Parola di Dio

Parola  di Dio è  la storia  di un giovane studente  che si trova in piena crisi  esistenziale, contrariato da  una  realtà  che vive in pieno irrazionalismo   il suo  essere senza  Dio e senza valori.

Bibbia alla mano, si affonda nella sua lettura letterale,  uno studio sconvolgente  e pericoloso  che  lo porta  ad un progressivo  isolamento  fino ad una radicale  contestazione   della stessa  chiesa ortodossa,  della quale  fa parte, e della stessa    scuola,   che   insegna  verità  scientifiche   che nulla hanno a che fare con i fondamenti teologici.

Il  giovane protagonista vive con la madre divorziata, una donna semplice che non sa come  interagire con il figlio;  ben presto   viene indotta dal  suo  estremismo   ad  assumere comportamenti  di  assoggettamento  alle parole dei  vangeli.

A  scuola  Ivan si scontra con tutti i compagni, che al contrario di lui  vivono una vita normale e per nulla condizionata da crisi mistiche o religiose che siano.

C’è solo un compagno   con cui finisce per fare amicizia,  un’amicizia  legata al fatto che  l’amico soffre di un difetto ad  una gamba, storpiaggine che lo espone ad  essere spesso  bullizzato;  il primo moto verso di lui è di compassione, se si vuole.

Il giovane  promette all’amico  che  avrebbe cercato di aiutarlo, magari con la preghiera verso Dio,   al fine di  indurre   il Signore    a potere compiere una guarigione miracolosa sulla sua gamba.

Tra i due ragazzi nasce una sorta di complicità,   ma  il compagno  storpio  commette l’errore  di manifestargli tendenze omosessuali, proprio quelle  colpe   vergognose   che la bibbia condanna senza mezze misure.

Prima di arrivare alla tragica fine,  Ivan ha  modo di scontrarsi direttamente con la sua insegnante di biologia, una docente assolutamente   in linea con lo standard  professionale e  che   avrebbe avuto   la legittima  pretesa l   di fare  lezioni scientifiche sull’evoluzionismo  e  sulle leggi della fisica, chimica e di  tutto quel che ne consegue.

Il suo obiettivo è quello di insegnare ai ragazzi l’educazione sessuale al fine di  educarli ad assumere comportamenti  amorosi corretti e non a rischio.

Si trova  davanti lo scontro  di totale rifiuto di  Ivan,  che trasforma ogni tentativo di lezione in una vera e propria  pagliacciata  teatrale.

Ne nasce un conflitto   serio  tra la preside della scuola e la docente, che viene accusata di non sapere prendere il ragazzo e di proporre lezioni troppo  esplicite  e   provocatorie.  La stessa questione finisce per mettere in crisi la stessa vita sentimentale della giovane professoressa, ormai troppo emotivamente presa da questa situazione a dir  poco  complicata.

Tutto il corpo scolastico finisce per schierarsi  dalla   parte dello  studente,  che  viene visto come la parte più debole che va protetta; nessuno si avvede della vera follia  che alberga nell’animo di Ivan, il quale è arrivato a macchinare una strategia per eliminare la  povera  professoressa, colpevole d’essere  oppositiva  verso  prese di posizione  dettate  da credi personali  che non dovrebbero mai schierarsi  verso forme di radicalismo.

Il piano  diabolico immaginato per eliminare la rivale    prevederebbe  di  inscenare un incidente con la moto, sabotandone   il sistema frenante.

Durante una riunione straordinaria dove tutte le parti vengono convocate a trovare   una soluzione, la povera docente che si sente sempre più sotto accusa,  finisce per dare uno schiaffo ad Ivan, e a seguito di questo gesto  del resto  fomentato da uno stato di esasperazione,  la preside decide di licenziarla.

L’insegnante   sta per andarsene, come intontita dalla   decisione   a sorpresa, ma mentre scende le scale per abbandonare l’Istituto incontra l’immagine di  Stefan  tutta vestita di bianco,o meglio, la sua figura  incorperea   il cui corpo  è stato  da poco prima  ucciso    da Ivan con un colpo di pietra sulla testa.

Ne rimane stupita. Anche lo spettatore rimane  stupito.  E’ l’unico colpo di luce di una storia buia  che minaccia  tragedia fin dall’esordio.   E’ curioso che  proprio una materialista  dentro un film materialista dove l’unico ad avere fede è uno squilibrato che crede d’averla,  la fede,   arrivi ad avere questea capacità    sensitiva    paranormale.

Una voce sulle scale   proveniente  da quella immagine  le aveva detto d’essere stato ucciso da Ivan e che presto sarebbe toccato a lei.

Allora   ritorna sui suoi passi. Decide di non abbandonare il suo incarico  che lei sapeva avere svolto  con assoluta professionalità.

