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la libertà dell’allievo

“Il principio fondamentale deve essere la libertà dell’allievo, poiché solo la libertà consente uno
sviluppo di manifestazioni spontanee, già presenti nella natura del bambino. Il bambino deve
capire la differenza fra bene e male e compito dell’insegnante è che il bambino non confonda
l’essere buono con l’immobilità e il male con l’attività. L’intento deve essere quello di creare una
disciplina per l’attività, il lavoro, il bene, non per l’immobilità, la passività, l’obbedienza. La
disciplina deve emergere a partire dalla libertà; noi non consideriamo disciplinato un individuo
reso silenzioso come un muto ed immobile come un paralitico: se è così egli è un individuo
annichilito, non disciplinato. Noi crediamo che un individuo disciplinato è padrone di se stesso e
capace di regolarsi da solo quando sarà necessario seguire delle regole di vita. Non possiamo
conoscere le conseguenze che avrà l’aver soffocato l’azione al momento in cui il bambino sta
appena cominciando ad essere attivo: forse gli soffochiamo la vita stessa. L’umanità si mostra in
tutto il suo splendore durante l’età infantile come il sole si mostra all’alba ed il fiore nel momento in cui dispiega i suoi petali: e noi dobbiamo rispettare religiosamente, con riverenza, queste prime  indicazioni di personalità.”
[Da Il metodo Montessori – 1912]

il dilemma della disciplina

Insegnare o non insegnare? Questo è il dilemma.

Per un insegnante, la disciplina è una questione di fondamentale importanza.

I bambini ti valutano, quando non ti conoscono, sulla tua capacità di tenere la disciplina.

I colleghi ti valutano, quando non ti conoscono, sulla tua capacità di tenere la disciplina.

Il sistema  ti valuta, quando non ti conosce, sulla tua capacità di tenere la disciplina.

Io stessa, che mi conosco abbastanza,  mi valuto su questa stessa capacità.

E  allora uno si dà da fare.

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La lezione con i regoli

Il bambino impara facendo, vedendo, manipolando, e la maestra lo sa.

Dunque ecco la lezione con i regoli, antichi come il mondo ma sempre attualissimi.

Siamo in una terza classe, l’anno è appena iniziato e occorre fare un bel ripasso di quello appreso l’anno prima.

I  bambini devono avere capito  il senso dell’aggiungere, del sottrarre, del moltiplicare e del dividere.

Se la maestra prende in mano cinque regoli di misura diversa  e poi chiede quanto faccia il totale, gli scolari comprendono che bisogna fare tanti più.

Se la maestra prende in mano  cinque regoli  ma che poi diventano meno  perchè tre sono stati rimessi nella scatola,  e la maestra chiede quanti regoli le sono rimasti in mano,  gli alunni capiscono che occorre operare con il meno.

Se la maestra prende in mano cinque regoli tutti uguali e chiede quale numero essi facciano,  si capisce che si tratta di una moltiplicazione perchè c’è uno stesso numero che si ripete.

Infine se la maestra prende cinque  regoli  che stanno tutti insieme ma poi li separa e chiede quale operazione occorre fare per la loro separazione, si capisce che occorre dividere.

Le operazioni possono anche essere messe in movimento, rese visibili con dei semplici passi.

Un alunno viene fatto uscire dal banco e gli si chiede di mostrare l’operazione del più; lui allora fa un passo lungo qualche centimetro, poi un altro un pò più lungo, poi un altro ancora più lungo, e poi magari un altro un pò più corto, e poi magari un ultimo dove rimane su se stesso, nello stesso punto, a raffigurare anche lo zero.

Se dovesse raffigurare l’operazione del per ovviamente dovrebbe fare tanti passi tutti identici.

Se dovesse raffigurare l’operazione del meno dovrebbe compiere dei passi all’indietro.

E  se dovesse raffigurare l’operazione del diviso?  Forse questa sarebbe meglio rappresentabile con la classica torta divisa in tante fettine.

Il bambino deve imparare a ragionare.

Dietro un banale numero sta un concetto importante come una montagna, perchè è la base del saper contare.

La maestra detta: 10 decine e 8 unità =?

Il bambino non deve limitarsi a mettere  il risultato ma a descrivere il ragionamento da farsi e quindi traduce: 10 decine  sono 10 x 10 =100 + 8 unità sono 1 x 8  = 8  quindi   totale  108

Sembra scontato, ma credetemi, non lo è quando queste operazioni si fanno in una classe, con venti e più bambini che stanno lavorando in autonomia ma in gruppo, con livelli di capacità diverse, a volte abissali, e che danno le risposte più inverosimili, più casuali, più estemporanee, dove non stà il benchè minimo ragionamento e la benchè minima comprensione…

Nel gruppo c’è quello che capisce al volo  e gioca il ruolo di suggeritore a tutti gli altri; c’è il bimbo con problemi seri di apprendimento e che lavora con accanto l’educatrice comunale (quando c’è); c’è il bimbo che per una non ben definita malattia rischia di addormentarsi e occorre vegliarlo e magari invitarlo ad andare a  farsi un giro in corridoio affinchè non si addormenti; c’è la bimba appena arrivata dalla Cina che ovviamente non capisce nulla di quello che stiamo facendo, e dunque occorre impegnarla in qualcosa di alternativo; c’è quello o quelli che lavorano con molta lentezza   e occorre continuamente spronarli, c’è quella che si distrae con estrema facilità, quello che si dimentica delle regole e continua a comportarsi in maniera infantile e inopportuna…,insomma, ci sono tutte le più disparate tipologie di bambini.

Ci vogliono quattro  ore filanti e ben sostenute per arrivare al termine del ripasso;  l’insegnante ha insistito fino all’estremo sulla funzione del far ragionare, non serve far fare il compitino magari copiato alla lavagna, senza la verifica della comprensione.

Se qualcosa non passa, è ovvio che occorrerà ripeterla fino a che non sarà compresa.

E la bellissima lezione coi regoli diventa un momento di conoscenza reciproca, di socializzazione con il gruppo classe, di confronto/esplorazione  con le tecniche didattiche, di sviluppo di competenze acquisite e lasciate dormire.

Durante la bella lezione dei regoli si invitano i bambini a inventare problemi che spieghino la differenza tra resto e rimanenza.

Il problema infatti non è una cosa astrusa e svincolata dalla realtà quotidiana; esistono perchè esiste l’uomo ed i suoi bisogni, dunque sono fatti per essere compresi e risolti. Da qui si può ben capire come si possa amare la matematica, così immediatamente utile ed efficace.

E per ora non posso dire altro, io che sono una filosofa ed amo spasmodicamente le parole…

Bel lavoro davvero, insegnare.