Archivio mensile:febbraio 2016

Utilità per il Concorso

Trovate tutto nella pagina che è stata creata apposta.

Basta consultarla.

C’è di tutto un pò…  🙂

 

Via, partenza, tutti al banco…

Il 29 febbraio esce il Concorso docenti 2016.

Che vinca la meglio gioventù…dell’anima, e naturalmente un posto per tutti quelli che ci sono, non uno di meno!

La libertà e il libero arbitrio

testo per una prima o seconda classe superiore presentato dentro un contesto confessionale condiviso

LA LIBERTA’

La libertà  è un valore che nasce nella civiltà greca, e che si sviluppa nella civiltà romana, divenendo sinonimo di libertà politica.

Ossia l’uomo libero è colui che in sostanza va a votare, può esprimere il suo parere dentro una società di cui fa parte, è un cittadino riconosciuto  della comunità a cui appartiene, ha un rapporto paritario con la legge che lo governa.

Nel tempo questa parola si è evoluta o complicata,  diventando sinonimo di liberazione da qualcosa o da qualcuno che ci opprime e ci tiene schiavi; possiamo fare diversi esempi, dalla schiavitù di un popolo, alla schiavitù  di una  necessità personale  come la povertà, la mancanza di lavoro, la mancanza di servizi.

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Prima lezione per alunni stranieri

LEZIONE DEL 23 FEBBRAIO

I GIORNI DELLA SETTIMANA

LUNEDI, MARTEDI, MERCOLEDI, GIOVEDI, VENERDI, SABATO, DOMENICA

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Noi facciamo italiano il Lunedi e il Martedi

La Domenica è un giorno di festa

Giovedi devo andare a fare la spesa

IMPARO I NOMI

banco, sorella, fratello, mamma, piatto, porta, penna, libro, strada, sole, luna, terra, albero, cipolla,  camicia,  gallina, cavallo, macchina, lavoro, scuola, amico, insegnante, palla, stella, fiore, carota, gamba, sorriso,  pulcino, …       SONO  TUTTI  NOMI

I  nomi possono essere di  cosa,  animale o persona:  mettiamo il nome  nella colonna giusta

PERSONA ANIMALE COSA
     
     

 

REGOLA:  UN NOME PUO’ ESSERE  SINGOLARE O   PLURALE,  MASCHILE   O    FEMMINILE

ESEMPIO:           LUNA = SINGOLARE  FEMMINILE

STRADA = SINGOLARE FEMMINILE

CORPO = SINGOLARE MASCHILE

ALBERO = SINGOLARE MASCHILE

LUNE = PLURALE FEMMINILE

STRADE = PLURALE FEMMINILE

CORPI = PLURALE MASCHILE

ALBERI = PLURALE MASCHILE

 

DAL NOME ALLA FRASE

L’EGITTO è IL MIO PAESE

L’ITALIA E’   IL PAESE DOVE LAVORO

IL CIBO CHE PREFERISCO E’ LA PASTA

ALLA SERA VADO A SCUOLA

E’ IMPORTANTE AVERE DEGLI AMICI

Le parole che sono sottolineate sono nomi;  le altre parole non sono nomi. Le studieremo.

LE PAROLE DEL TEMPO

SERA, MATTINA, POMERIGGIO, NOTTE, SETTIMANA, MESE, ANNO, ORA, MINUTO

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Alla sera  sono un pò  stanco

Alla mattina mi sveglio alle ore….

Il pomeriggio  i bambini  escono da scuola

La notte è buia

La settimana ha sette  (7)   giorni

Il mese ha trenta (30)  giorni

L’anno ha dodici (12)  mesi

Una giornata dura ventiquattro  (24) ore

Un minuto ha  sessanta (60) secondi

Io sono in Italia da ………….mesi

 

IMPARO  I NUMERI ITALIANI

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1- 2- 3- 4- 5- 6- 7- 8- 9- 10

11- 12- 13- 14- 15- 16- 17- 18- 19- 20

21- 22- 23- 24- 25- 26- 27- 28- 29- 30…

 

LE PAROLE DELLA CITTA’

 

semaforo, vigile, traffico, autobus, metropolitana, stazione, farmacia, parco, negozio, supermercato, ospedale, strada, case, palazzi,  edicola,  ristorante, pizzeria, piazza,  panchina,  scalinata,  parcheggio,  scuola, fontana, biblioteca, questura, lavanderia,  bar,  fiume, ponte, cinema…

 

Mi alleno:

Il vigile guida il traffico

Con la metropolitana   vado in centro-città

Alla stazione partono i treni

In farmacia trovo le medicine

I bambini giocano nel parco

Quel negozio vende frutta

Vicino casa mia c’è il supermercato

In ospedale trovo il Pronto soccorso

Mi piace andare in pizzeria

In biblioteca trovo tanti libri utili

Il cinema  è pieno di gente

Porto la macchina nel parcheggio

Le case possono essere alte o basse, vecchie o nuove

A scuola scrivo e leggo

Il Duomo di Milano ha una piazza grande

L’edicola vende i giornali

In piazza  di Spagna  a Roma  trovo una lunga  scalinata

A Milano scorre il  fiume Lambro

A Milano ci sono tante banche

A Milano trovo anche il  Castello  Sforzesco

La mia scuola è a Cinisello Balsamo

 

Le parole che sono sottolineate sono nomi;  le altre parole non sono nomi. Le studieremo

Adesso ascolta e scrivi la parola come la senti (esercizio dell’ascolto)

Conclusione:   Allenati a casa con il vocabolario

 

 

 

 

 

 

 

Edith Stein e l’empatia

 

 

L’EMPATIA

  • Letteralmente significa la capacità di mettersi nei panni di un’altra persona, sentendo e quindi comprendendo quello che vive, pensa ma soprattutto sente
  • Questo termine nasce con la filosofa Edith Stein che se ne occupa nella sua tesi di dottorato nel 13′
  • La particolarità del pensiero della Stein ( filosofa discepola di Husserl, inizialmente atea ma poi si converte al cattolicesimo) è di sostenere che empatizzando con l’altro noi non arriviamo a essere  un unico con lui, anche se  lui rimane se stesso unico e irripetibile, noi  rimaniamo  noi  stessi  unici  e irripetibili. La cosa di rilievo  è che dopo l’atto empatico  il mio  io come persona si sente   arricchito, cambiato;  e trovandomi nella stessa condizione del mio altro  sentirei le stesse cose che lui ha sentito. Ossia il momento fondamentale  dell’empatia  è quanto l’altro sentito empaticamente sia in grado di cambiarmi, trasformarmi, arricchirmi. Grazie al fatto che io ho saputo aprirmi, accoglierlo, condividerlo, confrontarmi;  mi sono resa disponibile.

 

Domande da farsi:

  1. COME è POSSIBILE EMPATIZZARE CON QUALCUNO?
  2. TUTTI POSSIAMO FARLO?
  3. PERCHE’ E’ IMPORTANTE PROVARE EMPATIA?
  4. COSA NON E’ L’EMPATIA

PRIMA RISPOSTA:   possiamo provare empatia per qualcuno in quanto   ogni essere ha in comune il corpo, l’anima e lo spirito; il corpo è la parte fisica-sensoriale; l’anima è la parte interna e non visibile  che si  unisce al corpo nelle sensazioni (anima sensibile)  e si unisce allo spirito nelle  idee e nei sentimenti (anima spirituale), cioè è il tramite tra la parte più bassa e la parte più alta della persona, ed è conosciuta come il nostro mondo interiore; lo spirito è la parte che ci eleva verso qualcosa che non siamo più noi, perchè è altro da noi,  è quello che abbiamo ricevuto in dono dalla Vita, è quello che limita la nostra libertà perchè  così come ci è stato dato gratuitamente, deve anche tornare a qualcosa, cioè allo Spirito con la S maiuscola che tutto ha creato e crea, l’Essere che chiamiamo Dio. E’ lo spirito guidato dallo Spirito  che permette l’empatia, cioè la capacità di sentire l’altro e quindi di cambiare noi stessi, diventando migliori di come eravamo. Persone si nasce ma soprattutto  si diventa,  cercando di  vivere  nella maniera  migliore per noi.

SECONDA RISPOSTA: dalla prima risposta consegue anche la seconda; sì,  tutti possiamo provare nella nostra vita empatia per qualcuno,  per le ragioni sopra dette,  ma solo noi stessi possiamo renderlo possibile, con le nostre scelte, con il prenderci cura di noi stessi e del mondo che ci circonda,  con il senso di responsabilità  verso quei  valori  che possono  aiutarci  a fare il Bene  non come una entità astratta e staccata dalla quotidianità,  ma come la forma più immediata  di fare quello che pensiamo e siamo.