Con la forza    della disperazione   si inchioda le scarpe nel pavimento di un’aula  e  vi si pianta dentro  in segno di protesta.

Il tutto finisce con una inquadratura  della cinepresa sul povero corpo di Stefan, straziato  per avere scelto un compagno sbagliato.

Il film offre numerosi spunti di riflessione;  l’incapacità   delle istituzioni  di individuare e recuperare comportamenti  malati,   l’incapacità delle famiglie  di  interagire con le malattie mentali, la fragilità dei giovani che finiscono per    veicolare i loro possibili talenti  dentro   situazioni  estreme senza possibili   vie di fuga.  Ma anche   la fatica  dei docenti  di  riuscire    a non farsi travolgere  da situazioni così   estreme ma nemmeno  tanto improbabili.

Drammatico,  forse estremo, ma   interessante.

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IN DARKNESS

la storia di un uomo qualunque

Ogni volta che ho l’occasione di vedere un film sulla Shoah,  mi stupisco sempre di quello che vedo.

Si potrebbe  pensare che sulla Tragedia  d’Europa  noi tutti  sappiamo tutto.

Sappiamo quello che è successo, che è stata una immane tragedia, che abbiamo l’obbligo di ricordare per onorare i morti  e celebrare l’amore della vita e della speranza.

Sappiamo che nessuno di noi si potrebbe ritenere umanamente normale  nel ritenersi indifferente a questa memoria del tempo passato.

Sappiamo che  chi nega il genocidio degli ebrei, è dichiarabile criminale e perseguibile.

Sappiamo  che il male è banale, ordinario, inosservabile,  e per nulla quella cosa diabolica e complessa, straordinaria ed eccezionale,  che uno si aspetterebbe   che fosse.

Sappiamo, sappiamo e ancora sappiamo.

Quello che probabilmente sappiamo di meno è che in qualunque momento questa terribile  tragedia potrebbe ripetersi; quello che meno sappiamo, nel senso che non ne siamo consapevoli,  è che ogni giorno accadono cose simili verso alcuni uomini in qualche parte della terra, che ormai è tutta costantemente a portata di clic.

Quando arriva il giorno della Memoria, mi sento  pesante, dico la verità;  pesante nel dovere essere e sentirmi testimone di un fatto che non ho vissuto direttamente ma solo per testimonianza di altri.

E così quando scopro, ogni anno  che passa,   storie incredibili, come quella appena trasmessa in tv di quella famiglia che trascorse 14 mesi nascosta da un comune cittadino  di nome Leopold  Socha  nelle fogne di Leopoli , che aveva  la casualità d’essere l’ispettore fognario del paese , e dentro questo mondo cancellato   e sotterraneo  succede di tutto ( l’umanità  che   si fa coraggio, che non molla, che resiste alla fame e alla disperazione, che chiede aiuto, che riceve  compassione,  e che  poi  in parte si perde,   si accoppia,  partorisce, impazzisce, uccide,  celebra funerali, si innamora,  muore, scampa alla pioggia,  e sempre   cantando  e pregando  si ricorda   d’essere ancora viva per alla fine salvarsi..),  io rimango sbigottita.

Rimango sbigottita   e  mi rendo conto di non sapere nulla  di quanto male abbiamo fatto ai nostri simili, di quanto male l’uomo è capace di fare al suo simile, ogni giorno possibile della sua vita;  ma anche di quanto meraviglioso   coraggio l’uomo trova dentro  di sè  per scegliere di rimanere un uomo.

Un essere così fragile, furbetto e finito, capace di diventare un gigante di bellezza e di splendore.

 

 

 

insegnare la guerra? meglio che farla

i figli perduti, i figli salvati

Corri ragazzo corri

Corri ragazzo corri

Vado a scuola

idee per composizioni

"ladivinafamiglia"

Ho visto il film, e dietro di me nella sala c’era un folto gruppo di giovanissimi, con la loro prof avvicinatasi per un attimo, che li complimentava per essere andati così numerosi alla visione del giovane Leopardi.
Davanti a me c’era una collaudata preside di liceo, da un anno andata in pensione, devo dire ringiovanita nell’aspetto e nel modo di fare, forse perchè osservata in un contesto extrascolastico ed informale, e mentre che lei non sapeva d’essere osservata…
Al mio fianco altri giovani, e sotto in basso alla platea, altri giovani.
Sì, i giovani sono venuti a vederlo perchè sospinti dai loro insegnanti, perchè interessati a catturare idee per un possibile componimento di tesi finale, per una possibile interrogazione con cui fare bella figura davanti agli altri…
Tutte ottime ragioni, se vogliamo ben sottolineare, che fanno di necessità virtù, ma quanti di loro sarebbero venuti o andranno a vederlo, per…

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