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un lavoro nel cuore, cuori che si rincorrono

da Rebecca, ragazzina in crescita…

Grazie, Rebecca 🙂

Raccontando sui ragazzi

La scuola sta per finire; potremmo dire nel mio caso  ancora  tre lezioni vere, e poi gli ultimi giorni per i saluti.

Il bilancio dell’anno, per quel che mi riguarda, è stato molto positivo.

Ho avuto una certa perdita economica, per ragioni contabili  che non sto a spiegare, ma ho fatto punteggio, ho fatto esperienza, ho fatto pratica in molti settori nuovi che ho potuto esplorare, e posso dire di diventare sempre più competente in questo bellissimo mestiere.

Quando lasci un’alunna molto problematica   per un pò di tempo e poi te la vai a riprendere e ti dice  in tutta sincerità, nella forma linguistica più corretta, nonostante il suo grave deficit sintattico e morfologico,  “Maestra, mi è mancato lavorare con te..”, io dico che non posso che sentirmi gratificata.

Quando i bambini incrociandoti per il corridoio ti rincorrono e ti chiedono:

“Quando vieni a prendermi?”,  “Perchè non sei venuta l’altro giorno?”….,  io dico che posso sentirmi  compiaciuta.

Però mi chiedo anche “E’ possibile che la mia richiesta didattica sia  piuttosto bassa, e dunque i bambini sono contenti perchè non devono sforzarsi troppo?”

Ma poi mi rispondo in tutta onestà: ” No, non è vero che chiedo troppo poco ai miei ragazzi; non è nella mia natura chiedere poco, anzi, devo sempre darmi una misura perchè tendo per slancio ad allargarmi, ad alzare il tiro…”

Forse è più vero che ho cercato di utilizzare una lezione sempre sotto forma di gioco, dove il gioco è inteso come strumento di apprendimento molto molto serio e molto efficace.

Certo, ho giocato in casa, dove la classe è costituita di pochi alunni, dove le possibilità di aggancio con i ragazzi sono estremamente favorite.

Già, ma è anche vero che lavorando con il gruppo, che spesso può risultare limitante, ti chiede di dovere rinunciare agli stimoli e alle possibilità di interazione che possono dare solo i gruppi classe.

Così che il mio bicchiere è sempre mezzo pieno, per me.

Quante cose avrei voluto e potuto fare, tuttavia, e non ci sono riuscita. Vuoi per mancanza di tempo, vuoi per mancanza di capacità di cogliere l’occasione, vuoi a volte per stanchezza, o per altre  difficoltà  di varia natura.

Cosa mi resterà dentro la valigia degli attrezzi scolastici che l’anno scorso non avevo?

Tante cose: per esempio il fermo proposito di non farmi buttare via dalla riforma che è appena andata in porto ma che lascia ancora moltissimi punti oscuri; per esempio l’intenzione di concludere il prima possibile il corso  di formazione, l’ennesimo, al quale mi sono appena   iscritta; per esempio,  la speranza di incontrare colleghi di lavoro con i quali potrò entrare in sintonia in una maniera più o meno continuativa, e non sempre sotto forma di incroci  destinati a spezzarsi…

Io da grande,  ho deciso,  starò fino alla fine  nella scuola dalla  parte dei banchi.

(testimonianza di un insegnante qualunque)

 

Interclassi, che farsa

Nelle interclassi ci sono due momenti; il primo è quello dedicato ai soli docenti, il secondo è quello di incontro con i genitori. Quello che accade di fatto è più o meno questo: i docenti si mettono d’accordo sulle cose da dire, e poi sulle cose da non dire. Le cose da non dire sono tutte quelle che potrebbero preoccupare i genitori, che andrebbero dal Preside a lamentarsi. Il Preside irritato interverrebbe ignorando le posizioni dei docenti stessi, secondo un suo  libero arbitrio, e spesso andando a peggiorare le cose e creando un clima di scontento generale. E poi la riforma vorrebbe mettere tutto nelle mani di un solo Uomo al comando? Che follia. La scuola non è una caserma, non può avere un regime militare, e chi lo pensa non può che essere o folle, o anni luce lontano da  questo lavoro…. Certo che se la Politica   avesse dato o desse ai suoi addetti ai lavori strumenti adeguati di intervento e di organizzazione,  forse il clima delle interclassi sarebbe diverso e più sensato… E chi nel frattempo ne fanno le spese?  Proprio gli alunni, rimasti ignorati nelle loro necessità, vuoi perchè non ci sono le risorse che non si ha la volontà di trovare, vuoi perchè non ci sono sinergie, vuoi  perchè non ci sono motivazioni.

Però tranquilli,   esistono comunque i bravi maestri come i bravi studenti.

e Naturalmente tutto ciò non accade nella mia scuola, che è tra quelle che funzionano meglio in assoluto.

Ciao bambini…

Voglio mandare un saluto ai miei bambini che quest’anno non saranno più miei, però avranno altre  meravigliose maestre al loro fianco.