TERZA RISPOSTA:  è importante potere provare empatia  perchè è  l’unico modo   che ci permette di potere essere solidali in una maniera vera e completa,  di poterci aiutare in una maniera profonda, di poterci  arricchire  incontrando l’altro che è diverso da me, così come io posso arricchire qualcuno che prova empatia per me stessa.  Senza empatia noi tenderemmo ad usare solo il livello razionale della conoscenza,  che però non coinvolge l’aspetto emotivo  e dunque ignora una parte importante della persona che è la mescolanza di ragione e sentimento,  anima, corpo e spirito,  libertà e dovere. Infine l’empatia permette di sentire anche l’Essere assoluto, cioè Dio, sapendoci mettere accanto a Dio, con Dio, vicino a Dio come di più non si potrebbe. E naturalmente questo presuppone che sia anche Dio che ci viene a cercare.

QUARTA RISPOSTA: l’empatia  non è un vago sentimento di comprensione dell’altro, non è essere simili a qualcuno in cui ci identifichiamo, non è sapere essere simpatici o avere una buona comunicazione, non è saper essere socievoli,  non  è  prendere le difese di qualcuno  che non sappiamo chi sia ma di cui riconosciamo  la ragione;   l’empatia è  provare/sentire lo stesso complesso emozionale fisico psicologico e antropologico  che qualcuno ha provato  accanto a noi.

Note biografiche: Edith Stein nasce in Polonia nel 1891;  diviene filosofa e poi mistica dell’Ordine delle Carmelitane scalze;  in quanto ebrea viene imprigionata dal nazismo nei campi di concentramento di Auschwitz  dove   morirà nel 1942, vestendo l’abito di  monaca.

Compito:   Prova a ripetere con le tue parole  spontanee   cosa hai capito sulla empatia e mandamelo senza timore all’indirizzo mail  qui indicato  dallomo.antonella68@gmail.com

Io stessa lo pubblicherò,  se vorrai, sul blog didattico che uso  e che si intitola           Labadec.wordpress.com

 

Asino chi non legge?

Saggio breve di  Dall’Omo Antonella

Individuare, comprendere, risolvere

Analizzati i testi:

Asino chi non legge? Riconoscere e gestire i dsa,  Stefano Federici,Valerio Corsi, Marina E.Locatelli, Pearson

Le storie di zia  Lara,  Nelly Meloni,  Educazione e Rieducazione, Edizioni Magi

Del libro “Asino chi non legge?”  che si concentra esclusivamente sui dsa,   mi sono occupata  sul capitolo dedicato ai docenti; si intitola  “Quando l’alunno rimane indietro: il ruolo degli insegnanti“.

I disturbi di letto scrittura e di calcolo sono detti specifici perchè agiscono solo sull’area coinvolta, e non hanno implicazioni aggiuntive.

Fino a che osserviamo il bambino dsa fuori dal contesto scolastico, questo bambino è assolutamente normale. Proprio a contatto con la richiesta scolastica, emerge il suo disturbo. Lui vedrà i suoi compagni fare con gioia attività che a lui non riescono, e da ciò seguirà malumore e scontento.

La stessa equipe  medica specialistica che si prende il compito di certificarlo non ha il privilegio di osservarlo nel momento del lavoro scolastico, privilegio che spetta solo all’insegnante.

E solo l’insegnante educatore arriva a capire che il problema non sta nell’alunno e nella sua intelligenza, ma piuttosto in un limite oggettivo che va circoscritto e affrontato.

In che maniera? Con strategie aggiuntive, compensative,  dispensative, specifiche, differenziate, mirate e tecnologiche. Questa prassi  del trovare la giusta risposta al preciso problema, deve diventare una prassi generalizzata e permanente.   In fondo, tutti i bambini sono speciali e diversi.

Non si tratta quindi di fare un regalo a qualcuno togliendo la stessa opportunità ad un altro; l’insegnante  che si faceva lo scrupolo di non fare differenze,  era come un  ceco  che dava a tutti i suoi commensali lo stesso nome non essendo in grado di riconoscerli.

Piuttosto,  la prima difficoltà da superare è il riconoscimento tardivo  del problema.

Si è già detto di come sia difficile per un maestro farsi l’idea che un bambino intelligente non può avere dei problemi di cattiva lettura o di cattiva scrittura che non si possono risolvere con l’esercizio??? Forse no, ma è proprio il caso di ricordarlo adesso.

Per un insegnante non è facile dirsi “Questo bambino è intelligente, anzi, più degli altri,  però non scriverà mai bene, mai quanto e come gli altri…”

Noi pensiamo che ogni difficoltà sia in genere transitoria, momentanea; pensiamo, visto che viviamo di tentativi e di  compiti  che  si misurano sulla gradualità  della consegna,  in questa maniera:   “Devo trovare il giusto modo di fargli vedere/capire/fare   le cose, e vedrai che poi ci arriva…”

Solo in un secondo momento ci viene il dubbio, il lampo di genio: “E  se fosse dislessico? e se fosse disortografico?…”

Allora ci viene l’urgenza assoluta  di dire al nostro scolaro intelligente ma che rimane indietro “Tu continua a scrivere con lo stampato maiuscolo, che  per te va bene così..”

Già, ma lui poi come la prende la cosa? Non è che dentro di sè già  pensa di come sia stupido? di essere diverso dai suoi compagni che sono pure più stupidi di lui, eppure sanno fare cose dove  lui invece non riesce? di non essere più tra i preferiti della   maestra che gli ha pure detto “Tu continua a scrivere con lo stampato grande” come a dire “Tu non sei capace, quindi tu devi fare diversamente dagli altri…”

Ansia, depressione, scoraggiamento, chiusura, perdita della propria autostima cominciano a fare il loro percorso insidioso e destabilizzante.

Allora non va bene;  l’insegnante a priori deve impostare la didattica in un senso più allargato e potremmo dire  democratico;  ossia deve dire  da subito  ai bambini “Cari bambini, si può scrivere in stampato maiuscolo e poi in  corsivo, ognuno è libero di scegliere la grafia che più gli piace o con cui si trova meglio, perchè sono tutte perfette, a me non importa come voi deciderete di scrivere…”

In caso di bisogno,  non ci sarà necessità di mortificare un alunno dsa  nel dirgli “Tu continua a scrivere con lo stampato maiuscolo…”

Certo, ci sono anche altre vie per affrontare il problema. Una potrebbe essere quella che, superato l’iniziale turbamento, l’insegnante si mette in contatto con i genitori e con la migliore delle comunicazioni empatiche possibili li indirizza a un centro diagnostico, per eventuali accertamenti.

L’insegnante  deve anche sapere dribblare un possibile iniziale rifiuto da parte di uno o di entrambi i genitori stessi, che potrebbero essere portati a negare problemi di sorta, scaricando tutto piuttosto sull’incapacità della stessa scuola.

L’alunno deve quanto più  tempestivamente possibile ricevere le cure e le attenzioni logopediche necessarie,  sentendosi non per questo emarginato e stigmatizzato; anzi. Si fa tutto questo proprio per prevenire possibili complicazioni quando tutto sarà più difficile, per esempio nel momento dell’ingresso alla scuola media.

Le tecniche ci sono e basta applicarle con accortezza, metodo  e sensibilità.

Piuttosto  che esonerarlo completamente dalla lettura o dal dettato, negazioni  che potrebbero isolarlo, un bambino dislessico potrebbe essere  di regola quello  che legge per primo (lui lo sa e si prepara per tempo) e solo per brevi passaggi;  quello che scrive su dettatura solo alcune accorte parole;  quello che  può utilizzare strumenti tecnologici compensativi  che persino  i più  bravi gli invidiano…

E’ consigliabile intervenire con pratiche di supporto anche prima di avere una diagnosi di dsa certificata.  Attività specialistiche non possono certo nuocere, semmai prevengono,  ed il bambino impara a crescere in un clima partecipato  e ben organizzato, dove niente viene lasciato al caso e dove la parola d’ordine è “Osservare per capire”.

Il vero obiettivo non è guarire qualcuno dal suo male, visto che il dsa è un disturbo cronico permanente;  è piuttosto insegnargli a convivere perfettamente fin da subito con il suo modo d’essere, facendogli accettare se stesso e la sua diversità, noi stessi e le nostre diversità.

Un errore classico che un insegnante non abbastanza attento e diremmo professionale può commettere  è quello di definire il bambino intelligente ma che fa sempre lo stesso errore, come un bambino che non ha voglia di impegnarsi. E’ chiaro: l’intelligenza ce l’ha, la cosa è facile, se continua a sbagliarla è perchè non si impegna.

Questa conclusione è del tutto   superficiale; questa sì che è dimostrazione di stupidità.

