Informazioni su dallomo antonella

sono una insegnante e altro

I bambini alle prese con l’arte….

 

video tutorial

Annunci

Il corpo umano a fior di nervi…..

La maschera del dragone

 

L’attività a cui mi sottopone Maestra Irene   è di quelle creative, che nulla hanno a che fare con la matematica, ma la mia collega è fatta così, ama alternare le pedanti e non proprio creative lezioni scientifiche  con momenti più leggeri e accattivanti, come le attività di laboratorio.

E quale laboratorio meglio pensato sotto carnevale della costruzione di una maschera multicolorata che ha come soggetto la figura mitologica, fantastica e folcloristica del più celebre animale cinese?

Irene è una persona gentile, dalla vocetta non proprio altisonante, e due occhietti vivaci e ridenti; è la maestra della quarta F che oggi ho il piacere di osservare durante la sua attività didattica,  lei ed i suoi alunni; io per i bambini sarei una maestra curiosa che  sarebbe andata a vederli lavorare mentre che fanno lavoretti speciali che poi porteranno lunedì prossimo alla comunità degli   anziani che la classe ha deciso di gemellare con sè da qualche anno.

Insomma, una storia complicata, di quelle che possono accadere solo nelle scuole che per vocazione non si contentano di ripetere sempre le stesse cose, sempre le stesse lezioni, sempre le stesse cerimonie già risapute…

Improvvisamente il vocio naturale dei bambini appena rientrati dalla mensa si placa davanti all’aula che viene oscurata , con le tapparelle che si abbassano, giusto per dare la giusta luminosità alla Lim che viene accesa alla ricerca delle immagini più spettacolari di questa maschera.

In classe c’è un bimba cinese, di cui purtroppo non ho chiesto il nome,  che viene invitata da Irene a  dire nella sua lingua Buon Capodanno, e poi ecco comparire alla lavagna la scritta in ideogramma cinese  di questa bella festività universale che si festeggia in tutto il mondo ma con usanze diverse.

Nel Paese della  grande Cina il Capodanno arriva con il nostro Carnevale, ma non cade ogni anno sempre lo stesso giorno, come accade per noi il primo  di gennaio; loro seguono il calendario lunare, come a noi accade di fare per la Pasqua, e a secondo di quando è luna piena nel mese che chiude l’inverno, il Capodanno cinese può cadere prima o dopo le date dell’anno  passato..

Maestra Irene fornisce ai ragazzi, che sono tutti molto attenti e conquistati dal racconto, le informazioni generali su quello che questo evento e simbolo/maschera  significa per loro; il drago orientale non ha nulla a che vedere con il drago occidentale. Per noi era ed è rimasto  espressione di terrore e di distruzione, per loro era ed è rimasto   espressione di gioia, vittoria, forza, fertilità e buon auspicio.

Non c’è cinese in Cina e non solo che non abbia un’immagine dragoniana nella propria casa, o un qualcosa di rosso appesa alla porta, in segno di accoglienza e di partecipazione a qualcosa che è per tutti loro beneaugurale.

Nella figura del drago cinese (asiatico per eccellenza)  si unificano almeno altri nove animali, che Maestra   Irene illustra dettagliatamente, e che qualche alunno si premunisce di annotare tra i propri appunti; la leggenda vuole che ci siano anche draghi alati, e draghi con il dono dell’invisibilità, e comunque draghi tutti possenti e invincibili capaci di conquistare il beneplacido contro  ogni avversità. Ecco, il drago avrebbe un corpo pantagruelico da serpente, zampe di pollo, testa da coccodrillo,  non so cosa da coniglio,   denti da tigre,    lunghi baffi da pesce gatto, corna da cervo,  unghie da aquila,  il ventre da rana, e per finire   una lunga cresta sul dorso che lo fa sembrare  un essere mitologico sbucato fuori dalla profondità dei millenni passati.

