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PEDAGOGIA DEL 900-

PEDAGOGISTI-copy-copy-copy-copy

dentro il segno sta il mondo

e dentro il mondo sta la vita.

Cominciamo  col dire che la pedagogia nasce con Socrate, che  si pone come un grande maestro  di verità, tanto grande che lo condannano a morte  per il suo essere incorruttibile e scomodo. Si sarebbe potuto salvare, ma si rifiuta di sottrarsi al verdetto degli uomini che lo avevano giudicato pericoloso e inadeguato all’insegnamento (lui, che è entrato nella storia come il Maestro per eccellenza)

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una catena di pensiero

Dunque, tutto si evolve nel senso che quello che scopriamo oggi dipende da quello che è stato scoperto ieri.

Nella storia della pedagogia  facciamo la conoscenza di  J. Piaget che comincia a raccontarci che il bambino apprende per stadi mentali, e che a zero  anni si comporta in una certa maniera, ma poi a due in un’altra e poi  cambiando a sei, e così  di seguito…

Ci dice in poche parole: se il suo cervello funziona così, basta fargli fare e fargli imparare secondo quello che più  si adatta alla sua fase evolutiva.

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Amata teoria…

MODULO 1 Pedagogia

Io funziono, tu funzioni, noi funzioniamo.

Se per insegnare occorre volere insegnare, per apprendere bisogna volere apprendere.

Un alunno decide di volere apprendere quando scopre che apprendere è bello, è divertente, è utile, è importante, è necessario, è naturale come respirare.

Se è l’alunno che capisce tutto questo da sè, non sarà più la scuola a doversi preoccupare di obiettivi impostidi risultati non raggiunti, di denaro sperperato   e di giovani che andranno ad occupare spazi sociali in fallimento.

Come portare i bambini a questa soglia,  non dovrebbe essere difficilissimo.

Basta essere vicino al bambino, accanto ai suoi bisogni, attenti alle sue richieste, non solo quando sono ben decifrabili e positive, ma soprattutto   quando sono  contorte, nascoste, mascherate e non consapevoli.

Davanti a un comportamento da bullo, ci possono essere due vie da seguire: il rimprovero senza possibilità d’appello con relativa punizione, e  il rimprovero studiato accompagnato da un invito al dialogo.

Se si punisce e basta  otterremo di non fare capire  la volontà di volere includere e non escludere.

Le famiglie sono nuclei che quando funzionano vorrebbero solo poter vedere i loro figli  andare a scuola contenti.

Gli insegnanti sono specialisti che quando funzionano vengono visti dai loro alunni  come persone su cui si può fare conto.

La scuola del futuro sarà quella che darà i voti agli insegnanti;  non più alunni condannati  a subire senza mai avere voce in capitolo, ma alunni chiamati a costruire il proprio piano studi.

Alunni  che abbandoneranno la facile lamentela, la paura di sbagliare, il disimpegno assoluto nel caos  delle contese.

Genitori  che  avranno come primo desiderio  quello del futuro e del presente dei loro figli, nel riconoscimento dei ruoli, delle competenze, delle responsabilità.

Insegnanti  equamente pagati si daranno da fare per una scuola d’equipe, dove il lavoro educativo-formativo verrà   inteso in primis come un lavoro di squadra.

Ma oggi come stanno funzionando le cose?  il presente è problematico, ma non senza possibilità di miglioramento.

Sinceramente, vedo molte opportunità di  far emergere  e far evolvere  le strumentazioni innumerevoli  e  varie  del   mestiere.

Tra queste strumentazioni, non ci sono solo quelle tecnologiche  o cartacee, ma sopratutto quelle umane, quelle personali, quelle emotive, quelle interattive, quelle che per lo più non si imparano tra le pareti universitarie o sui libri.

Ogni insegnante dentro una  medesima situazione, gestirebbe la cosa a proprio modo, in modo diverso; questo “modo proprio”  dipende da chi si è, da come si è, da cosa si sta attraversando.

Ci sono però elementi in comune che accomunano  ogni pedagogia funzionale, ogni forma di approccio educativo e formativo: questi elementi sono l‘osservazione, la riflessione e la sperimentazione.

Il tempo speso nell’osservazione è tempo guadagnato nella didattica; il tempo speso nella riflessione è tempo impiegato  nella progettazione; il tempo speso nella sperimentazione,  è tempo investito  nello sviluppo della pedagogia intesa come qualcosa che si evolve esattamente come l’essere umano.

