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Giacomo Leopardi

Lo storico della letteratura   FRANCESCO DE SANCTIS  aveva  definito la figura di G. Leopardi come IL POETA DEL DOLORE, così come  definì la figura di A. Schopenhauer come il METAFISICO DEL DOLORE.

I due pensatori  (Leopardi e Schopenhauer) sono entrambi d’accordo sul fatto che l’uomo sia condannato all’infelicità, che le gioie sono solo effimere e passeggere,  Leopardi dando la colpa all’essere MATERIALE   dell’io, Schopenhauer dando la colpa all’essere SPIRITUALE   dell’io.

Ossia, per il poeta l’uomo soffre perchè è un essere finito e imperfetto, cioè materiale; per il metafisico l’uomo soffre perchè desidera la propria realizzazione,  dà spazio al suo animo, e nel desiderarla, si condanna all’infelicità.

Qualunque cosa l’uomo creda o faccia, E’ DESTINATO ALLA SOFFERENZA, dentro una natura  indifferente che ignora i suoi bisogni, il suo stato d’animo, le sue pulsioni, dove tutto procede per determinismo (leggi ferree) o per casualità, dentro una visione atea e antifinalistica   del mondo.

Per superare tutto questo dolore l’individuo si copre di ILLUSIONI, di chimere, di menzogne,  e più si illude e più deve andare avanti ad illudersi, (tra le varie illusioni   c’è  quella delle fede…)

Insomma,LA VITA NON HA SENSO, si nasce solo per morire, ed alla fine questo atroce  destino rende la vita nulla.

Sono questi i presupposti dell’ESISTENZIALISMO   tipico del 1800 e 1900.

Solo verso gli anni sessanta lo studioso CESARE LUPORINI   uscì con la teoria di un poeta filosofo, ossia  Leopardi viene riscoperto come vero e proprio metafisico, certo, un pensatore insolito   che sembra agire senza metodo, ma che nelle sue liriche va costruendo un VERO E PROPRIO SISTEMA FILOSOFICO.

Leopardi riesce a dare una via di fuga al suo PESSIMISMO COSMICO; la via di fuga è data dall’AGIRE EROICO DELL’IO che non si lascia abbattere dalla malvagità  della natura, e che  decide di RESISTERE AL DOLORE E ALLA NOIA,  attraverso  la ricerca di un SAPERE VERACE.

Il testo LA GINESTRA  ci consegna tutto il suo testamento filosofico.

Leopardi esplode sulla tragedia del vivere grazie a un IDEALE EROICO; non importa quanto l’uomo debba soffrire per fare ciò che è giusto che lui faccia,  eroicamente lui lo farà, vincendo sul nulla.

Lo studioso  EMANUELE SEVERINO   difende il poeta dall’accusa di frammentarietà, dovuta al suo ZIBALDONE, genere letterario si frammentato, ma non per questo sprovvisto di una sua intrinseca unità.

Il poeta emerge come un ASSOLUTO NICHILISTA, consapevole della tragedia che incombe sull’umanità, sia presa nel suo complesso che presa nella sua singolarità;  solo il vero poeta è vero filosofo, e solo il vero filosofo è vero poeta. Insomma, in Leopardi filosofia e poesia si uniscono.

Questa sarà anche la tesi di REMO BODEI,  che definirà la poesia di Leopardi come una ULTRAFILOSOFIA,  cioè la filosofia che prende le armi della poesia per riuscire ad esprimere in parole ciò che la sola filosofia non basterebbe più.

Nell’uomo c’è una doppia pulsione, quella distruttiva del suo essere finito, e quella costruttiva del suo sentirsi  fatto per l’infinito che non può avere.

Da qui la tragedia, il dolore, la sofferenza, ma anche la piena  consapevolezza  di quello che si è e si è nati per fare, superando  il tragico  isolamento tra ragione e immaginazione.

 

 

E’ di scena l’infinito

Maestra Maria Antonietta  non mi aveva preparato sulla lezione di oggi, che per me è tutta una sorpresa. C’è di scena l’infinito, cioè l’amore, cioè Giacomo Leopardi da un lato e Gino Paoli dall’altro. Ma cos’hanno in comune questi due personaggi così diversi?

Molto più di quello che si possa credere.

La Maestra aveva fatto sentire una prima volta la canzone “Il cielo in una stanza”  ai bambini che erano stati invitati a mettere i banchi spostati tutti in un lato,   in modo da lasciare spazio nel centro dell’aula. Su invito   dell’insegnante si sdraiano sul pavimento dove ad occhi chiusi possono meglio ascoltare ed abbandonarsi a questa dolcissima poesia musicale che come sappiamo bene tutti è una canzone d’amore pensata da un innamorato per la  sua innamorata…

Oggi la fa riascoltare una seconda volta, riprendendo il filo delle emozioni e delle parole che già in quella prima lezione  i ragazzi avevano espresso su di un foglio, diventato  un grande cartellone che la maestra porta a scuola  e che riassume il brainstorming delle riflessioni espresse sull’onda del sentimento.

Da un lato tutte le emozioni della canzone, dall’altro tutti i contenuti che  legano a filo doppio il testo della celebre canzone con il testo del tutto diverso dell’Infinito leopardiano.

