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L’intelligenza dei bambini

https://gianlucalopresti.net/2016/10/29/bambino-dislessico-dice-faccio-da-me-ed-il-risultato-e-strepitoso-3-insegnamenti/

E’ un racconto ordinario che spiega come ci si deve fidare quanto basta  dell’intelligenza  spontanea dei bambini, soprattutto se li mettiamo nelle condizioni di “Fare da sè”,   come tanto raccomandava la stessa Montessori…

Se mettiamo il bambino in grado di orientarsi, il bambino risponde, fa, scopre, si diverte, cammina con le sue gambe…

 

CANZONCINE PER L’ASCOLTO

esempi di comunicazione efficace

E  adesso commentiamoli

 

Prima lezione per alunni stranieri

LEZIONE DEL 23 FEBBRAIO

I GIORNI DELLA SETTIMANA

LUNEDI, MARTEDI, MERCOLEDI, GIOVEDI, VENERDI, SABATO, DOMENICA

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Noi facciamo italiano il Lunedi e il Martedi

La Domenica è un giorno di festa

Giovedi devo andare a fare la spesa

IMPARO I NOMI

banco, sorella, fratello, mamma, piatto, porta, penna, libro, strada, sole, luna, terra, albero, cipolla,  camicia,  gallina, cavallo, macchina, lavoro, scuola, amico, insegnante, palla, stella, fiore, carota, gamba, sorriso,  pulcino, …       SONO  TUTTI  NOMI

I  nomi possono essere di  cosa,  animale o persona:  mettiamo il nome  nella colonna giusta

PERSONA ANIMALE COSA
     
     

 

REGOLA:  UN NOME PUO’ ESSERE  SINGOLARE O   PLURALE,  MASCHILE   O    FEMMINILE

ESEMPIO:           LUNA = SINGOLARE  FEMMINILE

STRADA = SINGOLARE FEMMINILE

CORPO = SINGOLARE MASCHILE

ALBERO = SINGOLARE MASCHILE

LUNE = PLURALE FEMMINILE

STRADE = PLURALE FEMMINILE

CORPI = PLURALE MASCHILE

ALBERI = PLURALE MASCHILE

 

DAL NOME ALLA FRASE

L’EGITTO è IL MIO PAESE

L’ITALIA E’   IL PAESE DOVE LAVORO

IL CIBO CHE PREFERISCO E’ LA PASTA

ALLA SERA VADO A SCUOLA

E’ IMPORTANTE AVERE DEGLI AMICI

Le parole che sono sottolineate sono nomi;  le altre parole non sono nomi. Le studieremo.

LE PAROLE DEL TEMPO

SERA, MATTINA, POMERIGGIO, NOTTE, SETTIMANA, MESE, ANNO, ORA, MINUTO

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Alla sera  sono un pò  stanco

Alla mattina mi sveglio alle ore….

Il pomeriggio  i bambini  escono da scuola

La notte è buia

La settimana ha sette  (7)   giorni

Il mese ha trenta (30)  giorni

L’anno ha dodici (12)  mesi

Una giornata dura ventiquattro  (24) ore

Un minuto ha  sessanta (60) secondi

Io sono in Italia da ………….mesi

 

IMPARO  I NUMERI ITALIANI

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1- 2- 3- 4- 5- 6- 7- 8- 9- 10

11- 12- 13- 14- 15- 16- 17- 18- 19- 20

21- 22- 23- 24- 25- 26- 27- 28- 29- 30…

 

LE PAROLE DELLA CITTA’

 

semaforo, vigile, traffico, autobus, metropolitana, stazione, farmacia, parco, negozio, supermercato, ospedale, strada, case, palazzi,  edicola,  ristorante, pizzeria, piazza,  panchina,  scalinata,  parcheggio,  scuola, fontana, biblioteca, questura, lavanderia,  bar,  fiume, ponte, cinema…

 

Mi alleno:

Il vigile guida il traffico

Con la metropolitana   vado in centro-città

Alla stazione partono i treni

In farmacia trovo le medicine

I bambini giocano nel parco

Quel negozio vende frutta

Vicino casa mia c’è il supermercato

In ospedale trovo il Pronto soccorso

Mi piace andare in pizzeria

In biblioteca trovo tanti libri utili

Il cinema  è pieno di gente

Porto la macchina nel parcheggio

Le case possono essere alte o basse, vecchie o nuove

A scuola scrivo e leggo

Il Duomo di Milano ha una piazza grande

L’edicola vende i giornali

In piazza  di Spagna  a Roma  trovo una lunga  scalinata

A Milano scorre il  fiume Lambro

A Milano ci sono tante banche

A Milano trovo anche il  Castello  Sforzesco

La mia scuola è a Cinisello Balsamo

 

Le parole che sono sottolineate sono nomi;  le altre parole non sono nomi. Le studieremo

Adesso ascolta e scrivi la parola come la senti (esercizio dell’ascolto)

Conclusione:   Allenati a casa con il vocabolario

 

 

 

 

 

 

 

Scrivere è insegnare

 

 

Per me scrivere è una forma di insegnamento.

