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Lezioni doc su Kant

Scusatemi, a mio avviso chi guarda questi 4 video si può fare uno schematismo serio e preciso oltre che guidato sul pensiero di Kant.

Già soltanto seguendo il primo si può arrivare ad avere una valida base in merito l’Idealismo kantiano e quello che lui ha rappresentato nella storia del pensiero.

Certo, bisogna essere minimamente dentro il mondo metafisico, altrimenti ci si può perdere.

E’ rivolto agli studenti che stanno facendo filosofia presso i licei.  O a chiunque abbia interesse al mondo delle idee e della conoscenza.  Buona visione….graduale.

Kant ed Hegel

Kant passa alla storia come il filosofo che prende coscienza del limite, di quello che sveglia la filosofia da un sonno dogmatico che evidentemente il genio di Cartesio non aveva contribuito a risolvere veramente. Lui ci dice  che esiste il FENOMENO ed il NOUMENO (le vecchie res cogitans e res extensa di Descartes) di cui il fenomeno può essere indagato con le categorie dell’intelletto ma del noumeno, che non è esperibile e verificabile, non si può dire nulla. Fin qui nulla di nuovo.

Il salto di qualità che lui dichiara possibile grazie alla filosofia di Hume che aveva radicalizzato la filosofia di Locke, è la CRITICA che lui muove al positivismo  e all’illuminismo che si stavano già illudendo d’essere inarrestabili nel loro  progresso e di essere auto-bastanti. Nell’atto del conoscere non conta tanto l’esperienza quanto gli strumenti interni l’atto del conoscere che permettono questo avvenimento. Questi strumenti si chiamano SPAZIO E TEMPO, che sono intuizioni pure, esattamente come il cogico ergo sum cartesiano, cioè auto-evidenti. Tutto ciò che si conosce accade in uno spazio e in un tempo. E le domande di partenza di Kant sono quattro: come è possibile la matematica pura, come è possibile la fisica pura, come è possibile la metafisica come bisogno, come è possibile la metafisica come scienza.

Risposte: la matematica pura esiste come astrazione, con cui l’uomo misura la realtà, come dire, è un linguaggio universale che la ragione applica al conoscibile. La fisica è il luogo naturale  dove la matematica viene applicata. La metafisica è dentro l’uomo che si pone naturalmente domande volte verso l’infinito. Però non è una scienza, è un tendere verso. Per primo dice che c’è qualcosa che si chiama scienza e qualcosa che si chiama metafisica, cioè non scienza.

Le sue opere portano sempre la parola CRITICA, per sottolineare che la filosofia è per natura indagatoria, dubbiosa, e nello stesso tempo metodica, sistematica. C’è molto Cartesio in tutto questo. Critica della Ragion pura (Conoscenza)  che diventa Critica della Ragion pratica (Etica). Poi diventa Critica del giudizio (Estetica) con l’idea del bello, l’impulso creativo. Infine l’idea politica fondamentalmente liberale  che aspira alla pace tra tutti i popoli.

Viene fuori l’anima di Kant, il suo pallino fisso non è la Fisica e il fenomeno, che lascia agli scienziati, ma la Metafisica con il noumeno, il solo  vero campo che spetta alla filosofia. Cartesio lo aveva trascurato. Ecco che l’io penso statico qui diventa l’io penso dinamico.

Dalle quattro domande iniziali Kant arriva alle quattro domande finali   ossia il che cosa posso sapere, che cosa devo fare, che cosa posso sperare, che cos’è l’uomo. Nessuno filosofo non mistico si era posto queste domande prima di Kant. Il filosofo  vuole porre la questione etica in quanto uomo e non in quanto credente o religioso. Lui dice: “Non devo per forza appartenere ad una religione per aspirare di comportarmi in maniera etica, devo invece potere aspirare d’essere un uomo giusto solo e proprio in quanto uomo”

Tombola. Kant aveva già capito tutto. Le religioni sono scelte personali dei singoli, ma la Giustizia è una necessità antropologica dei popoli. Le religioni sono atti di fede (se vissute correttamente) ma il rispetto della Legge e la ricerca del Bene è già dentro ogni uomo che aspiri a definirsi tale.