Non si dimentichi la naturale voglia da parte del bambino di imparare, sempre; del dimostrare tutto orgoglioso che ha fatto e che ha capito, soprattutto quando i suoi compagni fanno e capiscono; a maggior ragione, se non ce la fa senza una apparente ragione, è perchè la ragione è semplicemente nascosta.

Mentre la dislessia può essere diagnosticata già alla fine del secondo anno, la discalculia può essere dichiarata solo alla fine della terza.

Per arrivare alla diagnosi si può procedere per esclusione; se si escludono quindi nel bambino in osservazione  ragioni esterne come l’ambiente,  come uno  stato psichico depressivo, un ADHD, una sindrome di Down, un autismo, un deficit visivo o uditivo, un deficit intellettivo…, non rimane che il fattore interno  cioè neurologico.

Nel momento in cui l’insegnante le ha provate tutte, senza ottenere risultati, deve passare ad interpellare la famiglia. Questo passaggio è spesso faticoso, perchè mette alla prova la sicurezza professionale del docente stesso, che rimanendo di fatto insicuro, rimanda questo momento non tanto per evitare un problema alla famiglia quanto per evitare una probabile messa sotto accusa di se stesso.  E’ invece fondamentale  sapere comunicare la questione senza esitazioni  e con le parole giuste; mai parlare di diagnosi, mai sentenziare, rimanere sul fatto di difficoltà generiche  molto comuni nei bambini  e di un semplice bisogno di collaborazioni per il bene stesso ed assoluto del bambino.

A sei anni un bambino medio conosce circa 6000 parole. Sempre a sei anni inizia la capacità logica del ragionamento;  si può immaginare che vantaggio assoluto abbiano  i bambini montessoriani che fanno il loro ingresso nella scuola sapendo già leggere e scrivere (riprendo la Montessori che considero un punto fisso di riferimento). Mi viene anche da riflettere questo; se già a quattro anni il bambino si appresta alla lettura, potrebbe venire diagnosticata la sua patologia dsa  entro i sei anni?

Una volta diagnosticato che  lo sia,  occorre procedere con marce  basse  ma non per questo meno solide ed efficaci.  Non sto dicendo che un bambino affetto da dsa non possa frequentare una scuola montessoriana, sarebbe un evidente paradosso visto che la Montessori inizia la sua ricerca proprio sui bambini ritardati e quindi con evidenti presenze  di handicap.

Non è il metodo montessoriano che alza l’asta, è l’asta che viene messa  sempre all’altezza del bambino.

La  lingua italiana ha il vantaggio  d’essere trasparente, cioè ci sono 20 lettere (esclusa l’h che viene trattata separatamente) e 20 suoni; imparati quelli si può quasi  procedere, basta unire due suoni insieme, e continuare   di coppia in coppia…dalle parole bisillabe alle trisillabe e quadrisillabe ecc.

Come si legge si scrive, c’è una corrispondenza biunivoca. Non come l’inglese o il danese o il francese…bastano 28  corrispondenze  fonema/grafema  da mandare in apprendimento per saper leggere tutto il  vocabolario (gli inglesi ne devono imparare trecento).

Mano, lato, rosa (parole facili),…penna, scopa, tetto (si aggiunge la doppia o il trio di lettere,…,astuccio, balestra, campagna (parole trisillabe),… tesoretto,  mattoncino, salvadanaio (parole quadrisillabe)…che gran circo meraviglioso è parlare e scrivere l’italiano.

Si ricorre al metodo fono-sillabico cioè si parte dalle unità, dalle singole lettere, che messe insieme faranno la sillaba e poi la parola, ma un insegnante deve conoscere anche il metodo sillabico puro, ossia si parta dalle parole intere (o da insiemi di parole che fanno un piccolo racconto), scandite poi in sillabe fino alle singole lettere.

Se si ricorre al metodo fono-sillabico  si utilizza un metodo analitico; se si ricorre al metodo  sillabico puro, si utilizza un metodo sintetico  o globale; infine c’è il metodo misto che li usa entrambi, parte dal sintetico e arriva all’analitico.

Essendo l’italiano una lingua facile perchè trasparente, è consigliabile utilizzare il metodo fono-sillabico, più semplice e più diretto (quello del fa fu fo fe fi) .

L’altro metodo, quello globale, si addice alle lingue non trasparenti, anche se risulta più elaborato.

Di fatto tutti i metodi sono validi di fronte a bambini normodotati e si possono usare contemporaneamente o in alternanza.

I metodi analitici della letto scrittura si possono differenziare in questi modi: alfabetico, fonetico, fonosillabico e  sillabico; il metodo alfabetico presenta le lettere dette alfabeticamente, elle per l, emme per m, ci per c…; il metodo fonetico li legge come  prescrive il metodo montessoriano ossia la m è m, la p è p; il metodo fonosillabico è quello usato nella scuola italiana che appoggia ogni consonante ad  una vocale e quindi la f diventa fa fe fi fo fu…; il metodo sillabico presenta le sillabe scritte in stampato grande, poi le usa per formare parole bisillabe, fino a costruire parole sempre più complesse esempio: MO-RE-VI-SO-LE-MA…(MORE, VISO, SOLE, MARE…)

Questo ultimo metodo presenta dei vantaggi per i dsa; risulta facilitante perchè  della parola matita, per esempio, riduce le sillabe a tre contro le sei lettere; non stressa la memoria fonologica già debole; fa corrispondere  il suono al senso di parola  e non il suono alla lettera isolata che è un non senso perchè non è distinguibile di per se stessa. Insomma, il processo metafonologico è molto più semplice, anche se la quantità delle sillabe possibili si aggira intorno alle 2000. Le sillabe  sono tante ma alla fine sono tutte formate da solo 20 lettere (21 con l’h presentata in un secondo momento), e dopo i primi mesi, fatto l’ingranaggio, se ne vedono i benefici.

La scuola per supportare il lavoro dei docenti può organizzare momenti di  screening cioè di valutazione  della popolazione scolastica, al fine di prevenire con anticipo  la presenza di disturbi presenti. Anche il momento di restituzione dei dati da parte degli specialisti agli insegnanti è un momento delicato e cruciale;  dovrà essere richiesta la massima  partecipazione da parte di tutti al fine di individuare la strategia di metodo più idoneo per ogni singolo  caso.

Per quanto riguarda  l’alfabetizzazione dei numeri, il bambino già possiede innatamente la capacità di distinguere la quantità (concetto di  quantità), e di dividere le cose tra grandi o piccole (concetto di seriazione) ,  o tra simili e dissimili (concetto di classificazione), prima ancora di conoscere i numeri in quanto numeri. Si tratta delle competenze logico-matematiche universali.

Nel primo semestre della scuola elementare è opportuno evitare l’uso di numeri scritti,  utilizzando immagini che veicolano la quantità (esempio dei pallini), lavorando molto sul visivo e sulla manipolazione.

I livelli di apprendimento dei numeri sono semantico, lessicale e sintattico.

Quello semantico è fondamentale e bisogna lavorarci con insistenza;  è quello relativo al concetto di maggiore e minore, e si lavora come già detto con le figure.

Segue il lessicale che è quello delle etichette, ossia se il bambino vede il numero 21 deve sapere leggerlo e dargli un valore.

Si arriva al sintattico ossia all’ordine di successione dei numeri: dentro il 21 c’è infatti l’1 che sono le unità e il due che sono le decine.

Di fronte a bambini con problemi di calcolo è importante utilizzare strumenti compensativi che tuttavia rimangono validissimi anche per i bambini normodotati; questi sono la tavola pitagorica, le linee dei numeri, l’abaco e la visualizzazione degli insiemi.

Per prevenire pesanti situazioni di disparità e di emarginazione tra i bambini, è importante impostare a priori una didattica inclusiva;  essa offre la possibilità a tutti gli  scolari  di utilizzare più percorsi per arrivare alla comprensione, che vengono messi tutti sullo stesso piano. Far capire subito che è possibile imparare in maniere diverse e che ogni bambino è speciale perchè ha il suo modo speciale  di apprendere, anche se magari è più lungo di altri.

Si possono tenere presenti le 10 linee guida del dott. Antonio Calvani  che non fanno altro che portare alla messa in pratica di detta strategia (mettere l’alunno nella condizione di lavorare serenamente, con tutti gli strumenti utili, senza informazioni superflue,  con comunicazioni chiare, attivando le conoscenze pregresse, utilizzando l’immaginazione, mettendosi alla prova, dando esempi, semplificando, e riprendendo le cose) , o anche detto in poche parole  “adattare il compito al bambino”.

Di questo lavoro di adattamento molto si è già detto a proposito del metodo Feuerstein che si preoccupa di dare sempre consegne chiare,  comprensibili, personalizzate  ed opportune.

