Archivio mensile:novembre 2016

Nasce il libro dei disegni

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Far nascere questo libro è stato un gioco.

Mentre i giorni passavano, i disegni dei bambini si accumulavano, e rimanevano come foglie sparse sul pavimento, dove prima  o poi sarebbero stati dimenticati.

Perchè allora non raccoglierli  dentro un libro, che alla fine dell’anno  scolastico racconterà la nostra vita insieme?  Le figure dei fiori, degli alberi, degli animali protagonisti delle storie lette dalla maestra,  e molto molto altro ancora,  finiranno rilegate dentro una sorta di  lapbook,  che verrà portato alle mostre del libro creativo, e che racconterà di un modo di fare didattica partecipativo, gioioso e laboratoriale.

Abbiamo pensato ad almeno dodici   sezioni, come dire,  una specie di capitoli:   ci saranno i quattro dedicati alle stagioni, quelli dedicati  alle principali feste tra natale, pasqua e carnevale,  uno dedicato alle lettura fatte in classe, uno tutto per i fiori, uno tutto per i disegni liberi, uno tutto per i bambini protagonisti, e infine uno per  il proprio Autoritratto.

Il libro dovrà contenere almeno tre   disegni di ognuno, ma  ovviamente conterrà i lavori che  saranno considerati più significativi dagli stessi bambini.

Si inviteranno i protagonisti  a darsi delle valutazioni,  non  numeriche,  ma di valore,  in modo da renderli responsabili e consapevoli del fatto che per fare una bella cosa ci vuole l’impegno, e non solo le chiacchiere. Ci vuole la volontà, l’entusiasmo, il sentirsi  parte…+

Insieme alle figure,  ci saranno qui e là filastrocche create dagli stessi  alunni intorno agli argomenti svolti,  naturalmente sotto la guida dell’insegnante.

Interdisciplinarità, dunque,  senza mai pensare che mentre che si fa arte si fa solo disegno, figura, colore, e basta,  ma anche lingua, espressione, comunicazione e storia.

Ecco qui per ora la nostra copertina.

Tutti i lavori per lo più eseguiti su cartoncino verranno forati da una perforatrice in quattro punti  allineati sul verso  sinistro   e quindi rilegati con dello spago sottile. La pagina finale verrà incollata alla base della copertina interna ben irrobustita  ed il libro sarà pronto per essere portato in  visione, di mostra in mostra.

I piccoli  artefici  della classe  ne vanno  già pazzi, e tutti imparano anche solo guardando quello che fa l’altro. E’ un modo anche per scoprirsi tutti diversi; c’è chi si sorprende  d’avere il dono del dipingere, e  chi scopre di  non saperlo fare, o di preferire altro…

Useremo più tecniche, dalle matite colorate, alle tempere, ai pastelli a cera, al collage: passeremo dal figurato all’astratto, dalla copia da immagine alla copia dal vero….

Di certo faremo sapere il risultato finale,  orgogliosi di averlo raggiunto.

 

 

 

 

 

Piccolo, medio, grande…grande, medio, piccolo.

L’insegnamento è una occasione che viene data al maestro/insegnante  di far vedere qualcosa ai suoi alunni/studenti.  Dovrebbe essere anche un dovere, un piacere, un fare creativo.

Che lo diventi  dipende da tanti fattori che si devono trovare messi sul campo; per esempio,  i bambini con la voglia di imparare, i maestri con la voglia di insegnare, delle classi accoglienti dove non manca il necessario per lavorare bene, delle famiglie attente che si interessano di quello che al loro bambino necessita o accade, tante idee da mettere in pratica, senza cadere nello scontato, nel troppo banale, nel fare meccanico e privo di entusiasmo.

Il bambino/ragazzo  se ne accorge se gli proponi una lezione piatta e priva di entusiasmo.

E  quando la lezione convince perchè   conquista, allora tutto diventa chiaro; diventa chiaro il perchè bisogna farlo, il come lo stiamo facendo, il perchè tutti devono partecipare e fare la loro parte.

E’ pacifico; ci saranno giorni in cui ci si potrà sentire più in forma, ed altri un pò giù di tono…

Ci saranno i tempi dove si darà tantissimo e i tempi dove si darà poco o di meno.

