Archivio mensile:maggio 2019

LE DANNATE

LE DANNATE è la storia di tre donne semplici che in terra di Sicilia  si oppongono alle leggi della mafia. Del resto è una storia molto conosciuta perché il suo scrittore è Massimo Giletti, il noto giornalista e conduttore di NON È L’ARENA, che a questa vicenda ha dedicato molte puntate, non esclusa una diretta televisiva dalla piazza di Mezzojuso,  il piccolo paese protagonista di questi eventi.

Irene, Ina e Marianna abbiamo imparato a conoscerle, chiedevano solo una vita normale nella loro meravigliosa terra baciata dal Mediterraneo,  ed invece si sono trovate contro la loro stessa volontà a coprire l’impegnativo ruolo di donne coraggio, che vanno contro un intero sistema omertoso, a difesa del loro stesso onore (passatemi la parola che ahimè non è più facilmente esprimibile), in difesa dei loro affetti più cari, a difesa, infine, della loro stessa sopravvivenza.

Prima di loro già il padre, il signor NAPOLI SALVATORE,  era stato oggetto di pressioni mafiose locali, quando era nata solo la prima figlia, ricevendo  accuse piene di infamia,  tutte  miranti all’esproprio  della TERRA agricola e di pascolo, per farne diventare prati destinati all’EOLICO,  il nuovo business emergente intorno a  cui ruotavano grandi FONDI EUROPEI,  molti piccioli, per intenderci, cosi tanti  da farci grandi affari….

Non è da escludere che proprio lo stress accumulato a combattere queste maldicenze terribili che lo dipingevano come un uomo di COSA NOSTRA, fu la causa prima di un suo malessere, quando un ictus gli scoppiò nella testa e all’ospedale i medici lo avevano dato per spacciato.

Forse i medici non conoscevano la sua voglia di vivere, che infatti gli fece superare la fase critica e tornare a casa dalla moglie e dalle sue tre FIGLIE fimmine,  visto  che il destino non gli aveva concesso un figlio masculo.

Rimane malconcio, con mezza parte paralizzata, e sopra una sedia a rotelle, ma con il cervello ancora funzionante, tanto che era ancora lui che in casa diceva  CON RAGIONE  alla sua tribù di donne quello che andava fatto e come lo si doveva fare.

Fino a che Totò ( come era chiamato da tutti) non ce la fa più , e allora sì, comincia il vero calvario per Marianna, Irene e Ina.

Alla mafia locale con a capo  quel Simone La Barbera figlio del boss Nicola La Barbera che dopo il carcere se n’era tornato al paese ossequiato più di prima, doveva sembrare cosa facile avere ragione su tre buttane (termine registrato dalle intercettazioni telefoniche…) ed una madre anziana, che tutto avrebbe voluto, tranne che mettersi nei guai.

E è altrettanto evidente che nemmeno loro   sapevano con chi avrebbero avuto a che fare,  e forse nemmeno le misere  tre donne avrebbero mai immaginato di possedere tanta forza di resistenza.

IL PUNTO era che cedere avrebbe significato dare ragione ai prepotenti, al Paese che da sempre rideva di loro, a chi  aveva già operato malvagiamente contro il padre, portandolo nella tomba,  e poi con quale forza si sarebbero potute guardare allo specchio, la sera?

Il capo mandamento di Mezzojuso, uomo di fiducia di  Binnu Provenzano, in quel fazzoletto di Sicilia confinante con Corleone, terra di Totò Riina, e dell’ancora oggi imprendibile  Matteo Messina Denaro,  dietro la sua facciata di uomo per bene e sempre disponibile,  ha cercato in tutti i modi di piegare  le sue vittime; prima con le buone, poi con le minacce, poi con i fatti, e dopo il fatto di averle prese a sassate (non lui, ma i suoi bravacci),  suggerisce alle donne spaventate di cedere, di fare quello che  veniva chiesto loro di fare, cioè vendere e andare a fare altro….facendole  portare  dal boss e sconsigliandole di andare dai CARABINIERI.

Insomma, chi vuol conoscere per filo   e per segno questa vicenda di piccola mafiosità locale che intreccia  i grandi piani della mafia siciliana,può andare a leggersi il libro, che si divora   in un batti baleno e che fa capire bene le cose.

Quello che a me qui preme di raccontare,  è come si possa DIRE DI NO   a chi ci vuole imporre la sua volontà violenta, e ci ricopre di  minacce, di sabotaggi al lavoro, in modo da ridurci sul lastrico e volerci fare passare per degli  squilibrati, se non peggio, noi stessi dei malavitosi.

La tessitura del ragno che ci vuole portare nella sua trappola é ben congeniata, tanto ben congeniata che  solo un ingenuo non sprovveduto,  o un semplice, appunto, può resistere alla legittima fatica e alla legittima paura di non farcela.

Ed ecco che Ina, Irene e Marianna fanno la sola cosa che avrebbero potuto fare, ossia andare finalmente  al comando dell’ARMA di Mezzojuso  a denunciare tutto, e poi tornarci l’indomani, e il mese dopo, e ancora il mese del mese successivo, e così per anni, senza mollare, mettendo nero su bianco testimonianze, fatti, episodi, fotografie, timori, sfoghi di rabbia e tante lacrime, sante lacrime di donne che solo piangendo riescono a tirare fuori il meglio di loro stesse.

Ecco che da un fatto di soprusi e di minacce più o meno mascherate (ma neanche troppo), ne esce fuori  un procedimento di indagine, e dopo il primo ancora non  sufficiente, ne segue un secondo, questo assai più ricco di dettagli, tali da riuscire a mandare dritto dritto i colpevoli nelle patrie galere.

Purtroppo a questa storia di mafia dei pascoli manca assolutamente la parola fine. In paese c’è chi giura che non finirà così,  che le DANNATE (così come sono state battezzate le tre donne) avranno quel che loro spetta, che non si deve spezzare la regola dell’omertà,  che non si può mettere un intero paese alla berlina del giudizio del mondo, accussi  , per un capriccio, per guadagnarne fama,  per ottenere i  privilegi delle vittime di mafia…che furbe sono ste Napoli, altro che miserrime.

