Benedetto Croce e lo storicismo assoluto

BENEDETTO CROCE

BENEDETTO  CROCE   è stato uno dei maggiori filosofi italiani del 900.

Viene associato all’IDEALISMO  e allo STORICISMO  con il nome di STORICISMO ASSOLUTO e di NEOIDEALISMO.

Il filosofo  elabora il suo organicismo  studiando il pensiero di MARX   che sosteneva il materialismo storico.

Croce riprende Hegel  che aveva sostenuto la DIALETTICA DEGLI OPPOSTI, ma completa  la struttura  hegeliana  con la DIALETTICA DEI DISTINTI,  che Hegel aveva omesso di trattare.

Chiaramente ci dice ciò che è vivo e ciò che è da ritenersi morto dell’eghelismo.

Tesi antitesi e sintesi  sono solo una parte della dialettica.  La storia  si può infatti riferire  sia  al campo della fantasia, che al campo della realtà conosciuta e conoscibile, che al campo dell’agire  materialistico  che lui chiama l’agire economico,  che al campo dell’agire etico.

Chiama ESTETICA  tutto quello che riguarda il mondo della fantasia, della creazione  e dell’arte governato dall’INTUIZIONE  UNIVERSALE a cui tutti gli esseri partecipano grazie alla CONOSCENZA INTUITIVA.  Siamo nel regno del SENTIMENTO, dove  l’intuizione e l’espressione dell’intuito sono una  sola cosa. L’arte è per essenza universale e cosmica,  ha una forma di  trascendenza  grazie allo Spirito  che la sovrasta. L’arte quindi NON E’ UN CONCETTO, NON E’ UNA DOTTRINA, NON E’ UNA LOGICA.

Chiama  LOGICA   tutto quello che riguarda il mondo della STORIA  che viene a coincidere con la FILOSOFIA ( si può conoscere  solo  quello che è accaduto grazie al CONCETTO UNIVERSALE  o PURO   che utilizza pseudo concetti come  il linguaggio (forme convenzionate)  e   i concetti astratti (come le unità di misura…). Ogni conoscenza della storia è un rivivere quella storia facendola rivivere nel presente come se fosse contemporanea.  Si parla di ESPRESSIONE DELLA STORIA, dove alberga lo Spirito della storia, e dove  il giudizio individuale coincide con il giudizio  definitorio.

ESEMPIO  CONCRETO:    dire   l’arte è intuizione lirica,   e dire  l’Orlando furioso  è un’opera d’arte significa dire la stessa cosa.  Il primo è un giudizio definitorio/filosofico  e il secondo è un giudizio  individuale/concreto.

LA CONSEGUENZA  IMPORTANTE    DI QUESTA IDENTITA’ è che la storia e la filosofia sono la stessa cosa, non c’è la storia che segue la filosofia o la filosofia che segue la storia. Nascono insieme.  Come dire che  quello che si giudica  si traduce in filosofia della storia  e in storia della filosofia. O semplicemente la STORIA  è tutto quello che noi conosciamo, è la conoscenza stessa.

Ogni storia diventa ATTUALE perchè è  e rimane viva  dentro di noi. In questo senso si parla si STORICISMO ASSOLUTO.

Anche a questa conoscenza tutti gli esseri partecipano. E’ stato questo il campo di interesse di Hegel dove si esprime la dialettica degli opposti.

Chiama  ECONOMIA  l’agire pratico/utilitaristico  che comprende anche la POLITICA, LE LEGGI, LA GIUSTIZIA e tutto quello che  contribuisce al governo della società e a tutti i suoi fini INDIVIDUALI  nel senso di  specifici/utilitaristici.

Chiama  ETICA   l’agire  morale  legato a un sistema di valori  che trascende l’uomo, che comprende la somma idea di LIBERTA’, di VITA VERA  e che quindi persegue fini UNIVERSALI.

Sia l’agire economico che l’agire etico  presuppongono la volontà, non ci può essere AZIONE SENZA VOLIZIONE.  Di questa parte   Croce non dice molto di più.   Non approfondisce il tema  complesso della LIBERTA’ e dello SPIRITO IN SE STESSO   che corrisponde all’agire etico.

CONOSCERE LA STORIA  non significa giudicarla, ma comprenderla, nel riviverla o farla rivivere, anche nella sua funzione catartica  dove il passato diventa stimolo per il futuro.

