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Sulle ali delle montagne

La storia per me totalmente sconosciuta di Antonia Pozzi mi ha affascinato  e fatto riflettere.

La  collega Veneziano Rossana ce la presenta in prima serata e la platea ascolta attentissima la vicenda  incredibile di questa donna sfortunata  e  piena di talento.

Antonia è l’unica figlia   di una famiglia aristocratica che vive tra il mondo che conta  e le montagne amatissime della sua infanzia, quelle della Grigna. Il suo luogo elettivo è Pasturo, un borgo semplice dove la piccola Antonia ha modo di ascoltare  il silenzio delle valli e le voci dell’anima.

Rivela fin da subito la sua propensione per la  scrittura, in modo particolare  verso la poesia, e dopo il liceo Manzoni di Milano  decide di iscriversi presso l’Università Statale  alla facoltà  di  filosofia.

E’ forse l’unica donna presente  in un ambiente ancora escluso al mondo femminile (e non solo),  ed   Antonia ne fa parte non perché figlia di famiglia altolocata, ma perché personalmente attratta dal mondo metafisico e dal mondo letterario che lo fa vivere.

Qui conosce il maestro Antonio  Banfi e la sua teoretica    , insieme a un ricco circolo di intellettuali promettenti e tutti dichiaratamente antifascisti. E’ questo l’humus culturale nel quale Antonia si riconosce, ma per fare questo deve mettersi contro il padre, dichiaratamente fascista e favorevole al clima di repressione che l’Italia sta vivendo in quegli anni.

Antonia non è una ribelle, ha un carattere conciliante, diremmo collaborativo, ma una sensibilità fuori del comune, schiacciata  tra i voleri contrastanti della sua famiglia.

Prima di arrivare agli studi superiori, durante l’esperienza  liceale conosce e s’innamora   del suo professore di latino e greco, uno dei più preparati classicisti  dell’epoca.  Incurante della notevole differenza d’età ( di venticinque anni più vecchio)  in Antonio Maria Cervi  la giovane  Antonia non vede solo un condiviso  amore per le lettere e per lo studio del mondo classico; ci vede anche un uomo,  l’ispiratore delle sue passioni  erotiche, un assoluto di  vita con cui pensa  avrebbe potuto costruire una famiglia, dal quale avrebbe voluto avere un figlio, insomma, un sogno molto normale, potremmo dire,  di una sconvolgente banalità…

Ma per questa giovane, di alto lignaggio, membro di una famiglia importante,  perfettamente integrata nel sistema retorico  allora dirompente e così diverso dal suo mondo interiore (sono gli anni che vanno dal 28  al 38), non era ammesso sposare uno qualunque, un semplice borghese, che per vivere aveva bisogno di lavorare come un qualunque impiegato, e che in dote avrebbe potuto portargli nulla, nemmeno un titolo…

Per la giovane è un dolore immenso, che accetta  per senso di  costrizione   verso la famiglia  (  il padre  minacciava di sfidare a duello il malcapitato) , che è ovvio non si può   aspettare da una loro figlia, l’unica, un motivo di scandalo o di disonore. Antonia ne esce di fatto  lacerata, ed è facile immaginare l’inizio di un malessere  interiore  che la porterà, dopo altre delusioni cocenti,   alla decisione finale. Il suo è comunque un mondo al maschile, dove la donna, per quanto capace ed altolocata, rimane relegata a cliche  e a stereotipi…

La nostra eroina romantica  è di per sé  piena di talenti, qualunque cosa intraprende o avvicina la trasforma in un progetto, in un’idea formativa in sviluppo, ed è così che tra un viaggio e l’altro finisce per  avvicinare altri mondi, altri modi di raccontare e descrivere  la vita. Lo fa fin da piccola attraverso la poesia,  ma poi  anche attraverso le varie  amicizie che andrà   tessendo tra le più varie condizioni sociali, e infine   lo farà   attraverso la fotografia, della quale ci ha lasciato  scatti significativi e irripetibili.

Dopo ogni avventura o scoperta di aspetti nuovi dell’esistenza, alcune  che fanno  parte   delle sue radici  e altre    allargate al mondo fuori della sua speciale condizione,  questa ragazza solare e generosa di natura,    ritorna sempre alle sue montagne, alla sua casa d’infanzia, alla figura della nonna materna,  che per lei è come un grembo  sempre pronto a riaccoglierla e a consolarla  sulle   sue pene, dai suoi dubbi, dal suo incurabile senso di solitudine.

