Internet, social e media- saggio breve

Lo studioso M.Castells  scrive  nel suo  libro  “Galassia Internet”  di come   la diffusione capillare delle reti  informatiche  di internet   hanno preso il sopravvento in ogni settore della vita  quotidiana, tanto che se anche uno di noi volesse decidere di non volerne fare parte,  questo suo desiderio sarebbe disilluso  dallo strapotere della rete stessa.  Se siamo noi a volere fuggire la rete, perchè magari ci disturba, non ci interessa,  pensiamo che non  serva a migliorarci o altro,  sarà comunque  il sistema ormai informatizzato ad obbligarci a scendere a patti, a scendere a compromessi. Non siamo forse ormai  obbligati/indotti    a fare ordinarie operazioni che prima facevamo senza l’uso di internet, ormai  usando  la procedura on-line? Iscriversi a scuola, per esempio, o comprare   sui siti,  o  comunicare con un amico che sta dall’altra parte del mondo, o studiare  su piattaforme formative, o pubblicare i nostri stessi libri/pensieri condividendoli  in formati  appositi o andando a pubblicarli sui social dove tutti hanno ormai qualcosa da dire, anche purtroppo a sproposito?

L’uso della rete ha fatto sparire o quasi il vecchio e lento sistema postale,  il vecchio e lento sistema scolastico,  il vecchio e lento sistema  organizzativo/aziendale,  il vecchio e lento sistema commerciale...

Possiamo rimanere fuori da questi nuovi e ormai dominanti canali di interazione?

No, non senza pagare il prezzo di rimanere emarginati auto-emarginandoci e dichiarandoci contro il sistema stesso. 

Del  resto,  la gente dimostra nella sua totalità di volere partecipare, di volere stare dentro questo gioco mediatico, di volere contribuire, andando a costruire ognuno il nostro spazio.  Lo studioso   Jenkins   parla lungamente    di questa   società partecipativa,  dove la gente si intrattiene,  passa molto del suo tempo libero e non solo,   andando a creare  nuovi modi di    produzione e riproduzione del capitale  sociale.

In questo modo i social network sono diventate le piazze virtuali dove  tutti hanno le loro opinioni, dove si scende nell’arena  dello scambio delle chiacchiere o delle offese, quando  queste chiacchiere od offese non diventano veri e propri insulti e sciacallaggi verbali,  se non  addirittura vilipendio alla dignità della persona.

Ormai è stata approvata una legge che persegue anche i minori  che vanno a mettere in rete  video hard   lesivi  della integrità di un qualcuno che si va in questo modo a danneggiare in maniera esponenziale e con conseguenze spesso disastrose.

Purtroppo la potenza della rete stessa tanto può essere spesa al positivo quanto può essere utilizzata al negativo-  Spesso i giovani e meglio giovanissimi    non si rendono conto del danno che possono causare per esempio con il cyber-bullismo.

E’ evidente che c’è un problema educativo di fondo. La rete è uno strumento che prevede  regole che vanno rispettate.  Bisogna abilitarsi all’uso corretto.  Ossia   bisogna  avere una capacità di azione   consapevole  e  corretta.

In aggiunta   andare a creare luoghi di interazione  protetti e controllati  dove anche i minori (soprattutto  se bambini)   possono    agire   in maniera tutelata.

Se però restiamo nel mondo della blogosfera dove l’accesso è libero,   allora prima di parlare è utile accendere il cervello, e se troviamo  giudizi/espressioni   discutibili/condannabili,  il nostro senso  critico deve essere capace di capirlo, e quindi deve essere capace di selezionare e distinguere il buono dal marcio.

Di certo è questo di fondo   il pensiero di  Benkler  così come ci viene rilasciato  in una sua intervista del 2007.

E  ancora,  De  Kerckove  già nel lontano  2001  parlava  di “intelligenza connettiva”   intendendo  una specie di super occhio mediatico sempre connesso  che  arriverà a controllarci in tutto, togliendoci la  più remota possibilità di privacy;  insomma, se da un lato il connetterci ci dà molte opportunità,  sottilmente   ce le toglie,  o ci rende vulnerabili,  non solo perchè rintracciabili e rintracciati,  ma perchè posseduti da un sistema che può arrivare nelle sue forme peggiori   a  distruggerci.

Da un   diverso   punto di osservazione  (che non nega il precedente ma solo  si aggiunge)   il giornalista  Bajani  in un articolo del  2008  pubblicato sul    Sole 24 ore  ci parlava della   “Banca   della memoria“, ossia di una iniziativa  documentativa  che  si era prefissa lo scopo di intervistare  uomini e donne nati prima del 1940, con lo scopo di  creare un archivio documentaristico  su una fetta di umanità e su un periodo storico cruciale,   che  nel giro di qualche decennio  o anche meno non sarebbe più risultata intervistabile. Evidentemente con il desiderio di raccogliere le testimonianze dei vivi prima che passassero a miglior condizione.

