Schopenhauer

Schopenhauer nasce nel 1788 e muore nel 1866.

Viene ricordato per la sua opera ” Il mondo come volontà e rappresentazione”  e per quello che verrà definito un  pensatore   pessimista. Da lui prenderà ispirazione Nietzsche  che  proprio ottimista non era  ma che  trasformerà il pessimismo del suo collega in  spirito  battagliero.

Al pari  di ogni idealista  distingue il fenomeno o ciò che appare dal noumeno o vera realtà  che rimane nascosta come dietro un velo. Si riprende il mito della caverna di Platone, ossia  una volta scoperto che  quello che sembrava vero erano solo ombre  e che la presa in carico della verità comporta l’assunzione del rischio di uscire dalla caverna per affrontare il mondo,   non si può più continuare a definirci  ignoranti, ma obbligati  alla ricerca.  Solo che ricerca significa anche condannarci al dolore, alla sofferenza, perchè la vita è un brutto affare per tutti.

Ogni passione d’amore è solo un inganno, che copriamo con parole fasulle ma che alla fine  nascondono solo egoismo, conservazione della specie, egocentrismo, presunzione di sè;  l’unico nobile sentimento disinteressato è quello della pietas, della compassione per l’altro che ci è simile e che soffre. Dire Schopenhauer significa dire  la nascita stessa del pessimismo cosmico che accanto a lui  anche Leopardi  condivide, solo che Leopardi  pensa di superarlo facendosi una sorta di eroe pronto al sacrificio, mentre Schopenhauer   gli   riserva in risposta la scelta della  fuga dal mondo,  del ritirarsi a vita privata dedicandosi alla chiara  lettura del tempo   che non ha bisogno di nuovi mentitori e racconta frottole. In primis condanna tutte le religioni che sono per gli uomini deboli e non certo per i filosofi che dovrebber sapere camminare con le loro gambe.

Contro il romanticismo e l’idealismo o  l’illuminismo  sostiene  che   non esiste l’uomo romantico, l’uomo liberale, l’uomo idealistico o idealizzabile; esistono solo gli egoismi di ognuno contro quello degli altri, o le pulsioni incontrollabili   di cui possiamo solo diventare zimbello,  contro le quali     si può opporre solo la rinuncia, il tirarsi indietro.  Contemporaneo di Hegel, decide di tenere le sue lezioni nelle stesse ora del suo rivale,  solo che la sua attività accademica   va deserta.

Gli studenti preferiscono sentirsi dire che sono destinati ad ereditare e a costruire una nazione forte e dominatrice, illuminata e  progettata per ruoli guida, che sentirsi raccontare che sono circondati da nullità e che per loro non c’è via di scampo che la fuga o la meditazione.

Di spirito aperto e anticonvenzionale è uno dei primi pensatori occidentali   che si apre anche al pensiero orientale/indiano, di cui ravvisa la saggezza e l’innata  imperdurbabilità.

Solo il 1900  darà giustizia a questo filosofo che aveva compreso l’avvento del tempo nuovo  che stava per sopraggiungere, un vento devastatore e per nulla foriero di buone novelle,  come Schopenhauer aveva purtroppo   intuito.

Tanto misantropo con  i suoi simili, Schopenhauer dimostra tenerezza  invece nei confronti degli animali,  che per certi aspetti evidentemente giudicava più meritevoli di attenzione.  Alla causa animalista dedica  parte del suo tempo e delle sue convinzioni.

Il titolo del suo testamento antropologico comprende nel titolo quello che il filosofo intendeva dire, ossia  non esiste una verità che possa guidarci in maniera infallibile e proba; esistono tante teste diverse che del mondo hanno la loro rappresentazione  e a cui dedicano le loro volontà nel gran caos generale che permette l’accadere di tutto, anche delle più giganti idiozie.