Massimo Giletti conosce bene come vanno queste cose, meglio di me senza dubbio, ed anche lui ha ricevuto minacce, offese, insulti, con lo scopo di farlo desistere, o  con lo scopo di esternare la rabbia che non si vuole e non si riesce a controllare, magari per ottenerne qualche beneficio in cambio….

Giletti se ne è altamente fregato, ha tirato dritto, ignorato il fango che gli tiravano addosso, esattamente come avevano fatto per oltre dieci anni le tre sorelle, che si sono viste giorno dopo giorno private del loro raccolto, delle loro entrate, del loro amatissimo cane Beethoven, fatto trovare scuoiato sotto altre carcasse putride..e private della loro vita normale, che solo quella  chiedevano di vivere.

Povero quel Paese che ha bisogno di eroi per trovare se stesso, ma ancor più povero quel Paese  che non sa fermarsi, interrogarsi e in qualche  modo ravvedersi e  capire.

In quanto alle sorelle Napoli, non  ci pensano proprio a mollare proprio adesso che la giustizia così lenta e  complessa  è riuscita a mettersi in moto.

Irene confessa di volersi laureare in sassofono, Marianna vuole aprire un ricovero per gatti e cani randagi, Ina vuole diplomarsi geometra, come il babbo. E poi chissà, sarebbe fantastico progettare un agriturismo nella valle di Guddemi.

Questo è stato il primo libro scritto da Giletti, che di storie non ne aveva mai scritte prima, visto che lui le notizie di norma le racconta in diretta, per tv, andando per archivi e per gente di strada. Ci spiega alla chiusa del racconto che  ha avuto il bisogno, questa volta, di farne una storia, forse perché è dopotutto un sentimentale; forse perché si è sentito di dovere fare di tutto per proteggere qùeste tre persone abbandonate a loro stesse  e simbolo di una condizione femminile ancora troppo spesso dimenticata e vittima di violenza;  forse perchè la mafia si combatte anche così, mettendo nero su bianco nomi, cognomi, fatti, impressioni, date e luoghi per bocca di gente come potremmo essere noi, gente normale.

Loro, le tre ragazze, non si sono fatte mettere i piedi in testa, hanno reagito, tenuto a freno un sistema terribile che difficilmente si piega; hanno fortunatamente  potuto contare su un bravo comandante, PIETRO SAVIANO, che nonostante la giovane età ha dimostrato d’avere fiuto e tenacia quanto basta, per andare Fino in fondo.

Sì, anche Massimo lo  dice, per queste sorelle che sono state fortunate, tanta altra brava gente rimane nell’ombra, e come le Napoli si trova a lottare da sola e senza sostegno situazioni pesantissime. loro CI parlano a nome di tutti.

Tutto comincia con un qualcosa che ci cresce dentro lo  stomaco, un qualcosa   che se non dovessimo  decidere di fare, sentiremmo di non potere più avere voglia di vivere.

E così lo si fa .

Marcuse

Marcuse è un filosofo che lavora negli Stati Uniti ma proviene dalla Scuola di Francoforte.

Collabora com Erich Fromm che è uno psicanalista.

Nel 1968 negli USA  inizia la contestazione hippie come grande fenomeno rivoluzionario giovanile fatto di oceanici spettacoli di piazza, adunate intercontinentali di nuove generazioni che inneggiano al motto “Fate l’amore, non fate la guerra”

Questo  movimento in apparenza   spontaneo  nasce da infuenze pregresse, che trovano i loro pressuposti in  Marx , Freud ed Hegel. Da Marx hanno ereditato le rivendicozioni di una condizione lavorativa più giusta, dove l’uomo ed il suo diritto di essere umano deve essere al centro;  da Freud hanno ereditato la libertà sessuale ed il sesso visto non più come tabù ma come espressione incondizionata; da Hegel hanno ereditato lo strumento dialettico, che vede tutto in sviluppo ed in perenne mutamento, ma soprattutto  il rifiuto   della ragion di stato che tutto dominava ed appiattiva.

Il 68 è inoltre erede dei   più grandi dissesti mondiali e culturali, che hanno visto lo scontro tra fascismo/nazismo e mondo borghese, lo scontro tra totalitarismo sovietico e imperialismo americano, lo scontro tra avanzamento tecnologico e perdita delle proprie radici.

Scrive due testi centrali, EROS E CIVILTA’   e  L’UOMO A UNA DIMENSIONE.

Lo stesso HEIDEGGER e  RUSSEL  hanno avuto il loro ruolo in questo nuovo incedere della società libera che scende nelle piazze a  reclamare un nuovo modo di vivere, senza più tabù, restrizioni, convenzioni/istituzioni  accettate come  indiscutibili.

Mentre per Freud la repressione era interna nell’uomo, nel suo inconscio e nel suo super es, per Marcuse la repressione da smantellare era ed è esterna, dipendente dalle   strutture sociali.

Tutto viene messo in discussione, il fine della vita non può essere il lavoro e la famiglia così come ce l’hanno imposta, e quindi al provvido PROMETEO che simboleggia l’uomo lavoratore si oppone il nuovo  ORFEO O NARCISO,  ossia l’elogio del piacere contro l’elogio del dovere.

La società, per Marcuse, va semplicemente rovesciata: al centro di questa RIVOLUZIONE UMANA E SOCIALE sta l’uomo emarginato che non vuole più essere emarginato, sta l’escluso, il reietto, il non ricco che però se ne frega del diventare servo del sistema.

Appare un progetto estremamente semplificato, immediato, che fa istintivamente  presa sui semplici o sulle persone che si sentono direttamete chiamate a diventare protagonisti. In un certo senso così sarebbe ma sarebbe una lettura riduttiva.

Purtroppo questo movimento che si presenta così liberante e liberatore, per non dire libertario, cade in trappole o in vuoti di contenuto. In parte viene fatto scadere dalla grande circolazione di droga che richiede e che permette, in parte viene fatto scadere da sperimentazioni di vita comunitaria che da un inizio idilliaco finiscono per  rimanere vittime di varie eccessi, tra cui la mancanza totale di regole.

Insomma, come dire, si è voluti passare da un eccesso di rigorismo ad un eccesso di permessivismo.

