Archivio mensile:febbraio 2019

In Europa e non solo negli anni 20 /30

La crisi economica mondiale del ’29 ha le sue conseguenze e premesse nella situazione generale europea che segue la fine del primo conflitto e l’inizio della ripresa. L’Europa esce duramente provata dalla guerra, i trattati di pace di Versailles non riescono ad essere equanimi, e vanno ad infliggere pene economiche e territoriali ingentissime alla Germania. Questa realtà insostenibile per un paese vinto e distrutto viene denunciata dall’economista inglese Keynes che però non viene ascoltato ed anzi accusato di essere filo comunista.

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La grande crisi economica del ’29

Negli Usa nulla faceva presagire la crisi economica che sarebbe esplosa nel ’29.

Gli anni venti erano stati ruggenti, la società era di consumo di massa, c’era incremento di produzione e crescita del pil, però non mancavano segnali di al negativo:  vedasi il PROIBIZIONISMO, la paura diffusa del BOLSCECISMO, l’ascesa della CRIMINALITA’ organizzata che si infiltra sempre dove c’è possibilità di fare affari,  le sacche di povertà PROLETARIA che il sistema puntualmente ignora, la politica ISOLAZIONISTA  dei conservatori con leggi anti immigrazione e i   SENTIMENTI RAZZISTI  capeggiati da un gruppo nominato  KU KLUS KLAN.

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I totalitarismi

Il 900 passa alla Storia come il secolo dei totalitarismi, che sono tre, ossia lo STALINISMO, IL FASCISMO E IL NAZISMO.

Ci sono diverse correnti di  pensiero sul merito; un distinguo va fatto sullo stalinismo   che fu un totalitarismo di sinistra, contro gli altri due che sono stati totalitarismi di destra. Un altro distinguo bisogna farlo tra il fascismo e il nazismo, dove il primo viene detto un totalitarismo imperfetto, mancando di un sistema di annullamento totale delle parti avverse; in Italia infatti Mussolini non può eliminare la Chiesa e non può  eliminare il re e la monarchia come istituzione dello Stato, mettendosi in rapporto con rappresentanti della società  che lui non può annullare, come accadde invece nel nazismo.

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Nietzsche

Breve Biografia

Nietzsche (1844-1900)  rappresenta un filosofo estremamente significativo ed enigmatico nel panorama della filosofia contemporanea.

È risaputo che la biografia di un personaggio condiziona  il pensiero e non solo, ma mai come nel caso specifico di Nietzsche, che ebbe una storia travagliata e particolarissima.

Ha la sventura di innamorarsi di una donna che però viene fortemente ostacolata dalla sua famiglia, in modo particolar dalla sorella che è nel frattempo si sposa  con un nazista e che resterà a sua volta vedova per il suicidio del marito.

Salomè   è  una donna indipendente e fuori dagli schemi tradizionali, di origine ebrea, rappresenta tutto quello che non viene apprezzato dal pensiero nazista, mentre è proprio per queste sue virtù che evidentemente piace al filosofo.

Il matrimonio non va in porto,  la donna contesa finisce per sposare un altro, proprio della parte avversa ,  e Nietzsche, deluso da questa esperienza,  esce  con la sua opera ormai matura  “Così  parlò Zarathustra” (1884) , che vedremo dopo nei contenuti. L’opera non viene compresa, è troppo avanguardisa  i per il suo tempo, e passa inosservata.

Nel frattempo seguono altri scritti  sempre del periodo maturo   come “Aldilà del bene e del male”  (1886) che come le opere precedenti  rimane inascoltato, a cui si rimanda nel seguito.

E’ costretto a rompere anche con amici ebrei, sempre malvisti dal clima antisemita dilagante.

Il filosofo, obbligato dal 1876  all’inabilità a causa dei  suoi disturbi nervosi,  cerca di viaggiare per tutta Europa, fino ad arrivare a Torino, dove desidera fermarsi e dedicarsi ad altri scritti, ma è proprio in questo periodo che subisce una grave manifestazione di follia, la prima, in cui Friedrich si mette ad abbracciare un cavallo impietosito dal fatto che fosse stato frustato selvaggiamente…

La notizia arriva fino ad un suo amico   che lo fa ricoverare in Svizzera in una clinica per malati mentali.

