Marx

Marx nasce nel 1818 e muore nel 1883. E’ senza dubbio uno dei filosofi più noti del XXesimo  secolo, e di lui si è scritto di tutto e tutti ne hanno voluto scrivere, per l’ovvia importanza che ha  avuto il suo pensiero a livello storico e antropologico.

Viene definito il pensatore della totalità e tra tutte le sue varie opere importanti ( Sulla questione ebraica, Critica della filosofia del diritto di Hegel, La sacra famiglia, L’ideologia tedesca, Tesi su Feuerbach e il Capitale- scritto in collaborazione con Engels)  è dalla figura di Feuerbach  che Marx riparte. Il filosofo del concetto di  dio=uomo e uomo=dio  aveva posto le basi dalle quali potere voltare pagina, diversamente da Hegel che aveva tenuto Dio dentro la sua struttura filosofica, semplicemente cambiandogli  la funzione  da trascendente in  trascendentale/metafisica/filosofica.

Marx porta alle estreme conseguenze  il bisogno dell’uomo di emanciparsi da un Dio fasullo, rivelatosi pura invenzione umana e concetto alienante al servizio della Chiesa e del potere che va a braccetto  con essa. Il vero problema è  economico e    sta nel capitalismo che si è giustificato e che ha manipolato la stessa religione a proprio vantaggio e interesse.

Bisogna fare un’analisi puramente storica e attenersi ai fatti: i fatti sono che c’è il Capitale e c’è la classe lavoratrice che è stata asservita al potere. L’operaio è stato defraudato del plusvalore del suo lavoro, condannato ad uno salario  che lo paga come un servo (gli paga  semplicemente le ore impiegate)  e non come un membro indispensabile del processo capitalistico.

Per cambiare il sistema  occorre l’importante costruzione della coscienza di classe, e secondo Marx questa emancipazione sarebbe accaduta  a tempo debito proprio nella classe operaia che sarebbe giunta   a prendersi in mano il potere, con una necessaria azione politica e rivoluzionaria e attraverso una classe di intellettuali (teoria che sarà  anche gramsciana  che mette l’istruzione e la cultura al centro del processo  di passaggio/trasformazione  sociale)

Marx è hegeliano nel senso che è favorevole allo Stato forte, ma è contro Hegel quando  sostiene il bisogno di fare un rovesciamento del potere, che Hegel invece non aveva affatto intravisto.  Hegel  aveva plaudito  la rivoluzione francese,  ma quando si tratta di  ipotizzare una  simile  rivoluzione   all’interno   della storia  del suo  tempo,  non la immagina  necessaria.  Per questo   slancio sovversivo Marx    riprende  Rousseau e lo stesso  Ficthe, anche attraverso Kant che  aveva teorizzato la necessità di tenere la fiamma accesa nel cuore, la legge morale viva   dentro di noi.

Per Marx  la lettura del mondo non deve essere fenomenologia e astratta, ma  materialistica e concreta. Da qui la definizione del suo  pensiero come materialismo storico e scientifico (contro ogni   rischio di misticismo  logico che invece Marx considera pericolosi e  improduttivi). Per Marx  occorre rovesciare il capitalismo che si basa sulla proprietà privata e sostituire detto capitalismo con la proprietà pubblica, messa nelle mani dello Stato,  che quindi diventerebbe comunistico o comunitario.   Occorre combattere l’ideologia con la forza dell’idea; già Napoleone aveva  criticato l’ideologia della Restaurazione  e dell’Ancieme Regime,  sostenendo che bisogna parlare con i dati concreti che dettano le condizioni di vita reale delle persone, degli uomini che contribuiscono  allo Stato che abbiamo la pretesa di governare.

Bisogna distinguere la Struttura dalla Sovrastruttura; la struttura è economica, la sovrastruttura è giuridica-istituzionale-culturale-politica.  E’ la sovrastruttura che permette alla struttura di esprimersi e mantenersi tale. Solo l’arte ha una funzione universale che può trascendere le condizioni oggettive e materiali,  ma la possibilità di cambiare   l’economia è  dettata dalla possibilità di cambiare la sovrastruttura,  e questo richiede una classe di intellettuali  che sarebbero giustificati a   promuovere anche ideologicamente  quello che anche Marx  chiama  con intento nobile  l’idealismo  tedesco.

Insomma, una società non per forza deve essere capitalistica: può essere comunistica, se va a modificare gli equilibri esistenti e non certo immodificabili.

La teoria marxista in semplici ma precise  parole distingue  la merce d’uso (tipica nel sistema feudale) dalla merce di scambio (tipica nel sistema capitalistico). La sostanza  della merce è il lavoro. Si riprende Smith e Ricardo, i due teorici economisti del  liberalismo  inglese. Il lavoro può essere  concreto o astratto; il lavoro concreto è arrivare al prodotto, il lavoro astratto  è il tempo medio necessario per arrivare al prodotto ( fatto non solo di tempo lavoro ma  del  corollario  che lo integra  come  per esempio i corsi di formazione ecc). Tutto il processo è detto processo produttivo. Tutto è ridotto a merce, anche  il  lavoro astratto  stesso e non solo le materie prime; l’uomo stesso è merce, merce di scambio. Il ciclo è dettato dal   binomio  denaro-merce. Dentro un sistema comunitario  questo binomio verrebbe modificato/interrotto. Bisogna quindi cambiare le regole di produzione e non solo quele di distribuzione, come invece sosteneva   il liberalismo.  Bisogna combattere il plusvalore del plus lavoro   ossia la parte di salario rubata all’operaio.