Questo excursus  interessantissimo  sul tema dell’uso della rete e su quanto detto uso abbia di fatto modificato il nostro modo di pensare, agire, studiare, sentire, comprare, sviluppare, interagire, perdere tempo    e  condividere,   si conclude con il pensiero pratico  del filosofo Goleman che ci parla di intelligenza  ecologica.  L’intelligenza ecologica sarebbe quella che in breve tempo e senza fatica ci informa della affidabilità di un prodotto messo sul mercato, attraverso un annesso sistema di gradimento e di  condivisione  che può  fare la fortuna di quell’articolo, o viceversa il suo tracollo. Si parla in questo contesto di trasparenza della comunicazione, dove in breve tutti possono sapere tutto di quel che serve,  ovviamente limitatamente a questioni molto precise e circoscritte. Insomma, è la forza del mercato quando diventa fenomeno di massa.

A dire il vero Goleman è diventato famoso per avere teorizzato l’intelligenza emotiva che è quella legata alla forza espressiva legata ai sentimenti che legano tra loro le persone.  In sostanza lui dice che l’alunno impara quando tra l’allievo e il docente si instaura un legame affettivo, e quindi  è la relazione  umana il veicolo primo di trasmissione  dei saperi.  Detto legame affettivo può essere un sentimento di fiducia, di ammirazione, di profonda stima,  dove l’insegnante gioca il ruolo di  fratello maggiore, di maestro di vita,  diventando un punto di riferimento per la propria crescita.

Personalmente concordo, e concludo,  che  l’uso della rete  ha  radicalmente  cambiato il nostro modo di essere,  di  stare con gli altri, rendendolo   a volte persino più complicato.  Oggi è tutto più difficile di ieri, nonostante si abbia a disposizione mezzi straordinari, che però occorre imparare a conoscere ed usare.  La tecnologia  ci sopravanza,  ci scavalca, spesso ci ignora.  Dove potremo arrivare con questo strapotere tecnologico  che sembra inarrestabile?  Ha migliorato il nostro modo di essere uomini destinati alla felicità?  O  piuttosto  ci ha reso in parte solo più confusi  e   sempre più soli?  Del resto grazie a questa stessa tecnologia è migliorata la nostra qualità di vita,  almeno per le popolazioni che hanno accesso a detta  conoscenza/possibilità.

Non ci resta che metterci in grado di usare uno strumento così prezioso al meglio  delle nostre   condizioni,  per non  destinarlo   a   complicazioni   pericolose, salvo permettendo  il pensiero che non si vive di sola tecnica.

E’ sempre l’elemento umano che deve fare la differenza.

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 Bene, adesso   mi rivolgo agli studenti che dovessero avere letto  questa prova simulata. Se l’avete letta, adesso non dovete copiarla, ma dovete prenderla come spunto per fare la vostra prova personale. Qui ci stiamo esercitando e dunque avete avuto il tempo di informarvi. Fatelo adesso  fin che potete farlo,  perchè il giorno dello scritto VERO  sarete soli con il vostro foglio bianco.  Quel foglio bianco  che dovrete riempire  con LE VOSTRE PAROLE, I VOSTRI PENSIERI, LA VOSTRA SAGGEZZA…

La tecnica da usare è questa:

  1.  leggi quello che dice la traccia,  un pezzo per volta, riportando l’autore, alcune parole  specifiche, il senso generale del pezzo; aggiungi quindi  il tuo commento ad ogni pezzo, aggiungi  riflessioni se ti vengono spontanee o se ti sembrano pertinenti.
  2. quello che hai fatto con il primo pezzo della traccia, fallo per tutti gli altri, con calma, con metodo, con misura, evitando le ripetizioni, scrivendo in maniera  leggibile, magari in stampatello se hai una pessima calligrafia,  e cercando di rendere originale quello che scrivi  con pensieri  ragionati,  ponderati,  che ti sembrano  opportuni. Se non hai pensieri originali, pazienza, limitati  a ribadire se sei o se non sei d’accordo  su quanto sostiene l’autore, spiegando bene il perchè.
  3. non dire cose di cui non sei sicuro, piuttosto  evita;  usa l’intuito,  la logica,  ricordati che nella traccia  c’è già il suggerimento di quello che dovresti  commentare; nello scrivere non devi avere l’idea di uno che non sa cosa dire, ma di uno  che  SA QUELLO CHE STA SCRIVENDO, per averlo  ragionato
  4. quando hai finito di svolgere tutto sulle singole citazioni, concludi con  una tua riflessione riepilogativa,  e prima di consegnare  RILEGGI BENE CON CALMA,  correggendo  i possibili errori ortografici…
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