Ridotto  in questo stato di precarietà, tutto il suo archivio ricolmo di scritti inediti e a volte anche incompleti, passa nelle mani della sorella che si prende cura anche di assisterlo fino alla fine.

La presenza della sorella nazista

Sarà la sorella ad occuparsi della pubblicazione che uscirà postuma, dopo la sua morte, e purtroppo si pone il dilemma: quanto delle parole di Nietzsche erano effettivamente di Nietzsche e quanto è stato in parte rimaneggiato dalla sorella, che era notoriamente filonazista?

Celebri sono le immagini della sorella che riceve nello studio del fratello Hitler in persona, volendo dare risalto all’opera del filosofo e volendolo agganciare al pensiero nazista. È chiaro che al fuhrer faceva comodo avere degli uomini di cultura a sostegno della sua famigerata teoria della razza, e Nietzsche, autore di frontiera, per lo più inviso all’intellighenzia benpensante, sembrava essere un personaggio che potesse calzare a pennello la parte.

È così che sembra nascere il grande equivoco del filosofo pro nazismo, quando invece questo accostamento è stato generato dalle idee personali della sorella, e dalla contestuale malattia del filosofo che lo ha reso negli ultimi anni della sua vita per lo più inabile.

Nietzsche rimane legato a questo equivoco per diversi decenni, fino a che viene rivalutato  per sé stesso e se ne scoprono la profonda genialità e preveggenza espressiva.

Senza avere vissuto nel 900, perché il filosofo muore a inizio secolo, genialmente  riesce ad intuire tutte le caratteristiche storiche, sociali, umane, filosofiche ed inconsce che sarebbero accadute nei decenni a venire, dentro un’umanità irriconoscibile e portata allo sbando dalla banalità del male.

LE TRE FASI DEL SUO PENSIERO

Sotto il profilo teorico il suo pensiero rientra tra le filosofie della vita e dell’irrazionalismo.

Il filosofo scrive nella sua fase giovanile dal  1856 al 1869. Seguono i Frammenti postumi fino al 1874.

Attraversa sostanzialmente una fase presocratica che prende le distanze  da Socrate , Platone e il cristianesimo, una fase romantica wagneriana  che esalta il mito della tragedia ed il pensiero schopenaueriano  preso all’inizi  come suo primo vero maestro,  ed una fase illuminista che abbandona il primo maestro  ed  esalta la volontà di potenza, dove si avvicina alla figura di Eraclito.

Con La nascita della tragedia il filosofo fa il distinguo tra ciò che lui chiama impulso dionisiaco ed impulso apollineo. La tragedia consiste nel fatto che la filosofia ha deciso di privilegiare l’impulso razionale/armonico apollineo contro l’originale impulso istintivo e vitale dionisiaco, che invece va recuperato.

In Considerazioni inattuali c’è già tutta la critica alla metafisica hegeliana e positivistica, per una metafisica di stampo esistenzialista molto vicina allo spirito di Kierkegaard, anche se molto diverso nel contenuto.

Del cristianesimo Nietzsche salva solo la figura di Gesù,  che visualizza come un santo  anarchico  di grande spessore  anche se un pò idiota,  perchè  da grande quale lui fosse  si lascia portare alla morte. Proprio da  questo evento il filosofo teorizza il famoso detto “Dio è morto”, nel senso che l’uomo l’ha ucciso scegliendo a lui se stesso.

Ma poteva l’uomo fare diversamente? Può un uomo chiamato a vivere lasciarsi uccidere senza reagire? Se è un uomo, come tale sarebbe, può solo cercare la  vita, la vita oltre la morte, e la morte oltre la vita, dentro una mescolanza di individualismo acceso e di tendenza all’universalismo.

L’inizio  della sua evoluzione speculativa arriva con Umano troppo umano. Un libro per spiriti liberi  (1878), che suggella il suo testamento ai posteri, ma non si può tacere di altre opere famose/determinanti  e anche direttamente collegate  come La gaia scienza (1882), dove viene appunto annunciata la morte di Dio.  Siamo in quella che lui chiama LA FILOSOFIA DEL MATTINO.