Si è invece ancora poco parlato del lavoro di osservazione in trasparenza che l’insegnante deve fare verso il bambino in difficoltà.  Osservare in trasparenza vuol dire non lasciarsi condizionare da pregiudizi e preconcetti che il maestro si è fatto nei confronti di un bambino in particolare; non si deve osservare  per cercare conferme al proprio giudizio (che come tale è solo un pre-giudizio), ma osservare quel che accade senza condizionamenti, aperto a qualunque considerazione, come se fossimo davanti a un estraneo che vediamo per la prima volta.

Faccio esempi chiari di osservazione e programmazione: l’insegnante vede che il bambino scrive con difficoltà in maniera incerta e contratta e quindi vuole lavorare su questo problema; deve suddividere l’obiettivo in micro passaggi, e quindi  comincia a impostare queste abilità da acquisire in successione: impugnare in maniera corretta la matita, scrivere compiendo il movimento corretto con la mano, apprendere quale direzione imprimere al gesto, padroneggiare i prerequisiti grafo-motori del corsivo, adeguare la grandezza delle lettere alla grandezza dello spazio utilizzato, disegnare le lettere partendo dall’alto…

Ogni procedura messa in atto deve essere scrupolosamente annotata per almeno tre ragioni; serve a focalizzarla e a non disperderla, va condivisa con il gruppo e va consegnata alla scuola di grado superiore come documento di lavoro.

Di fronte ad insuccessi persistenti  l’insegnante può facilmente arrivare a considerazioni opportune, e quindi arrivare  ad una eventuale certificazione di disabilità specifica da parte di chi di competenza.

 Il PDP   dell’alunno (di cui si è già parlato altrove)  dovrà contenere la tipologia del disturbo, gli obiettivi prefissati, gli strumenti compensativi, le misure dispensative e le forme di verifica e valutazione.

Detto documento non solo va condiviso con il consiglio di classe e con i genitori, ma proprio con lo stesso alunno. Maggiore è l’età dell’alunno, maggiore deve essere la sua partecipazione diretta e responsabile. Il vero  problema non è tanto dirsi e conoscere queste cose, quanto piuttosto farle. Non bisogna pensare di essere dei burocrati che devono far risultare tutto perfetto solo sulla carta ciò che accade;  quello che conta è la corrispondenza della carta al FARE.

Gli strumenti compensativi sono per lo più strumenti tecnologici o cartacei ( il sintetizzatore vocale, i programmi di videoscrittura, il vocabolario informatico, i programmi di videolettura, la calcolatrice, le mappe, ogni genere di software utile alla metacognizione e all’apprendimento facilitato…) che l’alunno deve essere istruito e preparato ad usare. Ci deve essere questo percorso di accompagnamento che può essere su richiesta/scelta   allargato a tutto il gruppo classe (vedasi l’uso della Lim assai proficuo per tutti gli  alunni)

Gli strumenti dispensativi sono più complessi da gestire perchè innescano meccanismi di vergogna; l’alunno spesso ritiene di sentirsi menomato e può essere indotto a rifiutarli o a ignorarli, quando invece sono di fondamentale utilità.

Si possono trovare mediazioni, quindi pre-accordarsi con l’alunno sulle cose che sarà chiamato a fare,  pur di non esonerarlo da pratiche comuni che aiutano a formare il gruppo classe.

Si può anche pensare  nei casi più difficili di relegare l’alunno a un ruolo  di semplice osservatore, però un osservatore attivo, che magari osservando si riserva il compito di fare altro.

Importante è la questione tempo; i bambini dsa hanno senz’altro bisogno di più tempo, o di un compito ridotto fatto nel medesimo tempo degli altri.

Nel momento della lettura della diagnosi funzionale di un alunno, occorre prestare la massima attenzione ai punti Z della certificazione; sono quelli che indicano il grado di discrepanza tra quelle che sono le abilità del bambino e quelle che sono le abilità richieste dalla madia; maggiore è la discrepanza, maggiore è il difetto, maggiore è la significatività del problema.

Detti problemi non possono essere affrontati  solo in sede scolastica, chiamata nello specifico ad attuare tutta una specifica didattica personalizzata,   ma necessitano di procedure specialistiche di carattere fonologico o psicologico. Si ricorda che sono  disturbi  pervasivi, cioè non risolvibili ma permanenti.

Infine il bambino tanto scrupolosamente seguito nel percorso primario, deve potere continuare ad essere sostenuto ed incoraggiato anche nel percorso della scuola media  inferiore  e superiore.

Troppo spesso si pensa che un bambino dsa è meglio non frequenti studi di alto profilo, e si cercano per lui scuole di basso profilo; è un grave errore che si lascia fuorviare da pregiudizi difficili da superare.

Premesso che non esistono o non dovrebbero esistere scuole di  serie A o di serie B,  si ripete fino all’ossessione se è il caso,  che un bambino dsa è normodotato sul fronte delle capacità intellettive, spesso è persino portato a sviluppare doti aggiuntive di compensazione, quindi può affrontare qualunque percorso, e se arriva ad escluderlo è perchè semmai teme lo stress  a cui cattivi insegnanti lo potranno inutilmente obbligare.

La storia non manca di personaggi celebri  dislessici (Einstein sopra tutti),  che per loro disavventura hanno  avuto percorsi scolastici non proprio brillanti.

Ci si augura che la formazione come la ricerca  che nel frattempo ha fatto passi notevoli in avanti, possa aiutare tutti noi e tutti gli interessati a non stancarci mai di farci le giuste domande per trovare le giuste risposte.

Approfondimenti degli schemi illustrati proposti dal libro:

Metafonologia

E’ la scienza del suono legato al linguaggio; ogni lingua ha la sua fonologia e le sue regole; la metafonologia permette la consapevolezza e la relativa manipolazione dei fonemi, che solo le singole unità letterali, cioè le lettere piuttosto che le sillabe.

Essa può essere di due generi: globale e quindi superficiale o prescolastica, che lavora sulle sillabe; analitica e quindi dettagliata e appropriata tipica di un processo di alfabetizzazione e scrittura avviato che lavora sulle lettere.

Screening

E’ una pratica di osservazione che nasce in ambito medico al fine di individuare difficoltà in soggetti sani.

I bambini che vanno male nel momento dello screening possono essere o dei falsi positivi (erano solo distratti) o dei veri positivi.

Tra quelli che risultano positivi vanno distinti quelli con un grado di deficit basso o con un grado di deficit alto.

Solo verso questi ultimi andrà avviato un programma di recupero specifico e dettagliato.

Dal gesto alla scrittura: il modello di Ferreiro e di Teberoski

Questo modello indaga su come si sviluppa l’abilità della scrittura nell’infante. Questi specialisti hanno intuito che già nell’età prescolare il bambino collega nella sua comprensione che scrivere significa raccontare le parole che si dicono a voce.

Lui semplicemente, non conoscendo ancora i suoni e le lettere, le disegna a piacere, secondo un parametro esecutivo e un parametro costruttivo,  come più gli piace, e   quando per esempio gli si dice di leggere quello che ha scritto lui risponde perfettamente collegando i segni disegnati a quella precisa parola che è nella sua testa, e poi se deve scrivere casina   invece di casa lui ripete gli stessi segni però più in piccolo.

C’è quindi una logica dentro questo meccanismo in apparenza senza senso che corrisponde a un livello preconvenzionale.

Dopo la fase degli scarabocchi e della  scrittura spontanea, in cui rientra il livello preconvenzionale,   segue il livello convenzionale quando matura nel bambino il legame suono-grafema; questo stadio conosce tre passaggi:  un primo detto sillabico, un secondo detto sillabico alfabetico e un terzo detto  alfabetico.

Nel momento sillabico  il bambino scrive  per esempio EDET per intendere telefono (ad ogni sillaba di telefono corrisponde una lettera casuale); nel momento sillabico alfabetico il bambino scrive tlfno  per intendere telefono (c’è corrispondenza tra la lettera scelta e il suono sentito, però mancano alcune lettere); nel momento alfabetico il bambino padroneggia tutte le lettere e quindi è capace di scriverle tutte arrivando a scrivere correttamente telefono.

Le storie di Zia  Lara  sono frutto dell’ingegno di un genitore che quando scopre di avere un figlio dislessico,  dopo varie difficoltà iniziali,  progetta  di potere aiutare direttamente suo figlio  creando per lui (ma ovviamente non solo) una serie di racconti alquanto originali e simpatici, costruiti per  graduale complessità,  e messi tutti insieme dentro una grande macro storia; questa storia ha  come protagonista  questa amorevole maga  che arriva  a rivestire il ruolo di una felice  presenza pronta a correre in nostro aiuto, senza però volersi sostituire alle nostre iniziative.

