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Nietzsche

Nietzsche è l’anello di arrivo di questo discorso intorno ai grandi della filosofia.

Si era partiti con Platone ed Aristotele, due maestri  antichi che a nessuno verrebbe in mente di definire sbagliati o mancanti.  Quindi abbiamo visto  Cartesio, Kant ed Hegel, tre capisaldi dello sviluppo della speculazione filosofica moderna, che a nessuno verrebbe in mente di giudicare come ideologici, proprio loro che si prefiggono di gettare alle ortiche i dogmi, le costruzioni mentali prive di fondamento ed  infine  ogni forma di sapere dilettantistico.

Ecco che invece arriva questo pensatore antisistemico, vitalistico ed irrazionalista, che non ragiona per schemi  dati per amovibili,  ma per intuizione,  che si prende l’onere e l’onore di dire al mondo “La filosofia fino ad oggi  è stata solo  menzogna, il vero pensiero  è un’altra cosa, ha un’altra funzione, che non è quella teoretica od etica, gnoseologica o logica, bensì quella pulsionale dell’essere umano  in quanto essere libero, creativo, ardente, imprevedibile, vitale  e  signore di se stesso.”

Secondo Nietzsche  Socrate è responsabile di avere  ucciso il pensiero imprigionandolo dentro le briglie della Ragione, avrebbe  ucciso la vita,  identificandola  nell’idea unica di Verità, e tutti addosso alle presunte false verità, alla negazione del vero possibile, che è come dire a chi si impegna di ricercare la sua strada    che non  esiste  la certezza di nulla, che tutti alla fine si porta una maschera, perché la vita stessa è imprevedibilità, necessità di capirsi  noi stessi, è bisogno istintivo e inconscio, è  ricerca del sublime, di quello che il filosofo arriverà a chiamare l’uomo nuovo. Anticipa  per certi aspetti  Freud, che infatti sarà  come lui il terzo autore del sospetto.  Ma andiamo per gradi.

La lettura del “Mondo come volontà e rappresentazione” gli apre gli occhi. Schopenhauer gli fa capire che  non esistono schemi   immodificabili e sovrani, ma solo sovrastrutture determinate da chi le seleziona  o le costruisce, che si impongono per luoghi comuni e per tradizione, per interessi di parte e per convenzioni.  La realtà è interpretabile, può assumere molti aspetti, dipende dall’angolatura da  cui si guarda.  Queste sovrastrutture, continua Nietzsche, (la parola sovrastruttura era stata  decodificata soprattutto da Marx, che è il primo  autore del sospetto),  ci vogliono solo tenere legati ad un’idea dominante di Verità, e questo non va bene perché in questo modo non ci diciamo come stanno veramente le cose, cadiamo nell’inganno   e per l’appunto nell’ennesima ideologia mascherata di rivelazione. Quello che il filosofo del nihilismo  non fa proprio  del suo maestro, è l’ idea di  astensione dalla vita, con l’invito a praticare o l’arte, o la compassione, o il nirvana, le tre uniche attività che non possono causare danni  irreparabili. Non si deve, invece, fuggire dal problema, ma affrontarlo.

La  sua  prima  opera, La nascita della tragedia,      è  la critica a tutto questo. Oltre alla visione apollinea della vita che ricerca l’armonia esiste la visione dionisiaca che ricerca l’esplosione di ogni slancio che possa apportare il proprio contributo  innovativo  allo scenario del mondo.

Segue “Considerazioni inattuali” che sono la sua critica alla Storia vista come un inarrestabile progresso, un’eredità che ci sta addosso come una condanna, secondo l’idea lineare del tempo, che invece è circolare, cioè è un eterno ritorno di fatti, dei quali  dobbiamo farci carico in un senso innovativo, accettando la natura umana per quello che è, una natura finita ma fatta per l’infinito, quindi accettando il rischio.  Dentro il gioco della vita  non c’è nessun Dio che può venire in nostro soccorso (quando  c’era lo abbiamo messo in croce), né alcuna Legge  che possa salvarci  dal non cadere in qualche baratro (Kant si illudeva). C’è solo la nostra volontà di potenza, che ci chiede d’essere rispettata e non mortificata.

Per comprendere   meglio sarebbe utile sostituire la parola potenza con la parola vita.  La potenza  ci fa subito pensare alla violenza, alla sopraffazione, che è quello che ha fatto il nazismo  che  non è per nulla una creazione imputabile  a Nietzsche.  Forte invece   l’ anti hegelismo  del pensatore  che aveva fatto della Storia la sola ragion d’essere. E’ chiaro il rovesciamento dei valori: là dominava lo spirito assoluto, qui domina il soggetto; là dominava la dialettica, qui domina l’atto creativo e singolare, capace di spezzare ogni schema, di rigenerarsi,  di modificare il corso degli eventi affatto ineluttabili.

E infatti la storiografia dopo di N.  diventa critica verso se stessa, diventa Monumentale, ossia fatta  di grandi personalità singolari  più che di lunghi periodi storici incasellati.

L’opera successiva del pensatore sarà “Umano troppo umano“. E’ il testo che continua  la pars destruens del filosofo verso tutta la metafisica precedente. Dopo avere criticato Hegel, Socrate e lo stesso illuminismo che aveva deificato la Ragione, adesso critica  specificatamente   la metafisica  artistica (Schopenhauer),  etica (Kant)  e religiosa,  che hanno   cercato di creare ideali che non esistono nella realtà. Non esiste l’uomo artista e sognatore,  che cerca di controllarsi  o illuminato, che si eleva alla santità  (se non in casi eccezionali);  esiste solo l’uomo egoista che tende alla sopraffazione dell’altro. Contro questo scenario il filosofo deve offrire se stesso come colui che è chiamato ad essere aristocraticamente distaccato. Sarebbe lui stesso questo filosofo, il veggente che precorre il tempo che deve ancora venire, e che porta il peso della solitudine. Si parla di veggenza perchè N. ha la forza di prevedere il futuro, ma non è una previsione illogica e irrazionale, è un calcolo intuitivo che ha i suoi fondamenti.