In Italia, ma solo in Italia, il 68 ha invece avuto anche scadimenti legati al terrorismo di sinistra e di destra,  ha cioè avuto chiari intrecci politici, dovuti alla nostra particolare storia legata al fascismo e alla resistenza partigiana, legata ad un socialismo/comunismo che non seppe fare la sua parte come e quando avrebbe dovuto, contro un certo paese che si è ostinato per le più varie ragioni a rimanere di destra,  senza riconoscere la bontà più presupposta che esercitata della sinistra.

Ma questo merita un articolo a parte.

 

Decolonizzazione e Neo colonialismo

DECOLONIZZAZIONE  E NEO COLONIALISMO

La fine della seconda guerra mondiale ha significato doversi prendere cura di un mondo che era profondamente mutato nei suoi equilibri e nelle sue aspettative di crescita.

La nuova parola d’ordine dopo RICOSTRUIRE   diventa DECONOLIZZARE, ossia lasciare le terre ai loro popoli, l’Asia agli asiatici, l’Africa agli africani ecc…come l’Europa agli europei, un Europa che cominciasse a pensare al plurale, a sentirsi un organismo unito e non in perenne conflitto.

All’Europa di oggi si è potuti arrivare anche attraverso il principio sopra descritto,  e quindi i nuovi Stati uscenti dal  conflitto avevano come priorità quella di RICOSTRUIRSI SENZA PIU’ AGGREDIRSI, al costo di dovere abbandonare del tutto   le  proprie logiche aggressive   ottocentesche.

IL PRINCIPIO DI AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI    è stata una politica voluta dalle due superpotenze, che si attendevano di guadagnarci da questa ridisegnazione degli Stati, e una politica voluta dalle stesse colonie dove sono andati nascendo i movimenti nazionalisti ed indipendentisti.

Questo processo di deconolizzazione dura dal ’45 al ’75, e moltissimi Stati prima asserviti   acquistano la loro sovranità.    Non senza conflitti, non senza battaglie, non senza scontri e resistenze, soprattutto  da parte francese, per il principio conosciuto che vede la Francia come potenza accentatrice mentre gli inglesi hanno avuto nella storia una politica coloniale più pragmatica e meno assolutistica.

In breve, l’INDIA  ottiene l’indipendenza dagli inglesi  nel  47 insieme al PAKISTAN, da cui si divide, attraverso la storica impresa pacifica del loro leader, Gandhi a religione indù, e di Nehru a religione musulmana. Questo complicato processo di separazione determina la guerra del KASMIR  e la stessa divisione del Pakistan in governo occidentale e governo orientale (BANGLADESH)

Il VIETNAM  (parte dell’Indocina che scende in rivolta)  si prende   l’indipendenza dalla Francia nel 45 attraverso il suo leader comunista  HO CHI MINH, ma     solo nel 54 ottiene   l’autonomia,   dopo anni di lotte sanguinosissime, che vedono la rivoluzione comunista concludersi positivamente.  E’ la prima volta che un paese OCCIDENTALE E DOMINATORE   riceve una pesante sconfitta militare, e questo segna un punto di svolta.  Al tavolo delle trattative nascono 4 stati  indocinesi: CAMBOGIA, LAOS, VIETNAM DEL NORD (COMUNISTA) E VIETNAM DEL SUD (protettorato USA).

Seguono altri Stati nascenti, come le FILIPPINE, lo SRI LANKA. la Birmania, Singapore, la Malesia e l’Indonesia.

Nel MEDIO ORIENTE nel 45 ottengono subito l’indipendenza il LIBANO e la SIRIA, e poi IRAQ, TRANSGIORDANIA E ARABIA SAUDITA.  Tutti questi paesi si uniscono nella LEGA ARABA,  a cui si aggiunge l’EGITTO E LO YEMEN.

L’EGITTO   era uno stato libero già dal 22, ma nel 52 vive un colpo di stato interno contro il suo dittatore FARUK  che trasforma la monarchia assoluta in  REPUBBLICA COSTITUZIONALE. Il  nuovo governo nelle mani di NASSER nazionalizza il canale di SUEZ, causando la reazione di Regno inglese  Francia e Israele. I primi bombardano IL CAIRO e gli ultimi assediano il SINAI. La situazione si fa esplosiva e si risolve con le minacce di intervento URSS E USA. Sono le due superpotenze  che obbligano Nasser a rivedere la politica su SUEZ, a dimostrazione del fatto che ormai siamo in un mondo a DIRETTIVA    URSS-USA, dove il potere europeo non conta più molto.

NEL NORD  AFRICA   FRANCESE    ci sono colonie che ottengono pacificamente l’autonomia ed altre no. Tra le prime c’è il MAROCCO E LA TUNISIA,  tra le seconde c’è l’ALGERIA. In Algeria scoppia una guerra interna  che inizia  nel  54,  tra il FRONTE NAZIONALE ALGERINO e i francesi sia interni che esterni. Da questo fatto inizia il terrorismo islamico che arriva in Europa. La guerra si conclude nel 62, tra DEGAULLE   E L’ALGERIA INDIPENDENTE.

NEL CENTRO  AFRICA gli stati che arrivano all’indipendenza sono il SUDAN nel 56, NIGERIA, SIERA LEONE, UGANDA, RUANDA, BURUNDI nel 62 ,  MALAWI, ZAMBIA, TANZANIA, GAMBIA e  BOTSWANA nel 68.  Nello ZIMBAWE  si arriva all’indipendenza solo negli anni 70, dopo una durissima guerra interna.  Lo stesso per il KENYA.

La lista dei paesi africani che arrivano a reclamare la loro autonomia sarebbe ancora lunga…ma due  parole sulle ex colonie italiane vanno dette:  ETIOPIA, ERITREA, LIBIA E SOMALIA ottengono il loro Stato tra il 41 (Etiopia)  e il 60 (Somalia).

Un discorso a parte merita il SUD AFRICA  che vive il doloroso episodio dell’APARTHEID RAZZIALE. Nel 63 le NAZIONI UNITE impongono   L’EMBARGO ECONOMICO per indurre il governo dei bianchi ad abbandonare il razzismo,  ma solo  una lunga  azione politica e di resistenza  pacifica portata avanti dal loro leader NELSON MANDELA   riesce a porre fine alla segregazione razziale.

