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PAESAGGI IN COSTRUZIONE…

 

I disegni dei bambini

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Non c’è niente di più salutare che guardare i disegni dei bambini.

Mette allegria, gioia di vivere, soprattutto quando sono coloratissimi.

Bambini in lettura

piccoli bambini leggono

I miei bambini

 

Di bambini ne ho tanti, soprattutto in questi giorni che ci fanno fare di tutto con chiunque.

L’impegno che ci hanno conferito è per lo più solo sulla carta, per ora (prima che deciderò che sarà il momento  di prendere in mano la mia materia) ma poco cambia, gli alunni sono sempre alunni, e le lezioni sempre lezioni, che tu le debba  fare perchè  qualcuno le ha già preparate per te, o che tu le debba fare perchè tu te le sei fatte da te.

Ci sono argomenti che amiamo di più, è vero, che faremmo sempre, che faremmo più di altri; ci sono bambini con cui scatta un feeling particolare, è vero; ci sono  colleghi, è vero,  con cui faremmo notte a discutere di didattica o cose più personali, confidenza permettendo.

Ma nella grande massa delle relazioni, degli scambi, degli incontri, degli incroci e dei  confronti (oltre qualche scontro ogni tanto…) io mi ricordo nello specifico, alla fine della giornata, solo degli occhi dei bambini, delle loro faccette, dei piccoli episodi fugaci e quasi accaduti nel silenzio assoluto o nell’intervallo di un fatto senza nome.

Mi ricordo di Paolo che viene da me e mi espone il suo problema come un adulto, parlando come un dottore, ma con gli occhi lucidi, perchè a fatica trattiene il pianto, però ce la fa, e quando io gli  spiego che la sua analisi è un pochino difettosa, lui si rende conto d’avere torto e allora deve digerire il rospo d’avere perso la sua figurina preferita per uno stupido calcolo, ed insieme alla sua figurina anche la fiducia di un compagno, forse…

Allora fugge e corre a nascondersi sotto il banco e quando cerco di parlargli lui si nasconde ancora di più e cosa darebbe per avere una bacchetta magica che veramente lo rendesse invisibile;  ma io lo rincorro là sotto i banchi e gli  dico con tutta la gentilezza del mondo ma anche la fermezza che devo, che non deve essere triste per questo, perchè sicuramente la sorte gli darà  occasioni di rifarsi con più fortuna.

Mi ricordo di  Luisa che alza la mano per dirmi che lei ha un nome speciale; mi ricordo di Lucia che mi chiede: “Posso farti un gioco di magia?” e mentre si esibisce tutta contenta di mostrare il suo piccolo spettacolo, la guardo stupida ed esclamo “Ma come hai fatto? dov’è il trucco?” e lei me lo descrive con un filo di voce, perchè non deve saperlo nessuno, altrimenti la magia sparisce…

Mi ricordo di  Nachi   che  ha un grosso deficit d’apprendimento; devo dettargli le parole lentamente, e lui le scrive, lettera per lettera, pronunciandole per meglio comprenderle. La sua testolina è piccola, tutto di lui è esile, ma ha di enorme gli occhi sbarrati sui miei, la sua bocca spalancata sulla carta a ridosso dei segni che  lui cerca di raccontare, di leggere, di fare propri, come se stesse per combattere contro un drago che tutte quelle letterine se le vorrebbe divorare e fare sparire.

Mi ricordo dei bambini attenti e divertiti durante il gioco dell’aggettivo qualificativo; un bambino a turno   esce ed i compagni devono attribuirgli tutti gli aggettivi che a loro sembrano veri, appropriati e comunicabili.

Il compagno prescelto si sente così descrivere, come se fosse una rockstar, e scopre forse con meraviglia quanto la classe gli sia vicino, quanto la classe diventi in un certo senso come una seconda famiglia dove stanno molti amici, sopra a tutto le maestre.

Mi ricordo  di Priscilla  che vive nel suo mondo, è una bambina molto più grande della sua età, fisicamente parlando, ed ha uno sguardo impassibile, che sembra assente, ma invece è presentissimo, capisce subito all’istante, tu credi che sia rimasta indietro e invece l’ha già fatto, il compito;  poi ti chiede di potere andare in bagno, e tu le dai il permesso, ma passa il tempo e vedi che lei non torna, allora mandi  la compagna a cercarla, e scopri che in bagno ha avuto una piccola difficoltà,  ed ha bisogno della bidella, e dopo torna in classe impassibile, silenziosa, taciturna, come se nulla fosse successo, come una vera donnina.

Mi ricordo di Sergio che si mette a piangere perchè non riesce a seguire la classe, ma io lo tranquillizzo, gli dico di limitarsi a copiare quello che c’è già scritto alla lavagna; allora gli torna il sorriso, e torna a scrivere felice d’avere anche lui il suo preciso incarico da portare a termine.

E  siamo solo al quarto giorno di lavoro…

Che bello avere dei pensieri positivi!!!