Il linguaggio comincia a diventare aforistico, enigmatico,  tipico di una filosofia  irrazionalista che si prefigge di mettere a tacere la ridicola presunzione della Ragione. Per irrazionalismo non si vuole intendere qualcosa di non ragionevole, ma qualcosa che viene letto tra le righe, tra i non detti, tra i non messi a fuoco,  ma che già appartengono alla vita nella sua totalità.

Seguono “Aurora” e la “Gaia scienza” che concludono la pars destruens  del suo pensiero, detta anche Filosofia del mattino. E’ qui che si cita la famosa frase che proclama la morte di Dio. E’ l’uomo che ha ucciso Dio ed ora è rimasto solo, quindi abbandonato a se stesso nel nulla. Da qui la parola Nichilismo che era già stata utilizzata da Dostoevskij, Stirner e Turgenev. Il nichilismo non l’ha inventato lui.   Anzi,  è una parola che compare nella Bibbia,  anche se sotto forma diversa.  Il filosofo non fa che  TRASVALUTARLA, ossia la recupera e la fa propria. Passa da un nichilismo passivo ad un nichilismo attivo.  Se i valori sono morti, non rimane che inventarne di nuovi, ricominciare da questa caduta per dare inizio ad una nuova era. Ecco l’inizio teoretico del Superuomo  che però è stato già definito da Vattimo  Oltre uomo, per non confonderlo con il superomismo d’annunziano e fascista.

Si arriva a “Così parlò Zarathustra” che parla di ETERNO RITORNO, UOMO NUOVO e VOLONTA’ DI POTENZA/VITA. Concetti già introdotti ma che approfondiamo.

Letteralmente l’eterno ritorno è il ripetersi della propria vita all’infinito, istante dopo istante, nel senso che se si dovesse rinascere si finirebbe per rifare le stesse scelte. Non c’è passato presente e futuro, il Cristianesimo non  attende l’avvento di Dio, la Storia non attende il compimento dello Spirito, il Comunismo non accadrà quando sarà tempo che accada. Ci sono solo i singoli e la loro piccola grande storia assoluta.

L’eterno ritorno  è quindi un modo per invogliare le persone  a scegliere bene, dando peso ad ogni istante, perché  non ci sono due possibilità,  ma una sola imperdibile   occasione. Il cogli l’attimo, insomma.

Per fare questo ci vuole un Oltre uomo, l’uomo nuovo,  e ci vuole Volontà di potenza, che preferisco chiamare volontà di  vita,  ossia la capacità creativa, virile e coraggiosa   di affrontare l’esistenza.  Questa è l’etica di Nietzsche e la sua pars costruens.  Un’etica nuova nel mare aperto del cosmo.

Non esistono legami, fatti incatenanti, ma solo capacità interpretative del presente.  Ecco l’originalità, ecco la forza espressa  in termini completamente innovativi e senza dubbio destabilizzanti.

Il pastorello si salva dal nulla  mordendo la testa al serpente che vuole intrappolarlo.  E’ l’immagine simbolica che il filosofo  utilizza dentro il testo.

E’  anche vero che a questo punto il pensiero di Nietzsche raggiunge l’apice del suo essere critico. L’obiettivo principe che N.   vuole distruggere è Hegel  e tutto il suo sistema. E’ Hegel  tutto quello che deve essere superato (più che Kant, più che Rousseau, più che Schopenhauer). E  il mondo intorno a lui è tutto hegeliano, è assolutamente hegeliano. Come fare?  Come uscirne? Come preparare il mondo al cambiamento?

Si può immaginare la totale solitudine di Nietzsche, solitudine filosofica e solitudine umana, che diventerà assoluta con la veniente malattia che lo travolgerà.

L’eredità che lascia è questa solitudine. Davanti alla vita ognuno di noi è solo con se stesso. Non c’è Stato, non c’è Chiesa, non c’è Legge che ci possa dare ancoraggi.  Nietzsche aveva previsto il crollo della civiltà, una società destinata al tramonto,  e così è stato con l’avvento dei totalitarismi e delle pagine più orride che l’umanità si sia mai trovata a vivere.

Il suo pensiero si chiude con una rinnovata  critica al cristianesimo (di cui salva solo la figura di Gesù, che per lui è un Profeta che nessuno però ha capito), perché è definita la morale del  risentimento.   I deboli si prendono la rivincita sui forti, ricorrono  alla religione  per giustificare le loro incapacità a vivere  e per confortare la loro sofferenza   con l’idea della vita futura dove loro saranno premiati contro gli altri che saranno condannati alle loro colpe. Questa è una religione che condanna al dolore, alla rassegnazione,  che condanna all’immobilismo, dove   non c’è nessuna possibilità di autentica  gioia.

Di pari veduta era stato Spinoza, che infatti è un filosofo ammirato da Nietzsche, insieme ad Eraclito.

A questo punto del discorso  diventa  opportuno  riprendere il tema dell’Essere, per valutarne l’effettiva inutilità o l’effettiva morte.

Non si può fare questa riflessione  senza ripartire da Heidegger, il successivo grande del pensiero, che ci rimanda ad Husserl, definito da Cacciari il solo vero filosofo del 900.

Nietzsche

Breve Biografia

Nietzsche (1844-1900)  rappresenta un filosofo estremamente significativo ed enigmatico nel panorama della filosofia contemporanea.

È risaputo che la biografia di un personaggio condiziona  il pensiero e non solo, ma mai come nel caso specifico di Nietzsche, che ebbe una storia travagliata e particolarissima.

Ha la sventura di innamorarsi di una donna che però viene fortemente ostacolata dalla sua famiglia, in modo particolar dalla sorella che è nel frattempo si sposa  con un nazista e che resterà a sua volta vedova per il suicidio del marito.

Salomè   è  una donna indipendente e fuori dagli schemi tradizionali, di origine ebrea, rappresenta tutto quello che non viene apprezzato dal pensiero nazista, mentre è proprio per queste sue virtù che evidentemente piace al filosofo.

Il matrimonio non va in porto,  la donna contesa finisce per sposare un altro, proprio della parte avversa ,  e Nietzsche, deluso da questa esperienza,  esce  con la sua opera ormai matura  “Così  parlò Zarathustra” (1884) , che vedremo dopo nei contenuti. L’opera non viene compresa, è troppo avanguardisa  i per il suo tempo, e passa inosservata.

