegare tutto del mondo,  sia i suoi aspetti fisici che quelli etici.

Ricompare nella filosofia di S  la parola MERAVIGLIA, intesa   però nel suo senso totale, sia positivo che negativo. Meraviglia come piacevole sorpresa, ma anche come  SCONCERTO, DUBBIO, SMARRIMENTO,  ANGOSCIA DEL NON CONOSCIUTO, PAURA DELLA MORTE…(queste cose saranno riprese da KIERKEGAARD)

Oltre criticare Hegel, oltre rovesciare Kant, S critica anche la RELIGIONE in quanto semplice ILLUSIONE e forma di sedativo ( questo sarà ripreso da Freud e da Marx), critica l’ottimismo illuminista per la sua facile idea di progresso, critica il romanticismo di Rousseau che parlava dell’uomo come di un buon selvaggio che può essere educato alla pace, e invece l’uomo è Homo in homini lupus.

S è PESSIMISTA come LEOPARDI, che riprende e che è il suo maestro, ma mentre L supera il momento DESTRUENS con il sentimento dell’IMPEGNO EROICO e della RESISTENZA AL DOLORE, S  rimane distruttivo, cade in contraddizione, invita da un lato all’ASCESI, al praticare quello che lui chiama il NIRVANA, cioè il distacco dal mondo e dalle sue passioni, ma dall’altro lui stesso non lo pratica.

S  sostiene che non c’è vera passione che sia degna d’essere perseguita, perchè anche la più nobile, come l’amore, non è altro che AFFERMAZIONE DI SE’ e ISTINTO A PERSEGUIRE LA SPECIE.

Dentro una qualunque coppia, prevale un rapporto di forza, uno prevale e l’altro soccombe, così come il cavallo con il suo cavaliere, come il servo  con  il suo padrone. Quindi bisogna distaccarsi dal mondo e stare a guardare. Peccato che questa idea del distacco non viene capita, è un qualcosa che parla più la lingua della cultura indiana che quella della cultura occidentale,e poi è qualcosa che non può essere realizzato in un senso universale. Su questo punto il filosofo Nietzsche, che prenderà S come suo maestro, si ribellerà e dirà chiaramente  “Qui S ha sbagliato, l’uomo non può smettere di essere se stesso, di essere uomo, di affermare la sua VOLONTA’ DI POTENZA”

La critica è anche di  Leopardi che  aveva opposto all’ascesi L’IMPEGNO ETICO al fare, al perseguire il proprio progetto di vita.

In effetti oltre l’ascesi (il nirvana) per S   l’uomo ha altre due possibilità, che sono impegnarsi nell’ARTE o rifugiarsi nella PIETAS, nel sentimento di COMPASSIONE per l’umanità sofferente. Quindi l’uomo o si mette a creare esprimendo nella sua opera il suo stato, senza creare rapporti di forza ma solo rapporti creativi, o si mette a fare il filantropo, l’uomo della carità,   in un senso umanitario. Il TU DEVI kantiano del fare la cosa giusta qui ha lasciato il posto al TU PUOI FARLO, TU PUOI SENTIRE il bisogno di farlo.

 

 

 

 

Flaubert, Zola e Dostoevskii, poi Verga

IL BOVARISMO  è  un termine che nasce all’interno  di un fenomeno letterario/culturale ben diffuso nell’ottocento europeo, e non solo francese.

Ovviamente rimane legato all’autore FLAUBERT e al suo infelice personaggio, Madame Bovarj.

ESPRIME il BISOGNO DI EVASIONE, LA FUGA NEL SOGNO, una sorta di malessere della psiche che non accetta le proprie condizioni di vita, che vorrebbe avere un’esistenza differente, ma non riesce a realizzare questo progetto.

Anche il DON CHISCHIOTTE di Cervantes aveva espresso qualcosa di simile, solo che in Cervantes rimaneva  l’inseguimento costruttivo  di un SOGNO INTERIORE CHE TROVERÀ IL SUO COMPIMENTO SPIRITUALE.

Nel bovarsimo questa parte eroica e spirituale non esiste, la protagonista del romanzo finirà  suicida,  quasi sempre  gli stessi autori di testi bovaristi   finiscono alcolizzati o dentro circuiti  maledetti.

