DECONOLIZZAZIONE E NEO COLONIALISMO

DECONOLIZZAZIONE  E NEO COLONIALISMO

La fine della seconda guerra mondiale ha significato doversi prendere cura di un mondo che era profondamente mutato nei suoi equilibri e nelle sue aspettative di crescita.

La nuova parola d’ordine dopo RICOSTRUIRE   diventa DECONOLIZZARE, ossia lasciare le terre ai loro popoli, l’Asia agli asiatici, l’Africa agli africani ecc…come l’Europa agli europei, un Europa che cominciasse a pensare al plurale, a sentirsi un organismo unito e non in perenne conflitto.

All’Europa di oggi si è potuti arrivare anche attraverso il principio sopra descritto,  e quindi i nuovi Stati uscenti dal  conflitto avevano come priorità quella di RICOSTRUIRSI SENZA PIU’ AGGREDIRSI, al costo di dovere abbandonare del tutto   le  proprie logiche aggressive   ottocentesche.

IL PRINCIPIO DI AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI    è stata una politica voluta dalle due superpotenze, che si attendevano di guadagnarci da questa ridisegnazione degli Stati, e una politica voluta dalle stesse colonie dove sono andati nascendo i movimenti nazionalisti ed indipendentisti.

Questo processo di deconolizzazione dura dal ’45 al ’75, e moltissimi Stati prima asserviti   acquistano la loro sovranità.    Non senza conflitti, non senza battaglie, non senza scontri e resistenze, soprattutto  da parte francese, per il principio conosciuto che vede la Francia come potenza accentatrice mentre gli inglesi hanno avuto nella storia una politica coloniale più pragmatica e meno assolutistica.

In breve, l’INDIA  ottiene l’indipendenza dagli inglesi  nel  47 insieme al PAKISTAN, da cui si divide, attraverso la storica impresa pacifica del loro leader, Gandhi a religione indù, e di Nehru a religione musulmana. Questo complicato processo di separazione determina la guerra del KASMIR  e la stessa divisione del Pakistan in governo occidentale e governo orientale (BANGLADESH)

Il VIETNAM  (parte dell’Indocina che scende in rivolta)  si prende   l’indipendenza dalla Francia nel 45 attraverso il suo leader comunista  HO CHI MINH, ma     solo nel 54 ottiene   l’autonomia,   dopo anni di lotte sanguinosissime, che vedono la rivoluzione comunista concludersi positivamente.  E’ la prima volta che un paese OCCIDENTALE E DOMINATORE   riceve una pesante sconfitta militare, e questo segna un punto di svolta.  Al tavolo delle trattative nascono 4 stati  indocinesi: CAMBOGIA, LAOS, VIETNAM DEL NORD (COMUNISTA) E VIETNAM DEL SUD (protettorato USA).

Seguono altri Stati nascenti, come le FILIPPINE, lo SRI LANKA. la Birmania, Singapore, la Malesia e l’Indonesia.

Nel MEDIO ORIENTE nel 45 ottengono subito l’indipendenza il LIBANO e la SIRIA, e poi IRAQ, TRANSGIORDANIA E ARABIA SAUDITA.  Tutti questi paesi si uniscono nella LEGA ARABA,  a cui si aggiunge l’EGITTO E LO YEMEN.

L’EGITTO   era uno stato libero già dal 22, ma nel 52 vive un colpo di stato interno contro il suo dittatore FARUK  che trasforma la monarchia assoluta in  REPUBBLICA COSTITUZIONALE. Il  nuovo governo nelle mani di NASSER nazionalizza il canale di SUEZ, causando la reazione di Regno inglese  Francia e Israele. I primi bombardano IL CAIRO e gli ultimi assediano il SINAI. La situazione si fa esplosiva e si risolve con le minacce di intervento URSS E USA. Sono le due superpotenze  che obbligano Nasser a rivedere la politica su SUEZ, a dimostrazione del fatto che ormai siamo in un mondo a DIRETTIVA    URSS-USA, dove il potere europeo non conta più molto.

NEL NORD  AFRICA   FRANCESE    ci sono colonie che ottengono pacificamente l’autonomia ed altre no. Tra le prime c’è il MAROCCO E LA TUNISIA,  tra le seconde c’è l’ALGERIA. In Algeria scoppia una guerra interna  che inizia  nel  54,  tra il FRONTE NAZIONALE ALGERINO e i francesi sia interni che esterni. Da questo fatto inizia il terrorismo islamico che arriva in Europa. La guerra si conclude nel 62, tra DEGAULLE   E L’ALGERIA INDIPENDENTE.

NEL CENTRO  AFRICA gli stati che arrivano all’indipendenza sono il SUDAN nel 56, NIGERIA, SIERA LEONE, UGANDA, RUANDA, BURUNDI nel 62 ,  MALAWI, ZAMBIA, TANZANIA, GAMBIA e  BOTSWANA nel 68.  Nello ZIMBAWE  si arriva all’indipendenza solo negli anni 70, dopo una durissima guerra interna.  Lo stesso per il KENYA.

