Duns Scoto

C’è un elemento in Duns Scoto che mi fa amare profondamente questo religioso, monaco e pensatore del suo tempo. Siamo intorno al  1265, in piena crescita francescana, l’ordine  riformista  che al  giovane  religioso  spetta in sorte.

Per la prima volta qualcuno oserà   dire  che   non basta conoscere le sacre scritture per essere nel giusto;  non basta predicare nelle chiese (e non solo)  con tante buone parole; non basta  professarsi credenti per esserlo davvero. Ciò che occorre è anche Volere quello che si sostiene nelle parole. Detta in parole che useremmo noi oggi.

Il rapporto tra Filosofia e Teologia è inscindibile; mentre la filosofia si occupa del mondo, dell’esistenza di Dio e di tutti gli esseri, la teologia si occupa di come rendere  le nostre azioni  consone  ai nostri pensieri,  e si occupa della natura di Dio stesso che è uno e trino;  Padre, Figlio e Spirito Santo. La prima è una scienza speculativa, la seconda è una scienza pratica.

Introduce quello che passa sotto il termine di Volontarismo di Dio; Dio poteva non fare il mondo ma ha voluto farlo; Maria poteva dire di no a  Dio impedendo la nnascita di Cristo,   ma ha voluto dirgli di sì   sorretta dal dono della grazia divina, sorretta dal disegno salvifico e misericordioso  progettato da Dio verso ogni singola  creatura; senza questi due atti di pura volontà che di per sè sottolineano lo stato di libertà  assistita/responsabile    in cui l’uomo si trova a  vivere,  non si può capire  come il mondo si possa salvare.   Dio non obbliga, solo  indirizza. Poi sta alla persona    comunque Volere. E se accade il male, come ovunque è palese, è perchè l’uomo non vuole.

Non vuole    tradurre in azione il suo pensiero positivo. Lasciando tutto lo spazio al pensiero negativo.

Quante cose positive nel mondo non accadono proprio perchè  le persone e ancor peggio gli organismi che li sovrastano  non dimostrano la volontà  di fare…

Insomma, la virtù più nobile è la Volontà; e nel dire queste cose il piccolo ma   illuminato   frate francescano si mette in pericolo con le alte gerarchie  della Chiesa che sono per lo più tomiste  e domenicane,  legate alla dottrina ufficiale  e sempre pronte a lanciare le loro accuse di eresia; e poi ci sono interessi politici precisi che dettano delle priorità di potere;  ci sono i giochi di palazzo tra le grandi dinastie di Francia e di Spagna  che in qualche modo arrivano a volere dettare legge imponendo il bavaglio a certe libere  espressioni, come a certe cause  che finiscono per essere espressione di un campo contro il campo opposto. Uno tra tutti i  curialisti   contro i  regalisti, cioè i sostenitori  della teocrazia  contro i loro avversari.

Duns Scoto non se ne riguarda; si adatta a dovere trasferirsi  da un luogo verso un altro, tra la Francia e l’Inghilterra,  fino a stabilirsi  a Colonia, dove morirà  dopo un solo  anno di insegnamento  nel 1308.

Siamo già ampiamente dentro una Chiesa che dimostra di arrivare ad un punto di non ritorno. Spinte  riformiste, multiculturali  e secolarizzatrici    prenderanno  ben presto la scena nel quadro europeo e  non solo.