Nel frattempo seguono altri scritti  sempre del periodo maturo   come “Aldilà del bene e del male”  (1886) che come le opere precedenti  rimane inascoltato, a cui si rimanda nel seguito.

E’ costretto a rompere anche con amici ebrei, sempre malvisti dal clima antisemita dilagante.

Il filosofo, obbligato dal 1876  all’inabilità a causa dei  suoi disturbi nervosi,  cerca di viaggiare per tutta Europa, fino ad arrivare a Torino, dove desidera fermarsi e dedicarsi ad altri scritti, ma è proprio in questo periodo che subisce una grave manifestazione di follia, la prima, in cui Friedrich si mette ad abbracciare un cavallo impietosito dal fatto che fosse stato frustato selvaggiamente…

La notizia arriva fino ad un suo amico   che lo fa ricoverare in Svizzera in una clinica per malati mentali.

Ridotto  in questo stato di precarietà, tutto il suo archivio ricolmo di scritti inediti e a volte anche incompleti, passa nelle mani della sorella che si prende cura anche di assisterlo fino alla fine.

La presenza della sorella nazista

Sarà la sorella ad occuparsi della pubblicazione che uscirà postuma, dopo la sua morte, e purtroppo si pone il dilemma: quanto delle parole di Nietzsche erano effettivamente di Nietzsche e quanto è stato in parte rimaneggiato dalla sorella, che era notoriamente filonazista?

Celebri sono le immagini della sorella che riceve nello studio del fratello Hitler in persona, volendo dare risalto all’opera del filosofo e volendolo agganciare al pensiero nazista. È chiaro che al fuhrer faceva comodo avere degli uomini di cultura a sostegno della sua famigerata teoria della razza, e Nietzsche, autore di frontiera, per lo più inviso all’intellighenzia benpensante, sembrava essere un personaggio che potesse calzare a pennello la parte.

È così che sembra nascere il grande equivoco del filosofo pro nazismo, quando invece questo accostamento è stato generato dalle idee personali della sorella, e dalla contestuale malattia del filosofo che lo ha reso negli ultimi anni della sua vita per lo più inabile.

Nietzsche rimane legato a questo equivoco per diversi decenni, fino a che viene rivalutato  per sé stesso e se ne scoprono la profonda genialità e preveggenza espressiva.

Senza avere vissuto nel 900, perché il filosofo muore a inizio secolo, genialmente  riesce ad intuire tutte le caratteristiche storiche, sociali, umane, filosofiche ed inconsce che sarebbero accadute nei decenni a venire, dentro un’umanità irriconoscibile e portata allo sbando dalla banalità del male.

LE TRE FASI DEL SUO PENSIERO

Sotto il profilo teorico il suo pensiero rientra tra le filosofie della vita e dell’irrazionalismo.

Il filosofo scrive nella sua fase giovanile dal  1856 al 1869. Seguono i Frammenti postumi fino al 1874.

Attraversa sostanzialmente una fase presocratica che prende le distanze  da Socrate , Platone e il cristianesimo, una fase romantica wagneriana  che esalta il mito della tragedia ed il pensiero schopenaueriano  preso all’inizi  come suo primo vero maestro,  ed una fase illuminista che abbandona il primo maestro  ed  esalta la volontà di potenza, dove si avvicina alla figura di Eraclito.

Con La nascita della tragedia il filosofo fa il distinguo tra ciò che lui chiama impulso dionisiaco ed impulso apollineo. La tragedia consiste nel fatto che la filosofia ha deciso di privilegiare l’impulso razionale/armonico apollineo contro l’originale impulso istintivo e vitale dionisiaco, che invece va recuperato.

In Considerazioni inattuali c’è già tutta la critica alla metafisica hegeliana e positivistica, per una metafisica di stampo esistenzialista molto vicina allo spirito di Kierkegaard, anche se molto diverso nel contenuto.

Del cristianesimo Nietzsche salva solo la figura di Gesù,  che visualizza come un santo  anarchico  di grande spessore  anche se un pò idiota,  perchè  da grande quale lui fosse  si lascia portare alla morte. Proprio da  questo evento il filosofo teorizza il famoso detto “Dio è morto”, nel senso che l’uomo l’ha ucciso scegliendo a lui se stesso.

Ma poteva l’uomo fare diversamente? Può un uomo chiamato a vivere lasciarsi uccidere senza reagire? Se è un uomo, come tale sarebbe, può solo cercare la  vita, la vita oltre la morte, e la morte oltre la vita, dentro una mescolanza di individualismo acceso e di tendenza all’universalismo.

L’inizio  della sua evoluzione speculativa arriva con Umano troppo umano. Un libro per spiriti liberi  (1878), che suggella il suo testamento ai posteri, ma non si può tacere di altre opere famose/determinanti  e anche direttamente collegate  come La gaia scienza (1882), dove viene appunto annunciata la morte di Dio.  Siamo in quella che lui chiama LA FILOSOFIA DEL MATTINO.

In questa fase il filosofo è lo stesso folle che si fa carico di portare il peso della verità disvelata, quella che lo stesso Schopenhauer aveva intuito ma senza dichiararla   fin nella profondità. L’uomo folle è il filosofo-profeta-solitario, che per ora sa di essere solo ad avere compreso questo terribile lutto, questa terribile verità, cioè che le religioni ci hanno sempre mentito, ci hanno sempre illuso, ci hanno sempre ingannato e si sono prese gioco della nostra creduloneria…Ma poi arriverà il tempo in cui la grande massa dovrà da se stessa farsene carico, e allora potrà succedere di tutto, tra uomini mezzi uomini e non in grado di farsi ed essere loro stessi i superuomini che il mondo invece   richiederebbe.

Nietzsche parla di senso di vertigine e di smarrimento, quella stessa vertigine che era stata annunciata dallo stesso Kierkegaard, in un senso però opposto a quello nietzschiano.