Non può essere imposta dall’esterno, nessuna legge mi può obbligare a comportarmi bene, però può e deve essere voluta dal singolo, se vuole vivere in pace con se stesso e gli altri. Ecco che Kant arriva ai tre Imperativi o Regole universali che dicono: Agisci come se tutti fossero come te, Agisci come se ogni persona fosse un fine e non solo un mezzo, Agisci liberamente nel rispetto del mondo.

Insomma, un pò come la regola cristiana del non fare agli altri quello che non vorresti facessero a te. Ma la genialata di Kant è che lui dice che non c’è bisogno di appartenere ad una religione per essere corretti, sei TU in quanto essere umano che devi sapere quel che è giusto fare.

I suoi diretti ispiratori sono Rousseau e Voltaire, che gli avevano aperto la strada del romanticismo come pensiero rivoluzionario e volto al compimento della felicità.

Ma quale felicità? Non certo quella degli sciocchi o degli illusi. La felicità è una cosa seria che può richiedere molta molta fatica, e non è per nulla spontanea.

Per Kant Dio non può essere dimostrato, ma solo sperato/desiderato. Se Dio fosse dimostrabile, l’uomo sarebbe condannato a comportarsi bene e non sarebbe più libero. La libertà sta proprio nel diritto di scegliere  (Pascal avrebbe detto di scommettere); se poi dopo la morte si dovesse scoprire che Dio esiste, tanto meglio, tutto di guadagnato. Ma Dio deve rimanere un dubbio fino alla fine. Almeno per l’agnostico.

Sulla sua tomba volle che fosse scritto “Ho vissuto con la legge morale dentro di me ed il cielo stellato fuori di me”, come dire “Ho vissuto in pace”.

Cosa aggiungere? Kant amava la vita ed amava il suo lavoro, amava l’ordine che è il luogo naturale della pace, amava la pratica del Bene e potersi definire una brava persona.

Dopo di lui arriva Hegel, di tutt’altra pasta e formazione, ma che rappresenta l’altra faccia della stessa medaglia. Hai voglia di superare i dualismi, le contraddizioni,  ma alla fine è sempre con il diverso  che si deve andare a fare i conti.

Hegel è noto per essere stato un pensatore difficile da seguire, perchè ha l’ambizione di porsi come il fondatore della VERA FILOSOFIA. Ambizione non da ridere, si potrebbe dire.

Per ogni branca del sapere lui ha la pretesa di dire la sua, mette tutto lo scibile dentro un MACRO SISTEMA che tutto comprende, e lo fa attraverso qualcosa che lui chiama DIALETTICA.

Il suo ispiratore è Fichte, che già aveva parlato di tesi, antitesi e sintesi, ma Hegel la porta al suo massimo livello. Esporre Hegel nel suo compendio non è il mio scopo, non lo si fa nemmeno a scuola e poi non vorrei fare addormentare il lettore;  il mio scopo è fare capire perché Hegel è diventato parte integrante del nostro mondo tanto che ancora oggi si parla di scuole hegeliane e di visione hegeliana del mondo.

La genialata di Hegel (e che  fortuna che esistono i geni) è che praticamente lui ci dice: ciò che conta della conoscenza non è capire le singole cose, ma capire il sistema, il tutto, dentro il quale le singole cose divengono (ricorda Eraclito). Tutto è un processo, una lotta, uno scontro, perché il soggetto si misura con gli oggetti o soggetti altri e deve arrivare ad un’intesa. Facile ravvedere nel soggetto la tesi (momento dello spirito soggettivo, della propria volontà), nell’oggetto l’antitesi (momento dello spirito oggettivo,  della negazione, dell’alienazione), e nell’accordo finale la sintesi  (momento dello spirito assoluto). Questo cammino accade nella famiglia come accade nello Stato che non è che una grande famiglia. Ci sono le regole e bisogna rispettarle in quanto esseri razionali (lo diceva anche Kant). A tutto questo  Hegel  infine  conferisce il nome di STORIA, che è il compimento dello spirito assoluto.