Zia Lara le pensa tutte, propone parole su parole su parole, dalle più elementari alle più complesse e sconosciute.

Utilizza termini  chiave, personaggi che si ritrovano e che si ripetono  come in un meraviglioso puzzle  che ha imparato a costruirsi  tutto unito, e dove ognuno riveste il suo compito, senza nessun dramma che come tale possa essere visto come insuperabile.

Zia Lara è nello stesso tempo se stessa ma anche mille altre cose: ricorda e racconta di quando era bambina; di quanto amava fare gli scherzi, che però devono essere fatti con un certo limite;  racconta  del tempo, dei suoi desideri, dei suoi amici, di quello che le piace, di quando le è venuto il mal di testa, di quando c’è stato il temporale, dei suoi viaggi, dei suoi acquisti, delle sue case,  dei suoi animali, dei suoi incidenti, del suo cuoco Tonino…

Dentro un personaggio vanno a finire tutto il mondo con i suoi sconfinati significati, ma visti sotto la guida di un amico che  senza tante cerimonie prima ancora che ci rendiamo conto  di dove stiamo andando ci ha già portato dentro ogni luogo  conquistandoci.

le 6 mappe sulla comunicazione

 

COMUNICARE E’ ASCOLTARE

LA COMUNICAZIONE

GLI ASSIOMI DELLA COMUNICAZIONE

LE FUNZIONI DELLA COMUNICAZIONE

I CODICI DELLA COMUNICAZIONE

IL MESSAGGIO COMUNICATIVO

 

 

 

Safer Internet Day 2016

generazioni-connesse

XIIIa giornata mondiale

La carta cognitiva

saggio breve di Dall’Omo Antonella

L’arte di programmare

Per entrare nel vivo delle problematiche di Progettazione e di utilizzo di un Programma didattico, in questa prima parte  mi sembra molto utile riflettere/illustrare    la relazione  di un possibile Progetto, uno dei molti che potremmo pensare ai fini educativi. Nella seconda parte    mi sono concentrata  su come verificare l’efficienza ed efficacia funzionale di alcune schede didattiche previste in una possibile  Programmazione, che di norma  prevede   le verifiche di ingresso, le verifiche  di competenza intermedia,  le verifiche di competenza finale, le griglie di valutazione,  le schede per alunni bes dsa e le schede per alunni non italofoni .

In primis  si chiarisce la sostanziale differenza tra Progettare e Programmare: si Progetta un percorso formativo che prevede i suoi attori, tempi, costi, obiettivi, metodi, supporti, ricadute e strumenti valutativi; si programmano delle unità didattiche circoscritte e mirate all’interno di quello che potrebbe essere il macro Programma didattico  o meglio ancora il Progetto curriculare  che ispira anima e determina  le  singole azioni e i singoli interventi non come semplici unità isolate ma soprattutto come un totum unitario e interconnesso.

Relazione finale  di Progetto  sul tema  Cittadinanza e Costituzione

Nome del Progetto

ALUNNI DI OGGI, CITTADINI CONSAPEVOLI DI DOMANI

 Durata del Progetto

ANNO SCOLASTICO 2015-16

 Denominazione Completa  Istituto Scolastico Proponente

Direzione Didattica 1° Circolo  di  Udine  Via Solferino 38

 Docente/i  Responsabile/i del Progetto

Dell’Orto Angela  “Leopardi”- materia-  matematica/scienze

Romagnoli Paolo “Pascoli”- materia-  italiano/arte

Saronni  Carla  “Leopardi” – materia-  educazione motoria

 Ordini e Gradi scolastici completi coinvolti

3° CIRCOLO   composto da  Scuola Infanzia Il giardino via Garibaldi,  Scuola Infanzia “Dante” via Dante, Scuola Primaria  Manzoni via Cantù, Scuola Primaria Berchet  via Palladio

INFANZIA composto dai plessi  Casteggio, Casatisma, Mornico, Ferrante, Borgo Antico, Cagranda

SCUOLA PRIMARIA  composto dai plessi  Carducci,  Pascoli, Leopardi

 Reti di Scuole

SCUOLE FACENTI PARTE DELLA RETE:

3° Circolo di Udine

2° Circolo di Udine

Scuola Primaria Carducci  via Foscolo

Altre realtà coinvolte ( agenzie educative, enti, istituzioni, associazioni)

Università  di Udine – Dipartimento di Diritto Costituzionale

Comune di Udine

 Finalità

Formare cittadini partecipativi, solidali, consapevoli sia dei propri diritti come dei propri doveri

 Obiettivi  previsti

Tutela patrimonio storico dei propri ambienti di vita: scoprire radici storiche, attivare conoscenze e rispetto, individuare i ruoli e le funzioni di ogni istituzione  interessata

Tutela paesaggio  naturale del proprio ambiente di vita:  esplorare il territorio, scoprire gli interventi umani presenti , individuare i possibili punti critici, proporre possibili soluzioni

Principi fondamentali della costituzione Italiana e della dichiarazione dei diritti  del fanciullo e della convenzione  internazionale dei diritti dell’infanzia:  analizzare alcuni articoli della Costituzione,  riconoscere le funzioni di ogni istituzione  con visite guidate, proiezione di video…

Acquisizione di stili di vita  funzionali  per la propria  salute e per quella degli altri: assumere comportamenti responsabili nell’ alimentazione

Sviluppo dell’identità  personale  attraverso la conoscenza della comunità scolastica:   acquisire consapevolezza del proprio stare in gruppo, manifestare capacità di ascolto, comprensione, relazione, accettazione e sostegno reciproco

 Obiettivi da raggiungere

Sono quelli previsti nel Progetto

 Contenuti 

Sono quelli previsti al fine di rendere gli alunni partecipativi e consapevoli dei propri diritti e doveri.  Si sono sviluppati argomenti di educazione alimentare, di cittadinanza attiva, di educazione ambientale

 Tempi specificati

Settembre/ottobre 2009 : progettazione in dettaglio, formazione dei docenti per la stesura del curricolo verticale infanzia/primaria

Novembre 2009/aprile 2010 : realizzazione laboratori e sviluppo attività

Gennaio/giugno 2010: monitoraggio e valutazione in itinere progetto

Maggio 2010:  presentazione   lavori

 Destinatari  coinvolti  (alunni, classi)

Alunni scuola infanzia (in genere di 5 anni) e alunni scuola primaria (classi diverse)

 Discipline  coinvolte

Tutte le discipline didattiche  in quanto progetto interdisciplinare

 Metodi  e strategie utilizzate

Metodi: metodologia dell’apprendimento  attivo e personalizzato-  metodologie di indagine, orientative e laboratoriali che pongono il bambino al centro del proprio itinerario formativo

Percorso  complesso  e trasversale  basato  su una organizzazione  didattica  flessibile e modulare

Strategie: conversazioni- lezioni frontali-  lavori di gruppo-  pratiche laboratoriali- uscite didattiche con interventi  di esperti-  contatti  con enti  locali

 Ore di docenza utilizzate

Essendo  un Progetto  interdisciplinare  tutte le insegnanti delle classi  coinvolte  hanno messo a disposizione  ore di docenza  durante tutto l’anno scolastico

 Interventi di esperti

Gli esperti sono intervenuti   nelle uscite didattiche  previste nel Progetto

 Strutture e materiali utilizzati

La realizzazione del Progetto   è avvenuta   nelle scuole aderenti la rete e   nei luoghi previsti nelle visite didattiche ( Comune, Regione, Parlamento…)

 Modalità di valutazione- verifiche

Monitoraggi per insegnanti, alunni e famiglie

Si  è utilizzato un questionario  preparato in fase di progettazione e condiviso  con le insegnanti  delle diverse scuole  della rete  con il quale si è verificato  la corrispondenza del progetto  formativo  alle aspettative dei partecipanti, l’efficacia delle metodologie, la funzionalità organizzativa, la soddisfazione dei partecipanti, la capacità di lavorare in gruppo.  Si sono usate griglie  di osservazione

 Prodotti – documenti- riconoscimenti

Prodotti  multimediali, sito della scuola, materiali cartacei  (opuscoli, cartelloni, breve pubblicazioni).  Spettacolo teatrale

 Strategie per il funzionamento/valorizzazione  del progetto

Vista la validità del progetto si augura che ogni scuola possa riproporlo apportandovi modifiche per renderlo  personalizzato e adeguato alla propria utenza.  Il progetto dovrebbe diventare  prassi quotidiana  in quanto si pone come finalità  ultima quella di rendere  i cittadini consapevoli di domani.