In questa fase il filosofo è lo stesso folle che si fa carico di portare il peso della verità disvelata, quella che lo stesso Schopenhauer aveva intuito ma senza dichiararla   fin nella profondità. L’uomo folle è il filosofo-profeta-solitario, che per ora sa di essere solo ad avere compreso questo terribile lutto, questa terribile verità, cioè che le religioni ci hanno sempre mentito, ci hanno sempre illuso, ci hanno sempre ingannato e si sono prese gioco della nostra creduloneria…Ma poi arriverà il tempo in cui la grande massa dovrà da se stessa farsene carico, e allora potrà succedere di tutto, tra uomini mezzi uomini e non in grado di farsi ed essere loro stessi i superuomini che il mondo invece   richiederebbe.

Nietzsche parla di senso di vertigine e di smarrimento, quella stessa vertigine che era stata annunciata dallo stesso Kierkegaard, in un senso però opposto a quello nietzschiano.

Là la vertigine era dettata dal bisogno del salto necessario per passare dal nulla umano al tutto divino; qui la vertigine è dettata dal bisogno di guardare in faccia la realtà, da uomini atei e liberi, che hanno deciso di non  ricorrere mai più a nessuna forma di demistificazione, di idolatria, negando per sempre l’esistenza non solo di Dio ma anche di qualunque idolo a lui sostitutivo, come per esempio i nazionalismi, gli estetismi, i positivismi di qualunque genere, ogni forma di pensiero surrogativa  e non vera.

Insomma, no alle favole, no alle religioni, no al kantismo, no alla facile scienza, no ai pensieri unici e totalizzanti, e da qui si può dedurre come Nietzsche non sarebbe mai potuto essere un nazista.

Da approfondire a  questo punto  Così parlò Zarathustra (1883) e Aldilà del bene e del male. Preludio ad una filosofia dell’avvenire (1886). Se Dio è morto, ora rimane da costruire l’uomo nuovo, quello che lui chiama l’oltre uomo, cioè l’uomo liberato dopo la morte dell’uomo schiavizzato. Prende come simbolo la figura mitologica di questo Zarathustra, antico persiano seguace  dello zoroastrismo. Il libro si esprime per immagini, parabole, toni profetici, che dicono e non dicono, che nel dire lasciano intravedere più forme e interpretazioni, dentro una mescolanza di richiami profondissimi ed oscuri, talmente enigmatici da lasciare il lettore sconcertato e interrogante.

Di certo emerge la centralità del corpo su ogni altro principio, il corpo visto nella sua sostanzialità, essenza immodificabile e imperante, che porta dentro di sè il peso del passato, della tradizione, del tu devi, per lanciarsi verso il tu vuoi, e infine  il tu puoi divenire spirito libero.

E’ ovvio che questo tipo di umanità non è per tutti, parla ai capaci, a chi sa vedere i segni del cambiamento; il filosofo narra di una visione che ebbe nel 1881 durante una passeggiata in montagna, dove fu folgorato; questa visione gli parlava di eterno ritorno, gli faceva vedere una vita destinata a ripetersi all’infinito, con gli stessi dolori e le stesse gioie, ma questo ritorno all’idea di un tempo circolare di origine greca e non più lineare come quello agostiniano e di origine cristiana, è proprio la parte filosofica di Nietzsche che rimane ancora oscura, allo stesso giudizio di Sossio Giametta, il maggiore studioso vivente di Nietzsche.   In altre parole, l’uomo nuovo non deve cercare fuori di sè quello che può trovare solo in se stesso,  e deve gioire della vita nell’attimo stesso che la vive, senza preoccupazione della morte che è essa stessa  un eterno ritorno.