Là la vertigine era dettata dal bisogno del salto necessario per passare dal nulla umano al tutto divino; qui la vertigine è dettata dal bisogno di guardare in faccia la realtà, da uomini atei e liberi, che hanno deciso di non  ricorrere mai più a nessuna forma di demistificazione, di idolatria, negando per sempre l’esistenza non solo di Dio ma anche di qualunque idolo a lui sostitutivo, come per esempio i nazionalismi, gli estetismi, i positivismi di qualunque genere, ogni forma di pensiero surrogativa  e non vera.

Insomma, no alle favole, no alle religioni, no al kantismo, no alla facile scienza, no ai pensieri unici e totalizzanti, e da qui si può dedurre come Nietzsche non sarebbe mai potuto essere un nazista.

Da approfondire a  questo punto  Così parlò Zarathustra (1883) e Aldilà del bene e del male. Preludio ad una filosofia dell’avvenire (1886). Se Dio è morto, ora rimane da costruire l’uomo nuovo, quello che lui chiama l’oltre uomo, cioè l’uomo liberato dopo la morte dell’uomo schiavizzato. Prende come simbolo la figura mitologica di questo Zarathustra, antico persiano seguace  dello zoroastrismo. Il libro si esprime per immagini, parabole, toni profetici, che dicono e non dicono, che nel dire lasciano intravedere più forme e interpretazioni, dentro una mescolanza di richiami profondissimi ed oscuri, talmente enigmatici da lasciare il lettore sconcertato e interrogante.

Di certo emerge la centralità del corpo su ogni altro principio, il corpo visto nella sua sostanzialità, essenza immodificabile e imperante, che porta dentro di sè il peso del passato, della tradizione, del tu devi, per lanciarsi verso il tu vuoi, e infine  il tu puoi divenire spirito libero.

E’ ovvio che questo tipo di umanità non è per tutti, parla ai capaci, a chi sa vedere i segni del cambiamento; il filosofo narra di una visione che ebbe nel 1881 durante una passeggiata in montagna, dove fu folgorato; questa visione gli parlava di eterno ritorno, gli faceva vedere una vita destinata a ripetersi all’infinito, con gli stessi dolori e le stesse gioie, ma questo ritorno all’idea di un tempo circolare di origine greca e non più lineare come quello agostiniano e di origine cristiana, è proprio la parte filosofica di Nietzsche che rimane ancora oscura, allo stesso giudizio di Sossio Giametta, il maggiore studioso vivente di Nietzsche.   In altre parole, l’uomo nuovo non deve cercare fuori di sè quello che può trovare solo in se stesso,  e deve gioire della vita nell’attimo stesso che la vive, senza preoccupazione della morte che è essa stessa  un eterno ritorno.

Nella parte finale della sua  filosofia o FILOSOFIA DEL TRAMONTO  si occuperà della genealogia della morale, contrapponendo la morale dei signori alla morale degli schiavi. No a questo falso sistema etico e sì a quella che lui chiama la  trasvalutazione dei valori.  Ecco definirsi la volontà di potenza, che è l’intima essenza dell’essere.  L’uomo nuovo e libero è un essere creativo, non soggetto al peso del passato, e nemmeno svincolato dalla lezione che il passato può avergli insegnato. E’ come lui stesso si definisce, il primo vero nichilista della storia. Nichilista nel senso che è rimasto orfano di valori assoluti, negatore di valori assoluti, e sostenitore del nulla, inteso come un vuoto da riempire e da costruire. Tanto più l’uomo si è illuso, tanto più l’uomo è rimasto deluso, provando un terribile senso di vuoto. Da questo può riemergere attraverso un atto di volontà, una volontà affermatrice che supera il rischio di rimanere passivi ed inermi. Il tempo del passato si redime attraverso un atto del presente, dell’attimo in corso, dell’adesso. Non più passato, non più futuro, ma l’adesso. Proprio come il divenire di Eraclito, che era un eterno presente, nel panta rei, nel tutto scorre, dove  tutto diviene nell’essere. “Occorre imprimere al divenire il carattere dell’essere, è questa la suprema volontà di potenza”. da Frammenti postumi 1885-1887

E’ anche vero che dentro la volontà di potenza risiede la volontà prima dell’uomo che è quella di sopprimere l’altro. Il più forte che vince e domina sul più debole. Nietzsche ammette la possibilità di una società che si accorda con delle leggi a difesa delle masse, ma vede questo come un segno di decadenza.  La volontà di potenza indomita non viene relegata dentro leggi alcune. Da qui l’effettiva visione di un mondo spezzato, diviso tra forti e deboli, necessariamente  antidemocratico.

La sorella farà uscire postumo l’ultimo libro “La volontà di potenza“, proprio il libro di dubbia interpretazione.

Dal 1889 inizierà il suo crollo psichico fino al 1900, data  della morte.

IL LEGAME CON LA SUA MALATTIA

I critici hanno molto scritto del rapporto tra Nietzsche e la sua malattia.  C’è chi l’ha vista come un elemento sostanzialmente negativo, che ha creato ostracismo nei suoi confronti.   Altri invece hanno voluto focalizzare il legame genio-follia.

E’ piuttosto vero che  entrambi eccedono in un estremo, che è quello di considerare solo gli  aspetti negativi che solo gli aspetti positivi.

Diciamo che la malattia ci restituisce un uomo con le sue fragilità, e quindi ce lo rende più umano e vicino a noi, aldilà delle sue radicalizzazioni, dei suoi toni accesi,  estremamente contorti e problematici. Di lui si dice “Manovrare con cura” e lui stesso si definiva  “Dinamite”

Tutta la grande letteratura è piena di artisti nevrotici e con patologie nervose, a partire dal Tasso, dal Foscolo, da Leopardi, dallo stesso Dante, se si vuole, per non parlare del De Cervantes, di Kafka, Dostoevskii, Pirandello, Saba, Svevo, Pasolini. Certo, forse la malattia del filosofo però fu qualcosa di più.

NIETZSCHE E IL NAZISMO

Alla domanda d’obbligo che ci chiede “Ma Nietzsche è stato o non è stato un filo nazista?” la critica deve rispondere doverosamente NO.

E’ senza  dubbio vero che il filosofo era antidemocratico, ma anche Platone lo era stato, come  Napoleone,  come  molti grandi della storia…Qualcuno ci ha voluto vedere addirittura una presenza fortemente  progressista e rivoluzionaria.

