Archivi tag: tecnologia

La lezione del mouse

I bambini di prima arrivano in fila per due, un pò in ritardo, a lezione inoltrata.

Maestra Irene mi spiega   sorridendo che con le prime è sempre così, fa sedere i bambini davanti ai pc già predisposti per loro, dove avevo scaricato preventivamente il programma che sarebbe servito  per la lezione.

Oggi si lavora sul GIOCO DEL MOUSE, ossia su come bisogna imparare ad usare lo strumento manuale che ci permette di interagire in maniera iniziale e funzionale  con la macchina.

Dopo i primi quindici minuti che risultano necessari a che tutti gli alunni trovino la propria sistemazione, attraverso le ripetute raccomandazioni  a non strattonare i fili, a non muoversi con le sedie con le rotelle (da dove è anche facile cadere…), ad alzare la mano in caso di bisogno,  a non fare cose improvvisate  con la tastiera (come scaricare programmi da finestre aperte che dovessero comparire improvvise sul desktop…), e così via, FINALMENTE SI PARTE.

Ad un certo punto  maestra Irene si mette  a canticchiare una filastrocca utilizzata per insegnare  ai bambini  l’uso  corretto  della destra/sinistra,  i bambini  la seguono incantati, io rimango ad ascoltarla questa volta io sorridendo, anch’io incantata dalla sua melodia.

La lezione del Mouse che porterà  la classe ad una vera e propria PRIMA PATENTE DIGITALE, è stato saggiamente presentata dalla collega, che racconta, prendendo il tema alla larga,   che un giorno in una scuola dove aveva lavorato anni addietro, erano andati persino i vigili a consegnare la PATENTE DELLA BICI ai ragazzi di scuola.

Insomma, per imparare a fare una cosa dobbiamo allenarci, metterci alla prova, fare dei tentativi, che alla fine tutti ci arriveremo a questo piccolo e prezioso ATTESTATO DI ABILITA’.

L’insegnante di informatica   mi aveva anticipato   che per bambini così piccoli non era scontato  sapere impugnare correttamente il TOPO, e che poteva richiedere un lungo tempo il  manovrare secondo le ISTRUZIONI date dal GIOCO attraverso le maschere colorate ,  che si susseguono attraverso  comandi e che si organizzano  per graduali difficoltà.

In effetti li vedo alcuni  un poco imbranatelli, molti di  loro non hanno mai usato  un pc, oppure sì lo conoscono, attraverso quello del papà a casa, ma di certo non ne hanno avuto ancora accessibilità.

Adesso se ne trovano davanti uno tutto per sè, questa macchina delle meraviglie che è come una specie di televisione che ci fa vedere cose e persone, ci fa sentire suoni e musiche, ci fa leggere comandi e cose da fare,  e noi dobbiamo sapere stare dietro ai suoi STIMOLI.

DOVE PERO’ SIAMO   NOI CHE GUIDIAMO  LEI E NON VICEVERSA.

All’inizio è la macchina che sembra avere la meglio, e noi sembriamo tanti piccoli incapaci  che si devono armare di tanta pazienza per riuscire a superare il primo ostacolo per  così passare al secondo.

Ma l’insegnante è li pronta ad incoraggiare, a dare consigli, i ragazzini non mollano, è una questione di DOVERE FARCELA, e  presa dalla stessa  emozione che cattura il bambino,   è li che ride con lui, che gioca con lui, e con lui gesticola, applaude, esplode in esclamazioni, tutti presi  insieme in un grande coro e dentro una danza divertente e costruttiva….

Che meraviglia. Adesso GLI ALUNNI   non vorrebbero  più staccarsi dal computer;  ci dicono, a noi maestre, “Guarda ce l’ho fatta” ,  “Evviva, sono già al terzo traguardo”, “Non ci sono ancora riuscito ma adesso riprovo…”

Che spettacolo vederli così presi, attenti, partecipi   e ridenti; non ce n’è uno che non sia stato CATTURATO  dal compito, e  quando arriva il tempo di chiudere perchè occorre andare a mensa, c’è chi dice “Ma di già, io volevo continuare…”

Maestra Irene ed io ci incrociamo nello sguardo, anche a noi è piaciuta immensamente la lezione, e certamente la rifaremo, un’altra diversa, tra una settimana…  🙂

 

Tecnologia sempre più facile

Trasformare video in mp3  e altro…. facile  facile

og_image

Leggi il posto di Roberto  qui

I miracoli della tecnologia

scuola in digitale

1

 

scuola e tecnologia

la logica dell’open source

slidesteve-150127122014-conversion-gate02

analisi di uno specchio

La scuola non è altro che lo specchio della società; la differenza tra le due cose è che  dovrebbe essere la scuola a dare l’esempio al sociale  e non viceversa. Qualche volta accade il contrario. Ma forse anche più di qualche volta.