Croce si dissocia dall’idealismo di Gentile  per dissociarsi  espressamente  anche  dal fascismo di cui non condivide l’agire dittatoriale  e antidemocratico.

 

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Nietzsche e il superuomo

NIETZSCHE

FRIEDRICH  NIETZSCHE  1844-1900  E’ STATO UN FILOSOFO CHE HA  CRITICATO LA STORIA E CHE  HA  SOSTENUTO LA NECESSITA’  DI RIVOLUZIONARE L’ATTEGGIAMENTO  DEL PENSIERO  VERSO  L’IDEA COMUNE DI MORALE.

NIETZSCHE  CONDANNA SOCRATE E IL CRISTIANESIMO  PERCHE’ LI REPUTA  RESPONSABILI DI AVERE CONDANNATO L’UMANITA’  AD ESSERE SERVA  DI UNA MORALE  CHE UCCIDE L’ISTINTO UMANO, CHE MORTIFICA LA VOLONTA’ DI CREAZIONE  DELL’UOMO CHE DEVE SENTIRSI LIBERO DI  SOLLEVARSI  SOPRA LE MISERIE  DEL TEMPO.

SI DEFINISCE IL PROFETA DELL’UOMO NUOVO,  DOVE LO SPIRITO DIONISIACO  CHE INCORAGGIA I VALORI VITALI  SI UNISCE ALLO SPIRITO APOLLINEO  CHE ESALTA L’ARMONIA E LA BELLEZZA  DELLA FORMA.

QUESTE DUE FORZE SONO ENTRAMBI IMPORTANTI  E QUINDI L’UNA NON DEVE PREVALERE SULL’ALTRA.

I SUOI ISPIRATORI  SONO SCHOPENHAUER E WAGNER,  MA POI SUPERA ENTRAMBI ARRIVANDO ALLA PROPRIA   PERSONALE CONCEZIONE   DEL MONDO E DELLA VITA, DEFINENDO  QUESTI STESSI DEGLI ILLUSI ROMANTICI  CHE HANNO CERCATO DI LIBERARSI  DALL’INGANNO  MA NON CI SONO RIUSCITI.

CONTRO LA STORIA MONUMENTALE  E LA STORIA ANTIQUARIA  CHE  GUARDANO AI FATTI DEL PASSATO COME A MAESTRI DI VITA  O AD ESEMPI DA PERPETRARE,  IL FILOSOFO  OPPONE  LA STORIA CRITICA  CHE METTE L’ARTISTA AL CENTRO DELLA SCENA, CONTRO UN PASSATO CHE NON SERVE A NULLA

PUO’ ESSERE CHE LA STORIA NON ABBIA NULLA DA INSEGNARCI,  SE NON IL SUO FALLIMENTO.

DA QUI LA NECESSITA’ DI ABBANDONARLA, DI DICHIARARLA MORTA, COSI’    COME  DIO E’ MORTO PER LA SEMPLICE RAGIONE CHE NOI L’ABBIAMO UCCISO E MESSO IN CROCE.

SE DIO E’ MORTO, ADESSO E’ IL TEMPO DELL’UOMO NUOVO.

TUTTI I PENSATORI CHE LA POSSONO PENSARE DIVERSAMENTE, E’ SOLO PERCHE’ SONO MALATI, AFFLITTI DA NEVROSI  CHE  LI TENGONO ASSERVITI  A   SCHEMI DI PENSIERO  FALLIMENTARI.

ABBANDONARE LA STORIA CHE OPPRIME SIGNIFICA  LIBERARSI DA INUTILI ZAVORRE.

IL CRISTIANESIMO E’ LA RELIGIONE DEI PAVIDI, DI CHI VIVE DI RISENTIMENTO,  DI CHI NON HA SLANCIO VITALE, DI CHI SI SENTE SCHIAVO  E NON UOMO LIBERO.

DI CHI SCEGLIE IL SACRIFICIO DI SE’  COME   RIMEDIO ALLA PROPRIA INCAPACITA’ DI ESSERE QUALCOSA DI  VINCENTE, DI SUPERIORE,  AL DI LA’ DEL BENE E DEL MALE.