Nella storia accade quel che deve accadere, ossia è sempre il più forte che avanza, che altrimenti perderebbe. La storia quindi progredisce anche quando non sembrerebbe, anche quando il costo di questo progresso appare alto e privo di senso. Ogni uomo è una pedina in mano a un GARANTE  che è lo STATO, uno Stato forte, sovrano, etico, cioè perfetto, anche se è fallibile. Locke e Hobbes vengono buttati nel cestino, loro parlavano di discutere o di accettare contratti, qui invece c’è la complessa MACCHINA GOVERNATIVA  che procede da se stessa, grazie alla sua forza che è la BUROCRAZIA,  senza bisogno di consenso.

La vita va guardata da questa angolatura, dall’alto. I minuscoli operai che si animano nella fatica di vivere non hanno valore in sé, nessuno si ricorderà di loro nel tempo; sono solo i grandi uomini, i condottieri, che la storia ricorderà e celebrerà, perché nei capi lo spirito assoluto si compie.

Tutti abbiamo lo scopo di servire la realizzazione dello spirito assoluto, e questo è di per sé  degno d’essere vissuto.  Quindi il RAZIONALE E’ IL REALE.

Senza rendersene conto Hegel pone le premesse dei totalitarismi che esploderanno nel 900.

Nessuno se ne accorge subito, tranne uno, Schopenhauer, il maestro di Nietzsche, che infatti lo critica e gli dà del ciarlatano.

Mentre  Hegel insegna all’Università il mondo si sente tutto hegeliano. Tutti si riconoscono in questo pensatore che entra nel vivo della vita reale, mentre le lezioni di Schopenhauer vanno deserte; Hegel piace, convince, conquista, perché entra  nel vivo della politica cioè della vita reale, fa della filosofia uno strumento di organicità,  mette il pensiero ad una finalità pratica,  non parla più solo di essere e non essere, di come si conosce e come può essere dimostrata l’esistenza di Dio, di cosa sia il sommo bene  e come si possa realizzarlo, in quanto  parla di tutto tutto tutto  questo e lo mette dentro un sistema.

Come Kant mette la religione sotto la filosofia, in quanto la religione è un atto di fede, ma la filosofia è un atto di ragione. E ciò che conta è sapere d’essere dalla parte della RAGIONE.

Poi c’è posto anche per la religione, ovviamente, che naturalmente fa parte della DIALETTICA che tutto include, non lascia fuori nulla, non trascura nessun passaggio del complicatissimo e articolatissimo impianto globale. Hegel non vuole certo farsi trovare impreparato.

La logica è sempre la stessa, tutto viene inglobato e superato. In altre parole, Napoleone doveva vincere fino a che il suo spirito avesse esaurito il suo compito, Gesù doveva morire per diventare  un segno  di  superamento della morte, la Germania era chiamata a diventare una Nazione che sarebbe stata    celebrata per la sua forza che gli altri popoli non avevano,  e via di questo passo…

Si parla di GIUSTIFICAZIONISMO   della storia. Mentre Platone spese la vita per mettere i filosofi a capo della politica, Hegel spende la vita a mettere la politica a capo della filosofia. Il cerchio si chiude.

Adesso capite perché si dice che dopo Hegel siamo diventati tutti hegeliani? Questo pensatore cercando di portare la filosofia al suo massimo sviluppo, ha però contestualmente inferto alla stessa un colpo mortale dal quale  è difficile trovare vie di ripresa.

Questa ricerca di una filosofia nuova e diversa, pura e rigenerante, ancora capace di sognare/creare senza però illudersi,  arriverà con Nietzsche, appunto. E non saranno fiori senza spine.

Questo sarà il tema del prossimo articolo.

Emmanuel Kant

Dopo una pagina generale sul pensiero di Kant ritrovabile in Filosofia, qui vorrei fare delle riflessioni più mirate e circostritte.

Per Kant l’uomo tende ad affermare le idee di  MONDO, ANIMA, DIO. Essendo idee non esperibili sono  affermazioni  illegittime, ma non per questo impossibili. L’importante è avere la consapevolezza che   non si fa della scienza  ma della metascienza, cioè della metafisica.