Altro discorso mirato va fatto per la nascita  dello STATO DI ISRAELE.

Nel 1948  nasce Israele che accoglie migliaia di profughi ebrei che decidono di andare a vivere in una terra da dove non sarebbero più stati perseguitati e cacciati.  Questo ritorno nella terra dei padri però crea un nuovo conflitto interno, tra ebrei e palestinesi, che si vedono togliere una parte di terra che considerano propria. Inizia una serie di guerre fatta di tentativi da parte israeliana di allargarsi, e fatta di resistenza da parte palestinese. Il primo scontro si conclude con la sconfitta araba.  Uno scontro specifico accade tra Telaviv  e Israele, dalla cui guerra nasce lo stato indipendente di Giordania, mentre GERUSALEMME  occupata sia ad ovest che ad est  viene dichiarata capitale di Israele. La tensione cresce altissima, l’Onu propone la nascita di DUE STATI AUTONOMI, ma la Palestina si oppone. Segue la guerra dei sei giorni nel 67 dove Israele occupa dei territori  e poi del Kippur nel 73, che  vede URSS pro Palestina e USA pro Israele. I palestinesi non accettano la sovranità degli ebrei, e gli ebrei non vogliono ritirarsi dai territori. Non solo, questa zona interessa tutti, per la forte presenza di petrolio, e una serie di paesi mediorientali tra cui l’Iran prende parte alle trattative tra le due super potenze già in campo.  Come risposta a tutto questo  in Palestina nasce l’OLP cioè l’organizzazione per la liberazione della PALESTINA, capeggiata da Arafat, che inizia la strategia del terrore e sostenendo la distruzione di Israele. Israele non rimane certo a subire, reagisce con tutta la propria forza militare e gli appoggi statunitensi.

Per quanto riguarda il sottosviluppo e i cosiddetti  paesi del TERZO MONDO, si può dire che questi nuovi popoli  NON ALLINEATI alle due super potenze e alla ricerca di una loro cooperazione indipendente, sono in via di sviluppo  e necessitano veramente di tutto,  da una amministrazione statale adeguata a una classe dirigente non corrotta, da un’economia agricola  sviluppata  alla necessità  di tecnologia e sovrastrutture,  dal controllo della natalità esponenziale  ad un programma di alfabetizzazione  capillare, dal bisogno di politiche stabili  ad appoggi economici adeguati.

Tutto questo diventa terreno fertile per il riproporsi di nuove forme di NEOCOLONIALISMO,  che propongono vecchi schemi di sfruttamento e di sottomissione dei popoli. Un esempio classico di questo nuovo colonialismo è dato dalle SETTE SORELLE ossia i sette stati industrializzati che si mettono a capo  delle risorse petrolifere e ne fanno un monopolio a discapito dei paesi in via di sviluppo. 5 stati USA + Regno unito + Olanda sarebbero gli stati capitalisti. Inoltre in sede di politiche commerciali i paesi svantaggiati vengono penalizzate da politiche capitalistiche che fanno solo aumentare il divario tra  paesi ricchi e paesi poveri.

In AMERICA LATINA  gli USA mettono in campo un loro proprio NEOCOLONIALISMO, con lo sfruttamento delle immense  risorse locali. Contro questa ingerenza estera  l’atteggiamento politico è quello paternalistico, populistico, demagogico e plebiscitario, volto all’assistenza pubblica, alle politiche sociali e al riscatto di concessioni straniere.  Un esempio ne fu la dittatura argentina populista di PERON, volta all’autarchia e alla nazionalizzazione, che governò dal 46 al 55.

Altro esempio di rivolta al capitalismo   è la rivolta di CUBA dal dominio USA. La dittatura di Batista del 59 con un colpo di stato,   fa di Cuba  nel 61  un centro comunista pro URSS in piena vicinanza USA, al quale gli USA rispondono   con l’embargo commerciale e con lo sbarco di anticastristi; Cuba resiste  e si arriva sul punto di un terzo conflitto mondiale, sventato da politiche  diplomatiche e strategiche all’ultimo minuto. La Russia ritira le navi cariche di missili che avrebbe dovuto sbarbare a  Cuba, e  Cuba diventa un paese leninista marxista in piena area occidentale capitalista, protetto comunque dall’Urss che sarebbero intervenuti in qualunque momento in caso di attacco Usa.

 

La contestazione dentro gli anni della coesistenza pacifica (prima parte)

La CONTESTAZIONE  negli anni della coesistenza pacifica

I momenti critici della lunga coesistenza pacifica tra i due grandi blocchi  sono stati la rivolta ungherese e la presa del Canale di Suez, poi Cuba. Con Cuba si rischia il terzo conflitto mondiale e allora si pianifica un protocollo che assegnasse ad un preciso incaricato la responsabilità di decidere un possibile conflitto nucleare. Il conflitto era voluto da Castro e Che Guevara, ma viene  bloccato dalle grandi super potenze e dalla diplomazia internazionale.

RAGIONI DELLA CONVIVENZA:  Le due super potenze sono rimaste in dialogo  sia per dimostrare le rispettive superiorità, sia per discutere di problemi comuni, sia per la paura di possibili conflitti che sarebbero stati disastrosi.

Dal 1963 si pratica una linea telefonica diretta tra Washington (Casa Bianca)e Mosca (Cremlino), che arriva ad un accordo principe, cioè al divieto di fare esperimenti nucleari per cielo o mare.  Il trattato SALT1  del 1972  proibisce ad entrambi la costruzione di nuovi MISSILI INTERCONTINENTALI. Sempre nel 72 le due Germanie riconoscono le reciproche frontiere.

Questi accordi per la COESISTENZA PACIFICA si suggellano  con l’ATTO FINALE DI HELSINKI tra il 72 e il 75, dove si concorda che gli USA non avrebbero mai invaso le zone ad influenza sovietica  ma i russi avrebbero rispettato i diritti umani dei paesi sotto il loro controllo. Questo secondo vincolo strideva con la realtà dei fatti, ed è l’elemento primo che determina  l’indebolimento del consenso generale pro URSS.

