Montaigne

Montaigne (1533-1592) rappresenta sul fronte della filosofia umanistica  e antiscientifica  quello che Cartesio rappresenta per la filosofia razionalista e scientifica.

Entrambi parlano il linguaggio della modernità, di un umanesimo maturo  e  cresciuto  che si dichiara pronto a mettersi alla prova, aprendosi al mondo e alle sue sfide.

I  caratteri  della letteratura  del filosofo francese  saranno richiamati   dal genio di Rousseau,  che senza falsi pudori e false reticenze decide di mettere in parole  anche i pensieri più segreti, più intimi, più propri e inconfessabili, nel nome stesso della verità che si vuole rivelare intera ed autentica.

La vita è maestra all’uomo stesso che intende rispettarla e conoscerla, oltre che viverla. Non si tratta di volere diventare scandalosi o inconvenienti, quanto piuttosto di volere superare il sentimento comprensibile della vergogna o dell’autocensura  per  permettere ai dati di fatto di emergere e di venire raccontati anche per uno scopo liberatorio e pedagogico,  oltre che terapeutico.

E’ proprio quando l’io vorrebbe nascondersi e tacere che è invece importante rimanere sulla scena, a dimostrazione della perfetta autenticità che non nasconde secondi fini e che è in se stessa un valore.

Il valore psicologico si mescola al valore fisico, la salute della mente si mescola alla necessaria salute del corpo, salute fisica che Montaigne vive come una drammatica necessità soffrendo di una grave forma di  calcolosi renale.

Lo stesso incedere montaignano diventa un inno alla tolleranza, al pluralismo, all’apertura verso i possibili mondi diversi che ci circondano  e che ci sovrastano anche senza il nostro personale consenso. Tanto vale indagarli, questi mondi, per diventarne consapevoli. Come si può vedere ci sono tutte le premesse per l’inizio di una letteratura e di un sapere  anticonvenzionale, diremmo appunto moderno a 360 gradi.

Autore complesso ed arguto eppure poco letto, poco battuto, non quanto meriterebbe. In Montaigne si ravvisa il superamento del dualismo cartesiano che aveva tenuto separata la rex estensa dalla rex cogitans; per  il collega  non esiste separazione, esiste una mescolanza inseparabile e confusa dove tutto è nell’altro e viceversa.