Il progetto inserito nel POF  viene riproposto annualmente con modifiche   migliorative.

data                                                                                  firma del Dirigente Scolastico

in allegato alcuni esempi di compiti analizzati con il metodo Feuerstein che inserisco in coda

primo esempio

ANALISI DI UN COMPITO   SECONDO I PARAMETRI DELLA CARTA COGNITIVA

“IL DORMIGLIONE”

Compito:

ALUNNO/I                                                                DATA

1.       CONTENUTO

Scheda n 43  dello schedario Guida Planet-  Giunti Scuola

Scheda  adatta dalla fine della prima classe fino alla fine della seconda classe primaria

Area linguistica- convenzioni ortografiche esplicite: l’accento- il tempo implicito  passato remoto- i giorni della settimana- uso della filastrocca-  area vuota da completare

2.      MODALITA’

Verbale, linguistica, analitica, grammaticale, logico-temporale, immaginativa-fantasiosa, grafica (scrittura)

3.      FASI DELL’ATTO MENTALE

A  Prima fase di lettura e  comprensione del testo letto – seconda fase  di  riconoscimento e sottolineatura- B   terza fase  uso della fantasia e  ricerca delle azioni conosciute o sperimentate – scelta delle parole appropriate  da inserire

La parte A dell’esercizio risulta guidata e semplificata-  si chiede solo la lettura e la decodifica-essa funge da modello per il completamento della parte B- l’alunno deve cogliere questo stretto legame tra le due parti  mostrando capacità associative/logiche- nello seconda parte deve fare un lavoro creativo, non di semplice ripetizione o di semplice applicazione della regola grammaticale- deve quindi ricercare nella memoria, trasferire parole già imparate, compiere un’operazione libera/creativa, mettendo in atto la sua capacità di invenzione e di senso-

4.      OPERAZIONI

Decodificare, Raccogliere le informazioni, Cogliere il parallelismo,  Selezionare le emozioni nella memoria, Etichettare le parole scelte, Organizzare le  azioni allegre secondo una temporalità, Scriverle  nella forma richiesta,  Cambiarle se si decide che non ci piacciono, Completare il compito come richiesto, Verificare di averlo completato, Controllarlo prima di consegnarlo

5.      LIVELLO DI COMPLESSITA’

La prima parte risulta semplice perchè si tratta solo di leggere e di decodificare- la seconda parte risulta più complessa,  dove l’alunno deve mettersi in gioco,  deve possedere buone capacità di etichettamento delle emozioni, deve usare l’immaginazione, deve applicare  la regola ortografica posta come obiettivo

6.      LIVELLO DI ASTRAZIONE

Bassa nella prima parte- Medio Alta nella seconda parte- si richiedono competenze linguistiche, ricchezza di vocabolario, conoscenza dei sinonimi, conoscenza degli stati d’animo, conoscenza del tempo settimanale  in successione

7.      LIVELLO DI EFFICIENZA

Dipende  sia dall’età  fisica ma soprattutto dall’età/sviluppo  psicologico  e gnoseologico  del bambino-

Le  FUNZIONI COGNITIVE RICHIESTE

FASE DI INPUT (raccolta delle  informazioni ricevute)

  1. Raccogliere in modo chiaro e completo le informazioni
  2. Utilizzare un sistema o  un piano in modo tale da non saltare o dimenticare qualcosa di importante o ripetersi
  3. Etichettare le nostre esperienze in modo tale che possiamo ricordarle più chiaramente e parlare di esse
  4. Descrivere cose ed eventi in termini di dove e quando avvengono
  5. Decidere le caratteristiche  di una cosa o di un evento  che rimane sempre lo stesso anche quando hanno luogo cambiamenti
  6. Organizzare l’informazione che  raccogliamo  considerando più di una cosa per volta
  7. Essere precisi ed accurati

FASE DI ELABORAZIONE delle informazioni raccolte

  1. Definire qual è il problema, che cosa viene chiesto di fare e che cosa dobbiamo calcolare
  2. Utilizzare solo quella parte  dell’informazione che abbiamo raccolto che è rilevante , cioè che si applica al problema, ignorando il resto
  3. Avere una buona immagine nella nostra mente  di ciò che stiamo cercando  o cosa dobbiamo fare
  4. Fare un piano che comprenderà  i passi necessari   da prendere per raggiungere l’obiettivo
  5. Ricordare e tenere a mente  le varie parti di informazione che abbiamo bisogno
  6. Cercare la relazione  attraverso la quale  oggetti separati, eventi ed esperienze  possano essere legati insieme
  7. Confrontare oggetti ed esperienze  con altri per vedere cosa c’è di simile  e cosa c’è di diverso
  8. Trovare la classe o il gruppo  al quale il nuovo oggetto  o la nuova esperienza appartiene
  9. Pensare a diverse possibilità  e considerare che cosa  succederebbe  se dovessimo scegliere  o l’una o l’altra
  10. Utilizzare la logica per provare  e sostenere la nostra opinione

 FASE DI OUTPUT (esprimere la soluzione a un compito/problema)

  1. Essere chiari e precisi nel nostro linguaggio per essere sicuri che la nostra risposta  sia capita dall’altro
  2. Pensare prima di fare anziché provare immediatamente   a rispondere e fare un errore per riprovarci ancora
  3. Se per qualche ragione non possiamo rispondere alla domanda anche se “sentiamo” di conoscere  la risposta, lasciare tranquilla la domanda per un momento e poi, quando la riprendiamo,   usare una strategia che ci aiuti a trovare la risposta

Commento

Questa è una scheda strumentale,  che si pone un obiettivo se si vuole tecnico e specifico, ma presuppone tutta una serie di abilità già acquisite, come la lettura, la decodifica, la conoscenza di un certo vocabolario, la capacità  di ricordare e selezionare, l’immaginazione di inventare una scaletta il più possibile calzante e varia…

La scheda può essere somministrata in forma separata, ossia solo la parte A   o solo la parte B.

Se solo la parte A significa che stiamo lavorando sul lessico e sulla lettura.

S  solo la parte B   significa che stiamo lavorando con   bambini grandi, con un alto tasso di autonomia

Solo le due parti unite garantiscono la comprensione della consegna.

Infine sostituirei il titolo con  ” Il dormiglione e l’allegrone”

secondo esempio

ANALISI DI UN COMPITO  SECONDO I PARAMETRI DELLA CARTA COGNITIVA

“DOVE E QUANDO “

Compito:

ALUNNO/I                                                                DATA

 CONTENUTO

Scheda n 70   dello schedario Guida Planet-  Giunti Scuola

Scheda per la seconda/terza classe primaria (ma non si esclude l’utilizzo anche nella classe prima con le opportune facilitazioni)

Obiettivo: sapere aggiungere informazioni alle frasi- concentrazione sulle parole relative al dove e al quando- la frase minima si allarga alle sue espansioni

MODALITA’

Verbale, linguistica, logica, analitica, grafica (scrittura)

FASI DELL’ATTO MENTALE

Leggere, decodificare, organizzare le informazioni, comprenderne il senso, focus sulla parola mancante,  scegliere la parola giusta, eliminare le parole non adatte, collegare la frase letta  al senso integrato  della possibile risposta, scrivere la frase completa, rileggerla

OPERAZIONI

Leggere- decodificare- collegare- integrare- scartare- tenere in sospeso- riprendere

LIVELLO DI COMPLESSITA’

Medio bassa,  si necessita soltanto di  collegare una breve frase  molto ordinaria ad un suo possibile completamento che viene guidato/suggerito  e quindi  facilitato- le quattro azioni proposte si svolgono tre al presente e una al futuro-

LIVELLO DI ASTRAZIONE

Medio Basso,  si necessita la conoscenza delle parole,  la capacità di analizzare l’insieme delle parole  collegandole  alle due domande “Quando?”  e  “Dove”

 

LIVELLO DI EFFICIENZA

Dipende dal grado di autonomia del bambino,  che deve  sapere  utilizzare i due riquadri di parole come se fossero due cesti pieni di un prodotto  bianco o rosso,  cioè di due qualità differenti

Commento

Questa scheda   può essere utilizzata tale e quale come è stata pensata, oppure può essere ripresa e resa più complessa- per esempio si può inserire un tempo al passato e mettere alla prova la capacità di risposta dell’alunno-  si può sondare le risposte date  chiedendone la spiegazione della  scelta-

in questo caso l’esercizio si allarga alla fase parlata, raccontata, e non solo letta e scritta-

si può chiedere agli alunni più abili di immaginare una frase libera, scritta sullo stesso criterio-  si può dare consegne semplificate per gli alunni dislessici o disgrafici diminuendo la quantità della  consegna o aumentando il tempo di esecuzione-   per altri casi  più complicati non considerare affatto  il problema tempo-  considerare la possibilità di far lavorare i bambini a coppie, dove uno abile viene accoppiato ad uno meno capace con le istruzioni precise di dovere collaborare