I ragazzi avevano scritto felicità, paura, sogni, abbandono, tristezza, solitudine, dubbio, emozioni, sentimento, immensità, eternità, bellezza, memoria, ricordi, piccolezza, infinito, desiderio, slancio, amore, abbandono….insomma, un turbinio di parole appassionate, che nascevano dal cuore ma anche dalla lucidità di un’interrogarsi vero, forte, generoso, pulito, ardito…

Mentre che la canzone danza  tra le pareti dell’aula ancora tutte intere e solide, mi viene da cantarla senza più freni e trattenimenti, da cullarla con la voce, la mia piccola  voce che non riesce nemmeno ad uscirmi dalla gola, ed è strana questa cosa perchè la voce è così insulsa mentre la mia emozione è così grande…

Che bello! Mi viene solo da pensare “Che bello! che bello che questi bambini abbiano oggi la fortuna di ascoltare tutti insieme questa musica dolcissima, che bello che tra poco potranno sentire la poesia dell’Infinito recitata dalla loro maestra, che bello che potranno sentirla recitata dal giovane attore Germano che ha personificato il giovane favoloso nel recentissimo film che gli è stato dedicato…

Caspita, quando io ero ragazza mica ci facevano sentire a scuola le canzoni d’amore o le poesie dei poeti come se quasi il tempo del passato potesse tornare vivo tra noi, a parlarci di se  stesso e del suo piccolo e grande  dramma interiore che vive eterno fuori dal  passato.

I bambini sono tutti attenti; chi sorride inebetito, chie sorride felice, chi rimane muto perchè non riesce a trovare parole adeguate, chi partecipa con le sue nuove impressioni incalzate dalle domande e dalle note che avanzano libere come farfalle coloratissime,   che ormai si sono fatte padrone dell’aria della stanza.

Persino il nostro dolcissimo bambino speciale  si calma, lui vede poco e non ha il dono della parola, ma quando sente la musica smette d’agitarsi, la maestra Federica l’abbraccia come per fargli sentire la sua vicinanza e la sua condivisione in  questo magico momento. Forse è anche un poco per garantire quel silenzio assoluto di cui capisce noi si avrebbe bisogno….

Che meraviglia  sarebbe una scuola dove si potesse fare tanto teatro, e tanta musica, e tanta arte, e poi naturalmente anche l’inglese, la matematica, le scienze, la storia; una scuola fatta di laboratori continui dove i ragazzi avrebbero l’occasione di scoprire se stessi e i loro talenti ancora nascosti ma già così vivi e veri e pronti alla nascita.

Come filosofa non posso risparmiarmi nell’elogiare la bellezza del poeta che tutto si è guadagnato nella vita attraverso il coraggio  e la sofferenza. Ma poi mi sembra importante  puntualizzare ai ragazzi che Leopardi non è un santino che possiamo tenere chiuso in un cassetto oggi aperto  ma che  poi  verrà richiuso e  dimenticato. Giacomo è stato un uomo vero, un uomo in carne e ossa, un giovane appassionato e con un grande sogno, un patriota che ha contribuito alla costruzione del nostro magnifico Paese, un ragazzo innamorato  destinato ad amori infelici, un ricercatore della verità che consumò tutta la sua giovinezza sui libri, fino a ridursi a uno storpio semiparalitico….

Leopardi è stato  anche semplicemente   un figlio che non voleva fare soffrire la sua famiglia, in primis suo padre che praticamente adorava; non ebbe grande fortuna con la madre che in effetti sembrò dare molto poco amore ai suoi figli, non quanto almeno il piccolo Giacomo  avrebbe avuto bisogno di ricevere. Tutto l’amore che il nostro amico  non riceve dalla madre, il poeta  lo cerca nei libri, nella lettura, nella scienza, nell’arte, nella studio  degli antichi, nella conoscenza, e poi quando non ne poteva  più,  il giovane Giacomo fugge sul colle, il suo rifugio, dove trova sollievo, un infinito senso di pace e di quiete, mentre che l’incognito inarrestabile  del futuro è già prossimo a bussare alla sua porta.

Dico ai ragazzi che dentro ogni bambino si nasconde un poeta che chiede di venire fuori. Non so se i bambini nel momento che mi ascoltano comprendono e condividono; so solo che stanno ascoltando, e che ci penseranno, e che non dimenticheranno, e che arriveranno alle loro valutazioni.

Ma poi insegnare non è anche  questo? Lanciare fiori dal palco della scena sopra la folla astante, e tra tutti i presenti qualcuno raccoglierà una margherita, qualcun’altro una rosa, ed altri ancora delle viole di bosco…Insomma, il nostro cesto dev’essere ricolmo di ogni varietà, perchè non sappiamo se passeranno dalla via ferrovieri, o ingegneri  o altri poeti…

I bambini, sono loro che permettono al maestro di fare il maestro. Tutto qui.

 

Leopardi e l’immenso poetico

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Manzoni e Leopardi

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idee per composizioni

"ladivinafamiglia"

Ho visto il film, e dietro di me nella sala c’era un folto gruppo di giovanissimi, con la loro prof avvicinatasi per un attimo, che li complimentava per essere andati così numerosi alla visione del giovane Leopardi.
Davanti a me c’era una collaudata preside di liceo, da un anno andata in pensione, devo dire ringiovanita nell’aspetto e nel modo di fare, forse perchè osservata in un contesto extrascolastico ed informale, e mentre che lei non sapeva d’essere osservata…
Al mio fianco altri giovani, e sotto in basso alla platea, altri giovani.
Sì, i giovani sono venuti a vederlo perchè sospinti dai loro insegnanti, perchè interessati a catturare idee per un possibile componimento di tesi finale, per una possibile interrogazione con cui fare bella figura davanti agli altri…
Tutte ottime ragioni, se vogliamo ben sottolineare, che fanno di necessità virtù, ma quanti di loro sarebbero venuti o andranno a vederlo, per…

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