Cari amici, cari lettori che forse da un poco  mi seguite e forse avete capito qualcosa di me e del mio modo di pensare, io sono contenta di stare dentro questa società che di sicuro è molto molto bislacca, e dovrete anche voi convenirne.

Sono contenta per una ragione molto molto semplice; che oggi, per quel che riguarda la tecnologia, è meglio di ieri e domani sarà meglio di oggi..

Ovviamente sto parlando in un senso di sviluppo sociale e non di contesti personali o puramente privati.

Tutto questo mio ottimismo deriva da una constatazione molto pratica e oggettiva, cioè da quella cosa che la società tutta ha con grandi sacrifici di molti, acquisito e fatto propria, ossia la  sopracitata  arte della tecnica.

Non la tecnologia difficile, quella che possono conoscere e comprendere solo gli addetti al mestiere, ma la tecnologia facile, cioè quella che chiunque di noi, senza molta arte ma con qualche buona parte e molta   volontà,    riesce autonomamente a gestire.

La tecnologia ci ha cambiato la vita in meglio, ed anche quelli che non lo capiscono e che non lo ammettono, non sanno quanto invece ne sono debitrici e dovrebbero esserne riconoscenti.

Questa tecnologia spicciola, che sembra anche gratuita o a un costo molto contenuto, poi magari ci viene garantita al prezzo di vergognose disparità e sproporzioni, ma questo sarebbe un altro capitolo di un altro discorso.

Il fatto, ed è questa è la notizia che volevo precisamente trasmettere, è che ho scoperto che c’è una tecnica più umana di quanto non lo sappia essere il genere che porta questo nome, e c’è un’umanità che di tale non dimostra  nulla o ben poco, salvo si voglia far rientrare in questa famiglia le persone che non pensano con la propria testa ma solo con quella dell’opportunismo.

La caratteristica che più mi intimorisce e mi spaventa del genere umano è la stupidità.

Non la stupidità di chi si può distrarre un attimo, e questo è molto umano.

Non la stupidità  di chi sa d’esserlo e dunque si comporta di conseguenza, con buonsenso.

Non la stupidità di chi sbaglia in buona fede e come se ne rende conto corre subito ai ripari.

Ma la stupidità di chi sbaglia enormemente e gratuitamente,  pur sapendo  di farlo, senza  minimamente preoccuparsi delle conseguenze che semina.

Tutti i giorni siamo soggetti a questo pericolo. Il pericolo del pensare con stupidità  -Io sono dalla parte della ragione perchè il senso comune me lo conferma-  e quindi così facendo  viene   scambiato il sano buon senso per quell’altro suo fratello insidioso, il senso comune, appunto.

Questo errore assai diffuso  e molto partecipato, a livello sociale e collettivo, è qualcosa che una macchina nella sua essenza neutrale  e non influenzabile, non potrebbe mai commettere.

Una macchina è una macchina, punto. Non può farti alcun male, a meno che il suo guidatore non la usi per questo scopo. Se lasciamo che la macchina svolga semplicemente la sua elementare o meno banale operazione, la macchina la saprà portare a termine in maniera perfetta, indolore ed efficace.

Ecco perchè mi fido molto di più di una macchina che di una persona.

E’ ovvio, con una macchina  non si può fare tutte quelle operazioni che possiamo fare con gli esseri viventi nostri simili, ma anche questo è un altro discorso che esula dallo specifico.

Cerco di concludere; se devo scegliere  per una operazione  meccanica tra l’avere davanti una persona o l’avere davanti una macchina, la mia risposta non ha dubbi: mille volte una macchina. Le macchine non mentono, non sono ipocrite, non barano, non bleffano, non si alterano, non ti fanno perdere tempo e  non manovrano per fottere il prossimo; semplicemente fanno quello  per cui sono state  programmate.

Che poi l’essere umano si faccia superare in umanità da un pezzo di ferro o di ingranaggio (se pur evoluto e sofisticato, sempre tale rimane…),  è proprio questa e solo questa la vera tragedia meritevole di attenzione…

Dubitiamo, amici cari, delle nostre certezze e dei luoghi comuni; ad una evidente normalità che si ripete all’infinito e senza vitalismo,  preferisco   una topaia, estremamente più dignitosa.

 

 

 

Imparare divertendosi

ribloggato da  http://www.didatticarte.it/Blog/?p=2960

Come sono d’accordo, cara  Emanuela.

Si perde ancora troppo tempo nelle aule a pretendere che gli alunni ci seguano su percorsi tradizionali che spesso annoiano e non “appassionano”.

Salvo poi scontrarci con comportamenti  da correggere, ma più legati ad un’assenza di educazione adeguata, che alla mancanza di risorse o alla non volontà di mettersi in gioco.

Questa precisa questione   diventa un problema  sociale, e non solo della scuola.

Semplicemente magnifico, quello che fai con i tuoi alunni. Credo che nemmeno loro si rendono conto della fortuna che hanno a sperimentare la tecnologia con la “scusa” dell’arte, e a studiare l’arte  con la “scusa” della tecnologia…

😉