Aldilà di altri dettagli più o meno variabili, il Drago incarna lo spirito Yang, che è quello benefico, fecondo e associato all’acqua, generatrice di vita e abbondanza.

I bambini sono catturati dalle figure, oltre che dalle parole sapientemente centellinate dalla maestra,  che sembra stare volutamente   tra il racconto di una favola ed il racconto di un’usanza più che reale che si consuma ovunque nelle comunità cinesi sparse per il pianeta e dentro la Grande Muraglia; così  facendo  portano  allegria  e dinamismo  anche alle popolazioni a loro diverse.

Mentre che guardano  le figure sul web    alcuni bambini  indicano alla maestra quelle che vogliono vedere ingrandite, dove  per lo più i colori dominanti sono il rosso e l’oro, ma non mancano gli azzurri, i verdi, i rosa, i viola ed il turchese.

La lezione laboratoriale consiste nella costruzione di una maschera, ossia Maestra Irene ha portato il dragone da dipingere,  che poi verrà  diviso tra testa e coda e incollato su una striscia di cartoncino rosso disposta a fisarmonica; i bambini si divertiranno a dargli movimento e vitalità grazie all’ausilio di due bastoncini, ognuno impersonando il proprio spirito fantastico e amante dell’avventura.

Non c’è che dire, gli ingredienti per passare due ore lontane dalla fatica del fare di conto ci sono tutti, ma poi è attraverso queste attività che un tempo si sarebbero dette alternative  che si costruisce il clima classe, che i bambini possono meglio esprimersi nelle loro sensazioni e necessità relazionali.

Mi do da fare, e nonostante la presenza di Aurora, la maestra di italiano, c’è lavoro per tutti: tra l’arricciamento della struttura,  il ritaglio,  l’incollaggio e lo stare dietro ai  bambini più lenti o più dispersivi il tempo vola via in un batti baleno.

Rimane giusto il tempo di fare due foto alle maschere che riescono ad essere terminate, e la nostra alunna cinese si mette in bella posa dietro la sua maschera similafricana  che ci ha portato in visione dalle sue escursioni metropolitane.

Insomma, le classi oggi sono multietniche; si parla della Cina con veri alunni  cinesi in carne ed ossa, si parla dell’America latina con veri alunni brasiliani, e si parla dell’Africa con veri alunni africani.

La cosa più straordinaria  è che, almeno nella scola primaria, si lasciano fuori dalla porta tutti i conflitti sociali che  spesso si sentono esplodere per le strade o alla televisione. Come insegnanti cerchiamo di fare sentire i bambini tutti uguali e tutti bene accolti.  Spesso sono proprio quelli non stranieri  che ci danno qualche pensiero aggiuntivo, ma questo ci sta, è il rapporto tre a dieci che per oggi detta la differenza e l’equilibrio.

No, Maestra Irene non vorrebbe sentire discorsi sulle diversità viste come un problema; in classe ci siamo sentiti privilegiati ad avere un pezzo di Cina con noi.  E poi si esce tutti per donare il libro scritto dai bambini con l’aiuto di maestra Aurora ai bambini della terza classe, che ignari dell’iniziativa rimangono sinceramente sorpresi di tanta generosità. Il libro è pieno di figure da colorare, oltre che di tanti piccoli mondi fantastici e ricchi di rime alla Rodari; stamparlo già colorato sarebbe costato   troppo, ma intanto è diventato un libro personalizzabile, ed è questo il valore aggiunto.

Insomma, le maestre sono quelle persone che là dove vedono un problema cercano di superarlo con il sorriso in volto; un pò si arrabbiano, un pò si stancano, un pò vanno in perdita, ma poi basta poco per far tornare la voglia di stare tutti insieme.

Se poi si riuscisse   a farlo sempre con educazione, allora sarebbe la scuola perfetta!!!