Kant sa perfettamente il limite di entrambi.  Si differenzia dal tomismo aristotelico  che sosteneva la centralità della RAGIONE passandola per quello che non era. Si differenzia dalle ragioni del CUORE di origine agostiniana e pascaliana, perchè vuole rimanere nel campo razionale. La sua idea di conoscenza  è quella GALILEIANA CARTESIANA e su questa strada  Kant è e rimane un illuminista, figlio di Cartesio e del positivismo.

Con GALILEO studia il mondo sensibile, con CARTESIO  studia   il mondo intelligibile/concettuale.

In quanto a Dio non può essere nè conosciuto nè negato. Kant è un agnostico.

Il FENOMENO è quello che vedo come mi appare, il NOUMENO è la cosa in sè che non posso conoscere ma nemmeno negare.

Ovunque mi giro e mi muovo c’è un grande rigorismo, l’impossibilità a illudersi, a eccedere, a sconfinare.

Non per nulla si parla di criticismo, di metodo critico, che pondera tutto, che misura il misurabile, che si interroga.

Quindi, per fare un piccolo schema generale, l’ESTETICA TRASCENDENTALE   si lega ai sensi interni (ANIMA) ed esterni (MONDO); L’ANALITICA  si lega all’Intelletto e alle sue CATEGORIE; LA DIALETTICA si lega  alla RAGIONE   e alle IDEE OLTRE IL SENSIBILE.

Nell’estetica LO SPAZIO è una forma di senso esterno, IL TEMPO è una forma di senso interno. Entrambi sono A PRIORI. In questo modo Kant si distacca dal semplice empirismo e si distacca dal semplice oggettivismo. Si distacca anche dal semplice concettualismo perchè spazio e tempo sono intuizioni e non concetti. Si distacca anche dal semplice idealismo problematico di Cartesio (dualistico) e da quello  dogmatico  di Berkeley. Il suo è un idealismo TRASCENDENTALE.

La MATEMATICA/GEOMETRIA    è un scienza sintetica a priori. La natura  risponde essa stessa alla matematica/geometria   essendo qualcosa che accade nello spazio e nel tempo che sono essi stessi quantifica bili, numerabili, ecc.

L’ANALITICA TRASCENDENTALE SI LEGA ALLA SENSIBILITA’ E ALL’INTELLETTO, infatti senza i sensi e senza la possibilità di usare la logica  non sarebbe possibile nessuna forma di conoscenza.

L’intelletto ricorre alle categorie che sono CONCETTI PURI. Le categorie si differenziano per QUANTITA’, QUALITA’ RELAZIONE E MODALITA’. Si riferiscono unicamente al fenomeno. LE SENSAZIONI  producono  CONCETTI EMPIRICI  cioè legati all’esperienza.

Qui siamo nel campo della DEDUZIONE TRASCENDENTALE. L’IO PENSO accomuna tutti gli uomini e tutte le conoscenze. Con i concetti si può arrivare ai giudizi.

L’intelletto puro agisce per principi che sono GLI ASSIOMI DELL’INTUIZIONE, L’ANTICIPAZIONE DELLA PERCEZIONE, L’ANALOGIA DELL’ESPERIENZA  E I POSTULATI DEL PENSIERO EMPIRICO  IN GENERALE.

L’IO è IL LEGISLATORE DELLA NATURA.

LA DIALETTICA TRASCENDENTALE SI LEGA ALLA RAGIONE E ALLE IDEE TRASCENDENTALI DI  ANIMA, MONDO, DIO.

Mentre per Aristotele le idee  sono  assolute e  per Platone sono iperuraniche,  per Kant  sono solo mentali. Da qui la critica   alla psicologia razionale e alla cosmologia razionale.  Le idee hanno una funzione regolativa.  Le idee sono strumenti della metafisica   che può essere della natura o dei costumi.

