Archivio mensile:settembre 2014

daniela lucangeli

andrea canevaro

Pasolini pensiero

Brano n.7 – P. P. PASOLINI, Due modeste proposte per eliminare la criminalità in Italia

Ho scelto di pubblicare questo brano per due ragioni, credo.

Perchè tratta per via indiretta della scuola, perchè parla per via diretta di quello che ancora sostanzialmente rischiamo di rimanere.

Della scuola dell’obbligo Pasolini non aveva un’idea edificante, e con ragione.

In quegli anni  il sistema scolastico ingessato e prigioniero della sua pedanteria e della sua lontananza dal mondo reale e dall’analisi dei bisogni  reali educativi, non faceva certo un bel servizio al paese.

Proprio questo sistema arrivato al collasso ( incremento della dispersione scolastica, inefficienza/inefficacia del processo educativo, non corrispondenza del sistema scolastico con il mondo del lavoro…) ha obbligato la Pubblica Amministrazione  legata all’Istruzione a rivedere le regole del gioco e la propria architettura organizzativa.

Vuoi per esigenze di risparmio della spesa pubblica (individuando  gli sprechi e/o gli organismi migliorabili), vuoi per autentico spirito di ricerca, sviluppo  e  innovazione,  la scuola ossia il suo Ministero ha dovuto ripensare se stesso.

Pasolini cosa penserebbe della scuola di oggi? Forse da un lato plauderebbe lo sforzo di tanti coraggiosi e competenti insegnanti, mentre dall’altro  continuerebbe ad avere un atteggiamento di sospetto e di prevenzione verso la logica dominante del conformismo e del non volere assumersi responsabilità di sorta.

Pasolini cosa penserebbe dell’idea  tutta renziana di arrivare  alla Buona scuola, quella che per intenderci dovrebbe cominciare a premiare la meritocrazia e non  la  lungimiranza del servizio?

Quando Pasolini molto lucidamente e senza inutile retorica ci diceva  che il male sta indifferentemente dentro un fascista borghese come dentro un proletario o popolano che dir si voglia, e questo a causa della stessa scuola che insegna senza neanche rendersene conto che per essere qualcuno bisogna avere certe cose e pensare in una certa maniera (omologarsi per non sentirsi rifiutato),  diceva una cosa che continua ad essere il rischio e la grande possibile disfatta di ogni insegnante di oggi.

Quando Pasolini provocava dicendo che è meglio chiudere l’istruzione obbligatoria alla quinta elementare che illudere i ragazzi ad acquisire capacità superiori, che invece di fatto non riesce a perseguire, o che se pur perseguite    poi non riesce a mettere a frutto,  diceva una grande verità.  Noi tutti vogliamo una scuola lunga, che dia il massimo e il meglio possibile, ma vogliamo anche la consapevolezza che stiamo lavorando bene e non solo in apparenza…

Il grande pericolo di oggi è rappresentato dagli insegnanti che fingono di mettersi   al passo con le nuove direttive tutte volte alla collaborazione e alla condivisione, alla nuova cultura della valutazione che stravolge vecchi equilibri ritenuti per troppo tempo indiscutibili;  si riempiono la bocca di consenso, ma mentre dicono una cosa ne perseguono sistematicamente un’altra.

Insegnare il pensiero creativo, ossia divergente; insegnare il pensiero emotivo, ossia capace di stare incollato alle proprie emozioni (che non bisogna nè avere vergogna di mostrare, nè avere credenza di rinnegare); insegnare che la scuola deve essere una cosa utile, positiva, sentita, partecipata, cocostruita, inclusiva, varia e piacevole…..;  tutte queste cose piacerebbero a Pasolini.

E  piacciono molto anche a noi.

In quanto alla televisione,  ohimè,  anche lei  può   fare molto molto molto   di meglio.

 

il 5 ottobre ci ricorda

GiornataInsegnanti_14

un nuovo sindacato?