Il fatto che muoia prematuramente e non più in grado di intendere dopo una lunga lenta agonia che gli toglie prima l’uso delle gambe, e poi l’uso della parola, purtroppo ci consegna un’opera tronca, mozzata, priva della parola fine, priva di passaggi che rimangono incompleti ai posteri. E ancora oggi ma chissà ancora per quanto tempo, il pensiero  si dovrà  chiedere “Ma Nietzsche cosa voleva intendere con queste parole?”

IL METODO GENEALOGICO

Interessante per comprenderlo a 360°  sarebbe il suo scritto “Sull’utilità e il danno della storia nella vita”.  In questo testo riflette su come, per esempio, gli Stati Uniti americani, essendo un paese sostanzialmente giovane e privo di un lunghissimo retaggio storico come accaduto in Europa e nel mondo greco antico, siano assolutamente più portati degli europei ad essere popoli che guardano con dinamismo e grande slancio al futuro, sentendosi in questo chiamati ad essere dei costruttori del mondo in un senso pieno e storico del termine.

La stessa storia  viene  divisa tra STORIA MONUMENTALE, STORIA DELL’ANTIQUARIO E STORIA CRITICA. La prima è quella  che insegue dei modelli e corre il rischio di cadere nel FANATISMO. La seconda è  quella che si chiude nel PASSATO, mummificandosi, e rigettando il cambiamento. La terza è quella che guarda alla Storia  con REALISMO, senza tendere ad idealizzare,  però commette l’errore di pensare   che il passato può essere controllato, mentre invece  continua a  condizionarci, soprattutto se il PESO DELLA STORIA  è rilevante.

Per evitare questo rischio occorre utilizzare il METODO GENEALOGICO, ossia studiare la genealogia delle parole, dei concetti, delle credenze…

Spesso le parole nascondono il contrario di quello che sembrano, bisogna per questo sospettare del loro presunto significato. Da qui la cultura del sospetto che include MARX e FREUD.

Dentro questa ricerca della verità non c’è possibilità di arrivo, si è sempre in fieri, esattamente come diceva Eraclito.

LA CRITICA AL CRISTIANESIMO E ALLA METAFISICA TRADIZIONALE

La conseguenza di questo metodo è la critica feroce al Cristianesimo e alla Metafisica tradizionale. Oltre Umano e troppo umano, che prende le distanze dalle illusioni del tempo a lui contemporaneo, occorre ricordare  la Gaia scienza, vista come l’ancella liberatrice dal torpore dell’ignoranza.

Non è casuale la scelta della parola GAIA, e non è casuale la parola scienza, che si vuole  contrapporre alla fede, all’illudersi, all’ingannarsi. Il sapere è consapevolezza e dominio. Consapevolezza del limite, dominio della follia.

Da qui il mito della nascita  dell’uomo nuovo, dell’oltre uomo,  l’uomo FOLLE non perché Pazzo ma perché veggente e per questo destinato alla solitudine, al non venire compreso. Ritorna  il mito della lanterna che affonda fino a Diogene, senza essere dimenticata. Per non parlare del mito della caverna di platonica memoria, o del mito dell’uomo profetico in Ecce Homo…

È lui stesso quest’uomo folle che è arrivato troppo prematuramente.

Attaccando la cultura dominante e in atto Nietzsche lascia l’umanità priva di certezze, di porti sicuri, di facili e inutili illusioni. Tutto diviene relativo, precario, incerto, estremamente difficile, ma è  questa la verità di cui l’uomo deve prendere consapevolezza.

Nietzsche

Nietzsche  nasce nel 1844 e muore nel 1900. Muore ma continua a vivere tra noi al pari di Socrate e Gesù. Filosofo controverso, prima disprezzato ed isolato, poi rincorso e celebrato; prima accusato d’essere stato l’ispiratore del nazismo, poi  recuperato come espressione stessa del ‘900, il secolo della tragedia assoluta, dell’uomo contro l’uomo e della morte di Dio.

Compie degli studi classici e filologici,  ama il mondo greco antico dove vi scopre bellezza, armonia, voglia di vivere, ed assume le due figure mitologiche   di Apollo e Dioniso  come i segni tangibili della complessità umana, in parte tendente al razionale, al controllato, al perfettibile,  e in parte tendente all’impulsività, alla creatività e alla ribellione; queste due forze si uniscono e da qui nasce la tragedia della vita, il vivere tragicamente ma proprio per questo  splendidamente.

La vita è fatta di scontri, lotte, disarmonie, desideri o idee insopprimibili per i quali  si deve essere pronti a tutto; l’uomo eletto   non può lasciarsi spegnere dentro convenzioni, modi di fare e  di dire, modi di pensare; deve essere se stesso, deve rivendicare con determinazione il suo posto ed il suo ruolo di Uomo nuovo, di Uomo Profeta.

Il tono di Nietzsche è provocatorio, critico nei confronti della filosofia dominante, del suo essere così bellamente accademica, bellamente composta, bellamente rigorista e  pretestuosa della propria infallibilità.  Il nemico primo della filosofia vera è   stato Socrate, responsabile  di avere voluto uccidere la tragedia, l’essere tragico/dannato/maledetto della vita che non è razionalità, che non è fare la cosa giusta, che non è rincorrere   una  verità  che non può essere colta. Almeno questa è la lettura a mio avviso distorta che fa il filosofo di Socrate.  L’unico personaggio della storia che Nietzsche riconosce eroico e degno di nota  è Gesù stesso,  che però non è stato compreso, che però ha dovuto consegnarsi alla morte, che però  è stato ipocritamente  immortalato dal cristianesimo che  per primo lo ha tradito andando a costruire una Chiesa che è tutto tranne che l’immagine stessa del Cristo in croce.

Forse Nietzsche ce l’ha tanto con Socrate proprio perchè di tutti i pensatori  a lui precedenti è stato l’unico che avrebbe saputo   tenergli testa, l’unico che  davanti alle sue provocazioni non si sarebbe scomposto  minimamente ma  avrebbe  iintrapreso  con  competenza   un dialogo  con il suo interlocutore, e chissà quale meraviglia  sarebbe potuta scaturire dal loro parlarsi,  al di là delle  disarmonie  e  indubbie   incompatibilità.

