L’utilitarismo

I suoi maggiori    interpreti vanno da Bentham a Mill, e siamo   tra la fine del 1700 e l’avvento dell’800  visto come il secolo dei grandi cambiamenti.

Se vogliamo riflettere sulla parola  c’è subito da immaginare un modo di intendere la vita  del tutto pianificabile; si devono fare le cose che servono, che portano vantaggio, che ci aiutano a migliorare, che migliorano la vita dei singoli e della comunità.

Essere utilitaristi  significa  essere positivisti  e per lo sviluppo delle leggi.  Tutto questo significa  radicalmente   più giustizia per tutti, il suffragio universale,  la sanità, l’istruzione, l’abolizione della pena di morte, la tutela dei carcerati, la difesa degli omosessuali e la parità dei sessi, la fine della schiavitù,  il libero commercio, il diritto al divorzio, la separazione tra  Stato e Chiesa… E poi  essere utilitaristi significa credere che le persone si mettono d’accordo perchè hanno da guadagnarci e non perchè ci sarebbe un accordo sociale che li porta ad unirsi dentro una logica giusnaturalista (vista come illusione).

Bentham influenza molto il  suo tempo   ma non modifica il sistema legislativo che rimane giurisprudenziale. Nella società di Bentham ognuno vale per uno e solo per uno.

Una buona società è capace di garantire il maggiore piacere possibile per più persone contro il minore dolore possibile  auspicabile  per meno persone possibili. Poi arriverà Mill che distinguerà il piacere di grado superiore dal piacere di grado inferiore, diviso per qualità, ossia viene profilata una gerarchia dei piaceri.

La legge serve a premiare chi si comporta bene e viceversa. Occorre distinguere il  diritto descrittivo  dal diritto prescrittivo. Vale più la prevenzione che la punizione. Ha un enorme peso  in  economia    il rapporto costi-benefici. Tutti principi  inossidabili del capitalismo utilitarista.

Dentro quest’ottica volta al risparmio e all’ottimizzazione della spesa viene messa   in atto una sperimentazione  sul sistema carcerario; in una struttura pilota ogni sorvegliato e sorvegliante vengono  messi sotto sorveglianza  e poi valutati dall’opinione pubblica.

Sarebbe interessante/clamoroso   proporre qualcosa di simile ai giorni nostri.

L’unico ambito dove la persona può essere lasciata libera e non indagabile può essere solo nella sua sfera economica/liberale.  Mentre oggi  è tutto il contrario, lasfera economica è forse la più controllata   e viene  trascurato   tutto il resto.

Insomma, la parola utilitarismo  si lega molto al vantaggio e viene associato a quel che viene detto l’oracolo   del senso comune borghese.    Sarebbe interessante tracciare un parallelo tra l’utilitarismo di allora e l’utilitarismo di oggi, nell’era della globalizzazione.