 

 

La lezione sul Riassunto

Maestra Luisa è una professionista della scuola primaria, e per professionista intendo dire che lei la  scuola elementare l’ha scelta e l’ha fatta sua. Ormai insegna da trent’anni e non ha affatto perso l’entusiasmo nel fare questo mestiere. Ho la fortuna di lavorare con la sua classe, e non so se sono stata fortunata, so solo che  i suoi alunni sono quelli che ogni maestro vorrebbe avere come propri studenti. Intendiamoci bene, non perchè siano perfetti, ma perchè sono gestibili, e quando una classe è trattabile si riescono a fare buone cose davvero….

Oggi è stata la lezione del riassunto. Luisa deve avere già  spiegato ai ragazzi che ogni racconto più o meno lungo si  compone di una introduzione, di una serie di svolgimenti e di una conclusione finale. Ecco, questo brano che potrebbe essere lungo due paginette si deve ridurre  ad una quindicina di righe. I bambini capiscono immediatamente  che riassumere significa semplificare.

Dopo che la maestra ha letto tutto il racconto  lentamente e in un sol fiato, invita i bambini a fermarla ogni volta  nella rilettura fosse  arrivata a chiudere una sequenza, ossia ogni volta si fosse  chiuso  un episodio preciso che lasciasse    spazio a quello successivo.

L’insegnante invita i bambini a fare dei tentativi; insomma, come si può passare da un episodio narrativo lungo sette righe ad un pensiero riassuntivo non più lungo di due? Semplice, ci si prova, e così a turno i ragazzi si propongono per delle idee, oppure è la maestra stessa che interpella bambini precisi per farli  parlare.

Mentre che il brano veniva letto, si erano trovati dei brevi passaggi in discorso diretto.  La maestra li fa sottolineare, dicendo però che nel riassunto i discorsi diretti non si devono ripetere e si trasformano in discorso indiretto. La maestra evidenzia anche la presenza di parole ripetute, e ricorda ai ragazzi che bisogna sostituire ogni parola doppione con parole sinonime, a garanzia della ricchezza del linguaggio.

A questo punto la maestra invita alla coerenza verbale, e quindi si fa notare ai ragazzi che se si sta usando il passato remoto questo tempo deve rimanere fino alla fine.

Ci sono due ore di lezione programmata; so che Luisa l’ha preparata ieri sera fino alle dieci, dopo avere lavorato a scuola fino alle sette;  tolti i primi cinque/ieci minuti   che servono per metterci in pista, tutto il restante è giusto giusto sufficiente ad arrivare a dire tutto quello che  senza dubbio sarà necessario puntualizzare per  tutti.

I bambini ormai conoscono maestra Luisa, di lei sanno lo stile, il carattere, l’umore e la precisione esecutiva/organizzativa delle sue lezioni. Sanno che non si possono distrarre, che sono tutti lì in classe per imparare, e che non verranno mollati fino a che il frutto della loro intelligenza/capacità   non sarà stato spremuto a sufficienza.

Finito il lavoro di trascrittura del brano, Luisa invita alla rilettura del nuovo rminiracconto, e solo a questo punto usa la parola RIASSUNTO  che fino ad ora aveva cercato di evitare. Improvvisamente chiede che cosa andasse aggiunto a quelle quattro/cinque frasi messe giù di getto sotto i vari  interventi dei ragazzi. Maestra Luisa fa notare che le frasi vanno legate tra loro attraverso l’aggiunta di connettivi, che sarebbero quelle parolette del tipo… Un giorno, allora, quindi, poi, infine….Bisogna evitare di lasciare le frasi scollegate.