Di fatto la convivenza pacifica tra le due Germanie risulta essere costellata di continui omicidi/suicidi e tentativi di fuga. Il MURO  di Berlino costruito in una notte perchè la gente lo passava di notte (il confine virtuale) cercando di scappare verso la parte opposta, diventa un simbolo di oppressione che finalmente viene distrutto dalla popolazione in festa nel novembre del 1989, a seguito di una lunga pianificazione mirante alla fine del comunismo. Non che il crollo del muro abbia risolto tutto, anzi, alcuni problemi sono finiti per lasciar spazio ad altri.

Nel frattempo, dopo la fine della rivoluzione a Cuba, il generale Che  va a combattere per nuove rivoluzioni in BOLIVIA, COLOMBIA, PERU, URUGUAY, VENEZUELA E GUATEMALA,  fino a che verrà fatto eliminare dai suoi avversari politici.

Nel 1973 in CILE scoppia un colpo di stato appoggiato dagli USA che permette l’ascesa al potere del socialista  ALLENDE. Allende muore e gli succede il generale  PINOCHET, che diventa l’autore di una sanguinosa operazione di morte verso i dissidenti e gli oppositori. Centinaia di giovani oppositori al regime  vengono fatti sparire (caricati su aerei da dove venivano lanciati nel mare) senza lasciare traccia, e prenderanno il nome di DESAPARECIDOS. Dopo il  CILE  la dittatura militare si sposta in ARGENTINA, poi  in Brasile  e in Uruguay.

Queste dittature di destra dei paesi latini  rimarranno fino agli anni 80.

Un territorio che ha visto invece la guerra in casa da parte dei due blocchi sarà il VIETNAM, già diviso in due repubbliche opposte. Scoppia una guerriglia comunista vietnamita  contro il sud (quello pro Usa) a cui reagiscono gli Usa con l’invio prima di armi e poi di militari. L’ordine di guerra parte da JOHNSON,   successore di Kennedy, convinto che perdere il Vietnam significava perdere tutta l’Indocina (come infatti accadrà)

La guerra americana in Vietnam si rivela da subito un errore. I vietcong  si rivelano tenaci oppositori, conoscevano il territorio, e  impostano una resistenza nella giungla, dove i mezzi corazzati non potevano entrare, e dove ne i bombardamenti continui ne l’uso del gas infiammabile al napalm   riesce a stanarli. Il Vietnam organizza l’offensiva dei TET cioè dei contadini del sud  e riesce ad avere la meglio,  a cui segue la reazione americana, ma ormai  la popolarità degli americani  in patria  arriva al minimo consenso storico. Nixon sotto il bersaglio della CONTESTAZIONE POPOLARE  si trova a decidere se passare ad uno scontro mondiale coinvolgendo l’Urss e la Cina, o programmare il RITIRO. Nel 73 gli USA si sganciano da questa area a patto che il nord avrebbe riconosciuto l’autonomia del sud. E’ la prima grande sconfitta degli USA.

Nel 1976 il Vietnam  del nord vince sul Vietnam del sud e si  unifica  unificato in una sola Repubblica comunista. Lo stesso accade a LAOS E CAMBOGIA. Tutta l’Indocina quindi diventa leninista marxista, dopo l’inutile sacrificio americano di 50.000 uomini. In Cambogia seguirà anche la dittatura di POL POT che sarà una delle più crudeli e sanguinarie.

Nel frattempo le due superpotenze si trovano a sfidarsi  NELLA CONQUISTA DELLO SPAZIO.  Nel 1957  è l’URSS a lanciare il primo satellite artificiale, lo SPUTNIK. Nel 61  YURI GAGARIN riesce a compiere l’orbita completa intorno alla terra.

Gli americani reagiscono intensificando le loro ricerche e nel 1969  si ha il primo sbarco sulla LUNA per opera di AMSTRONG , che poi la propaganda sovietica  cercò anche di smentirlo, ma rimane un evento storico (salvo dimostrazioni attendibili del contrario per ora non dimostrate)

Se negli USA la popolarità interna cresce, questo  non accade nell’URSS, dove inizia un sempre più capillare movimento di rivolte e di CONTESTAZIONE CONTADINA, afflitta da condizioni di vita miserrime, dalla mancanza di cibo e di beni di prima necessità. CHRUSCEV nel 1964 è costretto alle dimissioni. Succede   BREZNEV  che mantiene intatto l’apparato totalitario e burocratico. Comincia all’interno a diffondersi il dissenso da parte di intellettuali come  SOLZENYCIN  che scrive il suo ARCIPELAGO GULAG.

Più il sistema si irrigidisce, più cresce la MANCANZA DI FIDUCIA DA PARTE DELLA POPOLAZIONE, che ormai non crede più nel comunismo.

Intanto nei paesi satellite  cresce una certa volontà di rivolta,  fino alla PRIMAVERA DI PRAGA  in Ungheria  del 68. Il capo della rivoluzione reclama libertà sindacale, l’autonomia dei partiti, l’abolizione della censura, la liberazione dei  prigionieri politici e la nascita di uno  STATO FEDERALE.  Fortissima è la repressione, ma la cosa suscita un fortissimo eco in occidente che ormai comincia a dissociarsi in toto dalla politica sovietica, partiti comunisti in testa. Lo stesso tentativo di rivolta soppresso nel sangue  accade in Polonia.

Negli USA    intanto sale al governo un presidente particolare, JOHN FITZGERALG KENNEDY, con un forte programma progressista.

Sono due i grandi errori commessi da Kennedy, quello del rischio del terzo scoppio, che evidentemente nessuno aveva saputo prevenire, e quello della BAIA DEI PORCI, che mirava a sollevare il popolo cubano contro FIDEL ma invece gli anticastristi in fuga verso la Florida e fatti sbarcare apposta nella baia, falliscono miseramente, perchè il popolo si schiera per   il cambiamento rivoluzionario. I suoi servizi segreti evidentemente gli passano informazioni non corrispondenti al vero.