Li voglio chiamare tutti: Fatine, Omar, Denisa, Muhammad, Giada, Manar, Lucian, Sebastian, Aroon, Madijoline, Drissi, Gabriele, Melike, Abbrescia, Marika, Marzia, Gloria, Michelle, Dilan, Isabella, Davide, Valentina, Elena, Rebecca, Arianna, Elisa, Denis, Alessandra, Alessandro,  Chiara,  Cristian,  Olga, Paola e Lyam.

Spero di avervi ricordato  come era giusto che si facesse.

Un forte  abbraccio  e un    “in bocca al lupo” per questo nuovo anno scolastico.  🙂

 

 

cari genitori…

Cari genitori, ho voglia di parlare un poco con voi, che siete le persone più interessate a che la scuola possa   funzionare bene, ma anche le meno informate sui fatti. Vediamo se riesco a darvi dei punti di riferimento precisi, per quel che posso. Lavoro nella scuola da sempre, con la scuola io  ci sono nata, alla scuola ho dato molto (forse troppo), ma devo ammettere che ancora moltiiiiiiissiiiimo mi aspetto di ricevere. Come voi, del resto, che alla scuola date i vostri figli, che poi sono anche i nostri, nel senso che facciamo parte tutti della stessa società, ma dalla stessa  scuola ricevete poco al confronto di quanto impegnate di vostro. Vi dico perchè le cose vanno male o non vanno come si potrebbe e si dovrebbe cercare di fare:

  • perchè nell’amministrazione lavora gente poco pagata, poco formata e poco motivata
  • perchè alla dirigenza troviamo persone spesso autoritarie ma non autorevoli e competenti
  • perchè nelle classi troviamo insegnanti poco formati, poco competenti, ed anche  in questo caso poco motivati (non entro nel merito della questione economica)
  • perchè dietro i banchi troviamo bambini e giovani che hanno una voglia matta di imparare  ma non lo sanno, o non  sanno come fare, e si trovano allo sbando, finendo per scegliere le vie più comode e anche  le più disastrose
  • perchè voi stessi non vi occupate in maniera adeguata di quanto fanno o non fanno i vostri figlioli  durante il tempo scuola

Vi sembro che abbia un poco esagerato? Credetemi, è anche peggio. Nella scuola tutto o troppo è lasciato alla buona intenzione dei singoli: gli uffici funzionano se c’è quella che si addossa il senso di responsabilità professionale; le aule funzionano se c’è l’insegnante di turno   che cerca di fare un buon lavoro impegnando la propria competenza specifica; le attività in genere funzionano in ultimo se c’è un corpo ausiliario adeguato nel numero e nella  qualità,  perchè scusate, anche nel pulire un banco ci deve essere un certo criterio che poi fa la differenza finale… La stessa burocrazia, nella logica dei suoi decreti, io  che li leggo, li studio e li devo applicare  nella mia funzione di amministrativa, oltre che di insegnante,   premia il mediocre, la sufficienza, e scoraggia oltre che prendersi beffa,  il meritevole, quello che si è impegnato al massimo e si aspetterebbe dei risultati. No, la nostra legislatura, sia politica che finanziaria,  denuncia  a gran voce (ma lo fa nel silenzio assoluto) quanto sia inutile, e comunque non riconosciuto, avere l’amore per la formazione continua, avere la passione per  il miglioramento di sè e degli altri… Andatevi a leggere  i criteri di valutazione dei titoli formativi e dei titoli di servizio, visto che siamo in tempi di aggiornamento graduatorie (e la cosa interessa me stessa) ; viene garantito  un 17 a chi esce dagli studi  con il sei (la mitica sufficienza spesso regalata), mentre   viene dato solo un 24 a chi esce con il 10. Alcuni corsi di qualche giorno possono valere 2 punti , mentre un dottorato solo 12, per non parlare delle lauree che vengono valutate solo 3.

A una giovane diplomata magistrale che ha fatto solo quello nella vita, ma che ha lavorato per sei  anni, per esempio,  gli viene garantito  ben 72 punti solo per il servizio; sapete cosa sono 72 punti? ci vogliono  un dottorato più un tirocinio formativo per valere altrettanto, e poi non bastano, perchè 12 + 42 fa solo 54; allora ci dobbiamo mettere magari due o tre master ancora, visto che ogni master vale 3…No, non bastano ancora, ci vogliono dei corsi di perfezionamento e poi magari una flebo perchè anche il più collaudato degli studionostop, alla fine schiatta…

Avete capito cari genitori perchè la scuola non funziona? Perchè premia solo chi lavora, chi fa, chi è già operativo sul territorio, e poi che si studia a fare, visto che lavorare senza formazione  adeguata rende di più??? (in tutti i sensi, e non solo economici).

Non è una critica a chi fa, a chi è attivo, a chi si rimbocca le maniche;  è una critica a chi pensa che basta fare per essere a posto, che basta garantirsi il posto per essere corretto, che basta  pensare per sè per  stare tranquilli.

