Bergson filosofia contemporanea

Bergson  nasce nel 1859 e muore nel 1941.

Con lui la filosofia francese ma direi mondiale conosce un nuovo concetto di evoluzionismo che si può opporre  a quello assai noto di Darwin (che vedremo subito dopo). Bergson sostiene che ci sono due modi di intendere il tempo, quello esteriore e astratto/indefinito contro quello interiore/psichico/definito.  Per il primo tempo 1 minuto è sempre 1 minuto e basta, per il secondo 1 minuto può avere il peso di un’eternità e viceversa, ossia è l’atteggiamento psichico interiore personale che  detta la QUALITA’ del tempo che non ha solo una Quantità.

La persona ha un corpo e ha uno spirito e ha una memoria. Con il corpo agisce nell’attimo presente verso il futuro, con lo spirito ci mette lo slancio vitale interiore del tutto qualificante e con la memoria ricorda il passato, il già accaduto facendolo perdurare nel dopo.  La persona è questa complessità, unità, commistione  dove tempo e spazio, intuizione e simbolo, durata e relazioni non sono alternativi ma  intrecciati.

La sua diventa una filosofia della vita, e Dio sa quanto  ce ne fosse stato bisogno  dentro un palcoscenico  opprimente per quanto impeccabile e razionale   che  aveva saputo consegnare all’uomo solo enormi motivi di pessimismo e  incomprensione.

Insomma, tra la scienza che ci porta al simbolismo, cioè al dire cose astratte che poi non hanno nessuna ricaduta diretta nella vita reale di tutti i giorni, tra la metafisica tradizionale che si riempie la bocca di grandi progetti (Hegel), o di grandi idealismi rigorosi (Kant), o di grandi rivoluzioni  politiche (Marx),  o di grandi visioni apocalittiche o ascetiche (Schopenhauer), o di grandi pianificazioni e congetture classiste ( il capitalismo, l’utilitarsimo…), Bergson sceglie la sua filosofia ricca di forza creatrice e rinnovatrice di vita.

Può la scienza spiegare il senso della vita? Può un economista  spiegarmi  il concetto di  anima?  Però lo può fare la religione, che evidentemente ha altri strumenti  che aiutano il singolo a scandagliare le profondità  dell’io e del Tutto a lui sconosciuto o conosciuto solo in parte.

La sua critica assoluta va proprio al cartesianesimo, cioè alla metafisica tradizionale e logica, quella specie di deus ex machina  che si era preso dell’umanità tutto lo spazio possibile, fino ad arrivare a soffocarlo o a mutilarlo della sua vita interiore e non contabilizzabile, non calcolabilizzabile.

La religione che intende Bergson, ebreo, non è quella  tradizionale e rigida,  ma anche in questo caso è quella interiore e del dialogo personale con lo spirito di vita. Verso la maturità avrebbe voluto convertirsi al cattolicesimo/cristianesimo, che sente ormai più consono al suo pensiero, ma decide di rimanere ebreo, perchè in pieno antisemitismo la sua  scelta  dettata unicamente dallo  slancio vitale  e non da opportunismi,  sarebbe stata purtroppo  equivocata e non compresa. Inizialmente il suo pensiero non trova ascolto, platea; ma verso gli anni  delle grandi guerre   diventa  improvvisamente ricercatissimo.

In sintesi:  lo spazio  è del mondo esterno, il tempo è del mondo interno. Il tempo  interiore non può essere spazializzato, e nemmeno cronometrizzato, e nemmeno vivizionato e scomposto in piccole parti. Esso è un tutto unitario che va solo vissuto, sentito, fatto proprio, compreso e  intuito. Bergson non vuole dire che la scienza non serve, anzi, ma che la scienza fa le sue cose mentre la filosofia dello slancio vitale ne fa altre diverse.  L’uomo non è dualistico, ora rex estensa e ora rex cogitans, ma è un tutto aggrovigliato e vitalistico.  Al tempo del cronometro Bergson contrappone il tempo della coscienza, che perdura, che non può essere cancellato, che rappresenta la parte più profonda della realtà intesa come se fosse un gomitolo di lana dove il filo si è arrotolato e la sua parte centrale e più piccola, solo in apparenza assente ma di fatto nascosta, rappresenta la parte storica che continua a vivere in quel filo che continua ad arrotolarsi.

Ogni istante della  vita si arricchisce del suo precedente. Il protagonista del tempo è il singolo e la sua libertà; grazie al suo essere libero, nonostante le contingenze che sono  lo spazio in cui accade il tempo,  l’uomo è  incalcolabile, indefinibile, non catalogabile, come dire, un imprevedibile assoluto. Padrone del suo tempo, anche se servo del suo spazio.

Anche osservando un singolo elemento nella sua banalità, lo stesso singolo elemento per la persona x significa una cosa ma per la persona y ne significa  un’altra.., visto l’unicità dei mondi interiori  (e questa frase ricorda vagamente   Leibniz).  La scienza si occupa del meccanicismo della realtà, ma è la religione che si può occupare del suo finalismo.

Insomma,  Bergson piace e convince non solo perchè predica ma perchè anche razzola in maniera coerente.  E diventa un’icona di libertà.