Kennedy poi verrà ucciso da un fanatico e probabilmente la sua fine prematura e tragica, oltre che straordinaria, lo fa entrare nella storia con meriti più ingigantiti che sostanziali.

Una pagina a parte verrà dedicata proprio alla GRANDE CONTESTAZIONE GIOVANILE del   68, che nasce proprio in Usa e che poi si svilupperà anche in Europa e non solo.

 

 

Karl Popper

KARL  POPPER nasce a Vienna  nel  1902  ma poi si trasferisce a Londra dove si stabilisce e si europeizza. Muore nel 1994.

CRITICA ferocemente il NEOPOSITIVISMO ED OGNI FORMA DI IDEOLOGIA che abbia la presunzione d’essere scientifica.

POPPER STA AD EINSTEIN COME KANT STA A NEWTON

Si ragiona intorno i concetti di FALLIBILISMO E FALSIFICAZIONE.

IN POPPER  SAPERE E POLITICA SI INTRECCIANO.

Frequenta a Vienna il Circolo come uditore, e quindi arriva a riflettere sul tema che più gli sta a cuore, cioè la RIABILITAZIONE DELLA METAFISICA.

Parte da una DOMANDA CHE DICE : “COSA È SCIENTIFICO?”

RISPOSTA: Ciò che può essere falsificato anche in tempi futuri, quindi il valore scientifico è sempre momentaneo, può essere rivisto, non è mai definitivo.  La lezione del tacchino insegna. Basta una sola smentita per mettere in forse un intero sistema che sa di essere per sé smentibile. Nelle scienze   una teoria più viene corroborata più diventa certa.

La seconda DOMANDA DICE: “COSA NON È SCIENTIFICO?”

RISPOSTA: Ciò che non si lega alla esperienza, come le Ideologie, che vengono date per vere senza esserlo, perchè sono assunti mentali, per dogma, preconcetto, falsi giudizi.  Tra le Ideologie esiste il MARXISMO COME MATERIALISMO SCIENTIFICO che però essendo UNA IDEOLOGIA NON PUÒ ESSERE DEFINITO SCIENTIFICO.

SIAMO DAVANTI AD UNA CONTRADDIZIONE DI TERMINI, UNA IDEOLOGIA È DOGMATICA E NON SCIENTIFICA. Si fregia di infallibilità mentre tutto ciò che è scientifico è fallibile.

Ne nasce indirettamente   il riconoscimento DELL’ERRORE, la sua funzione conoscitiva, che poi verrà portata anche in didattica. Non dimentichiamo  che le scoperte più importanti accadono per caso, non per diretta consapevolezza o intenzionalità.

Inoltre lo stesso MATERIALISMO  nasce da una intuizione metafisica e non dimostrabile,  cioè dall’atomismo democriteo, quindi  per assurdo, è grazie alla Metafisica che si arriva al MATERIALISMO, e la metafisica ha un valore propulsivo.

Questo recupero della metafisica apre un forte dibattito che continuerà anche dopo POPPER per opera dei suoi eredi.

Oltre la critica al MARXISMO E ALLA PSICANALISI, in quanto ideologie,  POPPER si occupa di POLITICA.

Scrive due libri, LA MISERIA DELLO STORICISMO e LA SOCIETÀ APERTA E I SUOI NEMICI

Il primo libro è contro MARX per i presupposti sopra esposti, definisce MARX uno che non ha capito nulla, lui stesso un dogmatico, che pretende di avere ragione su tutto, che impone il suo punto di vista anche a costo della violenza. OGNI POLITICA TOTALITARIA FINISCE PER ESSERE MISERA.

Il secondo libro è  contro molti sistemi politici che cercano di imporsi con la forza,  tra i cui maestri POPPER mette PLATONE, HEGEL E MARX. Questi maestri vogliono una SOCIETÀ CHIUSA che ricorre alla schiavitù o comunque all’individuo inteso come mezzo e non come fine.

Contro la società chiusa il filosofo propone la SOCIETÀ APERTA,  che soffre di TIRANNIDE DELLA MAGGIORANZA  ma non di schiavitù. In democrazia si usa il voto, si usa lo strumento elettorale, e si cercano RIFORME GRADUATE, STEP BY STEP, e non rovesciamenti  radicali e violenti.

La domanda di fondo che pone è questa:

SI PUÒ BARATTARE LA LIBERTÀ PER UN BENESSERE ECONOMICO?

C’è un limite che NON   PUÒ essere varcato, la libertà di pensiero non ha prezzo, non è barattabile.

NON CI PUÒ ESSERE DEMOCRAZIA SENZA LIBERTÀ.

PERÒ SONO ENTRAMBI FIORI FRAGILI, CHE HANNO MOLTI NEMICI.

BISOGNA SEMPRE TOLLERARE, IN DEMOCRAZIA, MA MAI  TOLLERARE  I NEMICI DELLA DEMOCRAZIA STESSA, CHE VANNO SUBITO ISOLATI.

 

 

 

 

 

 

 

La guerra fredda mondiale

All”uscita della grande guerra gli USA  vivono un momento di immensa popolarità. Rappresentano nel mondo la democrazia e la possibilità di vivere in pace, anche se la realtà è molto più complessa di questa.

Dentro di essi  si scatena la  CACCIA ALLE STREGHE, con il cosiddetto MACCARTISMO,  ossia la politica che  combatte con tutti i mezzi la paura del comunismo mondiale. Molte saranno le vittime, tra cui i coniugi Rosemberg mandati a morte senza prove certe.

Con il PIANO MARSHALL gli americani non solo si fanno garanti della pace e delle reali possibilità di ripresa dell’Europa, ma si fanno i primi promotori del loro marchio, della loro celebrità, ottenendo consenso e praticando un vero processo di americanizzazione.

I tre grandi protagonisti di questo periodo sono   EISENHOWER dopo Truman (USA),  e CHRUSCEV  dopo Stalin (RUSSIA)

Tutti gli europei  sono PROEUROPEISMO, ed  è in questo contesto che nasce la grande spinta internazionalista  che  progetta l’unione prima economica e poi (forse)  politica di questi numerosi Stati singoli.

Fa caposcuola il Regno unito,  che per primo comincia un processo di deconolizzazione.