Ecco che Manuela, una studentessa modello, usa la parola sintesi quando maestra Luisa chiede che cosa avessero fatto con questo lavoro. La parola  sintesi è assolutamehte appropriata, ma a maestra Luisa non piace molto, come se fosse stata sbagliata. Forse che  i bambini/ragazzi ci disturbano quando danno la parola che non ci aspettiamo di sentire? Forse che al di là della lezione  canonica sul come si costruisce  un riassunto, non si debba mettere in conto il fatto che la prima cosa è insegnare ai ragazzi a pensare in autonomia? Poco male, Maestra Luisa è troppo attenta a tastare il polso alla classe, e si preoccupa solo di vedere che tutti i bambini abbiano saputo seguirla e comprenderla. Solo che non posso risparmiarmi di elogiare Manuela col pensiero.

A questo punto Maestra Luisa invita i ragazzi a scrivere sul quaderno la comprensione del lavoro fatto, ridotto a una serie di punti focali; in questa fase è importante l’uso del colore, i ragazzi sono invitati a distinguere i passaggi  ricorrendo a colori diversi. Qualche bambino non ha i pastelli adeguati e allora si cerca di rimediare  andando in prestito…

Durante la lezione l’insegnante non è mai stata dietro la cattedra; Luisa si muove tra i banchi, o davanti la lavagna, o saltando da destra a sinistra secondo necessità. Certo, la lezione è dello stile frontale, ma sempre intercalata da continue domande e da continue osservazioni che non permettono ai bambini di distrarsi o di abbandonare  la presa.

In classe c’è anche Pietro, un bambino speciale costretto   in carrozzina e senza l’uso della parola; il suo progetto educativo prevede degli spazi di condivisione con i suoi compagni  cosiddetti normali, ed anche se ogni tanto lancia i suoi urli di smorfia che sembrano reclami lanciati alla luna, i bambini non si scompongono, sono abituati, sanno che Pietro fa quello che può, e stanno zitti e rispettosi.

Naturalmente Pietro è in classe con l’educatrice che lo assiste in ogni suo passo, in ogni sua esigenza di movimento, e il tutto ha la durata di mezz’ora, fino a quando Pietro si sposta nella saletta dedicata  alle sue assolute  esigenze motorie e fonetiche.

Fatto questo, Luisa invita i ragazzi a riscrivere le frasi riportate sulla lavagna  e suggerite  dagli alunni  durante la lezione, prima scritte senza i connettivi e poi completate con l’aggiunta delle parolette colleganti scritte in  rosso come se fossero delle correzioni  e che sotto riporto tra parentesi.

Ecco il risultato finale:

(Nella foresta) tutti gli uccellini erano senza colore e con loro viveva un serpente verde.

(Un giorno) il serpente mangiò tutti i fiori colorati del bosco, diventò tutto variopinto e pensò d’essere il  serpente più bello del mondo.

(Ma) gli uccellini   lo accusarono  di  avere mangiato tutti i fiori e  lui si pentì.

(Così)  il serpente si nascose e si strappò la pelle colorata che tornò verde.

(Infine) gli uccelli presero la pelle colorata del serpente e la indossarono  diventando multicolore.

Proprio banale, non credete? Eppure questo testo così semplice solo in apparenza,  contiene tutti i presupposti contenutistici che porteranno alla fine della quinta classe questi ragazzi alla loro competenza linguistica. Una competenza costruita passo dopo passo, giorno dopo giorno, inciampo dopo inciampo, conquista dopo conquista.

Ecco il risultato raggiunto. Il brano iniziale era almeno quattro  volte più lungo. E poi si cerca di vedere se può essere aggiustato con qualche miglioria espressiva..

Come compito i ragazzi dovranno riscrivere il pezzo in perfetto ordine e per concludere maestra Luisa fa scrivere ai ragazzi in chiusura di pagina:

Abbiamo ottenuto un testo più breve di quello iniziale, cioè un RIASSUNTO. Riassumere significa  “Dire in poche parole”

Che fatica ragazzi, insegnare…. Certo che con una classe come questa diventa quasi  una passeggiata!!! Viva i ragazzi della quinta C. E  viva la loro maestra.

A lezione di… matematica

Convegno matematica 8 febbraio 2018 Varese

 

La nostalgia del futuro e altro