Siamo umani, siamo oscillanti, variabili, mobili, in continuo cambiamento…a volte persino imprevedibili.

Intanto il maestro riflessivo annota nella sua memoria, osserva, impara a conoscere i suoi rampolli,  alcuni vivaci e iperattivi, loquaci fin troppo o troppo silenziosi, tendenti alla maleducazione o al rispetto dell’adulto come del compagno.

Il maestro  rimprovera e riprende i gesti che non vanno bene,  il parlarsi uno sopra l’altro, l’offendersi  per delle stupidaggini, il litigare per delle rivalità, il parlare a sproloquio,  il formarsi dei gruppetti  che tendono a ignorare o distruggere  il gruppo classe.

Svolge in altre parole una funzione educativa, oltre che  formativa;  anche se la vera e propria educazione la dà la famiglia, ne è responsabile diretta la famiglia.

L’ arma di convincimento primo  del maestro  è la parola, il dialogo; poi  il richiamo verbale; poi la minaccia del richiamo genitoriale (che funziona sì e funziona no…dipende); poi quello burocratico, se  quelli  precedenti non fossero stati  sufficienti.

Nella scuola primaria è tutto così elementare,  ma spesso questa parola viene equivocata come  riduttiva della dignità dell’alunno  primario. Spesso accade che ci si dimentica d’essere gli  adulti e ci si trasforma in  guardiani di minori con la sola fobia  di non trovarsi richiamati a dovere rispondere di mancanze.

(del tipo:  non lo mando in cortile  perchè potrebbe comportarsi male, oppure non faccio una certa attività perchè potrebbe non essere capita dai genitori, oppure  riduco il tempo del gioco libero al minimo così che riduco  il rischio di avere infortuni…)

Nei primi anni di scuola   si tende troppo a giustificare/colpevolizzare  i comportamenti scorretti, siano essi  reali o solo possibili,   quando invece è proprio il grado di  scuola che dovrebbe con più possibilità di successo  presentare gli strumenti della tolleranza  e dello scambio culturale,  che non sono da scambiarsi per  concessionismo  e per categorico   proibizionismo. Spesso l’errore che si commette è che si è più propensi a pensare sui  piccoli  che sono piccoli, appunto, cioè incapaci ( anzichè pensare che vanno responsabilizzati).  Incapaci di avere un giudizio proprio, un  proprio gusto, una propria  elementare  capacità  osservativa e di sintesi.

E  quindi li si guida in tutto, nel dire loro sempre “fai così, fai cosà…” facendo passare il concetto   che se fanno diversamente sbagliano, e non vanno bene,  obbligandoli ad uniformarsi. Spegnendo i  soli naturali dentro di loro.

In questo primo livello scolastico  i  bambini non sono ancora a rischio di violenza psico-fisica,  non in linea di massima,  non in situazioni  normali;  anche in questo   il controllo degli adulti è talmente alto  che  tutto viene  bloccato sul nascere, o quasi.

A volte proprio dove il controllo sarebbe auspicabile, proprio in quel caso viene a mancare, nessuno diventa capace di cogliere dei segnali preziosi.

Il fatto è che  accanto al controllo ci deve essere anche  la ricchezza e profondità dei saperi, essi stessi già perfetti e semplici nella loro stupenda complessità. E accanto alla capacità di cogliere dei segnali,  ci deve essere il tempismo, la capacità  di agire e fare le scelte necessarie.

Si comprende come  un maestro elementare non  può significare   affatto banale, limitato, inferiore, infantile, … ed è giustissimo che la formazione sia stata allungata al percorso universitario.

Certo  che la scuola  di prima formazione   non può limitarsi a pensare in maniera minimale, solo perchè dirige il suo contenuto ai bambini  nei primi passi.

Questi primi passi,  se ricolmi  di prospettive come è doveroso che  siano, sono le pietre su cui verranno costruite cattedrali.

Deve passare il principio che tutto può essere portato a un bambino piccolo, pur con le giuste parole e con i giusti tempi.

Si deve passare dalla classe docente che è chiamata a non fare, a non esporsi, a non essere creativa,  alla classe docente che è chiamata a fare con competenza e serenità di giudizio.

