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problemi di disciplina

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Si ricomincia da zero…

Squilla il telefono, o meglio, il cellulare; lo sbircio, il numero non mi  dice nulla, che faccio? rispondo?…certo che rispondo, potrebbe essere qualche scuola che mi chiama, meglio rispondere anche se attendo le mail…

Questo è il pensiero delle insegnanti supplenti che attendono la loro chiamata, quella che le  porterà (se avranno fortuna) dentro i locali di una scuola.

Mi sono letta un pò di articoli della professoressa Isabella Milani, e mi sono detta che se li avessi potuti leggere molti anni fa, quando ero una pivellina alle prime armi, forse  il mio tracciato lavorativo sarebbe stato diverso e meno travagliato.

Isabella ha una grande dote: parla di cose che fa, che fa da trent’anni (dunque qualcosa avrà imparato), e che insegna ad altri colleghi  alle prime armi, perchè ama il suo lavoro, perchè ha la passione di trasmetterlo, perchè ama i suoi colleghi per la banale ragione che li comprende, e sa mettersi nei loro panni.

Isabella ha una grande dote: ama  i  suoi studenti,  per lei non sono mai carne da macello, capre sgangherate nel senso  di “irrecuperabili” allo studio, perchè sono solo bambini o ragazzi ( o giovani)  che necessitano della presenza in classe  di un adulto maturo, competente e  coscienzioso.

Isabella ha una grande dote, infine: è sintetica nell’eloquio, è diretta, è pratica, è vivace nel senso che ci si diverte a leggerla, è onesta, è sincera, è tecnica, conosce le leggi e le applica, facendole rispettare e rispettandole.

Stop. Non sono qui per fare l’elogio di questa donna che fino a ieri non sapevo neanche che esistesse.  Sono qui per cercare di fare capire o più banalmente per ricordare  a chi mi stesse leggendo (e a me stessa)  che l’insegnamento è un lavoro particolare, impegnativo, importante, sul quale la società e di conseguenza la sua classe politica dovrebbe molto molto investire (mentre purtroppo non succede).

Leggendo i vari post di Isabella, ma dovrei dire della professoressa Isabella, tale è il senso di rispetto che mi sento di riportarle,   mi sono rivista  per quello che oggi avrei già potuto avere imparato e invece devo ancora sperimentare.

Non importa. Si ricomincia da zero, nel senso che  ognuno ha il suo percorso, il suo tracciato da registrare e da comprendere.

Quando rientrerò nella mia classe, credo d’avere ricapito che dovrò percepirlo come un evento di capitale importanza:  sia perchè non sono più giovanissima  e da me  ci si aspetta almeno la maturità degli anni; sia perchè  i bambini o i ragazzi che saranno  dovranno avere di me subito l’idea di una persona speciale, di una  che  quando arriva non ci si può non accorgere e continuare a fare o dire come se niente fosse; sia perchè dal primo impatto, dalla prima conoscenza, scaturiranno tutte le dinamiche successive.

Mi sembra d’avere ricapito che essere insegnanti è un pò come essere in parte  attori: bisogna tenere la scena, bisogna catturare  lo sguardo; ed è un pò come essere in parte  dei direttori, bisogna far capire subito chi comanda, chi è che decide, chi detta le regole, chi permette e non permette questo o quello.

L’insegnamento parte dalla disciplina. Se non c’è disciplina, non si è in grado di fare nessuna lezione. I  bambini sono tali per cui non si può pretendere da loro che già sappiano comportarsi dentro un sistema  collettivo (come ci si potrebbe aspettare dagli adulti, anche se di fatto nemmeno gli adulti si comportano spesso come dovrebbero).

Noi siamo lì per porre le basi di un saper stare insieme in modo proficuo.

Ce la farò? Sarò in grado? Come metterò subito in riga i bambini difficili? Come saprò avere la risposta pronta ad ogni loro provocazione?  Saprò tenere la calma? Saprò non demoralizzarmi?  Saprò urlare solo con moderazione, e non decadendo nello starnazzamento? Saprò porre rimedio  a tutti i piccoli errori che inevitabilmente commetterò? E  soprattutto  saprò rendermi conto degli errori?

Di questo  credo di sì.  Chissà perchè quando facciamo qualcosa di sbagliato mentre che ci stiamo impegnando a farlo giusto,  ce ne accorgiamo.

E poi ancora: saprò tener testa ai colleghi non collaborativi? ai genitori che pretendono di sapere più degli insegnanti? alle richieste assillanti di un sistema e di un programma non a misura di bambino? alle necessità tecniche e strumentali  che la scuola stessa non sa fornire ma che disperatamente necessitiamo?

Quanti dubbi.  Posso solo rispondere che  non lo so. Come faccio  a saperlo oggi? Però mi sto preparando.

Il mio cervello ed il mio cuore stanno lavorandoci sopra…

Leggo, rileggo, mi informo, torno ad informarmi, mi immagino nelle situazioni,  mi immagino nelle necessità, rifletto, prevedo, programmo il programmabile…

(L’essere sinceri viene spesso visto come una debolezza, uno sbaglio, una sconvenienza. Dipende: se dobbiamo dire a qualcuno che non capisce nulla, è meglio non dirlo, perchè lo offenderemmo e perchè non sarebbe vero, probabilmente.

Ma se dobbiamo esprimere un concetto, un fondamento, uno stato, un pensiero del quale siamo certi, su cui puntiamo molto, perchè non dirlo anche se dovesse apparire come un “raccontare troppo” ?? Se chi legge poi equivoca, è un problema suo che ha equivocato. Sono sempre disposta a tornare sui miei passi, quando mi accorgo della necessità di farlo.  Quando mi leggete, vi pregherei di farmi notare cose che non vi risultano chiare, che non riuscite a inquadrare nelle trame dei discorsi.)

 

Di certo, auguro  Buon anno scolastico a tutti.   🙂

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