GESU’  E’   STATO UN SUPERUOMO  MA IL CRISTIANESIMO  NON CENTRA NULLA CON  IL SUO ESEMPIO,  E’ UNA RELIGIONE CHE TRADISCE LO STESSO INSEGNAMENTO DI GESU’.

SE DIO NON ESISTE PIU’,   O  NON E’ MAI ESISTITO DI FATTO TRA GLI UOMINI, NOI VIVIAMO  IN UN INGANNO.  ORA PERO’ POSSIAMO LIBERARCI DA QUESTA   TRAPPOLA, E  PREDICARE L’AMOR FATI,  CIOE’ L’AMORE DELLA VITA CHE SI RIPETE IN UN ETERNO RITORNO, COSI’ COME GIA’ SOSTENEVANO I GRECI PRESOCRATICI. SI PARLA DI   PENSIERO TRAGICO   CHE  SA ACCETTARE CON SERENITA’  LA TRAGEDIA.

SE L’UOMO VECCHIO  NON HA PIU’ SENSO,  BISOGNA  ANNUNCIARE  L’UOMO NUOVO, IL SUPERUOMO CHE SA ANDARE OLTRE SE STESSO,  L’UOMO OLTRE L’UOMO,  DENUNCIANDO IL TROPPO UMANO,  E QUESTO E’ L’ANNUNCIO  CHE   COMPORRA’   IN     COSI’   PARLO’  ZARATHUSTRA.

ANCHE LA TERRA PARTECIPA DI QUESTA RINASCITA,  LA SCIENZA DIVENTA  LA GAIA SCIENZA,  TUTTO IL COSMO SI UNISCE A QUESTO CANTO DI RINASCITA E LIBERAZIONE  DALLE CATENE  DEL PASSATO.

IN NIETZSCHE   EMERGE  LO SLANCIO VITALE FATTO DI  DESIDERIO, PASSIONE, ENERGIA, VOLONTA’, IMPULSO  DIONISIACO E CREATIVO.  LA SALUTE VINCE SULLA MALATTIA, IL CORAGGIO SULLA PAVIDITA’,  L’IO  CREATIVO  SULL’IO  CHE SUBISCE E SI ADATTA AL MONDO CHE LO CIRCONDA.

L’AMORE  PER LA VITA CHE VIENE ACCETTATA PER SE STESSA DOVE  VITA E MORTE SONO UN CICLO NATURALE    VINCE  IL SENTIMENTO DI COMPASSIONE   CHE CI TIENE ANCORA PRIGIONIERI DI UNO STATUS QUO  CHE CI HA CONDANNATO AL NULLA.

IL NULLA E’ IL NOSTRO VIVERE NELL’INGANNO.

CONTRO IL NULLA C’E’ UNA VIA D’USCITA CHE E’ IL SUPERUOMO.

NIETZSCHE E’ CONTRO QUINDI LA DECADENZA DEL NIKILISMO,  E’ IL CRISTIANESIMO IL NULLA,  E SOLO L’UOMO NUOVO E’ IL PIENO CONTRO IL VUOTO.

TUTTI I  VALORI VANNO PER QUESTO TRASVALUTATI. 

IN ALDILA’ DEL BENE E DEL MALE  E IN GENEALOGIA DELLA MORALE  IL FILOSOFO  CONDANNA  LO SBAGLIO DELLA RELIGIONE  CRISTIANA   CHE E’ SOLO UNA MACCHINA CONCEPITA PER DOMINARE GLI UOMINI DEBOLI   MENTRE  NON PRENDE IN CONSIDERAZIONE LA MORALE DEGLI ARISTOCRATICI, CHE SONO UOMINI FORTI E CAPACI DI PENSARE   CON LA PROPRIA TESTA.

LA TEORIA DEL PECCATO E’ FALSA,  NON PROVIENE DA GESU’  CHE ERA UN AUTENTICO SPIRITO LIBERO.

E’  CERTO  CHE IL PENSIERO DI NIETZSCHE  CI INQUIETA.

IL NAZISMO  CREDETTE DI VEDERE IN ESSO UNA PROPRIA ISPIRAZIONE,   MA  DI CERTO  IL PENSATORE NON INTENDEVA ESORTARE L’UOMO A DIVENTARE  UN CRIMINALE ASSETATO DI POTERE, TUTT’ALTRO,  VOLEVA SOLO  ESORTARE L’UOMO A TIRARE FUORI LE COSE PIU’  EROICHE DI SE STESSO,  LE PIU’  ILLUMINATE,   DI CUI ANDARE FIERO ED ESSERE ORGOGLIOSO.

