Gli anni 20/30

La crisi economica mondiale del ’29 ha le sue conseguenze e premesse nella situazione generale europea che segue la fine del primo conflitto e l’inizio della ripresa. L’Europa esce duramente provata dalla guerra, i trattati di pace di Versailles non riescono ad essere equanimi, e vanno ad infliggere pene economiche e territoriali ingentissime alla Germania. Questa realtà insostenibile per un paese vinto e distrutto viene denunciata dall’economista inglese Keynes che però non viene ascoltato ed anzi accusato di essere filo comunista.I paesi occidentali sono per lo più alle prese con la paura del comunismo, che sta facendo la sua rivoluzione in Russia, alla quale rivoluzione leninista seguirà quella maoista in Cina dal 1928, un anno prima la grande crisi del 29.

Gli Stati Uniti d’America stanno vivendo una situazione interna apparentemente tranquilla, fino a che esplode come una bomba improvvisa il crollo del sistema bancario che travolge tutta l’economia planetaria.Nel frattempo la grande guerra aveva contribuito a cambiare i popoli, il comune sentire; aveva contribuito a costruire l’emancipazione della donna che era rimasta a casa a farsi carico della famiglia, contribuito a costruire l’idea che un libero cittadino borghese dopo avere servito la Patria avesse il diritto di potere partecipare attivamente alla sua diretta evoluzione economica e culturale. Tutti bisogni che la penuria di soldi, di lavoro e di servizi sociali certamente non rendevano possibile.

Questo clima generale di insoddisfazione fomenta uno stato generale di sfiducia verso il sistema.Particolarissima poi la situazione in Italia per la sua cosiddetta vittoria mutilata, causata dai 14 punti di Wilson, che avevano negato all’Italia l’annessione di Fiume e di quel patto segreto siglato dal governo italiano con i suoi alleati e poi rimasto disatteso.Non manca a complicare il tutto la presenza in Italia di personaggi particolari come D’Annunzio che durante la guerra aveva dato prova di audacia ed eroismo, profondamente interventista e guerrafondaio, e che poi verrà preso a modello da una certa politica in formazione e in ascesa, quella di Mussolini, per ora ancora giovane e poco conosciuto.

D’Annunzio conquista Fiume con un’impresa aerea e di terra al comando di 9000 uomini volontari, ma poi è costretta a lasciarla e la questione scottante viene risolta con il Trattato di Rapallo nel 1922 che dichiara Fiume città libera. A questa situazione duramente ingiusta seguirà la reazione di Mussolini che riuscirà ad imporsi con strategia nello scenario politico,

In Inghilterra gli operai minatori scendono in piazza con uno sciopero generale durissimo nel 1926, reclamando la nazionalizzazione delle miniere, ma non vengono ascoltati e la disoccupazione rimane alta e durissima. Per non parlare della difficile questione interna al regno britannico che si concluderà con la nascita dello Stato libero d’Irlanda con la separazione dell’Ulster o Irlanda del nord, attraverso una guerra civile durissima tra cattolici indipendentisti e protestanti unionisti.

In Turchia le cose non sono più tranquille, c’è in atto una rivoluzione interna capeggiata dal generale Mustafa Kemal che vuole trasformare il paese da teocratico a laico, attraverso però una dura repressione etnica, con l’eliminazione fisica degli armeni, oppositori e minoritari. Sarà questo il primo e vero genocidio del 900, al quale seguirà quello molto più tristemente noto operato contro gli ebrei per opera del nazismo.

In Germania le cose non andavano certo meglio, anzi. Il Paese parte afflitto dalle condizioni di pace durissime e da lotte interne tra destra e sinistra tedesca, che non risparmiano omicidi politici, tentativi di colpi di Stato, il crollo del marco e la perdita ulteriore di territori a causa della loro impossibilità ad essere solventi nei confronti della Francia. Tutte queste realtà fanno vincere nel 30  la compagine politica rappresentata da Hitler che promette la rinascita del suo paese contro le gravi umiliazioni che i tedeschi avevano dovuto subire.

Sul fronte intercontinentale c’è un intero equilibrio mondiale che sta mutando, l’impero coloniale ottocentesco comincia a dare segni chiari di cedimento, e lentamente le colonie asservite o i profughi in terra straniera arriveranno a reclamare la loro autonomia e sovranità. Si vedrà la marcia di Gandhi in India dal 1930 che adotta il metodo non violento, il rinvigorimento del movimento sionista sul fronte ebraico con la dichiarazione di Balfour in Palestina  , la ribellione in Egitto che conquista l’indipendenza, la ribellione indipendentista in Indocina guidata da Ho Chi Minh, l’impero della Cina che si ribella agli antichi privilegi e si organizza in una rivoluzione culturale di sinistra guidata da Mao  Zedong, l’impero del Sol levante  che si ribella alla crisi economica   con posizioni espansionistiche in Manciuria  e  tendenze militari di destra ecc

E’ dentro questo scenario generale per nulla stabile e tranquillo che arriva come un miracolo il piano di intervento DAWES che prevedeva il sostegno economico degli Stati Uniti Americani per opera di un filantropo.E’ il primo e unico segno di ripresa e di distensione  che mette in atto una serie di altri gesti virtuosi, tra cui il Patto Briand-Kellogg che stabiliva la rinuncia alla guerra come strumento di politica nazionale , e il Piano Young sempre per opera di un americano filantropo.Le cose sembravano mettersi al meglio, ma quando gli USA precipitano nel disastro, i fondi vengono interrotti e l’Europa si troverà abbandonata a far fronte a tutti i suoi problemi…E’ l’inizio della fine che prepara il secondo conflitto mondiale.

Nel frattempo   in maniera un pò fuori dal coro  in Spagna  si arriva a sperimentare la dittatura di destra in quello che sarà definito il biennio nero. ll tentativo repubblicano della sinistra del 1931 non riesce a placare lo scontento sociale e così nel 33 la situazione si rovescia a favore del generale Francisco Franco che guida l’esercito contro la ribellione del Fronte popolare e nel 36 prende il sopravvento.

Anche in Francia   nel 34  la destra estrema tenta un colpo di stato capeggiato dall’Action francaise e da altri gruppi nazionalisti, ma non ci riesce, Reagisce il Fronte popolaredelle sinistre che promette delle riforme a favore dei lavoratori. Promesse che per lo più riamangono solo sulla carta.