Lo storico   fallimento della teoria marxista che ha visto smentite  le sue previsioni sul crollo imminente ed organico del capitalistico, hanno lasciato aperto  le conseguenti  riflessioni  sui limiti e sui meriti del capitalismo stesso.  Inoltre l’impianto marxista trova la sua effettiva  realizzazione dentro una società contadina e latifondista, e non industrializzata. In un secondo momento  e attraverso complicate vicende storiche mondiali,   questa stessa società verrà  portata a trasformarsi in industriale  attraverso un processo forzato e imposto dall’alto,  paradossalmente si potrebbe dire, perchè il comunismo dimostra di dovere ricorrere per potere competere  proprio   alla stessa società industriale e sfruttatrice  che aveva criticato e  contestato.  Certo, industriale ma non capitalistica, si potrebbe aggiungere,  dove il potere non viene dato alla classe  borghese ma ad una intellighenzia  ristretta che ne detta per il proprio  successo, con tirannia e  attraverso la forza,     leggi, strumenti  e  meccanismi.    Se però il fine che si prefiggeva Marx era quello di rendere le condizioni di vita dell’operaio più umane e libere, oltre che egualitarie,  questo stesso fine il comunismo staliniano (giusto per  riferirci  al comunismo che più da vicino ci ha coinvolto),  Marx   dimostra di non averlo affatto raggiunto.  Allora il problema  non era e non è nella proprietà privata, visto che la proprietà  centralizzata ha eliminato i privilegi  dei capitalisti  ma solo per creare  altre e sempre disumane   forme di ingiustiza.   Il problema deve stare altrove.

Dietro l’immenso valore  filosofico, politico, sociale, antropologico, economico ed etico  del Capitale  stanno incongruenze, abbagli, imperfezioni  ancora tutte   aperte  e  di indubbio interesse. Nulla può togliere a Marx il suo ruolo di  sdoganatore   della  coscienza di classe. Nulla può togliere a Marx il suo rivoluzionario approccio  alla storia  intesa  nella sua distinzione  tra struttura e sovrastruttura.

Ricapitolando sinteticamente:  il sistema feudale  si reggeva su un’economia di sussistenza e a bassa produzione;  il sistema capitalistico  si basa  sul profitto del capitale a danno  del lavoratore  e del suo sfruttamento.  Diventa un’economia di accumolo, dove tutto acquisice un prezzo, un valore di scambio. Il Dio denaro è stato messo al centro del processo di vita, detta in maniera semplicistica. La legge soffocante è quella della domanda e dell’offerta. La sovrapproduzione porta ad un eccesso di offerta contro il decrescere della domanda. Si parla di oscillazione dei prezzi e di merce feticcio. La logica commerciale dei prezzi non è  fissa ma soggetta a fenomeni instabili, illogici  e non controllabili. Si parla di deificazione della merce, quando per avere un oggetto (soprattutto nel campo della moda) si arriva   alla prostituzione o alla messa in vendita di valori che dovrebbero essere non commerciabili. Ma la merce non è solo da intendersi come cosa, può essere anche un obiettivo, un traguardo, per raggiungere il quale si è disposti a tutto. E questo ben noto meccanismo tipicamente borghese  è stato nel comunismo come nel capitalismo.  Idee profondamente diverse finiscono per riprodurre comportamenti immutati. Allora non basta l’idea, ci vuole l’uomo nuovo, l’uomo vero, l’uomo etico a capo di uno Stato etico.

Il comunismo in generale   ha  dimostrato che il cittadino libero e padrone del suo tempo non può essere ridotto a ingranaggio obbligato di un sistema produttivo  che deve con la schiavitù dei suoi servi  garantire la sussistenza  del proprio sistema sociale, politico  ed  economico, messo oltremodo   in pericolo da logiche  prevaricatrici internazionali e mondiali, dove  l’avvento tecnologico  dell’atomica ha messo tutti nelle mani della possibile follia di turno ( ancora oggi  è  difficile  sapere  quali e perchè  siano i paesi  in diritto di possedere  il nucleare) e dove  è rimasto   centrale il bisogno di tutti   di avere il capitale.

Su Marx ed il suo influsso nella società contemporanea si dovrà tornare ancora, visto che  rimane una questione non risolta quella della giustizia sociale, da cui tutto aveva preso  slancio.

Per concludere momentaneamente si può aggiungere un termine ancora taciuto ma evidente, ossia il dichiarato ateismo di detta filosofia.

L’ateismo di Marx  ha qualcosa di nuovo, che ancora non aveva fatto la sua comparsa; non è dettato da mancanza di fede (vorrei credere ma non ci riesco), non è dettato dall’avere filosofie  spiritualiste  che in qualche modo  potrebbero compensare l’assenza della religione (Hegel);  non è nemmeno dettato da un modo razionale d’essere credente (Kant). E’ dettato da una materiale concezione del mondo  e dell’esistenza. Da una materiale  e storica concezione  del mondo  e dell’esistenza. Da una materiale, storica e  dialettica concezione  del mondo   e dell’esistenza.  Infine da una materiale, storica, dialettica e scientifica  concezione del mondo e dell’esistenza. Ossia,  l’ateismo diventa una fede essa stessa.