Nietzsche è come un bambino che davanti al re nudo grida al mondo  incartapecorito che il re non ha le mutande, che il re è senza vestiti, e non c’è verso di farlo tacere questo bambino che rappresenta la voce della verità e dell’innocenza, e quella degli altri la voce della menzogna e della malvagità.

Il filosofo si fa l’annunciatore rimasto inascoltato ( o  frainteso)  di un messaggio  scomodo, terribile, inquietante, che nessuno coglie nella sua lucidità, perchè è anticipatore di situazioni ancora a divenire, ancora in metamorfosi, ancora in preparazione e che nessuna mente sana avrebbe saputo/potuto  prevedere.  Nietzsche è se stesso fino in fondo oltre la sua stessa volontà e consapevolezza; come dire,  prigioniero del suo destino ma  artefice libero  del suo pensiero, di cui si assume fino in fondo la propria responsabilità.

Personaggio fuori dagli schemi, in ogni senso; solitario, battagliero, estremo, folle, inquieto, e nello stesso tempo ferreamente  irremovibile.  Verso la fine della sua vita folle lo divenne per davvero, della sua malattia nervosa si è potuto sapere poco  o quasi niente (forse una malattia genetica  ereditata),  si sa solo che sopraggiunge la figura della sorella  che lo assiste e che  si impadronirà/occuperà  dei suoi  ultimi scritti, di cui curerà la  pubblicazione post mortem. Ecco che  occorre discernere di queste ultime pubblicazioni  quanto fosse farina del sacco di Nietzsche e non piuttosto farina del sacco della sorella, che ne  diresse indubbiamente   gli orientamenti.

Il mondo politico e storico  ha voluto vedere in Nietzsche ora  un teorico  del superuomo di destra, ora  un teorico dell’oltre uomo di sinistra.  Il suo pensiero annunciatore di tragedia  si è consegnato come un libro aperto che andava continuato nella sua  scrittura,  e così il suo messaggio è continuato dopo di lui, oltre le sue stesse intenzioni, attraverso il suo concetto di Volontà di potenza e di Eterno ritorno.

Il maggiore studioso vivente  di Nietzsche,  Sossio Giametta,  sostiene che l’unico abbaglio del filosofo è stata la teoria dell’eterno ritorno.  Nietzsche non sa a quale santo votarsi, dopo avere  tolto di scena Socrate che detestava con tutto se stesso, e lo stesso Gesù, che a suo vedere si era autoeliminato,  rivelando   una ben palese verità: se vuoi avere la meglio in questo mondo, che è l’unico che ci viene dato, non ci si può fare degli agnelli, che saranno sbranati dai lupi, ma ci si deve fare dei giganti arditi e  desiderosi  di vincere.  Al   grido “Uomo sii te stesso”  e ancora “Ecce homo”,  ecco l’uomo nella sua nudità, nella sua essenza e potenzialità.

Chi   vive con la   paura morirà nella paura; chi vive nel coraggio morirà con coraggio. Ma perchè allora l’eterno ritorno? Eterno ritorno significa appunto avere vissuto invano, avere vissuto per tornare  al punto di partenza, non avere davanti a se una prospettiva e una via di fuga,  ma appunto l’incubo/condanna    di  retrocedere o rimanere sempre nella  stessa  condizione  anzichè potere spiccare il volo….

Fondamentali   le sue varie opere (oltre Ecce Homo già citata), dalla Gaia scienza a  Così parlò Zarathustra,  dalla Nascita della tragedia  a Considerazioni inattuali, nei cui saggi il filosofo si occupa soprattutto  della realtà del suo Paese e di quello che stava accadendo in Europa e sarebbe  minacciosamente   accaduto di lì a poco.

La nazificazione del pensiero niciano  è stato un passaggio  storico ad opera della estrema destra; siamo davanti a un pensatore antidemocratico, aristocratico, elitario, che incoraggia la forza e  l’ardimento, i sentimenti di lotta e conquista di una minoranza sopra la massa che è tale perchè lei stessa chiede d’essere guidata. Ma inneggiare ad Hitler  non era certo l’intenzione di Nietzsche. E poi il filosofo è dichiaratamente  filosemita e non antisemita.  Apprezza e riconosce al popolo ebraico  il   suo essere un popolo speciale e illuminato/predestinato.   Il filosofo in verità   pensava ad un Uomo Superiore Moralmente,  che sapesse ricorrere alla forza per imporsi in un mondo che i Gesù li manda in croce per  impotenza  e i Socrate li manda a morte  per difetto di calcolo.

Insomma, mai Nietzsche avrebbe   voluto  preannunciare il nazismo, che del resto sarebbe capitato anche senza di lui; è stato il nazismo  a  trovare nel filosofo  un  qualcosa   che ha voluto  indossare  a proprio  uso e consumo,  finendo per  creare   non l’Uomo Nuovo che il filosofo si attendeva,  ma  l’uomo macchina, l’uomo svuotato totalmente di umanità, l’uomo Gerarca, l’uomo carnefice e programmato   che guarda al mondo come a un recinto  abitato da due generi di esseri viventi:  quelli con l’anima degni di vivere, e quelli senza anima degni di morire, perchè riducibili a cose. Il nazismo si è inventato  il delitto non delitto,  l’annullamento delle coscienze,  lo svuotamento  del sentimento  umano  universale, la banalità del male (Hannah Arendt),  la  derisione  del dolore  che viene dichiarato  irrilevante.   Semplicemente. L’orrore  della destra nazista è stato questo. In quanto all’orrore della sinistra stalinista e non solo,  è qualcosa di simile/dissimile    che però  il mondo occidentale non ha avuto modo di vivere direttamente, quindi non ne ha inglobato  i germi e gli stessi anticorpi. Ecco perchè in Europa si è convintamente od obbligatoriamente  tutti antinazisti (e di pari passo antifascisti) ma affatto convintamente ed obbligatoriamente    antistalinisti o antisinistraestrema. Si crede che il comunismo si è fatto fuori da sè ma invece ha solo spostato le sue mire da un campo statalista/esteriore/ideologico    verso un campo psicologico/interiore/burocratico.