Si riparte dalle politiche keynesiane, e quindi dal fare POLITICA STATALE, dove si parla di WELFARE STATE; ecco nascere il SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE, L’IISTRUZIONE ELEMENTARE  ALLARGATA A TUTTI,  LA NASCITA  DELLO STATO SOCIALE, IL RITORNO IN CAMPO DEI SINDACATI, LE POLITICHE DEL LAVORO, ECC.

Sarà la Tatcher  a demolire il Welfare State, con una politica di rigore e di tagli della spesa pubblica, dentro il pericolo di una forte crisi economica dalle previsioni indecifrabili.

In FRANCIA il paese riparte con DE GAULLE ed un governo provvisorio, al quale seguirà la  REPUBBLICA PRESIDENZIALE, differente da quella PARLAMENTARE esistente in Italia. RP significa maggiore potere al Presidente che è  CAPO DELLO STATO E DEL GOVERNO.

Il processo di deconolizzazione nelle colonie francesi sarà molto più difficile e doloroso di quello che si avrà nelle colonie britanniche. La politica francese è sempre stata impostata all’ASSOGGETTAMENTO, ALL’ASSIMILAZIONE VIOLENTA,  volta a pretese universali e dogmatiche,   mentre la politica inglese è sempre stata più simile a quella romana, ossia più legata al pagamento di tributi che però lasciavano libertà al popolo nelle proprie espressioni culturali.

Basta vedere quello che accadrà in India, che arriva all’Indipendenza attraverso un processo pacifico e non violento, anche se questo processo viene gestito da un grande leader interno rappresentato dalla figura di Gandhi.

La spinta culturale propulsiva si lega al MANIFESTO DI VENTOTENE, voluto da tre grandi protagonist iitaliani, come ALTIERO SPINELLI, ERNESTO ROSSI ED EUGENIO COLORNI.

In EUROPA nel 1948 nasce l’OECE cioè l’Organizzazione europea di cooperazione economica.

Nel 1951  nasce la CECA,  per lo sviluppo del CARBONE E DELL’ACCIAIO.

Le sette grandi potenze  tra cui FRANCIA,  REGNO UNITO, GERMANIA,  ITALIA, BELGIO, PAESI BASSI E LUSSEMBURGO  prendono accordi.

Nel 1957 nasce la  CEE  e l’EURATOM  cioè  l’organismo europeo per l’energia atomica, che diventa un oggetto di estremo interesse, perchè possedere l’energia atomica significa potere esercitare una politica di controllo e di equilibrio tra le super potenze.

Nel frattempo in RUSSIA Stalin rinfocola l’antisemitismo, il culto della personalità,  l’uso sistematico dei LAGER, il Partito unico e accentratore come unica politica possibile,  diffondendo ovunque un forte malcontento tra le masse impotenti e ridotte  alla miseria.

Alla morte di Stalin,dopo le solenni celebrazioni d’obbligo, il comando passa a   CHRUSCEV, che già nell’aspetto si presenta meno ostile e più tollerante.

Il nuovo governo inizia una politica di   DISTENSIONE e soprattutto fa una cosa mai vista, ossia apre gli archivi di stato per dare inizio ad un PROCESSO DI DESTALINIZZAZIONE. Se da un lato CHUSCEV APRE, tutto il resto procede invariato, perchèil vecchio assetto di governo non viene epurato, continua il suo governo come prima.

L’apertura di Chruscev determiana l’esplosione di diversi focolai di ribellione, tra cui in Polonia e in Ungheria, dove per reazione sovietica arrivano i carri armati per una durarepressione.

Dietro questi episodi cruenti  i partiti comunisti europei si diccociano dall’Urss e si autoproclamano indipendenti.

Ancora diversa è la vicenda in UGOSLAVIA.  Con la presenza del generale TITO il paese bulgaro  si ribella al dominio sovietico e nel 1948   decide di non assoggetarsi, proclamandosi un paese democratico e  indipendente.  Sono invece  note le vicende di genocidio perpetrate a danno delle minoranze italiane e musulmane locali, con vere epurazioni etniche che di liberale e democratico avevano   ben poco. Tito rimane al potere indiscusso fino al 1980, anno della sua morte.

Tutti i Paesi concorrono alla CORSA ALL’ARMAMENTO e al controllo dell’energia nucleare, a dispetto del diktat iniziale  che chiedeva  un disarmo mondiale e progressivo.

Si arriva a sfiorare la terza guerra mondiale con le minacce a CUBA   che nel frattempo era diventata  un presidio libero  quanto osteggiato  del comunismo rivoluzionario e castrista.

In CINA i riflettori cadono su un nuovo leader nascente, MAO ZEDONG,  che mette in atto la sua RIVOLUZIONE CULTURALE  COMUNISTA   fatta porta a porta, attraverso gli emissari della nuova era cinese. Di questa immensa rivoluzione ancora oggi si sa poco o nulla, perchè la Cina è nota per amare la propria riservatezza ed il proprio isolamento, che solo negli ultimi decenni è diventata  apertura al mondo e al suo CAPITALISMO DA CONQUISTARE.

La Cina è infatti la grande  stella nascente che rischia di sopravanzare in potenza gli stessi Stati Uniti e la Russia.

La COREA DIVENTA ANCH’ESSA TERRA CONDIVISA  TRA LE DUE MACRO POTENZE, si  divide in Corea del Nord sotto l’Urss e Corea del sud sotto gli Usa. Ne scoppia una guerra civile che dura fino al 53. Con l’armistizio del 53 la guerra civile finisce ma le cose rimangono tali e quali.

Il GIAPPONE    che esce distrutto dalla grande  guerra  viene soccorso/guidato dagli americani, anche per i vantaggi sia strategici che economici conseguenti. Una volte perse la MANCIURIA, LA COREA E L’ISOLA DI FORMOSA (l’attuale TAIWAN), il paese del sol levante si organizza nella ricostruzione, diventa un IMPERO A MONARCHIA PARLAMENTARE, entra a far parte delle NAZIONI U NITE  e viene traghettato verso la democrazia.