Chi ha saputo garantirsi il posto di lavoro, ma poi non si è più  preoccupato  di darsi la continua formazione necessaria, dando addirittura addosso a chi pensando diversamente cerca di non dimenticarsi di questo obbligo/diritto,  ai miei occhi è solo un meccanismo del sistema  che ha annullato la propria funzione creativa e critica di essere pensante.

Forse è per questo che il sistema adora  gli individui che si lasciano plasmare ed assorbire, dando loro persino l’illusione d’essere utili e produttivi.

Non stupitevi, cari interlocutori del mio quotidiano,  se   dietro le cattedre trovate spesso solo insegnanti ingessati, che esigono da voi il rispetto e basta, che a scuola sanno solo annoiare o dare  note e sospensioni… Questo passa il sistema, nel senso di quel che   insegna  e trasmette, un sistema che abbiamo tutti contribuito a rinforzare e consolidare nel tempo, fino a renderlo  credo inossidabile.

Lo avete consolidato voi, che pensate che la scuola è roba di cui non occuparsi, o che pensate che la scuola è solo un pezzo di carta che bisogna per forza conseguire, con qualunque mezzo. Lo abbiamo consolidato noi, che pensiamo che la scuola è un posto di lavoro sicuro (oggi nemmeno più questo),  dove timbrare il cartellino e fare passare il tempo. Lo ha consolidato il nostro gruppo politico e dirigente, che ha sempre relegato  la scuola all’ultimo gradino delle priorità, dovendo ubbidire alla legge di stabilità che ha saputo e sta sapendo  rendere stabile soltanto gli  stipendi dei già ricchi o dei già privilegiati senza onore. Lo ha consolidato il nostro sindacato, che  per lo più serve  ormai a conservare i propri, di privilegi, sordo ai veri bisogni, assente alle vere necessità, pigro e svogliato nelle questioni legali dove  però nel mondo del contrattualismo,  rimane fondamentale sapere agire con tempismo  contro gli strafalcioni delle regole assurde, per non dire anticostituzionali.

Ancora pensate che abbia un poco esagerato? Credetemi.  Non vi ho ancora detto nulla di come vanno veramente le cose. Però consolatevi. Non so perchè, ma io amo profondamente   questa  scuola  che ha da sempre bisogno di cambiare… 🙂

la scuola che cambia

La scuola che cambia è una scuola che si mette in discussione.

Lo fa non per spirito di protagonismo o di polemica, ma per spirito di partecipazione e di consapevolezza di sè.

E’ una scuola che sostituisce alla lenta e inumana burocrazia, un fare diretto e sentito, dove i protagonisti chiamati in causa si mettono in gioco e  cercano di dare il meglio di sè.

E’ una scuola che sostituisce al delegare, l’essere presente e responsabile.

E’ una scuola che non accetta le conformazioni di genere come assodate e immutabili,  ma si allena quotidianamente  al cambiamento stesso.

E una scuola dalle porte aperte, che non significa che basta esserci, ma che si traduce in un dovere dare la propria energia nei fatti e non nelle parole o nelle apparenze.

E’ una scuola che chiama in causa direttamente i genitori, quasi che loro stessi siano  chiamati a doversi occupare in prima persona dell’educazione/formazione dei loro figli (ancora prima degli insegnanti).

Ovviamente accanto ai genitori ci sono i docenti, i professionisti, i mestieranti, in parte anche i tecnici, e tutto quello che si muove intorno alla macchina scolastica.

La novità è che prima si parlava solo di  insegnanti e di studenti, oggi si parla sempre più di  vecchi ma mai compiuti  decreti delegati, ossia di quella terza  parte del triangolo  che non può più rimanere passiva, latitante, assente o inascoltata.

Siete voi, i genitori.

Genitori  che la pensano ognuno alla propria maniera, ma che  per il bene del futuro  dei propri ragazzi, devono acquisire la consapevolezza del proprio peso nel dibattito  formativo ed educativo  nazionale.

Genitori  che in parte devono sapersi rimettere  tra i banchi di scuola, insieme ai loro figli.

Genitori  che in parte  devono  sapersi mettere in discussione accanto  agli imprevisti di ogni possibile  richiesta in nascere.

Infine genitori  che  imparano a  comprendere  le esigenze stesse  dei loro minori,  che imparano a volere quello che i loro ragazzi vogliono e non quello che a priori si è deciso di far fare loro, che imparano a mettere da parte le loro opinioni  cominciando  a  programmare la vita dei loro figlioli  secondo quello che sono  i loro precisi e fragili desideri.

Precisi perchè ognuno nasce con una precisa propensione a…, e fragili perchè la loro piccola età non permette di avere la determinazione  che  spesso senza volerlo si finisce per uccidere o per deviare  inesorabilmente.

Perché nella crescita di un giovane, la prima cosa fondamentale è l’ascolto.

Amarli per quello che sono e che desiderano, senza permettere un qualche genere di  nascondimento della verità, senza favorire una qualche  forma di prevaricazione.

Sempre più lontani dalla scuola del caporalato e del “Si è sempre fatto così”