Nella parte finale della sua  filosofia o FILOSOFIA DEL TRAMONTO  si occuperà della genealogia della morale, contrapponendo la morale dei signori alla morale degli schiavi. No a questo falso sistema etico e sì a quella che lui chiama la  trasvalutazione dei valori.  Ecco definirsi la volontà di potenza, che è l’intima essenza dell’essere.  L’uomo nuovo e libero è un essere creativo, non soggetto al peso del passato, e nemmeno svincolato dalla lezione che il passato può avergli insegnato. E’ come lui stesso si definisce, il primo vero nichilista della storia. Nichilista nel senso che è rimasto orfano di valori assoluti, negatore di valori assoluti, e sostenitore del nulla, inteso come un vuoto da riempire e da costruire. Tanto più l’uomo si è illuso, tanto più l’uomo è rimasto deluso, provando un terribile senso di vuoto. Da questo può riemergere attraverso un atto di volontà, una volontà affermatrice che supera il rischio di rimanere passivi ed inermi. Il tempo del passato si redime attraverso un atto del presente, dell’attimo in corso, dell’adesso. Non più passato, non più futuro, ma l’adesso. Proprio come il divenire di Eraclito, che era un eterno presente, nel panta rei, nel tutto scorre, dove  tutto diviene nell’essere. “Occorre imprimere al divenire il carattere dell’essere, è questa la suprema volontà di potenza”. da Frammenti postumi 1885-1887

E’ anche vero che dentro la volontà di potenza risiede la volontà prima dell’uomo che è quella di sopprimere l’altro. Il più forte che vince e domina sul più debole. Nietzsche ammette la possibilità di una società che si accorda con delle leggi a difesa delle masse, ma vede questo come un segno di decadenza.  La volontà di potenza indomita non viene relegata dentro leggi alcune. Da qui l’effettiva visione di un mondo spezzato, diviso tra forti e deboli, necessariamente  antidemocratico.

La sorella farà uscire postumo l’ultimo libro “La volontà di potenza“, proprio il libro di dubbia interpretazione.

Dal 1889 inizierà il suo crollo psichico fino al 1900, data  della morte.

IL LEGAME CON LA SUA MALATTIA

I critici hanno molto scritto del rapporto tra Nietzsche e la sua malattia.  C’è chi l’ha vista come un elemento sostanzialmente negativo, che ha creato ostracismo nei suoi confronti.   Altri invece hanno voluto focalizzare il legame genio-follia.

E’ piuttosto vero che  entrambi eccedono in un estremo, che è quello di considerare solo gli  aspetti negativi che solo gli aspetti positivi.

Diciamo che la malattia ci restituisce un uomo con le sue fragilità, e quindi ce lo rende più umano e vicino a noi, aldilà delle sue radicalizzazioni, dei suoi toni accesi,  estremamente contorti e problematici. Di lui si dice “Manovrare con cura” e lui stesso si definiva  “Dinamite”

Tutta la grande letteratura è piena di artisti nevrotici e con patologie nervose, a partire dal Tasso, dal Foscolo, da Leopardi, dallo stesso Dante, se si vuole, per non parlare del De Cervantes, di Kafka, Dostoevskii, Pirandello, Saba, Svevo, Pasolini. Certo, forse la malattia del filosofo però fu qualcosa di più.

NIETZSCHE E IL NAZISMO

Alla domanda d’obbligo che ci chiede “Ma Nietzsche è stato o non è stato un filo nazista?” la critica deve rispondere doverosamente NO.

E’ senza  dubbio vero che il filosofo era antidemocratico, ma anche Platone lo era stato, come  Napoleone,  come  molti grandi della storia…Qualcuno ci ha voluto vedere addirittura una presenza fortemente  progressista e rivoluzionaria.

Il fatto che muoia prematuramente e non più in grado di intendere dopo una lunga lenta agonia che gli toglie prima l’uso delle gambe, e poi l’uso della parola, purtroppo ci consegna un’opera tronca, mozzata, priva della parola fine, priva di passaggi che rimangono incompleti ai posteri. E ancora oggi ma chissà ancora per quanto tempo, il pensiero  si dovrà  chiedere “Ma Nietzsche cosa voleva intendere con queste parole?”