La stessa Emma da  strumento di critica si trasforma in OGGETTO DI  CRITICA, ossia viene condannata la sua stessa incapacità  di reagire ad una vita condannata alla Noia e al tedio assoluto.

L’appartenere ad un ceto  medio borghese finisce per rimanere  un punto di debolezza, e non un punto di forza.

Per entrare nel merito, mentre nel romanzo di ZOLA la giovane GERVAISE  non  riuscirà  tra mille traversie ad uscire dalla spirale maledetta dell’alcolismo, ma proprio perchè appartenente     ad una condizione di estrema miseria e bruttura  (un destino scontato e segnato),  lo stesso destino distruttivo   poteva  essere evitato  a MADAME BOVARJ,  che invece appartiene a un ceto tutto sommato privilegiato, dove  avrebbe potuto trovare armi di lotta e ribellione,   e invece nei  borghesi annoiati e privi di slanci trovano   facilmente  albergo ogni genere di mollezza, di abbandono al tedio , dimostrando   debolezza di carattere   e di spirito.

Altro ancora sarà  il destino di Sonia in DELITTO E CASTIGO di DOSTOEVSKII, dove la protagonista, anche lei costretta ad una vita di stenti e orrore, riesce invece a riscattarsi e a riscattare l’uomo di cui è innamorata,  riuscendo a compiere un cammino lungo ma determinato di rinascita, di trasformazione da uno stato di morte verso uno stato di vita e di luce. Determinante è l’aiuto dellaFEDE.

Ecco, la condanna di Emma  Bovary e della classe medio borghese sarà  proprio L’IPOCRISIA, L’ASSENZA DI CORAGGIO, dovuta ad una mollezza dell’animo, incapace di assumersi dei rischi e delle responsabilità.  Suicidarsi non è infatti  espressione di coraggio ma di vigliaccheria.

La possibilità di riscatto di Sonia sarà l’amore e la certezza tutta dostoevskiiana  che la “Bellezza salverà il mondo”. Si intende ovviamente la bellezza dell’amore.

Per tracciare dei parallelismi:

  • Il naturalismo francese si sviluppa in un contesto di sviluppo industriale, come accade al realismo inglese, ma questo non accade   al REALISMO RUSSO, che invece vive una MONARCHIA ASSOLUTA ed una società  statica e tradizionale.
  • La società  francese ed  inglese  per le ragioni  sopra dette in un certo senso si somiglieranno, mentre la società  russa rimane come un luogo DI ESPLORAZIONE DOLOROSA DELLA PSICHE E DELL’ETICA.
  • Infine  sia la società  francese che inglese reagiscono a situazioni di degrado  grazie a tendenze riformiste come grazie all’intervento umanitario dei ceti più  evoluti ( filantropia   sociale), mentre la società  russa rimane reclusa in un mondo CONTADINO  e primitivo  che continua ad avere la sua importanza e ragion d’essere.

E IN ITALIA?  In Italia si sviluppa il VERISMO di  LUIGI  CAPUANA  e di  GIOVANNI VERGA come fenomeni squisitamente LETTERARI e senza nessuna pretesa di diventare un LABORATORIO POLITICO O SOCIALE, come invece era stato l’obiettivo di ZOLA.

Per Capuana la letteratura deve rimanere letteratura, ossia arte autonoma da qualunque asservimento  politico o sociale. Certo, il naturalismo rimane centrale nel senso che il racconto VERISTA si attiene alla realtà del soggetto raccontato, che è l’unico elemento che conta.

Gli scrittori si devono limitare  A RACCONTARE IL VERO,  da cui seguirà  il termine  VERISMO.

Si parla di IMPERSONALITA’ dell’autore, che scompare dentro la sua opera e dentro i suoi personaggi.

Tra i due massimi rappresentanti, CAPUANA rappresenta il TEORICO,  mentre VERGA rappresenta il MAGGIORE ESPONENTE   del  Manifesto verista.

Per concludere,  Capuana è d’accordo nel riconoscere al naturalismo un ruolo preciso, anche in letteratura,  ed è d’accordo nel riconoscere a Verga un ruolo assoluto dentro il verismo italiano, attraverso il suo capolavoro I malavoglia. Però non è d’accordo nell’assoggettare la letteratura a  finalismi  che non siano quelli letterari.

naturalismo e verismo