Le  FUNZIONI COGNITIVE RICHIESTE

FASE DI INPUT (raccolta delle  informazioni ricevute)

  1. Raccogliere in modo chiaro e completo le informazioni
  2. Utilizzare un sistema o  un piano in modo tale da non saltare o dimenticare qualcosa di importante o ripetersi
  3. Etichettare le nostre esperienze in modo tale che possiamo ricordarle più chiaramente e parlare di esse
  4. Descrivere cose ed eventi in termini di dove e quando avvengono
  5. Decidere le caratteristiche  di una cosa o di un evento  che rimane sempre lo stesso anche quando hanno luogo cambiamenti
  6. Organizzare l’informazione che  raccogliamo  considerando più di una cosa per volta
  7. Essere precisi ed accurati

FASE DI ELABORAZIONE delle informazioni raccolte

  1. Definire qual è il problema, che cosa viene chiesto di fare e che cosa dobbiamo calcolare
  2. Utilizzare solo quella parte  dell’informazione che abbiamo raccolto che è rilevante , cioè che si applica al problema, ignorando il resto
  3. Avere una buona immagine nella nostra mente  di ciò che stiamo cercando  o cosa dobbiamo fare
  4. Fare un piano che comprenderà  i passi necessari   da prendere per raggiungere l’obiettivo
  5. Ricordare e tenere a mente  le varie parti di informazione che abbiamo bisogno
  6. Cercare la relazione  attraverso la quale  oggetti separati, eventi ed esperienze  possano essere legati insieme
  7. Confrontare oggetti ed esperienze  con altri per vedere cosa c’è di simile  e cosa c’è di diverso
  8. Trovare la classe o il gruppo  al quale il nuovo oggetto  o la nuova esperienza appartiene
  9. Pensare a diverse possibilità  e considerare che cosa  succederebbe  se dovessimo scegliere  o l’una o l’altra
  10. Utilizzare la logica per provare  e sostenere la nostra opinione

 FASE DI OUTPUT (esprimere la soluzione a un compito/problema)

  1. Essere chiari e precisi nel nostro linguaggio per essere sicuri che la nostra risposta  sia capita dall’altro
  2. Pensare prima di fare anziché provare immediatamente   a rispondere e fare un errore per riprovarci ancora
  3. Se per qualche ragione non possiamo rispondere alla domanda anche se “sentiamo” di conoscere  la risposta, lasciare tranquilla la domanda per un momento e poi, quando la riprendiamo,   usare una strategia che ci aiuti a trovare la risposta

terzo esempio

ANALISI DI UN COMPITO   SECONDO I PARAMETRI DELLA CARTA COGNITIVA

“FISCHIA O SIBILA?”

Compito:

ALUNNO/I                                                                DATA

 CONTENUTO

Scheda n 90 dello schedario Guida Planet Giunti Scuola

Scheda per la prima/seconda classe primaria- si tratta di approfondire il lessico e di giocare con i suoni che possono essere riprodotti o imitati- si approfondisce il mondo dei suoni ma anche il mondo delle cose viventi e non viventi- a tutto può essere associato  un rumore-

MODALITA’

Verbale- linguistica- analitica- logico/associativa- immaginativo/mnemonica- grafica (scrittura)- sonora/musicale

FASI DELL’ATTO MENTALE

In  un primo momento  si tratta di leggere e decodificare-  le figure vanno nominate e quindi associate al relativo suono- in caso di difficoltà il bambino deve sapere tenere in sospeso possibili risposte e procedere con quelle più  semplici- il bambino scopre il mondo intorno a sè, spaziando dalle cose vicine fino alle cose lontane e sconosciute-

OPERAZIONI

Leggere, decodificare, nominare, comprendere, selezionare, riprodurre nella memoria o nella pratica  il suono, associare, procedere per esclusione, mettere in pratica strategie, scegliere, scrivere

LIVELLO DI COMPLESSITA’

Medio bassa, si tratta di appurarsi che il bambino conosca le figure proposte e le sappia collocare nel relativo contesto-  si tratta  di  chiarire il senso di ogni azione, ossia il bambino deve sapere cosa significa squillare o muggire o tuonare- scheda adatta da fare in coppia o in piccolo gruppo, dove si può utilizzare le competenze cooperative- la scheda può essere resa più difficile invitando i bambini a inventare  figure nuove e suoni relativi- nello stesso tempo la scheda può essere resa più divertente invitando i bambini a riprodurre il sonoro-

Può essere resa più complessa anche allargando il tempo verbale dal presente al passato o futuro- quindi aggiungendo il soggetto al verbo ossia costruendo la frase minima-

LIVELLO DI ASTRAZIONE

Medio bassa,  si tratta di  associare  la figura al suo suono- l’immagine svolge una preziosa funzione di comunicazione aumentativa

LIVELLO DI EFFICIENZA

Dipende dallo sviluppo gnoseologico e psicologico del bambino-   dipende dalle strategie messe in atto dall’insegnante

Commento

La scheda è di quelle che possono piacere ai bambini, poichè prevede aspetti ludici e coinvolgenti.

Qualche dubbio sulla scelta del titolo che sostituirei con “Trova il suono”

Le  FUNZIONI COGNITIVE RICHIESTE

FASE DI INPUT (raccolta delle  informazioni ricevute)

  1. Raccogliere in modo chiaro e completo le informazioni
  2. Utilizzare un sistema o  un piano in modo tale da non saltare o dimenticare qualcosa di importante o ripetersi
  3. Etichettare le nostre esperienze in modo tale che possiamo ricordarle più chiaramente e parlare di esse
  4. Descrivere cose ed eventi in termini di dove e quando avvengono
  5. Decidere le caratteristiche  di una cosa o di un evento  che rimane sempre lo stesso anche quando hanno luogo cambiamenti
  6. Organizzare l’informazione che  raccogliamo  considerando più di una cosa per volta
  7. Essere precisi ed accurati

FASE DI ELABORAZIONE delle informazioni raccolte

  1. Definire qual è il problema, che cosa viene chiesto di fare e che cosa dobbiamo calcolare
  2. Utilizzare solo quella parte  dell’informazione che abbiamo raccolto che è rilevante , cioè che si applica al problema, ignorando il resto
  3. Avere una buona immagine nella nostra mente  di ciò che stiamo cercando  o cosa dobbiamo fare
  4. Fare un piano che comprenderà  i passi necessari   da prendere per raggiungere l’obiettivo
  5. Ricordare e tenere a mente  le varie parti di informazione che abbiamo bisogno
  6. Cercare la relazione  attraverso la quale  oggetti separati, eventi ed esperienze  possano essere legati insieme
  7. Confrontare oggetti ed esperienze  con altri per vedere cosa c’è di simile  e cosa c’è di diverso
  8. Trovare la classe o il gruppo  al quale il nuovo oggetto  o la nuova esperienza appartiene
  9. Pensare a diverse possibilità  e considerare che cosa  succederebbe  se dovessimo scegliere  o l’una o l’altra
  10. Utilizzare la logica per provare  e sostenere la nostra opinione

 FASE DI OUTPUT (esprimere la soluzione a un compito/problema)

  1. Essere chiari e precisi nel nostro linguaggio per essere sicuri che la nostra risposta  sia capita dall’altro
  2. Pensare prima di fare anziché provare immediatamente   a rispondere e fare un errore per riprovarci ancora
  3. Se per qualche ragione non possiamo rispondere alla domanda anche se “sentiamo” di conoscere  la risposta, lasciare tranquilla la domanda per un momento e poi, quando la riprendiamo,   usare una strategia che ci aiuti a trovare la risposta

quarto esempio

ANALISI DI UN COMPITO    SECONDO I PARAMETRI DELLA CARTA COGNITIVA

“UN GRANDE  DISEGNO”

Compito:

ALUNNO/I                                                                DATA

 CONTENUTO

Scheda n 9   dello schedario Guida Planet-  Giunti Scuola

Scheda  progettata per alunni non italofoni

La  scheda prevede un breve racconto seguito da tre domande che servono a guidare/ valutare la comprensione del testo

Le tre domande sono diversificate tra loro, e questo è l’aspetto “difficile” della scheda.