Per Kant si parla di  RIVOLUZIONE COPERNICANA  perchè Kant pone dentro l’IO PENSO  le premesse universali, innate, pure. Grazie all’io penso è possibile la conoscenza scientifica che ricorrre alla ragione pura cioè la matematica e alla fisica per empiria. Ma è anche possibile la conoscenza non scientifica che come tale manca di metodo.

Questo è il regno della METAFISICA che è l’arte del farsi delle domande. Si traduce nel bisogno insopprimibile del Bene o di qualcosa che possiamo definire tale.

La metafisica è il punto più alto del complesso impianto gnoseologico di Kant.

Per Kant anche il non esperibile può essere conosciuto, però non tramite l’esperienza.

E’ il regno del   NOUMENO, cioè la realtà in sè e  per sè.

Fanno parte di queste realtà in sè e per sè le idee di  imperativo categorico o assoluto. Nella sua Fondazione deila metafisica dei costumi, Kant abbandona il suo indagare sul fenomeno per occuarsi del noumeno, la cosa in sè. In sede pratica, dove conta quello che si fa più che quello che si conosce, l’obiettivo di Kant è potere porre dei principi universali che ogni uomo può porsi da se stesso, per se stesso, in se stesso.

Chiama questi principi come LEGGI MORALI ASSOLUTE, leggi che l’uomo ha già in se stesso, deve solo osservarle, non perchè qualcuno o qualcosa fuori di sè gliele impone, ma perchè sono costitutivamente parte dell’essere uomo.

Questo cercare di dire all’uomo “Non hai bisogno di credere in Dio per essere morale, non hai bisogno di credere in una ideologia, hai solo bisogno di assumere per te stesso questi tre impegni autofondativi della morale universale.

Questi tre comandi in breve  sono:

  • AGISCI IN MODO CHE IL TUO LIBERO ARBITRIO POSSA VALERE COME LEGGE UNIVERSALE
  • AGISCI IN MODO DI TRATTARE OGNI UOMO COMPRESO TE STESSO  SEMPRE  COME FINE E MAI COME MEZZO
  • LA VOLONTA’ NON E’  SOTTOPOSTA ALLA LEGGE, MA ESSENDO AUTOLEGISLATRICE, PROPRIO PER QUESTO SOTTOSTA’ ALLA LEGGE

I comandi   poggiano su di un POSTULATO,  che dice   L’UOMO  ESISTE COME FINE A SE STESSO, ossia l’uomo non deve rendere conto delle sue azioni ad altri, all’esterno da sè, ma proprio a se stesso. Ovviamente si intende l’uomo come essere formale e non materiale.

Le quattro leggi sempre legate alla morale sono in breve:

  • contro il suicidio
  • contro le false promesse
  • pro ……..
  • pro la solidarietà

 

 

 

 

 

 

 

Kant

Kant è stato un momento di svolta  per lo sviluppo della filosofia  moderna idealistica, come lo è stato Socrate per la filosofia antica e lo sviluppo del  razionalismo, e come lo è stato Cartesio per la filosofia moderna razionalistica.  Nasce nel 1724  e muore nel 1804, dopo essere stato  il maggiore filosofo illuministico  tedesco. Per il suo ruolo centrale  viene messo a cavallo con la filosofia contemporanea.

Scrive moltissime opere dove la parola che più ricorre con originalità  in assoluto è la parola Critica, a dimostrazione del criticismo che lui osserva nella metafisica tradizionale che aveva commesso l’errore di considerare il mondo, l’anima e Dio delle cose e non delle idee intorno alle quali costruire una cosmologia razionale, una psicologia razionale ed una teologia razionale.

Kant parte  dal presupposto che  esistono i giudizi analitici a priori ed i giudizi sintetici a posteriori. I primi sono universali e i secondi contingenti. La conoscenza è trascendentale che non significa trascendente. Quella trascendentale rimane nel campo della gnoseologia.

Il principio è che la realtà sta al  soggetto così come il fenomeno appare, mentre il noumeno è l’idea in sè dove non c’è possibilità di scienza perchè non può essere sperimentata e verificata, ma solo di  metascienza, ossia metafisica.Tutto viene percepito attraverso le forme ineliminabili di spazio e tempo.  Ogni giudizio è reso possibile dalla  formulazione di concetti che si formano per quantità, qualità, modalità e relazione.