L’ iper controllo fine a se stesso   in parte  impedisce ai bambini di evolversi, li tiene come compressi, e questo tappo schiacciato e blindato esploderà inevitabilmente   nella scuola successiva.

I  problemi veri iniziano dopo, con la scuola media di primo grado, ed emergono violenti con la scuola secondaria superiore.

Se da un insegnante di scuola primaria ci si aspetta comprensione, accoglienza, massima disponibilità e collaborazione (ma io direi piuttosto anche  svendita del proprio compito) con un insegnante di scuola media si comincia  a parlare con insistenza  del rispetto delle regole e del rispetto degli altri.

Alla scuola superiore la frittata della separazione e della incomunicabilità tra giovani e adulti   è spesso già stata fatta.

L’insegnante  è colui che valuta, giudica, sentenzia, è un matusa fuori dal mondo;  e gli alunni sono i valutati che se ne fregano di subire valutazioni.

Un muro contro muro, due mondi che si scontrano, che si mascherano l’uno di fronte all’altro.  Salvo che non si cerchi il dialogo, le possibilità di  comprendersi ed unire le proprie reciproche potenzialità senza scendere a facili compromessi o formalismi di maniera.

Così che spesso il docente o è considerato un emerito stronzo, o una nullità,  o una persona veramente ok , per dirla con il linguaggio dei giovani…

(Continua)

Viva Signora Arte

 

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In genere ai bambini di sei anni si dice di disegnare  copiando semplici figure, oppure di colorare negli spazi, o di fare disegni spontanei che esprimono i loro pensieri e le loro conoscenze.

Infatti così faccio,  li faccio copiare, colorare, esprimere; ed è difficile trovare un bambino che non ami il disegno, anzi, per disegnare non hanno bisogno di sapere già scrivere, e tutto passa nella figura,  libera o guidata che sia, basta superare la paura di sbagliare e di non fare bene.

Tranquillizzo le loro perplessità dicendo che il disegno è una cosa personale, creativa, fantasiosa,  dove  si può fare  senza  grandi  problemi,   e che non è solo  tecnica.

La capacità tecnica verrà dopo, con il tempo, con la pratica, con l’esercizio, sperimentando.

A loro spiego come devono fare per rendere il loro disegno più bello, cominciando dal colorarlo con cura, e che il colore richiede tempo, devozione, studio, impegno, attenzione.

Spiego loro che se usano i pennarelli non possono fare le sfumature, ma se usano le matite colorate potranno sfumare; che i colori primari si mescolano dando vita a un vario arcobaleno. Hanno da poco iniziato ad usare anche i pastelli a cera. Amano scoprire, vedere, essere accompagnati nel mondo delle immagini, che sono come la musica dirette al cuore.

Di sicuro  per fare un buon lavoro si deve avere l’idea in testa e dopo che si ha l’idea il resto viene.

Per ora (sono in classe da venti giorni)  ci siamo limitati a raffigurare semplici episodi  legati alla lettura di favolette, racconti.  Abbiamo anche fatto  l’albero autunnale (prendendo idee dalla rete), un qualcosa di natalizio ( prendendo idee da cartoline natalizie), e tanti scarabocchi liberi.

Per scarabocchio intendo quel disegno che il bambino ti mette giù in cinque minuti, senza preoccuparsi del colore o di altro, ma esprimendo un certo contenuto, un accadere delle cose nella sua testa che lui mette freneticamente  in immagini.

La prossima proposta sarà la copia dal vero:  oscillo tra la stella di Natale (visto il periodo)  e  qualcosa di diverso.

Passato il Natale, che in questo momento dell’anno la fa da dominatore ingombrante, dove sto lavorando moltissimo sull’albero natalizio e sulle figure simboliche di questa Festa, faremo l’autoritratto e  varie  nature morte. Oltre naturalmente   l’albero invernale, primaverile ed estivo,  per raccontare il tempo che passa.

Useremo tecniche diverse,  dal disegno figurativo al disegno astratto, dal collage al puntinismo.

Alla fine  dell’anno metteremo tutti i disegni dei bambini dentro un libro confezionato da noi, e lo appenderemo in classe come un documento storico e artistico che racconterà   la nostra avventura scolastica.

