Da Epicuro ad Ermete

Si sarebbe potuto pensare dopo Platone ed Aristotele che fosse stato detto molto sul pensiero e sul come si conosce il mondo. Ed invece si era soltanto aperto uno spiraglio importante che aveva semplicemente dato  inizio alle vie  delle molteplici e possibili esplorazioni.

Si riporta alcune delle voci maggiori.

Cominciamo da  Epicuro che    si distingue per avere fondato una sua scuola, nella quale insegnava (che poi non era che un giardino) e fonda il cosiddetto epicureismo.

E’ stato notoriamente frainteso e diverse volte coperto di insulti, scambiato per un personaggio immorale che  invitava ad essere edonisti ed indifferenti al dolore degli altri. Niente di tutto ciò. Epicuro crede semplicemente che  per garantirsi uno stato di felicità (da non scambiarsi per il fare ciò che ci piace di più…) occorresse  prendere le distanze da ogni genere di tentazione e di eccesso, perseguendo quindi  uno stato di  atarassia e di aponia. Il primo protegge  dal dolore  psicologico, il secondo protegge  dal dolore fisico.

Nulla deve poterci attirare più dello stare in uno stato di  semi indifferenza,  dove  si deve rimanere attenti  a quello che semplicemente si ha senza preoccuparci di quello che non si ha.

Potremmo dire che il suo fosse un accontentarsi  intriso di saggezza (ai suoi occhi), di equilibrio, di  capacità   ad astenersi.

L’anima che tutto governa ha tre  facoltà:  quella di provare sensazioni,  quella di avere anticipazioni, e quella di provare emozioni. Le prime due sono fisiche /logiche  mentre l’ultima è  legata al mi piace/non mi piace.

La più complessa da governare è la terza, perchè è quella che più ci può travolgere.

Si racconta che  Epicuro  mettesse talmente   in pratica la sua filosofia dell’astensione,  mettendosi spesso in situazioni di per sè pericolose; per esempio, se durante il suo cammino gli capitava di trovare un ostacolo  davanti al suo tragitto, indifferentemente non cercava di evitarlo, ritenendo detta  aponia necessaria.

Erano i suoi amici che gli andavano in soccorso, evitandogli  complicazioni.

Difficile per noi lettori di oggi esprimere giudizi in merito. Piuttosto occorre sottolineare il fatto che la filosofia è arrivata là dove è giunta solo grazie a questi pionieri  che possono apparire un pò paradossali o strambi  nei loro ragionamenti, ma risultanti  ai loro occhi   del tutto logici  e sensati.

Potremmo paragonare questo apparentemente    incomprensibile   comportamento  iniziatico  alle odierne  pratiche  ascetiche indiane messe in atto  con assoluto successo di adepti  dai   relativi   capi  carismatici.

L’altra faccia della sopportazione del dolore e del distacco dalle passioni   prende il nome di  stoicismo. Chi di noi non avrà mai sentito l’espressione  “Sopportare stoicamente  una certa situazione “,  che è diventata  parte del nostro parlato?

Il capo dello stoicismo fu Zenone, residente a Stoa (da cui deriverà il termine stoico).  Il centro del discorso non è più il piacere piuttosto  che il non piacere,  ma l’atteggiamento virtuoso piuttosto che non virtuoso. Il centro dell’interesse non è più l’io  preso in se stesso e nella sua piccola comunità, ma l’io preso dentro la comunità a cui appartiene. Ogni nostro comportamento può avere una ricaduta nel bene come nel male.  L’uomo virtuoso  persegue la scelta più giusta, incurante  del dolore, incurante della fatica, incurante del sacrificio.  In altre parole  ci si stacca notevolmente dall’edonismo solipsistico dell’estraniarsi dal mondo. Qui si tratta di sapersi prendere cura degli  altri con la stessa cura con cui ci si prende cura di noi stessi. Sarà per questa sua vocazione altruistica che lo stoicismo  riuscirà ad avere  seguaci un poco   ovunque,  tra i platonici, gli aristotelici e gli eclettici, che ancora dobbiamo conoscere.

L’eclettismo è  il terzo  grande pensiero che si aggiunge    ai già nominati. Si diffonde in età ellenica, ha come massimo rappresentate un certo Filone, ma verrà portato ai massimi livelli  da Diogene Laerzio ( da distinguersi da Diogene di Sinope meglio conosciuto some Socrate il pazzo).

Oggi giorno si usa il termine eclettico per intendere un qualcuno o un qualcosa che dimostra diverse qualità intrecciate, capace di mescolarle e di arrivare ad una sintesi costruttiva.

E’ di per sè espressione di antidogmatismo, di elasticità mentale, di capacità inventive e  non programmate;  l’eclettismo  viene di  fatto messo in pratica da diversi sistemi ancora vigenti, che spaziano dal mondo scientifico al mondo filosofico, dal mondo mistico/idealistico    al mondo  politico e  organizzativo.

L’anello debole ma non per questo meno importante    dell’eclettismo  sarà il suo  cadere per certe  frange e per certi spazi temporali     nello scetticismo.

Il maggiore esponente dello scetticismo sarà Pirrone di Elide, da cui è derivato anche il termine di pirronismo. Detto filosofo  segna di fatto il punto zero di rottura con la vecchia  filosofia ed il suo modo di intendere la verità.

Potremmo dire che  in ognuno di noi alberga un animo pirronico, per quanto non lo si voglia ammettere.

Se fino allo stoicismo  l’idea di verità era associata  ad un sistema di valori indiscusso ed universale, con l’atteggiamento scettico viene messa in discussione la possibilità stessa del vero, cioè della conoscenza intesa nella sua infallibilità.

Di fronte all’incertezza del prendere una decisione non rimane che l’astensione dal giudizio,  ossia l’epochè;

e di fronte  all’incomprensibilità di una cosa non rimane che    l’acatalessia.

Il riconoscere l’impossibilità del sapere o meglio la sua fallicità continua non impedisce comunque la possibilità dell’essere felice; anzi, l’eudemonismo è il pensiero centrale di Pirrone e del suo maggiore discepolo, Timone.

Dal momento che non ha senso avere opinioni che possono avere il peso di un nulla,  il fine ultimo della vita è l’afasia ( rinuncia alla verità),  ma si parla anche di un atteggiamento apatico, assente, imperturbabile.

Siamo sempre sulla falsa strada di  Epicuro,  che predicava  per ragioni simili   l’atarassia/aponia (fuga dal dolore), ma in questo contesto  Pirrone non nega l’esistenza di un UnoBene, come lui lo definisce ;  certo che la distanza tra l’UnoBene e la realtà dell’umano è abissale e incolmabile.  Si parla del pirronismo come del rovesciamento dello stoicismo.

Può concludere questa carrellata dei  diversi volti del pensiero antico greco postsocratico  la figura   emblematica   e complessa   di Ermete  Trismegisto (che significa tre volte grande).

Di lui si è detto di tutto ed il contrario di tutto, ma di certo è stato  un pensatore a dir poco eclettico (per tornare al termine di prima); si è occupato per la prima volta di musica e di  cosmogonia, di cura del proprio corpo  ma anche di scrittura, di  escatologia, antropogonia e religione. Il suo pensiero si lega alla mitologia   egizia ed  educa   all’arte dell’ermeneutica. Influenza il cristianesimo dei primi secoli dal quale poi verrà condannato come pensiero eretico.