Ne deriva    la rabbia dell’estrema destra che si trova discriminata  in ogni suo fugace  tentativo di riaffermarsi e di dire al mondo  “Io esisto e continuo ad esistere” , ma lo stesso non accade con l’estrema sinistra  che  rimane libera di manifestarsi  senza che nessuno se ne abbia ad accorgere o a potersi legittimamente   lamentare. Come accade alla sinistra di non venire più percepita come tale ma lei stessa  parte integrante del sistema obsoleto. E poi  l’uomo che stiamo imponendo nell’educazione  generalizzata  è quello  materialista, scientista, razionalista, tecnologico  e agglomerato. L’uomo messo nel gruppo e  omologato, uniformato, controllabile, sovrastrutturato,  decostruibile.

Agli occhi dell’occidente  la sinistra estrema e totalitaria deve ancora gettare  la sua maschera. E forse non la getterà mai,  perchè si è defilata  da se stessa  diventando lei stessa  capitalistica, indossando lei stessa una bella apparenza di facciata  e  mettendo una copertina  nuova  sopra l’altra ancora più sibillamente. Quello che non è stato possibile ad opera del nazismo  messo  drasticamente alla berlina  per merito  dello stesso  suo agire  storico,  è stato reso possibile  a quella  sinistra  “democratica” che in Europa ovest non  ha mai  esercitato la sua faccia cattiva,  vera,  pericolosa.  Da questa situazione sclerotica,   sono nate    filosofie  sempre più   criptate,  dominanti e   distaccate  dal sentimento del buon senso o senso comune.   Dentro esse e tra di esse   rimane vivo ed imperioso   il bisogno di  un pensiero capace di fare Rinascere l’Uomo Nuovo  e non  cammuffato.   O  forse a questo punto occorre dire  Nascere per la prima volta. Da qui l’attualità di Nietzsche che continua a vivere tra noi come  una  miccia   pronta   a tornare  accesa.  O a ricordarci  da dove  veniamo. Oltre il suo nikilismo  che non è di Nietzsche  ma dell’uomo rimasto vecchio, corrotto, vuoto.

Sono tematiche complesse  che richiederanno riprese, rivalutazioni, riconsiderazioni e ampliamenti.  Mi si voglia quindi intendere  in un senso  dialettico  e  affatto  definitivo.

Per  fortuna   le pagine di filosofia sono solo un aggancio da cui potere partire per personali e successivi  approfondimenti.

 

Nietzsche e il superuomo

NIETZSCHE

FRIEDRICH  NIETZSCHE  1844-1900  E’ STATO UN FILOSOFO CHE HA  CRITICATO LA STORIA E CHE  HA  SOSTENUTO LA NECESSITA’  DI RIVOLUZIONARE L’ATTEGGIAMENTO  DEL PENSIERO  VERSO  L’IDEA COMUNE DI MORALE.

NIETZSCHE  CONDANNA SOCRATE E IL CRISTIANESIMO  PERCHE’ LI REPUTA  RESPONSABILI DI AVERE CONDANNATO L’UMANITA’  AD ESSERE SERVA  DI UNA MORALE  CHE UCCIDE L’ISTINTO UMANO, CHE MORTIFICA LA VOLONTA’ DI CREAZIONE  DELL’UOMO CHE DEVE SENTIRSI LIBERO DI  SOLLEVARSI  SOPRA LE MISERIE  DEL TEMPO.

SI DEFINISCE IL PROFETA DELL’UOMO NUOVO,  DOVE LO SPIRITO DIONISIACO  CHE INCORAGGIA I VALORI VITALI  SI UNISCE ALLO SPIRITO APOLLINEO  CHE ESALTA L’ARMONIA E LA BELLEZZA  DELLA FORMA.

QUESTE DUE FORZE SONO ENTRAMBI IMPORTANTI  E QUINDI L’UNA NON DEVE PREVALERE SULL’ALTRA.

I SUOI ISPIRATORI  SONO SCHOPENHAUER E WAGNER,  MA POI SUPERA ENTRAMBI ARRIVANDO ALLA PROPRIA   PERSONALE CONCEZIONE   DEL MONDO E DELLA VITA, DEFINENDO  QUESTI STESSI DEGLI ILLUSI ROMANTICI  CHE HANNO CERCATO DI LIBERARSI  DALL’INGANNO  MA NON CI SONO RIUSCITI.

CONTRO LA STORIA MONUMENTALE  E LA STORIA ANTIQUARIA  CHE  GUARDANO AI FATTI DEL PASSATO COME A MAESTRI DI VITA  O AD ESEMPI DA PERPETRARE,  IL FILOSOFO  OPPONE  LA STORIA CRITICA  CHE METTE L’ARTISTA AL CENTRO DELLA SCENA, CONTRO UN PASSATO CHE NON SERVE A NULLA

PUO’ ESSERE CHE LA STORIA NON ABBIA NULLA DA INSEGNARCI,  SE NON IL SUO FALLIMENTO.

DA QUI LA NECESSITA’ DI ABBANDONARLA, DI DICHIARARLA MORTA, COSI’    COME  DIO E’ MORTO PER LA SEMPLICE RAGIONE CHE NOI L’ABBIAMO UCCISO E MESSO IN CROCE.

SE DIO E’ MORTO, ADESSO E’ IL TEMPO DELL’UOMO NUOVO.

TUTTI I PENSATORI CHE LA POSSONO PENSARE DIVERSAMENTE, E’ SOLO PERCHE’ SONO MALATI, AFFLITTI DA NEVROSI  CHE  LI TENGONO ASSERVITI  A   SCHEMI DI PENSIERO  FALLIMENTARI.

ABBANDONARE LA STORIA CHE OPPRIME SIGNIFICA  LIBERARSI DA INUTILI ZAVORRE.

IL CRISTIANESIMO E’ LA RELIGIONE DEI PAVIDI, DI CHI VIVE DI RISENTIMENTO,  DI CHI NON HA SLANCIO VITALE, DI CHI SI SENTE SCHIAVO  E NON UOMO LIBERO.