Ci saranno  un paio di  compagni di viaggio   fugaci   che riusciranno ancora in qualche modo a interessarla,; un poeta come lei  con cui  troverà una speciale amichevole   intesa,  Remo Cantoni,  e un uomo diverso da lei, di estrazione popolare, un intelletuale di gran fascino, Dino Formaggio, con cui passerà un indimenticabile pomeriggio estivo   tra i papaveri rossi  delle campagne milanesi; questi  l’avvicinerà al mondo dei   contadini, dei semplici, degli ultimi,  un mondo che la sorprende e la strazia,  verso il quale Antonia rivolge le sue domande spirituali    destinate a rimanere senza risposta.

Antonia è a suo modo credente, ma la sua fede non le permette di uscire da una specie di dolore infinito che giorno dopo giorno sembra volerla riportare sempre  al punto iniziale, il momento irreparabile   della perdita amorosa, di un progetto di vita negato, di un respiro di pace piena   che in lei sente essere stato soffocato per sempre e ingiustamente.

Lo stesso maestro di pensiero,  il Banfi,  le proibisce di continuare a scrivere poesie, scambiando le sue parole liriche come un agire adolescenziale  poco costruttivo e degno di attenzione. Per Banfi è solo la prosa degna di considerazione, ancora non capendo che dietro il lirismo di Antonia c’è il rigore del pensiero, c’è tutta la sua tensione estetica ed etica che la sua ex  allieva  ben conosce e ha ben sviluppato e fatto proprio.

Per fortuna Antonia non lo ascolta, non potendo mai privarsi dell’unica arma che possiede per vincere il  dolore di vivere.

Nonostante la  poesia, unica forma di gioia personale  che la tiene in vita,  la poetessa   arriva a suicidarsi a 26 anni, decidendo di abbandonarsi tra il gelo delle valli ai piedi dei suoi monti, dove verrà raccolta in fin di vita. Con sé aveva  la sua lettera di addio, lucida e  rassegnata,  dove consegnava le sue ultime  volontà.  Chiedeva ai suoi cari e a chi l’avesse amata, nonostante tutto,  di non piangere per lei,  perché non era la morte una cosa da cui fuggire, soprattutto se seppellita di fronte ai suoi monti, quei  sassi  granitici e possenti che lei aveva percorso in lungo e in largo  e tanto fatto suoi, come carne della sua carne, respiro del suo respiro.

Ventisei   anni che sono bastati a consegnarci   un’artista della parola  di primo spessore;   non semplici versi più o meno belli e più o meno profondi,  i suoi,   ma tutto un credo spirituale e vigoroso, tormentato e insondabile,  un    indomabile impulso verso il bello, il buono, il giusto… contro ogni vuota retorica, obbligo di facciata, desiderio di apparire senza essere, o desiderio  di realizzare senza donarsi.

La sua grandezza  e celebrità  comincia proprio con la sua scelta di morire, di addormentarsi tornando alla terra, nel grembo del mondo che ogni giorno è sempre pronto a risorgere dalla sua cupa notte.

Cosa può ancora oggi raccontare Antonia ai giovani e alle giovani  che vengono invitati a scoprire la sua armonia di vita? Tutto, ovviamente, e infatti  alcuni di loro si sono sentiti desiderosi di rispondere all’appello del farsi  “poeti per un giorno”.

Anche loro hanno voluto tentare le loro strofe acerbe o più e meno mature. I loro versi sono stati sottoposti ad una giuria, che ha cercato di soppesarne la sostanzialità e la sconosciuta possibile bellezza. Forse tra loro c’è già una nuona Antonia Pozzi, e questo basterebbe a dare un senso al non senso.