IL METODO GENEALOGICO

Interessante per comprenderlo a 360°  sarebbe il suo scritto “Sull’utilità e il danno della storia nella vita”.  In questo testo riflette su come, per esempio, gli Stati Uniti americani, essendo un paese sostanzialmente giovane e privo di un lunghissimo retaggio storico come accaduto in Europa e nel mondo greco antico, siano assolutamente più portati degli europei ad essere popoli che guardano con dinamismo e grande slancio al futuro, sentendosi in questo chiamati ad essere dei costruttori del mondo in un senso pieno e storico del termine.

La stessa storia  viene  divisa tra STORIA MONUMENTALE, STORIA DELL’ANTIQUARIO E STORIA CRITICA. La prima è quella  che insegue dei modelli e corre il rischio di cadere nel FANATISMO. La seconda è  quella che si chiude nel PASSATO, mummificandosi, e rigettando il cambiamento. La terza è quella che guarda alla Storia  con REALISMO, senza tendere ad idealizzare,  però commette l’errore di pensare   che il passato può essere controllato, mentre invece  continua a  condizionarci, soprattutto se il PESO DELLA STORIA  è rilevante.

Per evitare questo rischio occorre utilizzare il METODO GENEALOGICO, ossia studiare la genealogia delle parole, dei concetti, delle credenze…

Spesso le parole nascondono il contrario di quello che sembrano, bisogna per questo sospettare del loro presunto significato. Da qui la cultura del sospetto che include MARX e FREUD.

Dentro questa ricerca della verità non c’è possibilità di arrivo, si è sempre in fieri, esattamente come diceva Eraclito.

LA CRITICA AL CRISTIANESIMO E ALLA METAFISICA TRADIZIONALE

La conseguenza di questo metodo è la critica feroce al Cristianesimo e alla Metafisica tradizionale. Oltre Umano e troppo umano, che prende le distanze dalle illusioni del tempo a lui contemporaneo, occorre ricordare  la Gaia scienza, vista come l’ancella liberatrice dal torpore dell’ignoranza.

Non è casuale la scelta della parola GAIA, e non è casuale la parola scienza, che si vuole  contrapporre alla fede, all’illudersi, all’ingannarsi. Il sapere è consapevolezza e dominio. Consapevolezza del limite, dominio della follia.

Da qui il mito della nascita  dell’uomo nuovo, dell’oltre uomo,  l’uomo FOLLE non perché Pazzo ma perché veggente e per questo destinato alla solitudine, al non venire compreso. Ritorna  il mito della lanterna che affonda fino a Diogene, senza essere dimenticata. Per non parlare del mito della caverna di platonica memoria, o del mito dell’uomo profetico in Ecce Homo…

È lui stesso quest’uomo folle che è arrivato troppo prematuramente.

Attaccando la cultura dominante e in atto Nietzsche lascia l’umanità priva di certezze, di porti sicuri, di facili e inutili illusioni. Tutto diviene relativo, precario, incerto, estremamente difficile, ma è  questa la verità di cui l’uomo deve prendere consapevolezza.

LOCKE E HUME

Cartesio  aveva aperto la strada alla gnoseologia razionalista, con il suo famoso “Cogito ergo sum”

Dopo di lui arriva e in parte ritorna l’empirismo gnoseologico.

Il massimo esponente sarà Locke, un inglese che vive in esilio per divergenze  politiche e che rientra in patria come un eroe nazionale. Pubblica nel 1690 il TRATTATO SUL GENERE UMANO e il SAGGIO SULL’INTELLETTO UMANO.

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BERGSON

Bergson  rientra nel filone dello SPIRITUALISMO.

Scrive diverse opere celebri   tra cui MATERIA E MEMORIA e LO SPIRITO VITALE.

PREMIO NOBEL DELLA LETTERATURA.

Si occupa del concetto di TEMPO dove distingue il tempo della scienza dal tempo della vita.

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SPINOZA

SPINOZA era un   sefardita ossia  un   ebreo della Spagna.

Il retaggio filosofico è  quello di Cartesio, che aveva diviso il conoscibile tra Razionalisti ed Empiristi

I primi sono quelli che usano il metodo DEDUTTIVO LOGICO, i secondi sono quelli che usano l’esperienza sensibile ( Locke e Hume).

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