La dialettica trascendentale è indipendente dal mondo fenomenico. La ragione è legata ad un uso  regolativo e non costitutivo.

Tutto l’impianto kantiano è stato costruito per rispondere a tre domande fondamentali: che cosa posso sapere, cosa devo fare e in cosa posso sperare. Le tre questioni  non sono di poco conto ed hanno la precisa ambizione e consapevolezza  d’essere su un sentiero  che  Kant sa bene avrebbe  fatto di lui un punto di non  ritorno.

Dopo la Critica della ragion  pura  Kant passa alla Critica della ragion pratica, cioè la morale. In etica ci parla di regolamenti, imperativi e rigore. Ci parla dell’uomo morale, che è tale non perchè sia obbligato ad esserlo, ma per scelta, per libera scelta razionale, nel nome stesso della Ragione che è di per sè  espressione di giustizia.

Famose le massime kantiane:  Agisci in modo che la tua azione possa avere un senso universale,  Agisci ponendo l’uomo come fine e mai come mezzo,  Agisci secondo ragione, per amore della ragione stessa.  Ma la più famosa è senz’altro quella che invita  a porre il cielo stellato sopra di noi e la legge morale  dentro di noi.

Dopo la Critica della ragion pratica arriva alla Critica del giudizio: il giudizio può essere  determinante o riflettente, dove il primo riguarda le categorie ed il secondo il fine. Il primo è universale ma il secondo particolare.  Detto secondo  deve quindi volgere alla finalità  universale; esso si divide in estetico e teleologico.

Il giudizio estetico si divide tra il bello e il sublime, dove il sublime diventa il bello portato all’ennesimo grado. Questo sublime non definibile si distingue tra il numerico ed il dinamico, cioè l’infinitamente numerico e l’infinitamente tutto. Dentro questo sentimento che lega l’interno dell’io con l’esterno  accade un moto di annullamento oppure un moto di esaltazione.

Precisamente, nell’analisi del bello   per qualità si cerca una bellezza universale senza interesse, per quantità si cerca un piacere senza concetto,  per modalità si cerca ciò che si impone a tutti senza necessità, e per relazione si cerca la  finalità  universale.

La critica del giudizio  tratta del legame   che c’è tra l’intelletto e l’immaginazione.  Si tratta di analizzare il gusto ed il genio. Nell’arte l’uomo esprime il proprio genio, nella sua complessità spirituale e libera. Il gusto è più legato al mondo naturale,  quello comune a tutti, nel cui  mondo viene ricondotto anche il genio che non è che un’espressione minoritaria ma non  necessaria.  Saranno i romantici ad esaltare al massimo grado l’originalità del genio, mentre Kant ne fa un elogio puramente razionale.

Nel giudizio teleologico infine si arriva al punto centrale che deve permettere una unificazione ed armonizzazione  di tutto il sapere nelle sue varie molteplicità.  Tutto della conoscenza e del fare  concorre  ad una medesima finalità universale.

Nella Fondazione della metafisica dei costumi Kant introduce il concetto di imperativo ipotetico e categorico; mentre il primo è posto sotto condizione, il secondo è universale e incondizionato.

Kant è un filosofo complesso, meriterebbe decine di pagine di approfondimento. Qui ci si è limitati a tracciarne le linee salienti da cui partire per il suo approfondimento.

Fu senza dubbio un illuminista, di quelli però che diedero moltissimo  spazio  al concetto di legge morale, e molto meno spazio al concetto di trionfo dell’io e  trionfo  dell’essere naturale come del mondo naturale  inteso nella sua libertà  sensitiva  ed  umana. La sua stessa esistenza espresse questo autentico  desiderio di armonia e di equilibrio per cui molti suoi collaboratori  non ebbero la stessa forza, fortuna e rigore.

Non per nulla viene molto studiato nella dottrina del Diritto ed  in campo giuridico, poichè è immediato il legame di detto pensatore con la centralità del concetto di legge intesa a 360 gradi.

KANT e il criticismo

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