Ecco, se dovessi intitolare una scuola, una via, una piazza, mi piacerebbe intitolarla ad Antonia Pozzi, che dopo tanto tanto tanto  dolore, lei che poteva avere tutto e di tutto (cioè dell’unica cosa importante) è stata privata,  lei che poteva  facilmente accontentarsi, avendo già molto,  ma che ha preteso per sè solo   il Vero o piuttosto  il  Niente,  ha deciso di addormentarsi come sfinita, come non più capace di camminare, lasciandoci  il suo grido sommesso che sembra chiamarci dal fondo del mondo  e dai prati verdi dei suoi boschi;  ci invita  a raccoglierci  silenziosamente sotto il cielo azzurro e splendente delle montagne, sotto le sue albe e i suoi tramonti, sotto il rumore dell’acqua che rivola tra  le zolle, sotto le coltri di neve biancastra e lucente;  quello stesso cielo che Antonia decise di raccontare nei suoi celebri versi.

Ecco riportate   alcune parole, quando le parole sono la vita stessa.  “Un destino”

Lumi e capanne
ai bivi
chiamarono i compagni.
A te resta
questa che il vento ti disvela
pallida strada nella notte:
alla tua sete
la precipite acqua dei torrenti,
alla persona stanca
l’erba dei pascoli che si rinnova
nello spazio di un sonno.
In un suo fuoco assorto
ciascuno degli umani
ad un’unica vita si abbandona.
Ma sul lento
tuo andar di fiume che non trova foce,
l’argenteo lume di infinite
vite – delle libere stelle
ora trema:
e se nessuna porta
s’apre alla tua fatica,
se ridato
t’è ad ogni passo il peso del tuo volto,
se è tua
questa che è più di un dolore
gioia di continuare sola
nel limpido deserto dei tuoi monti
ora accetti
d’esser poeta.

Qui potete leggere le sue poesie più belle…

 

 

 

 

I tre volti del 700 letterario italiano

Made with Padlet

Diventare poeti

Un video per metterci alla prova

http://www.martinifrancesco.net/images/io_poeta/player.html

 

PROSA E POESIA

DIFFERENZA TRA PROSA E POESIA

DIFFERENZA TRA PROSA E POESIA

Il mare e la luna

scuolalonghena

bravo Elio

http://www.igiochidielio.it/Vogliadipace.htm

la poesia di Rebecca

Crociere Costa Oceano Indiano - Seychelles

Sono molto contenta; una mia alunna dell’anno scorso mi ha voluto mandare il suo piccolo lavoro, entusiasta di condividerlo con me, ovviamente supportata dalla mamma, visto che ha solo nove anni ed   ancora tanto da crescere.

Voglio naturalmente condividerlo con tutti voi; si tratta di un testo da lei pensato (è molto propensa alla scrittura creativa) e poi messo in un file in formato mp3, questo per opera dei genitori stessi che sono anche musicisti (non che bisogni essere musicisti per farlo, ma era solo per specificare meglio il contesto familiare)

Tema trattato, il mare, meglio, l’Oceano Indiano,  argomento oltremodo che avevamo trattato l’anno scorso all’interno della geografia ambientale, programma appunto  previsto nella terza classe primaria, e che viene poi ripreso in quarta.

Tutti gli alunni della terza f ne erano rimasti entusiasti (del mare, non del programma in genere).

Ecco, inserisco il link dove potete sentirlo, ma poi sotto ho scritto il testo, per meglio gustare il suono e le parole mentre  ascoltate il tutto.

Oceano Indiano di Rebecca Livia

musica di Claude Debussy

OCEANO INDIANO

Oceano Indiano

distesa infinita d’acqua

culla di creature marine

dove delfini, gabbiani e pesci di tutte le specie

giocano liberi e felici come angeli in volo.

Profondo come il pensiero

Blu cobalto

Incantatore di sirene

Scrigno di antichi segreti

crostati  di sogni raccontati dal vento

Specchio delle stelle

Regno sommerso

Dolce musica di onde che si infrangono sulla scogliera

Vasta distesa di acque cristalline

Calde correnti marine abbracciano i mille colori  della barriera corallina

Oceano,

libertà infinita

♥♣♠♦♥♣♠♦

Rebecca ci tiene a sapere il mio parere, voi cosa ne pensate?

Si sente la freschezza della sua voce, ancora un poco acerba; si avverte   tutto il suo entusiasmo e la sua partecipazione al lavoro; perfetto il sottofondo musicale, che non poteva essere più indovinato.

Come vorrei tutti i giorni ricevere di queste sorprese!!!

Grazie.