Pico della Mirandola

Pico della Mirandola  (1463- 1494)  possiamo definirlo uno dei massimi fondatori dell’umanesimo rinascimentale.

Scrive 900 tesi intitolate De  hominis dignitate, che già dal titolo fanno  comprendere che al centro del mondo e della storia non c’è più Dio ma l’uomo stesso, in quanto primo e assoluto artefice del proprio destino. Era di lui famosa la sua prodigiosa memoria.

Secondo l’umanista   nulla può determinare senza giusta causa  il cammino delle vicende  se non il libero  arbitrio  e  la libera provvidenza divina,  che per quanto  messa in secondo piano non viene di certo negata o  messa in discussione.

L’uomo in quanto tale non è nè angelo nè demone,  ma solo  se stesso e il proprio  raziocinio. Di pari passo ogni scienza va affrontata con un approccio razionalistico ed empirico, compresa l’astrologia che va intesa svincolata da ogni tendenza o commistione con la magia.

Fu un grande sostenitore dell’amore socratico, anche se non ebbe per nulla amori platonici  o amori  filosofici.  Persegue l’ideale di una filosofia universale che cerca di concilliare il platonismo con l’aristotelismo.

I suoi scritti furono messi all’Indice dalla Chiesa  e morì  giovanissimo all’età di 31 anni in circostanze mistriose.