Sto frequentando un nuovo sindacato. L’ho conosciuto per caso, grazie a una collega carissima, Annalisa Gabriele.

Già ne avevo parlato un poco prima di ora, ma vorrei approfondire e meglio conoscere chi sono, anzi, chi siamo e chi vorremmo diventare.

Siamo per lo più docenti, di ogni classe di concorso e di ogni provenienza, di ruolo e non di ruolo, giovani e meno giovani, che intendono per lo più mettere  le mani in pasta a quelle che sono le dinamiche che regolano il mondo scolastico, per poterle controllare (e non esserne controllati) e magari migliorare ove possibile.

La scuola si muove in una giungla di leggi, circolari e direttive  che nascono univoche e nazionali ma finiscono per venire applicate all’interno di ogni istituto come se fossero ad personam, o meglio, ad situazionem…

Ogni scuola è un mondo dove il proprio Dirigente scolastico in genere si uniforma a quello che fanno le scuole vicine e della propria rete. Spesso succede che l’errore di un singolo, o meglio, la cattiva prassi di una singola situazione, si propaga a macchia d’olio senza che nessuno se ne renda conto  o se ne faccia un problema.

Mi spiego meglio.

In questo momento è tempo di nomine docenti su posti a tempo determinato (visto che quelli a posto indeterminato sono ancora bloccati).

Proprio ieri è arrivata nei plessi  una circolare che diceva alle segreterie  di attingere dalla graduatoria vecchia fino all’avente diritto.

Ebbene, il mio Istituto     è già una settimana che sta nominando sulla nuova  provvisoria, solo  perchè la nostra  dirigente appena arrivata e fresca di nomina ci ha indicato per sentito dire dalle altre scuole che bisognava attingere da questa piuttosto  che da quella.

E’ solo un esempio banale di quello che tutti i giorni accade  o può accadere  dentro gli uffici della pubblica amministrazione.

Non sto denigrando   il buon lavoro di tanti amministrativi che  so lavorare sodo e sotto organico, oltre che sotto pagati; sto semplicemente dicendo che spesso la norma non viene seguita alla lettera, là dove si dovrebbe, mentre invece là dove ci vorrebbe un margine di elasticità e capacità interpretativa, viene spesso applicata con estremo rigore.

Sto dicendo che la vita reale degli insegnanti  precari   è nelle mani di decisioni  dettate da pregiudizi, da sensazioni, dal caso, da prevaricazioni, da interessi che non dovrebbero esistere, da priorità che finiscono per schiacciare i diritti di alcuni e da umori personali.

Bene. Questo sindacato è l’ ANIEF , che significa Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori. Nasce a Palermo negli anni 90,  sta raccogliendo adesioni tra gli addetti al mondo scolastico che stanno subendo vessazioni e ingiustizie da parte di un sistema burocrate e assente  che per quanto  non ha più l’autorità di un tempo, vista la subentrata Autonomia scolastica,  non ha saputo perseguire  la propria autorevolezza in termini di competenza territoriale.  Sono certa e siamo certi che il Ministero può fare molto molto di meglio.

Questo sindacato  in Lombardia è ancora poco conosciuto, non ha molto a che spartire con le classiche sigle sindacali che per lo più davanti alla falce dei tagli stratosferici ed implacabili non hanno saputo fare altro che emanare ovvie quanto sterili  dichiarazioni di dissenso.

Per non parlare della loro totale assenza di fronte alle assurdità di riconoscimento titoli e servizi.

Le irregolarità sono varie e variabili: c’è chi ha percorsi formativi  e periodo di  lavoro non riconosciuti o non adeguatamente considerati, c’è chi è stato assurdamente  cancellato da graduatorie permanenti senza nessun valido motivo, c’è chi attende di entrare nel ruolo da numerosi  anni di precariato, c’è chi si trova negati legittimi diritti come potere frequentare corsi di formazione come se fossero privilegi quando invece rappresentano il pane quotidiano di noi  insegnanti…

Insomma,  adesso  mi metto a conoscerlo meglio, e poi vi racconterò.