Pensiamoci bene; la scuola è un mondo fatto di parole, di relazioni, di scambi, dove la parola scritta gioca un ruolo principe.

Questo segno scritto può diventare  qualcosa di più elaborato, di più complesso, di grafico, di uditivo, nel momento in cui  si trasforma in un disegno, in una immagine, in un video  o in un suono.

Se avessi potuto scegliere chi essere avrei preferito conoscere la musica,  diventare compositore, perché il suono è la forma di espressione collettiva più completa e diretta.

In seconda possibilità  avrei scelto di coltivare l’immagine,  perché attraverso l’occhio dopo l’udito  noi possiamo  comunicare le emozioni più profonde, comprese quelle che rimangono precluse alla parola.

Mi sono dovuta accontentare di potere approfondire l’uso della parola.

Così che sono solo una persona  che cerca di conoscere il linguaggio scritto.

A   scuola i nostri alunni li portiamo a visitar mostre, più raramente a sentire concerti (che invece li farebbe impazzire); talvolta ad assistere a spettacoli, soprattutto teatrali,  dove regna sovrana la parola parlata, sentita, ascoltata.

Il  teatro come ogni forma di spettacolo simile ( vedasi il cinema)  è l’incontro della parola scritta con la parola detta.

Fino a che noi le parole le scriviamo, escono dalla nostra testa per finire su un pezzo di qualcosa  che le porterà alla visione degli altri.

Uscite dalla nostra mente e volate via leggere come farfalle più o meno saettanti, di queste parole noi non siamo più  padroni.

Le abbiamo consegnate al tempo, allo spazio, spesso al vuoto.

A   volte invece  succede che le parole  scritte  mettano in movimento  qualcosa, per esempio altre parole, altre riflessioni, altre condizioni.

Quando questo accade la nostra  parola è diventata mezzo di insegnamento.

Certo, in un mondo dove siamo subissati da molteplici linguaggi, da molteplici contenuti,  è quasi pressoché difficile  incrociare quelle  espressioni verbali  che potrebbero   tornarci utili e positive.

A  volte non si è nemmeno in grado di riconoscerle, tanto si è frastornati  da contesti tra i più impensabili e  complicati.

Così che ci possono essere parole preziose che lasciamo cadere nel  nulla, in quel contenitore grande e grigio, senza forma e senza sostanza che chiamiamo appunto  il “vuoto”.

Un insegnante raggiunge il suo successo quando ha l’abilità ma anche la fortuna  di fare incrociare le sue parole, ossia la sua presenza, con il proprio interlocutore.

Questo accade non perché si è riusciti ad utilizzare un vocabolario speciale, non perché si è potuto  adottare una tecnologia  super dotata, ma perché si è riusciti a far congiungere  la necessità dell’alunno coinvolto con  la sollecitazione/contenuto  del docente  impegnato.

La partita più importante accade sul piano emotivo, affettivo, relazionale.

In questo preciso momento  il maestro e il suo scolaro si trasformano  in qualcosa di umanamente diverso;  non credo che si tratti di dire  che un insegnante è come un padre, un insegnante rimane un professionista, un educatore pagato per un lavoro preciso, una presenza autorevole che l’alunno  non può che guardare che con  un vago senso di dipendenza.

Ma anche un padre è qualcuno dal cui essere  il figlio dipende, solo che la paternità  non percepisce nessuno stipendio  per esercitarsi.

Per assurdo potremmo aggiungere che un padre è autorizzato a sbagliare, essendo che solo la capacità di un amore assoluto rende capaci di esercitare perfettamente questa funzione ( al cui compito l’atto del generare  chiama il padre alle sue  responsabilità), mentre un docente che viene pagato per essere tale, in caso di errore sarebbe  richiamabile  immediatamente  ai suoi doveri.

Di una vita generata si diventa responsabili fino alla raggiunta autonomia  di colui che si è generato; di una vita  educata  ci si  fa responsabili  fino  alla  effettiva trasmissione di   saperi/competenze  che ci si è preso l’incarico  di  insegnare.

Questo in linea di massima.