MODALITA’

Linguistica, verbale, figurativo/ iconografica, schematico/diversificata, associativa/ relazionale, logico/ analitica

FASI DELL’ATTO MENTALE

La prima fase è quella di  leggere e decodificare- quindi quella di associare per sapere rispondere in maniera corretta- le tre domande sono diverse e l’alunno deve elaborare processi diversi; tutto linguistico il primo, semilinguistico il secondo, astratto/fraseologico  il terzo

OPERAZIONI

Leggere, decodificare, memorizzare, riflettere, associare, fare operazioni di scarto e selezione

LIVELLO DI COMPLESSITA’

Medio  alta ,  si tratta di distinguere i soggetti dalle azioni, di possedere quindi le parti minime  della frase

La scheda può essere semplificata proponendo una sola tipologia di risposta-  sconsigliato aumentare il livello di complessità visto che si tratta di bambini non italofoni che devono scoprire/apprendere  le basi della lingua nuova

LIVELLO DI ASTRAZIONE

Medio alta,  solo la domanda 2  utilizza la figura come procedura concreta e non astratta

LIVELLO  DI  EFFICIENZA

Dipende  dal grado di alfabetizzazione del bambino, oltre che dalle sue specifiche capacità cognitive generali.

Commento

Sostituirei      il titolo “Un grande disegno” con il titolo  “Metti la croce o rispondi”. Il titolo è deviante , parla di grande disegno ma non lo mostra, perchè si riferisce a un disegno astratto, frutto di un lavoro di immaginazione non scontato e immediato.

Lo stesso modello può essere riproposto  secondo  proposte diversificate.

Insistere sulla solidificazione di queste basi prima di passare a gradi più complessi.

Le  FUNZIONI COGNITIVE RICHIESTE

FASE DI INPUT (raccolta delle  informazioni ricevute)

  1. Raccogliere in modo chiaro e completo le informazioni
  2. Utilizzare un sistema o  un piano in modo tale da non saltare o dimenticare qualcosa di importante o ripetersi
  3. Etichettare le nostre esperienze in modo tale che possiamo ricordarle più chiaramente e parlare di esse
  4. Descrivere cose ed eventi in termini di dove e quando avvengono
  5. Decidere le caratteristiche  di una cosa o di un evento  che rimane sempre lo stesso anche quando hanno luogo cambiamenti
  6. Organizzare l’informazione che  raccogliamo  considerando più di una cosa per volta
  7. Essere precisi ed accurati

FASE DI ELABORAZIONE delle informazioni raccolte

  1. Definire qual è il problema, che cosa viene chiesto di fare e che cosa dobbiamo calcolare
  2. Utilizzare solo quella parte  dell’informazione che abbiamo raccolto che è rilevante , cioè che si applica al problema, ignorando il resto
  3. Avere una buona immagine nella nostra mente  di ciò che stiamo cercando  o cosa dobbiamo fare
  4. Fare un piano che comprenderà  i passi necessari   da prendere per raggiungere l’obiettivo
  5. Ricordare e tenere a mente  le varie parti di informazione che abbiamo bisogno
  6. Cercare la relazione  attraverso la quale  oggetti separati, eventi ed esperienze  possano essere legati insieme
  7. Confrontare oggetti ed esperienze  con altri per vedere cosa c’è di simile  e cosa c’è di diverso
  8. Trovare la classe o il gruppo  al quale il nuovo oggetto  o la nuova esperienza appartiene
  9. Pensare a diverse possibilità  e considerare che cosa  succederebbe  se dovessimo scegliere  o l’una o l’altra
  10. Utilizzare la logica per provare  e sostenere la nostra opinione

 FASE DI OUTPUT (esprimere la soluzione a un compito/problema)

  1. Essere chiari e precisi nel nostro linguaggio per essere sicuri che la nostra risposta sia capita dall’altro
  2. Pensare prima di fare anziché provare immediatamente a rispondere e fare un errore per riprovarci ancora
  3. Se per qualche ragione non possiamo rispondere alla domanda anche se “sentiamo” di conoscere la risposta, lasciare tranquilla la domanda per un momento e poi, quando la riprendiamo,   usare una strategia che ci aiuti a trovare la risposta

quinto esempio

 

 

ANALISI DI UN COMPITO   SECONDO I PARAMETRI DELLA CARTA COGNITIVA

“LA FRASE E I SUOI MATTONI”

Compito:

ALUNNO/I                                                                DATA

 CONTENUTO

Scheda n 9  dello schedario Guida Planet-  Giunti Scuola

parte riservata agli alunni BES  DSA

Presentazione della Mappa mentale relativa alla costruzione della frase

Utilizzo delle parole chiave- dei nodi mentali che si connettono- degli insiemi che messi insieme fanno il blocco unitario- ossia i mattoni che fanno la casa- utilizzo della parola accanto alla figura

MODALITA’

Verbale, linguistica, schematica, concettuale, grafica, figurativa/iconica, analitica, esplicativa/esemplificativa, organizzativa,  simbolica, sintetica

FASI DELL’ATTO MENTALE

Prima fase il bambino riceve uno schema completo- bisogna saperlo leggere cogliendone le priorità- si parte dalle parole più alte fino alle parole più basse, le righe di collegamento  guidano la decifrazione, può essere utile fare raccontare al bambino quello che legge, farlo cioè ripetere ad alta voce con le sue parole- dall’analisi pezzo  per pezzo alla sua sintesi

OPERAZIONI

Leggere, decodificare, orientarsi nell’informazione, seguire con l’occhio le linee di collegamento, comprenderne il senso, procedere per gradini in successione, fino all’ultimo gradino di sintesi, tenere le informazioni, saperle riprodurre in situazioni diverse

LIVELLO DI COMPLESSITA’

Medio alta, si tratta di consegnare una regola che è un insieme di sottoregole- questo esercizio è relativamente complesso perchè richiede delle competenze linguistiche e grammaticali, sintattiche morfologiche   e non solo lessicali- può poi essere reso gradualmente più complesso

LIVELLO DI ASTRAZIONE

Medio alto,  perchè il bambino deve comprendere che le parole indicate sono solo un esempio di tutte le possibili parole che invece non vengono indicate- c’è un forte lavoro di  SIMBOLO, cioè ogni parola del livello basso potrebbe essere sostituita con altre, tranne la voce ARTICOLI- per il momento si illustrano solo gli articoli determinativi-

Quelli indeterminativi verranno presentati successivamente per un criterio di gradualità

LIVELLO DI EFFICIENZA

Dipende dalla maturità linguistica e psicologica del bambino, come dalle strategie didattiche messe in campo dal docente

Commento

Questa è una scheda progettata per gli alunni BES  DSA, ma come tutte le schede facilitanti risultano utilissime per ogni genere di bambino.  Preziosa la procedura iconografica, fondamentale per i bambini autistici o  con problemi mentali di  apprendimento –  la scheda può essere semplificata eliminando la parte destinata alla QUALITA’,  oppure può essere resa più complessa,  aggiungendo anche gli articoli indeterminativi  o la distinzione femminile maschile o singolare e plurale.

E’ una scheda fondamentale che ogni bambino deve arrivare a sapere gestire con sicurezza perchè detta le fondamenta della scrittura e della premessa lettura.

Insistere sulla sua padronanza prima di procedere a passaggi più complessi.

Consegnare la mappa  non significa rendere banalmente il compito più facile, ma significa permettere a qualunque bambino di capire cosa deve fare, cosa accade nel mondo di segni, come deve usarli e metterli insieme.

E’ possibile pensare di proporre frasi SBAGLIATE  che il bambino deve riconoscere e riscrivere in forma corretta.

Il gioco della caccia all’errore funziona sempre, e serve come prevenzione.

Le  FUNZIONI COGNITIVE RICHIESTE

FASE DI INPUT (raccolta delle  informazioni ricevute)

  1. Raccogliere in modo chiaro e completo le informazioni
  2. Utilizzare un sistema o  un piano in modo tale da non saltare o dimenticare qualcosa di importante o ripetersi
  3. Etichettare le nostre esperienze in modo tale che possiamo ricordarle più chiaramente e parlare di esse
  4. Descrivere cose ed eventi in termini di dove e quando avvengono
  5. Decidere le caratteristiche  di una cosa o di un evento  che rimane sempre lo stesso anche quando hanno luogo cambiamenti
  6. Organizzare l’informazione che  raccogliamo  considerando più di una cosa per volta
  7. Essere precisi ed accurati

FASE DI ELABORAZIONE delle informazioni raccolte

  1. Definire qual è il problema, che cosa viene chiesto di fare e che cosa dobbiamo calcolare
  2. Utilizzare solo quella parte  dell’informazione che abbiamo raccolto che è rilevante , cioè che si applica al problema, ignorando il resto
  3. Avere una buona immagine nella nostra mente  di ciò che stiamo cercando  o cosa dobbiamo fare
  4. Fare un piano che comprenderà  i passi necessari   da prendere per raggiungere l’obiettivo
  5. Ricordare e tenere a mente  le varie parti di informazione che abbiamo bisogno
  6. Cercare la relazione  attraverso la quale  oggetti separati, eventi ed esperienze  possano essere legati insieme
  7. Confrontare oggetti ed esperienze  con altri per vedere cosa c’è di simile  e cosa c’è di diverso