La ricerca della felicità- saggio breve

La traccia è quella del 2010,  in ambito scientifico/umanistico  ed economico-

ESEMPIO DI SAGGIO BREVE

“L’articolo 3 della Costituzione italiana recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” 

In genere quando pensiamo alla felicità, crediamo che  questa cosa importante  della nostra vita sia legata a una condizione passeggera  del nostro stato d’animo, e pensiamo che  spesso la nostra felicità sia legata a condizioni del tutto occasionali e passeggere.  Sappiamo benissimo come vanno queste cose, oggi sono felice, ma domani chissà, potrei diventare l’essere più infelice della terra…

E’ vero, la felicità dell’essere contenti  è un bene del tutto momentaneo,  se inteso in questo senso.  Ma se invece dovessimo intendere che  non ci può essere uomo felice al mondo  che non sia anche  libero, con un lavoro, magari con una famiglia, magari in salute, magari protetto da uno stato di  diritto, che vuol dire  che se finisse dentro le maglie  della giustizia, per esempio, avrà garantito l’avvocato d’ufficio, dove la legge è uguale per tutti, oppure anche,  che  se venisse  investito per strada magari  verrà soccorso e curato, …. allora sì,  ci viene utile l’art. 3  della Costituzione  che  proclamando  l’uguaglianza di tutti davanti alla legge, in una Repubblica fondata sul lavoro, e fondata sul diritto d’avere una propria famiglia, e fondata sul diritto d’essere curato se ammalato, e fondata sul diritto di potere andare a esprimere il proprio voto…, garantisca  il diritto alla felicità.

La felicità è avere qualcuno  che ci aspetta a casa quando torniamo dal lavoro o da scuola;  è avere degli amici; è avere le condizioni necessarie per poterci mantenere o per potere crescere ed evolvere.  La felicità è potere imparare un mestiere che ci piace, ma è anche persino avere un lavoro  qualunque che ci permette dignità. E’ stare in un Paese libero, dove non c’è nessuna dittatura, e dove lo Stato funziona e ci rispetta, così come noi rispettiamo il nostro Stato.

La felicità  è  sapere di potere essere tutelati, in situazioni di pericolo o da situazioni  pericolose;  la felicità è potere pensare con la propria testa, senza doverci nascondere o dovere  rinnegare il proprio credo o i propri sentimenti.

La felicità è anche sentirci in pace con noi stessi, quando per esempio sappiamo d’avere fatto il nostro dovere, e di avere fatto una cosa buona che andava fatta, anche se ci è costata moltissima fatica nel farla.

La felicità si dice anche  sia scritta nel nostro stesso dna, si dice che ci sono i geni della felicità così come i geni della tristezza.

La felicità è anche fatta di piccolissime cose; può essere l’abitare in un luogo che noi consideriamo il più bello del mondo, può essere  il conoscere una persona che noi  riteniamo speciale, può essere il rivedere un amico carissimo che credevamo d’avere perso, o può essere il raggiungere uno scopo che per noi rappresenta molto.

Certo che se la felicità è un diritto, allora è anche un dovere. Non abbiamo nessun diritto di buttarla via, di ignorarla, di sciuparla, di rovinarla, di distruggerla. E  dobbiamo anche fare di tutto per proteggerla, per difenderla,  per  prolungarla nel tempo.

Lo studioso   Bauman osserva che la felicità individuale è strettamente connessa al rapporto con gli altri e alla stima che essi nutrono nei suoi confronti.

Non si basa certo sul reddito o sulla   sua capacità di acquisto, anche se ci verrebbe spontaneo dire il contrario, sostenere che se hai  i soldi hai già  molto di tutto quello che ti può servire per essere felice.

Lo sappiamo perfettamente che si può avere un  mare di denaro, ma che se però nel frattempo abbiamo la moglie che ci vuole lasciare, o i figli che ci danno un mare di problemi, o il lavoro che ci assilla   senza un attimo di tregua, o uno stato di salute incurabile,  o ancora non so quali altri problemi del tutto non evitabili perchè non dipendono  dal nostro denaro…la nostra capacità di acquisto della felicità stessa va a farsi benedire…

Così   come sappiamo perfettamente  che se non abbiamo un lavoro, o la salute per cercarlo, o dignità per noi stessi,  tutte le nostre fantastiche teorie sulla felicità  ce le possiamo dimenticare.

E’ dunque forse  anche una  questione di misura.  Si può essere felici se  si hanno gli strumenti necessari per costruircela, questa felicità. E se avendoli, si usano.  Sì, perchè se li ho,  ma poi non li uso commetto un errore imperdonabile.  E poi c’è l’elemento soggettivo.  Per un bambino la sua felicità potrebbe  essere  un giocattolo speciale  da cui non si separerebbe mai; per una coppia di  innamorati  la felicità sarebbe stare l’uno vicino all’altra;  per un migrante  potrebbe essere  trovare un luogo dove potere iniziare in pace una nuova vita; per  un giovane  che ha un progetto sarebbe riuscire a raggiungere  lo scopo che si prefigge con tanta passione…

La felicità ci chiama, ci interroga, ci obbliga a delle scelte, è come  un’opera  d’arte  che esige d’essere realizzata, e solo noi possiamo diventarne gli autori.

Noi stessi siamo gli artefici della nostra stessa  contentezza, gioia di vivere, gioia di stare nel  mondo.

Agli antipodi dell’uomo felice sta l’homo oeconomicus, cioè l’uomo che agisce solo per tornaconto economico, utilitaristico;   ci sono quelle cose che vanno fatte perchè ci portano un certo vantaggio monetario o materiale,  e ci sono  quelle cose che non sappiamo nemmeno noi perchè vogliamo farle, ma sentiamo dentro di noi che per noi stessi risultano preziose, categoriche, necessarie…

Sentiamo  che ci renderebbero felici. Sentiamo che ci renderebbero migliori.

E  decidiamo di farle a qualunque costo, anche a costo di un sacrificio, di una rinuncia,  di dolore e sofferenza.  Che strano, eravamo partiti col parlare della felicità, e siamo finiti con il parlare del dolore.  Forse perchè non c’è l’una senza l’altro.  Per amore saremmo pronti a fare tutto, perchè l’amore non ha  capacità di calcolo, è dono assoluto,  totale, gratuito.

Non è forse l’amore la felicità più grande?

Consiglio agli studenti che avessero letto questa traccia:

NON COPIARLA, LEGGILA E  FALLA TUA CON RIFLESSIONI TUE.

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