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Ritornando sulle promesse…

RIBLOGGATO DA LSCF:

Il manifesto

1. Amo insegnare. Amo apprendere. Per questo motivo sono un insegnante.

2. Insegnerò per favorire in ogni modo possibile la meraviglia per il mondo che è innata nei miei alunni. Insegnerò per essere superato da loro. Il giorno in cui non ci riuscirò più cederò il mio posto ad uno di loro.

3. Insegnerò mediante la dimostrazione e l’esempio, il riconoscimento dei miei errori illuminerà il mio percorso.

4. Accompagnerò i miei alunni alla scoperta della realtà che li circonda, assecondando e stimolando in ognuno di loro la curiosità e la ricerca, le domande e la passione.

5. Non potendo trasmettere ai miei studenti la verità, mi adoprerò affinché vivano cercandola.

6. Incoraggerò nei miei studenti l’impegno e la volontà di migliorarsi costantemente e di non rassegnarsi mai di fronte alle difficoltà. Io stesso provvederò a formarmi e aggiornarmi continuamente.

7. Farò in modo che la scuola sia il mondo, e non un carcere.

8. Non trasmetterò ai miei studenti saperi rigidi e preconfezionati. La mia visione del mondo mi guiderà, ma non sarà mai legge per loro. Il dubbio e la critica saranno i pilastri della mia azione educativa.

9. Promuoverò lo studio per la vita e contrasterò lo studio per il voto.

10. Raccoglierò elementi di valutazione, rifiutando approcci semplicistici e meccanici che non tengano conto delle situazioni di partenza, dei progressi, dell’impegno e della crescita complessiva del singolo alunno.

11. Lotterò affinchè la scuola sia la scuola di tutti, la scuola in cui ogni studente possa apprendere seguendo tempi e tragitti individuali. Farò in modo che i miei studenti mi scelgano e non mi subiscano.

12. Aiuterò i miei alunni a illuminare il futuro leggendo il passato e vivendo in pienezza il presente. Li aiuterò a stare nel mondo così com’è, ma non a subirlo lasciandolo così com’è.

13. Resterò fedele a questi punti in ogni momento della mia azione educativa, pronto ad affrontare e superare tutti gli ostacoli formali e burocratici che si presenteranno sulla mia strada.

Narrare per partecipare

 

Siamo noi che diamo suggerimenti, con i nostri post e i nostri commenti nel cMooc.

Nascono ovviamente dal fare, dal bisogno di apprendere, di scoprire, di migliorarsi.

Se tutti facessimo questo nel nostro lavoro, nel proprio lavoro, qualunque esso fosse, immaginiamo quale bella società potremmo avere e vivere ogni giorno.

Il Metodo Lepida SCUOLA  ci è stato indicato da Chiara  ma è solo uno dei preziosi inserimenti fatti dal villaggio per il villaggio e non solo.

Nella rete tutto deborda ed esce dai suoi immaginari e presumibili confini; per la semplice ragione che la rete è un recinto senza recinzione.

Inizialmente avevo sottotitolato questo piccolo blog “Chi fa da sè fa per tre ma l’unione fa la forza”.

Ben presto ho trovato insufficiente il ben famoso detto popolare e l’ho sostituito con “Imparare insieme è bello”.

Anche questo è durato poco; troppo banale, troppo semplicistico.

Adesso ho scritto ” Imparo dagli altri e insegno da me stessa”

Mi sembra attendibile ed accettabile. Per ora.

Che impariamo dagli altri non c’è ombra di dubbio, spesso persino dal caso; che si insegni da se stessi, appare più difficile da accettare/comprendere.

Eppure credo che il nostro sistema educativo/formativo tradizionale  e quindi dominante sia ancora impostato a questo parametro; in classe si è soli, noi e  i nostri discenti.

Non sempre, forse, ma soprattutto, per la maggior parte del nostro piano orario.

Sparite le compresenze, diventati  quasi fantasmagorici i  gruppi di lavoro, non è rimasta che la nostra specifica e contingente  capacità di  fare didattica.

Quasi fossimo tornati un poco ad essere tutti dei “maestri unici”.

Maestri unici per i quali e ai quali si  richiede davvero il nostro essere all‘altezza del ruolo.

Non mi riferisco ovviamente  alla collegialità quasi più subita che  interpretata/vissuta  di quello che accade nel “dopo classe”; mi riferisco a quel nostro singolo stare sulla classe, sulla materia, sul programma, sul contesto.

Non mi riferisco ovviamente al fatto che nel web (e noi siamo un esempio)  questa solitudine del   docente (ma non solo) viene invece sconfitta, abbattuta, sbriciolata, scongiurata, demiurgizzata, quasi fosse un fantoccio ridicolo.

Tra le esperienze a cui ho partecipato nel recente passato  con maggiore entusiasmo è stato quello organizzato dalla La scuola che funziona;  era dedicato alla pratica della   Narrazione delle pratiche didattiche

Se ognuno di noi sapesse/potesse  narrare nel senso di condividere le proprie esperienze professionali, soprattutto quelle risultate difficili perchè gravose, quale grande aiuto daremmo a tutti i nostri bambini, attraverso i loro piccoli ma preziosi  maestri.