Osservando  si possono prevenire problemi e richieste, riflettendo si possono trovare risposte e strategie, sperimentando ci si mette sempre in discussione e si allarga il margine di confine della conoscenza.

Concludendo:  l’insegnante è un gestore di persone che gli  vengono affidate per la loro crescita e  che comprende sia l’aspetto relazionale che l’aspetto intellettivo-cognitivo.

Non ci può essere l’uno senza l’altro.

E quando io (insegnante)  funziono,   allora tu (alunno) funzioni  e noi (società) funzioniamo.

Messa  così,  quale folle paese non investirebbe il meglio delle sue risorse nella scuola???

 

 

 

 

Tra essere e diventare c’è il fare

Questo è un cMooc dove per lo più insegnanti o aspiranti tali si cimentano in pratiche tecnologiche a fini didattici.

Molti di noi fanno l’insegnante, per l’appunto.

Qualcuno lo farà al meglio, altri saranno sulla via per migliorarsi, altri ancora  alla ricerca dei loro bisogni prioritari.

Tutto questo io immagino l’avremo espresso nei nostri post, nei nostri commenti, nelle nostre iniziative e ricerche.

I grandi tag di questo luogo quindi sono educazione, scuola, insegnamento,  primaria, secondaria, primo grado, secondo grado, università, formazione, invalsi, doposcuola, tempo pieno, infanzia, calendario scolastico, gruppi di lavoro, open day, curriculum, e-portfolio  e così via…

E poi ancora italiano, matematica, fisica, chimica, filosofia, storia, geografia,dislessia, disturbi specifici dell’apprendimento, mappe mentali, mappe concettuali, didattica metacogitiva, metacognizione, down, iperattivismo, sostegno, diritto allo studio, autismo, ipovedenti  e così via.

Questi tag dovrebbero esserci più o meno tutti nel nostro elenco elaborato in piratepad.

Là naturalmente ce ne abbiamo messi molti altri; è il nostro segno distintivo, la nostra carta di identità, il nostro biglietto di ingresso in questo villaggio, come l’abbiamo chiamato fin dall’inizio.

Alcuni di noi più che fare, sono, nel senso che è la loro formazione  scientifica/formativa  che li definisce tali.  Tutti invece partecipiamo del diventare  qualcosa (e non qualcuno) attraverso la pratica, l’esercizio, la prassi, il confronto, lo scambio, l’esplorazione, la curiosità, la ricerca, l’investimento del proprio tempo…

Ecco che si è definito la differenza etimologica  tra  l’essere, il fare e il diventare.

Per essere non occorre avere fatto, per fare (bene)  occorre essere, e per diventare occorre  essere e avere fatto.

Scusate, ma la mia formazione filosofica mi fa indagare sulle parole che per me sono la vera materia del sapere (un sapere astratto teorico che però vive di riferimenti pratici)

Chi tra noi viene da una disciplina prettamente pedagogica,  avrà il focus  sulla struttura psicologica ed evolutiva del bambino.

Chi tra noi viene da una disciplina scientifica  e non umanistica, avrà il focus  sulla struttura chimico-fisico-biologico-molecolare   dell’organismo umano, concepito come una macchina che deve essere messa nella possibilità di funzionare al meglio.

Chi tra noi viene  da una disciplina tecnica  sarà portato  ad  osservare/individuare i problemi  come tanti algoritmi che già includono in sè la propria risoluzione.

Infine, chi tra noi viene da una disciplina  artisitica e creativa, sarà invece portato allo  sviluppo della fantasia, dell’immaginazione e della ricerca  di nuove forme espressive.

Esistono anche saperi che sono mescolanze di queste tipologie; per esempio architettura è sia tecnica che artistica, sempre orientata alla creazione del bello sposato al funzionale, e medicina è sia scientifica che umanistica, perchè non ci si può occupare della  salute dell’uomo senza sapersi occupare dell’uomo stesso.

Che cosa intendo dire con questo discorrere?  Che la pluralità è una bella cosa, è un arricchimento, permette di integrare il proprio punto di vista con quello altrui, permette di allargare quindi le proprie opinioni, ci fa incontrare similitudini e contrasti, e ci allena alle diversità.

Sono quindi …;  faccio  perchè…;   divento  quello che….

Metterei l’essere all’inizio della piramide, quindi nelle sue fondamenta;  seguito dal fare, fare e ancora fare; la cima della piramide è il diventare.

Ecco i miei tag preferiti.