NON CI SIAMO ANCORA RIUSCITI,   NON  IN UN SENSO STORICO PALESE.

IL SUPERUOMO  DIVENTA TALE , OGGI PIU’ CHE MAI,  SOLO SE VA DA SE STESSO  A DOMINARE I SUOI ISTINTI  BESTIALI.  E’  POSSIBILE CHE  QUESTA  STORIA  DELLA VIOLENZA PORTATA ALL’ENNESIMO GRADO   FOSSE ANCORA  NON IPOTIZZABILE NEL 1900,  QUANDO NIETZSCHE MORI’  IN UNA ETA’ RELATIVAMENTE GIOVANE.

IL SUO VANGELO  DELLA VOLONTA’ DI POTENZA   DIVENTA  ORRENDAMENTE  NELLE MANI SBAGLIATE    ARMA DEVASTATRICE  E  TERRORISTICA.

ALLA  VOLONTA’ DI POTENZA (DIONISO) OCCORRE TENERE CONGIUNTA    LA VOLONTA’   CREATRICE ( APOLLO)   CHE   ARRIVA A CREARE VITA  SOLO ATTRAVERSO  L’ACCETTAZIONE  DEL DOLORE.

DOLORE E GIOIA SONO LE DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA.

 

 

Il dolore che insegna

Gandhi diceva: “L’uomo è un allievo. Il dolore il suo maestro”

Come dire che non si impara nulla se non dal dolore, dalla sofferenza, da quello che ci segna, che ci solca, come un campo ch viene arato per essere preparato alla semina, alla cui fioritura seguirà il raccolto.

In una società dove il dolore è sinonimo di infelicità e di insuccesso, è difficile pensare che questo  strumento  possa risultare così prezioso, eppure lo è, così come è vero  che domani  il sole sorgerà dopo una notte di luna.   Lo stesso atto del nascere è associato a un momento ricco di dolore,  come ogni tappa della crescita   è  associata a un momento  di difficoltà  che solo quando superata  si trasforma in  positività.

E’ risaputo   ci siano dolori immensamente grandi  ed altri più sopportabili, ordinari,  ma sono solo i dolori immensamente grandi che ci trasformano. Sempre in meglio, se del dolore accettiamo l’imponderabilità.

Marco è un padre  che una notte viene svegliato da una telefonata.

La voce dalla’altra parte del filo  gli dice che deve correre al fiume, dove è successo qualcosa a suo figlio Giulio.

Il padre corre al fiume e vede suo figlio dentro le acque gelide tra i rivoli del corso, ormai morto, da dove si è buttato mezz’ora prima sotto l’effetto di una terribile  droga allucinogena.

Giulio era un ragazzo bellissimo, di soli sedici anni, solare, pieno di voglia di vivere.  Era una delle sue prime feste  a cui cominciava a partecipare, lui insieme agli altri compagni tutti più grandi.

Semplicemente  aveva    voluto provare  quella cosa che prendevano tutti, per non sentirsi da meno,  che intanto non poteva certo fargli nessun danno   irreparabile.

L’amico vicino, vedendolo sballato, gli consiglia di non andare subito a casa, e per tirare una certa ora abbandonano  il gruppo  e finiscono camminando sulle rive del fiume.

Giulio quel fiume lo conosce bene , ci andava con suo padre da bambino; esattamente dieci anni prima ci era stato a gettarci dentro un pesciolino rosso, desideroso di volergli regalare la libertà.

Appena liberato, il pesciolino riesce a fare pochi metri, per finire mangiato dal becco di un’anatra.

A quella vista   Giulio si era messo a urlare , a piangere disperato, a tirar pugni al padre che anzichè   comprendere   era scoppiato a ridere, come a volere ridimensionar e il dispiacere incontenibile del povero figlio.

Adesso sarà proprio lui quel pesciolino, che  appena vede le acque del fiume   dice all’amico: “Io mi devo buttare dentro” e non finisce la frase che lui si è già buttato, sotto lo sguardo esterrefatto  dell’amico che rimane senza  la  capacità di fermarlo, senza  il tempo di potere fa re qualcosa…

Se non doversi fare carico  della terribile consegna.

