Agostino di Ippona filosofia antica

Con Agostino di Ippona  (  354- 430)  il pensiero filosofico cristiano acquista una propria autonomia e dignità. La teologia non è ancella della filosofia ma può divenire parte integrante della filosofia stessa, assumendo il termine di filosofia trascesa.

Per Platone e Plotino Dio non era un essere trascendente  e creatore, ma un’idea somma oppure il Principio  razionale di tutto  nominato l’Uno.

Per Agostino d’Ippona Dio diventa quel Padre fonte di vita e di liberazione dal Male  che le sacre scritture ci insegnano, ma più che l’Antico Testamento, intriso  com’è di un linguaggio violento e vendicatore,   ci rivolgiamo al Vangelo  e a tutta la patristica  e la scolastica  di cui Agostino è una delle perle preziose  accanto a quella di   Tommaso d’Aquino, Anselmo d’Aosta, Duns Scoto  e Guglielmo Ockman.

Il monaco  che prende come suo maestro il celebre  vescovo Ambrogio di Milano, è reduce da una lunga battaglia  verso il manicheismo, il pelagianesimo ed il donatismo; tutte correnti semi eretiche o comunque in contrasto  con quella che sarà la scelta finale del tormentato Agostino,  che con straordinario spirito moderno  anticipa la figura del religioso  che  rimane legato ai problemi del mondo  e che rimane legato alle pulsioni vitali che animano gli uomini normali  e  senzienti.

La sua celebre opera  Le confessioni introduce   con grande sconcerto dei  suoi contemporanei  l’elemento autobiografico e psicologico che fino ad allora era rimasto in sordina ed ignorato, se non quando evitato come   indegno.

Per Agostino l’anima è tutta bella, anche quando sbaglia, anche quando incespica nell’affannosa ricerca della luce;  nella sua limitatezza l’uomo è inevitabile inciampo che però può risollevarsi da una condizione di  imperfezione proprio grazie all’intervento divino,  a  quell’atto prodigioso che lui chiama Conversione.

Peccato e rinascita, richiesta di perdono e sentimenti di gratitudine e  riconoscenza;  sono questi i moti dello spirito agostiniano  che  presi nella loro contestualità antica  ci possono apparire  incredibilmente attuali.

Si fallor, sum;  credo quia absurdum; sono questi i celebri motti del filosofo  cristiano che  sono entrati nella storia del pensiero. Se fallisco è perchè sono; Dio non mi butta via solo   perchè sono  in difetto; lui mi ama tutto anche quando sbaglio. E ancora:  credo proprio perchè è assurdo credere, non certo con il soccorso della pura ragione.

Credere è abbandonarsi all’impossibile, all’incomprensibile, all’indimostrable; ecco la netta separazione tra le due realtà, i due mondi, le due visioni della vita.

O si guarda agli altri come a possibili interlocutori del nostro bisogno assoluto di pace e di bene, o si guarda agli altri  come a  nemici o ancora peggio animali o cose  prive di animosità   spirituale, e allora tutto diventa  possibile.

Il Male in Agostino non ha ancora il volto che riuscirà ad assumere nel Novecento;  per il  giovane  manicheo   alla disperata ricerca della verità  il male è semplicemente l’assenza di luce, l’assenza di  certezze, l’assenza  di  serenità interiore,  e di contro l’assenza di giustizia  nel mondo.

Questa possibilità del Bene si concretizza attraverso il dialogo con Dio, un dialogo quotidiano  a tu per tu con l’assoluto  che ci rende  possibili  alla pace e al raggiungimento di uno stato di  grazia.

Dentro tutto questo Cristo diventa un maestro interiore da coltivare  e scoprire nel tempo. Il cammino è quello che procede dal sensibile  verso la trascendenza..

L’uomo che compie il male  si trova nella condizione di allontanarsi dalla verità, ed il male fisico  è la conseguenza del male morale.  L’uomo compie il male perchè Dio lo ha fatto libero, e non avrebbe potuto farlo altrimenti  senza privarlo della sua   bellezza.

Il tempo è un concetto tutto umano che vive e conosce solo attraverso le categorie di tempo e spazio. Ma per Dio non esiste il prima e il dopo; Dio è oltre il tempo, è eternità, è contemporaneità di prima e di dopo.

L’umanità può vivere, evolversi, essere solo attraverso un prima, un durante e un dopo, fino a che si compie la vita tutta, perchè tutto inizia e tutto finisce, nel mondo.   C’è un concetto di linearità e non di eterno ritorno.

Non fare buon uso del tempo che ci viene dato significa semplicemente averlo buttato via, e con esso, la nostra  stessa unica occasione di vita.