Anche il Giappone      riceve gli aiuti MARSHALL, e grazie alla sua MENTALITA’ COLLETTIVISTA CAPACE DI FARE SQUADRA,  CAPACEDI FARE SISTEMA, diventa un  paese moderno e all’avanguardia.

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Italia della Prima Repubblica

L’ITALIA DELLA PRIMA REPUBBLICA

Cosa è destinata a diventare l’Italia dopo gli eventi della fine della  guerra del ’45?

PALMIRO TOGLIATTI   prende in mano la situazione della RESISTENZA COMUNISTA, anche se in questo momento il partito comunista italiano prende gli ordini direttamente da Mosca, nel senso che essendo membro del COMINFORM  ha l’obbligo di rendere conto al direttivo  sovietico.

Di questa dipendenza a Mosca nessuno sapeva, saranno successivamente le carte a dirlo, una volta che verranno rese pubbliche, ossia molti decenni dopo.

ALCIDE DE GASPERI è a capo della DEMOCRAZIA CRISTIANA che da  ex  PARTITO POPOLARE DI IMPRONTA RELIGIOSA  guidato da DON STURZO   si è evoluto in partito laico ed autonomo, ovviamente sostenuto dal Vaticano ed appoggiato dal ceto medio moderato.

Lo stesso Togliatti si mette a capo del PARTITO COMUNISTA, che nasce dalla eredità di Gramsci che nel frattempo era morto appena uscito dal carcere per una specie di amnistia.

Il PARTITO SOCIALISTA    nasce già diviso tra massimalisti  e riformistii, i primi  a favore dell”uso della  violenza, i secondi  contrari.

Una minoranza è rappresentata dal gruppo elitario di GIUSTIZIA E LIBERTA’ che fonda il PARTITO D’AZIONE,  e  sono  gli eredi di PIERO   GOBETTI che si era sacrificato nel nome dell’  antifascismo della prima ora.

Un’altra minoranza è rappresentata  dal PARTITO LIBERALE, ossia gli eredi di CROCE, di EINAUDI, di tutta quella piccola intellighenzia  italiana che aveva rappresentato la nascita del Manifesto antifascista e tutto un modo di resistere a suon di carta stampata   più che di azione fisica.

Una terza minoranza è rappresentata  dal PARTITO REPUBBLICANO, che però rimane fuori dal governo, in quanto  la Repubblica deve ancora nascere ed ancora è in vigore la Monarchia con lo Statuto Albertino.

Il re tanto discusso dell’ultima ora abdica in favore del figlio  Umberto I nella speranza illusoria  di ripulirsi l’immagine, e si va a votare il referendum per scegliere tra LA REPUBBLICA O LA MONARCHIA. Per la prima volta votano anche le donne a suffragio universale.

I risultati danno 12 milioni di voti per la Repubblica e 10 milioni per la Monarchia. Il sud e i contadini votano per lo più per il re, essendo per  costituzione  legati alla tradizione  e ad un’idea feudale di mondo, mentre il centro nord vota per lo più per il cambiamento, essendo voti di una piccola media borghesia urbanizzata pronta a vedersi proiettata nella modernità.

Nasce il GOVERNO BONOMI, CON L’ASSEMBLEA COSTITUENTE  che lavora al tavolo dal ’46  al dicembre ’47. Il gennaio 48 viene proclamata la CARTA COSTITUZIONALE ITALIANA, che è il manifesto liberale e democratico del libero pensiero che rinasce dalle ceneri del fascismo e della dittatura.

Nel frattempo, dopo la fine della guerra, i partigiani erano stati invitati a consegnare tutte le armi, cosa che non fecero. Molti di questi cercarono la vendetta personale, e seguirono una serie di delitti e di ingiustizie anche feroci  perpetrate a danno di famiglie che erano state fasciste, con la solo colpa d’essere state dalla parte dell’avversario.

PARRI, ex capo della Resistenza rossa  e   candidato  a ministro della Giustizia , viene scavalcato da De GASPERI, più moderato e meno direttamente coinvolto, insieme a Togliatti.

Di fronte al rischio di una seconda guerra civile  che avrebbe rovinosamente allungato il tempi della ricostruzione, il governo decide per l’AMNISTIA DI TUTTI I CRIMINI DI GUERRA, commessi sia da parte fascista che da parte comunista.

Emerge nel caos senza fine delle cose nascoste  la volontà di mettere una pietra tombale  sulle responsabilità del fascismo come della violenza rossa perpetrata per via privata e non per via legale.

Alle prime elezioni regolari della prima Repubblica prende  molti voti il PARTITO DEL QUALUNQUISMO, detto così perchè rappresentava l’uomo qualunque, l’uomo di strada che chiedeva di tornare ad avere una vita NORMALE.

Il Partito socialista vede la sua  prima grande crisi, con la scissione interna tra   i soliti rivoluzionari ed il NEO PARTITO SOCIAL DEMOCRATICO diretto da SARAGAT.

Ma il Partito vincitore è senza dubbio quello della Democrazia cristiana, con a capo De Gasperi, che va negli USA  per uno storico incontro che entra nelgli annali.

In questo incontro dichiara l’adesione al Patto Atlantico e chiede aiuto economico a quel Paese che lui vede come amico e solidale, ma deve farlo vincendo le fortissime resistenze che lo riguardavano; infatti il ministro   era al tavolo dei Paesi democratici in rappresentanza non di se  stesso ma del suo Paese, un paese che era stato AGGRESSORE, NEMICO  E FASCISTA.

Supera a pieni voti la prova, ottiene 1.500.000.000 di dollari di aiuto, più di quanto chiesto,  e sarà grazie a questa vittoria politica  che il nostro Paese riuscirà a superare gli anni della ricostruzione e della miseria totale.

La stessa classe politica che opera in quegli anni è povera, De Gasperi deve chiedere in prestito un cappotto per potersi presentare   in maniera dignitosa davanti al Parlamento   di chi l’Italia in definitiva l’aveva liberata.

Poi si può fare il pelo e il contro pelo a tutte queste semplici affermazioni,  si può aggiungere che siamo diventati un paese satellite degli americani, si può dire che   le operazioni di giustizia mancata hanno lasciato un Paese lacerato nel profondo…; tutto quanto predetto   però, non può essere negato in se stesso.