DI CHI SCEGLIE IL SACRIFICIO DI SE’  COME   RIMEDIO ALLA PROPRIA INCAPACITA’ DI ESSERE QUALCOSA DI  VINCENTE, DI SUPERIORE,  AL DI LA’ DEL BENE E DEL MALE.

GESU’  E’   STATO UN SUPERUOMO  MA IL CRISTIANESIMO  NON CENTRA NULLA CON  IL SUO ESEMPIO,  E’ UNA RELIGIONE CHE TRADISCE LO STESSO INSEGNAMENTO DI GESU’.

SE DIO NON ESISTE PIU’,   O  NON E’ MAI ESISTITO DI FATTO TRA GLI UOMINI, NOI VIVIAMO  IN UN INGANNO.  ORA PERO’ POSSIAMO LIBERARCI DA QUESTA   TRAPPOLA, E  PREDICARE L’AMOR FATI,  CIOE’ L’AMORE DELLA VITA CHE SI RIPETE IN UN ETERNO RITORNO, COSI’ COME GIA’ SOSTENEVANO I GRECI PRESOCRATICI. SI PARLA DI   PENSIERO TRAGICO   CHE  SA ACCETTARE CON SERENITA’  LA TRAGEDIA.

SE L’UOMO VECCHIO  NON HA PIU’ SENSO,  BISOGNA  ANNUNCIARE  L’UOMO NUOVO, IL SUPERUOMO CHE SA ANDARE OLTRE SE STESSO,  L’UOMO OLTRE L’UOMO,  DENUNCIANDO IL TROPPO UMANO,  E QUESTO E’ L’ANNUNCIO  CHE   COMPORRA’   IN     COSI’   PARLO’  ZARATHUSTRA.

ANCHE LA TERRA PARTECIPA DI QUESTA RINASCITA,  LA SCIENZA DIVENTA  LA GAIA SCIENZA,  TUTTO IL COSMO SI UNISCE A QUESTO CANTO DI RINASCITA E LIBERAZIONE  DALLE CATENE  DEL PASSATO.

IN NIETZSCHE   EMERGE  LO SLANCIO VITALE FATTO DI  DESIDERIO, PASSIONE, ENERGIA, VOLONTA’, IMPULSO  DIONISIACO E CREATIVO.  LA SALUTE VINCE SULLA MALATTIA, IL CORAGGIO SULLA PAVIDITA’,  L’IO  CREATIVO  SULL’IO  CHE SUBISCE E SI ADATTA AL MONDO CHE LO CIRCONDA.

L’AMORE  PER LA VITA CHE VIENE ACCETTATA PER SE STESSA DOVE  VITA E MORTE SONO UN CICLO NATURALE    VINCE  IL SENTIMENTO DI COMPASSIONE   CHE CI TIENE ANCORA PRIGIONIERI DI UNO STATUS QUO  CHE CI HA CONDANNATO AL NULLA.

IL NULLA E’ IL NOSTRO VIVERE NELL’INGANNO.

CONTRO IL NULLA C’E’ UNA VIA D’USCITA CHE E’ IL SUPERUOMO.

NIETZSCHE E’ CONTRO QUINDI LA DECADENZA DEL NIKILISMO,  E’ IL CRISTIANESIMO IL NULLA,  E SOLO L’UOMO NUOVO E’ IL PIENO CONTRO IL VUOTO.

TUTTI I  VALORI VANNO PER QUESTO TRASVALUTATI. 

IN ALDILA’ DEL BENE E DEL MALE  E IN GENEALOGIA DELLA MORALE  IL FILOSOFO  CONDANNA  LO SBAGLIO DELLA RELIGIONE  CRISTIANA   CHE E’ SOLO UNA MACCHINA CONCEPITA PER DOMINARE GLI UOMINI DEBOLI   MENTRE  NON PRENDE IN CONSIDERAZIONE LA MORALE DEGLI ARISTOCRATICI, CHE SONO UOMINI FORTI E CAPACI DI PENSARE   CON LA PROPRIA TESTA.

LA TEORIA DEL PECCATO E’ FALSA,  NON PROVIENE DA GESU’  CHE ERA UN AUTENTICO SPIRITO LIBERO.

E’  CERTO  CHE IL PENSIERO DI NIETZSCHE  CI INQUIETA.

IL NAZISMO  CREDETTE DI VEDERE IN ESSO UNA PROPRIA ISPIRAZIONE,   MA  DI CERTO  IL PENSATORE NON INTENDEVA ESORTARE L’UOMO A DIVENTARE  UN CRIMINALE ASSETATO DI POTERE, TUTT’ALTRO,  VOLEVA SOLO  ESORTARE L’UOMO A TIRARE FUORI LE COSE PIU’  EROICHE DI SE STESSO,  LE PIU’  ILLUMINATE,   DI CUI ANDARE FIERO ED ESSERE ORGOGLIOSO.

NON CI SIAMO ANCORA RIUSCITI,   NON  IN UN SENSO STORICO PALESE.

IL SUPERUOMO  DIVENTA TALE , OGGI PIU’ CHE MAI,  SOLO SE VA DA SE STESSO  A DOMINARE I SUOI ISTINTI  BESTIALI.  E’  POSSIBILE CHE  QUESTA  STORIA  DELLA VIOLENZA PORTATA ALL’ENNESIMO GRADO   FOSSE ANCORA  NON IPOTIZZABILE NEL 1900,  QUANDO NIETZSCHE MORI’  IN UNA ETA’ RELATIVAMENTE GIOVANE.

IL SUO VANGELO  DELLA VOLONTA’ DI POTENZA   DIVENTA  ORRENDAMENTE  NELLE MANI SBAGLIATE    ARMA DEVASTATRICE  E  TERRORISTICA.

ALLA  VOLONTA’ DI POTENZA (DIONISO) OCCORRE TENERE CONGIUNTA    LA VOLONTA’   CREATRICE ( APOLLO)   CHE   ARRIVA A CREARE VITA  SOLO ATTRAVERSO  L’ACCETTAZIONE  DEL DOLORE.

DOLORE E GIOIA SONO LE DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA.

 

 

Nietzsche

nietzsche  nietzsche

NIETZSCHE

NIETZSCHE

Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante.