La questione meridionale

Durante il GOVERNO GIOLITTI, la politica utilizzata dallo statista liberale è improntata alla MEDIAZIONE, all’evitare lo SCONTRO DI PIAZZA  ed il RICORSO A MISURE REPRESSIVE.

Certo che la QUESTIONE MERIDIONALE pone problemi di non facile soluzione: da un lato il rischio del dilagare del BRIGANTAGGIO, dall’altro il rischio di rivolte popolari fomentate dalla politica socialista.

La situazione si fa tesa  al punto che vengono imposte LE LEGGI PICCA, che impongono l’OBBLIGO DELLA LEVA  e  l’AUMENTO DELLE TASSE SUL MACINATO.

Tutte misure dure a cui il Sud non era stato abituato durante il governo dei   BORBONI.

Come se non bastasse, si chiudono IMPORTANTI CANTIERI NAVALI AL SUD, e questo genera ancora più povertà e divario sociale tra il fiorente nord ed il sud disorganizzato.

Questa realtà esplosiva viene raccontata da VERGA nel suo celebre romanzo “ROSSOMALPELO”,  dove emerge il problema dell’analfabetismo, di una  fantomatica  democrazia praticamente che dava il diritto di voto al 5% della popolazione maschile,  e della povertà estrema,     ma purtroppo nè Cavour, nè Giolitti, che al sud non si sono mai recati a vedere con mano,   riescono a dare il giusto peso a questa realtà così gravosa.

Arrivano le INCHIESTE SUL LATIFONDO,  e arrivano le DENUNCE  da parte degli intellettuali MERIDIONALISTI (cioè che si prendono a cuore la Questione meridionale), come SALVEMINI e come  LIPPI,  che però rimangono inascoltate.

Fino al 1913 la fuga dall’Italia povera è colossale, poi con lo scoppio della grande guerra il flusso viene bloccato per le chiamate  obbligatorie  al servizio militare.

Ecco che subito dopo la guerra esplode  una situazione di enorme disagio sociale, AGRARI/LATIFONDISTI  contro la classe contadina ed operaia.

Giolitti è obbligato a ricorrere ALLE LEGGI SPECIALI,  tutte rivolte a situazioni mirate.

Vengono anche fatti interventi positivi, come la nascita del complesso industriale dell’ILVA  a BAGNOLI  di Napoli, o come la costruzione dell’acquedotto di Puglia, momento di svolta per l’agricoltura.

Per fare tutto questo Giolitti è obbligato ascendere a patti con il CLIENTELISMO LOCALE,  nonchè con una certa malavita organizzata.   Salvemini accuserà per questo Giolitti di essersi colluso con la parte corrotta della società,  ma dopo l’esplosione del   FASCISMO, Salvemini si renderà conto d’essere stato troppo critico con il liberale Giolitti, che certo  sarebbe stato da preferirsi alla CADUTA NELLA DITTATURA   DI MUSSOLINI.

A complicare lo scenario contribuirà il SISMA DEL 1908 che rade al suolo Reggio Calabria e Messina.

Questa due città subiranno una totale ricostruzione, al prezzo di enormi sacrifici a livello nazionale.

VIENE ISTITUITA UNA CASSA DEL MEZZOGIORNO, per far fronte all’emergenza.

Significativo è il romanzo di  CARLO LEVI  (medico, pittore, scrittore e giornalsita), ” CRISTO SI E’ FERMATO AD EBOLI”,  che racconta di questo terribile  spaccato di storia italiana.

A rendere il tutto ancora più complesso contribuiranno le tre grandi questioni che stanno emergendo sulla scena internazionale, ossia,  l’avvento del   SOCIALISMO/MARXISMO, l’avvento del COLONIALISMO  anche in Italia, e l’avvento del NAZIONALISMO  inteso come elemento disgregante, di protesta  e dissociativo.

L’Italia avrà la sua CAMPAGNA DI LIBIA,  dove le conquiste si consolidano solo sulla costa; inoltre la Libia viene scambiata per uno SCATOLONE DI SABBIA, di cui ancora si disconoscono le POTENZIALITA’ PETROLIFERE.

Lezione  di STORIA  del  8.11.18