Per il momento so per evidenza  che grazie alle sue cause e alla sua valevole squadra di avvocati, sta seminando successi uno dietro l’altro, e sta obbligando il Ministero a rivedere a suon di decreti e di rettifiche  i suoi gravissimi  depennamenti quanto i suoi scriteriati  criteri di validazione.

Perchè la scuola è fatta da chi la frequenta dal basso, dalle aule dei suoi alunni, e dalle strade  delle sue città; da chi tutti i giorni mastica scuola e didattica; da chi sa perfettamente che quando viene respinto  un alunno  non è una sconfitta solo per questo studente, ma è una sconfitta soprattutto per la scuola che non ha saputo prevenire e scongiurare adeguatamente questa  purtroppo quotidiana  realtà; infine, da chi sa perfettamente  che  dobbiamo muoverci verso la Buona Scuola, la scuola che saprà nelle nostre speranze e nei nostri propositi   mettere in organico il suo piccolo esercito di supplenti girovaghi, e da chi saprà di fatto sostituire le vecchie logiche di  servizio con le nuove logiche legate al merito, alla competenza, alla passione.

Perchè questo lavoro si fa prima col cuore, e poi con la testa, non certo con la ripetitività e con il gettare fumo negli occhi di genitori e di studenti trattati ancora come asserviti e non come  “protagonisti diretti”.

Genitori ai quali non si può dire la verità, non si deve dire come stanno veramente le cose, perchè non servirebbe. Genitori  che ancora non hanno preso coscienza della loro reale forza decisionale. Genitori che se da un lato rappresentano una effettiva risorsa, dall’altro possono determinare un pericolo, una complicazione, un ingranaggio mal funzionante.

Alunni coi quali bisogna sapere parlare, parlare sempre, parlare con tempestività.

E cosa centra tutto questo con l’idea di un nuovo sindacato?

Centra, nella misura in cui il sindacato si pone l’obiettivo  di avere cura delle persone come soggetti di diritto a difesa dei diritti degli altri,  conserva la fame di farsi conoscere e di conquistare iscritti, non si adagia sul passato e sulle troppo vecchie conquiste, non precipita in ideologismi e meccanismi di privilegio.

Alla prossima.

Ciao bambini…

Voglio mandare un saluto ai miei bambini che quest’anno non saranno più miei, però avranno altre  meravigliose maestre al loro fianco.

Li voglio chiamare tutti: Fatine, Omar, Denisa, Muhammad, Giada, Manar, Lucian, Sebastian, Aroon, Madijoline, Drissi, Gabriele, Melike, Abbrescia, Marika, Marzia, Gloria, Michelle, Dilan, Isabella, Davide, Valentina, Elena, Rebecca, Arianna, Elisa, Denis, Alessandra, Alessandro,  Chiara,  Cristian,  Olga, Paola e Lyam.

Spero di avervi ricordato  come era giusto che si facesse.

Un forte  abbraccio  e un    “in bocca al lupo” per questo nuovo anno scolastico.  🙂

 

 

quiz di logica

Due amici mentono a giorni alterni. Marco dice

solo bugie il lunedì, il mercoledì e il venerdì;

durante gli altri giorni della settimana dice solo

la verità. Andrea mente sempre il martedì, il

giovedì e il sabato; gli altri giorni dice solo il

vero. Marco afferma che è domenica ed è inverno.

Andrea dice che il giorno precedente era

domenica.

Date le precedenti premesse, quale tra queste

affermazioni è vera?

  1. a) E’ inverno
  2. b) E’ estate
  3. c) E’ domenica
  4. d) E’ lunedi
  5. e) E’ una domenica invernale

Qual’è la risposta esatta??

preso quiz da qui  ma prima prova ad arrivarci da solo