La lista dei paesi africani che arrivano a reclamare la loro autonomia sarebbe ancora lunga…ma due  parole sulle ex colonie italiane vanno dette:  ETIOPIA, ERITREA, LIBIA E SOMALIA ottengono il loro Stato tra il 41 (Etiopia)  e il 60 (Somalia).

Un discorso a parte merita il SUD AFRICA  che vive il doloroso episodio dell’APARTHEID RAZZIALE. Nel 63 le NAZIONI UNITE impongono   L’EMBARGO ECONOMICO per indurre il governo dei bianchi ad abbandonare il razzismo,  ma solo  una lunga  azione politica e di resistenza  pacifica portata avanti dal loro leader NELSON MANDELA   riesce a porre fine alla segregazione razziale.

Altro discorso mirato va fatto per la nascita  dello STATO DI ISRAELE.

Nel 1948  nasce Israele che accoglie migliaia di profughi ebrei che decidono di andare a vivere in una terra da dove non sarebbero più stati perseguitati e cacciati.  Questo ritorno nella terra dei padri però crea un nuovo conflitto interno, tra ebrei e palestinesi, che si vedono togliere una parte di terra che considerano propria. Inizia una serie di guerre fatta di tentativi da parte israeliana di allargarsi, e fatta di resistenza da parte palestinese. Il primo scontro si conclude con la sconfitta araba.  Uno scontro specifico accade tra Telaviv  e Israele, dalla cui guerra nasce lo stato indipendente di Giordania, mentre GERUSALEMME  occupata sia ad ovest che ad est  viene dichiarata capitale di Israele. La tensione cresce altissima, l’Onu propone la nascita di DUE STATI AUTONOMI, ma la Palestina si oppone. Segue la guerra dei sei giorni nel 67 dove Israele occupa dei territori  e poi del Kippur nel 73, che  vede URSS pro Palestina e USA pro Israele. I palestinesi non accettano la sovranità degli ebrei, e gli ebrei non vogliono ritirarsi dai territori. Non solo, questa zona interessa tutti, per la forte presenza di petrolio, e una serie di paesi mediorientali tra cui l’Iran prende parte alle trattative tra le due super potenze già in campo.  Come risposta a tutto questo  in Palestina nasce l’OLP cioè l’organizzazione per la liberazione della PALESTINA, capeggiata da Arafat, che inizia la strategia del terrore e sostenendo la distruzione di Israele. Israele non rimane certo a subire, reagisce con tutta la propria forza militare e gli appoggi statunitensi.

Per quanto riguarda il sottosviluppo e i cosiddetti  paesi del TERZO MONDO, si può dire che questi nuovi popoli  NON ALLINEATI alle due super potenze e alla ricerca di una loro cooperazione indipendente, sono in via di sviluppo  e necessitano veramente di tutto,  da una amministrazione statale adeguata a una classe dirigente non corrotta, da un’economia agricola  sviluppata  alla necessità  di tecnologia e sovrastrutture,  dal controllo della natalità esponenziale  ad un programma di alfabetizzazione  capillare, dal bisogno di politiche stabili  ad appoggi economici adeguati.

Tutto questo diventa terreno fertile per il riproporsi di nuove forme di NEOCOLONIALISMO,  che propongono vecchi schemi di sfruttamento e di sottomissione dei popoli. Un esempio classico di questo nuovo colonialismo è dato dalle SETTE SORELLE ossia i sette stati industrializzati che si mettono a capo  delle risorse petrolifere e ne fanno un monopolio a discapito dei paesi in via di sviluppo. 5 stati USA + Regno unito + Olanda sarebbero gli stati capitalisti. Inoltre in sede di politiche commerciali i paesi svantaggiati vengono penalizzate da politiche capitalistiche che fanno solo aumentare il divario tra  paesi ricchi e paesi poveri.

In AMERICA LATINA  gli USA mettono in campo un loro proprio NEOCOLONIALISMO, con lo sfruttamento delle immense  risorse locali. Contro questa ingerenza estera  l’atteggiamento politico è quello paternalistico, populistico, demagogico e plebiscitario, volto all’assistenza pubblica, alle politiche sociali e al riscatto di concessioni straniere.  Un esempio ne fu la dittatura argentina populista di PERON, volta all’autarchia e alla nazionalizzazione, che governò dal 46 al 55.

Altro esempio di rivolta al capitalismo   è la rivolta di CUBA dal dominio USA. La dittatura di Batista del 59 con un colpo di stato,   fa di Cuba  nel 61  un centro comunista pro URSS in piena vicinanza USA, al quale gli USA rispondono   con l’embargo commerciale e con lo sbarco di anticastristi; Cuba resiste  e si arriva sul punto di un terzo conflitto mondiale, sventato da politiche  diplomatiche e strategiche all’ultimo minuto. La Russia ritira le navi cariche di missili che avrebbe dovuto sbarbare a  Cuba, e  Cuba diventa un paese leninista marxista in piena area occidentale capitalista, protetto comunque dall’Urss che sarebbero intervenuti in qualunque momento in caso di attacco Usa.