La prima cosa che viene in mente a Marco, nel vedere il suo Giulio  morto nell’acqua, è di buttarsi dentro anche lui, come per volere raggiungere  quel corpo ormai primo di vita,  ma che invece a lui ritorna in mente bellissimo, come ancora vivo, come lo aveva lasciato poche ore prima, poche ore da    quel momento che ormai avevano segnato per sempre la sua normalità spazzata via.

E poi Marco ha altre due figlie, una moglie, una vita  a cui ancora rispondere, anche nel nome di suo figlio morto.

Dopo quell’evento, quella notte, quell’istante  di sconvolgimento assoluto,  Marco ha perso con Giulio,  anche   almeno due  paure che prima conservava:   la paura del giudizio degli altri, e la paura di morire.

Ha perso anche il bisogno di portare addosso l’ orologio. Come a volere  cancellare l’idea del tempo  che è quel tempo in cui una persona è chiamata a smettere di vivere per una ragione assurda.

Se si ha il modo di dovere sopravvivere  a  cataclismi  come possono essere la morte di un figlio per droga (ma anche per altra ragione), allora si capisce che  la nostra esistenza è un assoluto mistero,  che siamo  esseri  sconosciuti nelle mani  di un artista che tesse la sua tela, e noi possiamo solo rendercene conto, e farci  espressione della meraviglia del creato, un creato non certo indifferente ai nostri bisogni e ai nostri dolori, ma perfettamente   consapevole  di quello che deve essere  il nostro modo di vivere  e di guardare alla vita. Sempre, nonostante tutto.

Da quel terribile giorno,  Marco gira per le scuole  a raccontare la sua storia, a raccontare ai ragazzi che è stupido assumere droghe che ci possono rubare tutto senza che noi  nemmeno  ce  ne rendiamo  conto…

Accanto alla droga  oggi c’è anche la rete, che rischia  di rubarci il nostro essere, la nostra ricerca della felicità, che Marco preferisce chiamare serenità,  visto che la felicità  spesso non è possibile, o quanto meno è  fragile e breve come il volo di una   farfalla.

Impariamo a dire no alla droga, un conto è farsi una fumata di quelle  “controllate”, un conto è andare in discoteca e accettare di mettersi in bocca sostanze mortali e devastanti.

Impariamo a dire di no alla violenza, un conto  è perdere la pazienza in un momento di tensione dove ci viene da dire cose sconvenienti che assolutamente non pensiamo,  un conto è prendere una persona del gruppo incapace di difendersi e sopraffarla  con la nostra  arroganza e  malvagità.

Come è successo a scuola in questi giorni,  quando i ragazzi senza riflettere hanno messo  in campo strategie aggressive  a danno di  una  persona   assolutamente pacifica  che chiedeva   solo di fare il  proprio  compito,  di essere lasciate tranquilla,  così come ognuno di noi dovrebbe conoscere il proprio compito  e sapere  controllarsi.

Insegnare è  anche questo. Raccontarsi la verità.  Pretendere che qualcuno ci ascolti. Pretendere di non farsi  sopraffare dal dolore, dalla fatica,  dalla mancanza di mezzi e dalla  mancanza di rispetto.

Per Marco suo figlio non è mai morto, almeno non del tutto. Della sua memoria ha fatto il suo scopo di vita, e parlando  di dolore e di morte ingiusta, questo padre non fa altro che parlare della vita, della pazza   voglia di vivere  che alberga dentro ognuno di noi,  che qualunque giovane ancora vivo, ancora ignaro, ancora  inconsapevole,   può rendersi  conscio  dei rischi che corre ogni qualvolta  che si mette a sperimentare un qualsivoglia tipo di droga, o un qualsivoglia tipo di  bravata, un qualsivoglia   desiderio  di scegliere la strada   più  facile solo perchè  non si è nemmeno pensato a quella   più giusta…

riParte la Riforma Fedeli

Parte la Riforma Fedeli che vorrebbe essere nello spirito  una continuazione della Buona Scuola ma anche un suo miglioramento (detta La buona scuola bis)

I punti sono tanti, e ancora alcuni da definire nel dettaglio, ma in sostanza accadrà questo:

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Socrate: l’inizio di tutto

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