Archivio mensile:marzo 2014

meraviglioso cielo

il lupo è morto

Povero insegnante che cammini lento

dentro un mondo che non ti conosce

povero maestro che devi preoccuparti di tutto

di non offendere il prossimo tuo

ma anche a volte di non essere offeso;

di cosa ti nutri tutti i giorni

se non dell’affetto dei tuoi bambini leggeri?

Il lupo è morto

anche oggi,

anche oggi l’abbiamo tenuto fuori dalla porta,

ma tu non ti puoi fermare,

perchè sai che ne verranno altri

a minacciare  la quiete dei canti e dei giochi

l’attenzione alle vostre parole…

E così sia,

cercati tanti compagni,

mettili tutti dietro i portoni

sarete così insuperabili

e nulla potranno

nemmeno un intero branco di feroci leoni..

Tu come insegni?

“C’è chi insegna guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto così guidato.

C’è chi insegna lodando quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto essendo incoraggiato.

C’è anche chi educa, senza nascondere l’assurdo ch’è nel mondo,
aperto ad ogni sviluppo
ma cercando d’esser franco all’altro come a sè,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.”

Danilo Dolci  1974

Anche i bambini insegnano

Foto - La Festa del Papà di Oggi 19 Marzo: Video lavoretto fai da te per i bambini

Antonella Occhi  è una maestra speciale che ho conosciuto da poco, ma già mi ha insegnato molto.

E’ una figura gentile, garbata, che appena ti incrocia lo sguardo, sorride.

Quando è necessario sa essere severa, ma sempre in maniera garbata, perchè è una persona innamorata della pace.

Io credo che per lei la pace non sia una parola  astratta, ma una parola concreta, da tradurre tutti i giorni in comportamenti e in pensieri positivi.

E’ un’arte assai difficile, che però se perseguita costantemente porta i suoi frutti.

Ebbene, ieri ho avuto modo, entrando nella sua classe,  di vedere i quaderni dei suoi alunni; l’occasione è stata  la festa del papà appena trascorsa, sul cui argomento Antonella aveva  consegnato ai suoi  bambini di prima elementare (e quindi bambini che stanno ancora imparando a scrivere e leggere) una semplice traccia intorno  cui elaborare  i loro pensieri sul loro genitore.

La traccia era del tipo: 1. come si chiama il tuo papà? 2. come è il suo aspetto? 3. com’è il suo carattere? 4. cosa fai insieme al tuo babbo? 5.  perchè gli vuoi bene? ecc…

Ogni bambino, anche il più lento e il più in difficoltà, ha saputo eseguirla, (solo due hanno avuto bisogno dell’accompagnamento, oltremodo  doveroso ), naturalmente ognuno con il vocabolario in proprio possesso, con la propria speciale capacità emotiva.

Non sto dicendo che nella classe di  Antonella sono tutti bravi, e che noi amiamo solo i bambini che riescono, tutt’altro. Sto dicendo che quando c’è la motivazione giusta, persino in una prima classe è possibile riuscire  a fare piccole ma serie composizioni; sto dicendo che la meravigliosa bellezza di quei pensieri (che forse vi mostrerò se avrò il permesso della loro insegnante),  non stava nel fatto che non avevano errori ortografici (che poi c’erano); non stava nel fatto che  raccontavano cose banali ed infantili (che non c’è nulla di banale e di infantile in un bambino in crescita),  ma stava nel fatto che tutti  i bambini, (nessuno escluso), hanno mostrato una naturale capacità di raccontare la loro vita, i loro sentimenti.  Virtù che perdiamo col tempo.

Il   tutto finiva con il disegno del proprio eroe (così come dovrebbe essere ogni padre per il proprio figlio), dove in genere i bambini danno il meglio di loro stessi.

Ho pensato subito  dentro di me due cose  ben precise: la prima di ordine didattico, la seconda di ordine culturale/strategico.

La prima: “Che bravi; se già in prima elementare sono stati portati a questa forma di esercizio,  cosa non saranno mai capaci di fare in quinta? Di sicuro non avranno gravi problemi nell’esprimersi  quando andranno alle scuole medie”

La seconda: “Che meraviglia. Peccato che questi lavori debbano rimanere chiusi dentro le pagine di un quaderno. Quanto potrebbero insegnare agli altri, al mondo dei grandi,  se venissero letti e ammirati; quanto potrebbero fare capire  l’innocenza e lo splendore dei piccoli che sono  a noi, per questa loro precisa e preziosa spontaneità,   maestri di vita.”

Lo so, non è tutto oro quello che luccica; i bambini sono anche creature fragili e limitate, nel senso che anche loro, come gli adulti, devono percorrere un cammino di educazione ben preciso e ben segnato, che dura tutta la vita,  e che  corrisponde al compito dei formatori e degli stessi genitori.

Però  per troppo tempo (e ancora succede)  la scuola e il mondo ordinario   hanno  sempre pensato e guardato al loro  esistere come a un esserci minore,  che tutto deve imparare e che nulla può insegnare di suo.

Ebbene, non è così.

Anche i bambini insegnano. Eccome,  se insegnano.  🙂

I quadernini di Milly

i quadernini di milly

daniela lucangeli

il bravo maestro

Ecco cosa emerge da studi approfonditi condotti in America  da  Kounin  Jacob  sul tema della didattica;   ciò che distingue il bravo insegnante da quello che non possiede le competenze, sarebbero questi  atteggiamenti specifici:

  • il bravo insegnante sa sempre quello che sta accadendo nella sua classe
  • conosce i suoi alunni, sa quello che frulla loro in testa
  • non sta dietro la cattedra ma gira tra i banchi
  • cattura l’attenzione perchè risulta interessante
  • sa reggere la situazione  nel lungo tempo
  • sa utilizzare l’effetto onda, quello che si presenta imprevisto e magico
  • sa fare più attività contemporaneamente  perchè le gestisce e programma prima della lezione
  • conosce tutte le possibili tecniche che potrebbero venire utili nella gestione della classe
  • sa tenere sempre  tutti  occupati
  • si mette in formazione continua

Se non possediamo queste abilità/intenzioni,  non possiamo farcela.

Certo, non può fare tutto il maestro da solo, come se tutto dipendesse solo da lui e dalla sua motivazione personale; molto può fare il sistema che lo circonda, che dovrebbe sostenerlo, che dovrebbe  condividerlo.

Largo agli audaci  e a chi sa che la scuola non si può fermare e non può essere quella cosa che ripete tutti gli anni per tutta la propria carriera scolastica sempre le stesse cose e gli stessi schemi di lavoro. Non credete?

Un momento, cari amici; mi sembra di dovere anche  aggiungere che se la scuola va maluccio  dipende anche  dal fatto che a casa i ragazzi magari sono poco seguiti, e quindi poi si vede la differenza nella classe.

Non è che la scuola può fare miracoli, non è che i genitori possono pretendere  il pranzo  tutto ben scodellato  senza che loro non abbiano pensato ad alzare nemmeno un dito…

E poi,  mi raccomando,   se pensiamo di educare e se si vuole vagamente farlo,  che almeno si riesca ad essere educati.  🙂