Quando finiamo un lavoro  dico ai bambini: “Bene, diamo un titolo a questa opera d’arte”, Loro ci pensano un pò, e poi vengono fuori  o con pensieri ovvi o con pensieri davvero curiosi e creativi, dimostrando che  dentro la figura c’è la loro testa.

E’ ovvio che non sono tutti capolavori, nel senso che ognuno dà quello che può, quello che sa, quello che in quel momento è disposto a tirare fuori.

L’insegnante lo sa e accetta tutto, come viene, ma quando sa di potere  pretende, impone, dirige, consiglia, e poi ovviamente incoraggia sempre.

A volte vedi le loro faccette illuminarsi, stupirsi, meravigliarsi di quello che sono stati capaci di fare. A  volte non hanno voglia, sono distratti e disattenti, e non serve  insistere.  A  volte  finito il loro compito  mi chiedono di potere aiutare un compagno che chiede aiuto e non ha ancora finito.

Guardando le loro creazioni vedo il bambino che lo ha fatto, la sua personalità, le sue insicurezze, il suo entusiasmo.  Dentro le figure e i colori stanno mille parole che parlano.

Ai bambini piace poi moltissimo mostrare ai compagni quello che hanno fatto: mi chiedono “Maestra, lo fai vedere a tutti?”

La cosa meravigliosa dei sei anni è che sono ancora spontanei, non costruiti,  fiduciosi del ruolo che l’insegnante    ricopre nella classe.

Non potevano darmi materia più  libera e liberatrice  dell’educazione all’immagine. Classe più  plastica e modellante  delle prime.

Speriamo di fare bene,  dovesse essere per poco o per molto,  non importa.

Viva  signora Arte.

 

Riconoscere gli strumenti

La musica come storie della vita

Riconoscere i rumori/suoni

Cominciamo giocando…

Per la scuola primaria

 

Per la scuola dell’infanzia

Video sui suoni naturali e artificiali

Indovina chi ha parlato:  a scuola di timbro

Bendiamo un bambino, un altro bambino parla dicendo una parola  concordata.

Il bambino bendato deve capire dal timbro di voce chi ha parlato.

Fatto questo si fa ascoltare ai bambini il timbro  della voce di persone adulte, di persone anziane, di persone giovani, di bambini, di vari animali,  facendoli esprimere  sul tipo di timbro ascoltato.

Suono alto o basso?

Ascolta la scaletta musicale:  per insegnare l’altezza di un suono non c’è meglio che sentire la scaletta, e poi ascoltare tanti suoni  diversi  e far  riflettere  i bambini sul  loro essere  suoni  alti/acuti    o bassi/grevi.

Suono intenso o breve?

L’insegnante  pronuncia  la parola intensità prima pianissimo, poi piano, poi un pò forte, poi forte, poi fortissimo

I bambini, sull’esempio della maestra,  devono dire il proprio nome prima pianissimo, poi piano, poi un pò  forte, poi forte,  poi fortissimo

Lo stesso esercizio   si ripete   con le note  doremi    alternando la classe divisa in gruppi tra  basso e forte

Lo stesso esercizio di ascolto si ripete con l’ascolto di un brano musicale, per esempio La primavera di Vivaldi, e si chiede ai bambini di riflettere  dove la musica era piano e dove diventa forte

Lo stesso esercizio si ripete ma con un gruppo di bambini che si mettono in cerchio o in fila e devono muoversi a suon di musica, esprimendo l’intensità della musica con il loro corpo.

Semplicemente eccezionale. Mettiamo i bambini alla prova, a partire dalle primine che sono a mio avviso la classe con i maggiori vantaggi…

 

 

 

 

 

L’intelligenza dei bambini

https://gianlucalopresti.net/2016/10/29/bambino-dislessico-dice-faccio-da-me-ed-il-risultato-e-strepitoso-3-insegnamenti/

E’ un racconto ordinario che spiega come ci si deve fidare quanto basta  dell’intelligenza  spontanea dei bambini, soprattutto se li mettiamo nelle condizioni di “Fare da sè”,   come tanto raccomandava la stessa Montessori…

Se mettiamo il bambino in grado di orientarsi, il bambino risponde, fa, scopre, si diverte, cammina con le sue gambe…