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esempi di comunicazione efficace

E  adesso commentiamoli

 

Edith Stein e l’empatia

 

 

L’EMPATIA

  • Letteralmente significa la capacità di mettersi nei panni di un’altra persona, sentendo e quindi comprendendo quello che vive, pensa ma soprattutto sente
  • Questo termine nasce con la filosofa Edith Stein che se ne occupa nella sua tesi di dottorato nel 13′
  • La particolarità del pensiero della Stein ( filosofa discepola di Husserl, inizialmente atea ma poi si converte al cattolicesimo) è di sostenere che empatizzando con l’altro noi non arriviamo a essere  un unico con lui, anche se  lui rimane se stesso unico e irripetibile, noi  rimaniamo  noi  stessi  unici  e irripetibili. La cosa di rilievo  è che dopo l’atto empatico  il mio  io come persona si sente   arricchito, cambiato;  e trovandomi nella stessa condizione del mio altro  sentirei le stesse cose che lui ha sentito. Ossia il momento fondamentale  dell’empatia  è quanto l’altro sentito empaticamente sia in grado di cambiarmi, trasformarmi, arricchirmi. Grazie al fatto che io ho saputo aprirmi, accoglierlo, condividerlo, confrontarmi;  mi sono resa disponibile.

 

Domande da farsi:

  1. COME è POSSIBILE EMPATIZZARE CON QUALCUNO?
  2. TUTTI POSSIAMO FARLO?
  3. PERCHE’ E’ IMPORTANTE PROVARE EMPATIA?
  4. COSA NON E’ L’EMPATIA

PRIMA RISPOSTA:   possiamo provare empatia per qualcuno in quanto   ogni essere ha in comune il corpo, l’anima e lo spirito; il corpo è la parte fisica-sensoriale; l’anima è la parte interna e non visibile  che si  unisce al corpo nelle sensazioni (anima sensibile)  e si unisce allo spirito nelle  idee e nei sentimenti (anima spirituale), cioè è il tramite tra la parte più bassa e la parte più alta della persona, ed è conosciuta come il nostro mondo interiore; lo spirito è la parte che ci eleva verso qualcosa che non siamo più noi, perchè è altro da noi,  è quello che abbiamo ricevuto in dono dalla Vita, è quello che limita la nostra libertà perchè  così come ci è stato dato gratuitamente, deve anche tornare a qualcosa, cioè allo Spirito con la S maiuscola che tutto ha creato e crea, l’Essere che chiamiamo Dio. E’ lo spirito guidato dallo Spirito  che permette l’empatia, cioè la capacità di sentire l’altro e quindi di cambiare noi stessi, diventando migliori di come eravamo. Persone si nasce ma soprattutto  si diventa,  cercando di  vivere  nella maniera  migliore per noi.

SECONDA RISPOSTA: dalla prima risposta consegue anche la seconda; sì,  tutti possiamo provare nella nostra vita empatia per qualcuno,  per le ragioni sopra dette,  ma solo noi stessi possiamo renderlo possibile, con le nostre scelte, con il prenderci cura di noi stessi e del mondo che ci circonda,  con il senso di responsabilità  verso quei  valori  che possono  aiutarci  a fare il Bene  non come una entità astratta e staccata dalla quotidianità,  ma come la forma più immediata  di fare quello che pensiamo e siamo.

TERZA RISPOSTA:  è importante potere provare empatia  perchè è  l’unico modo   che ci permette di potere essere solidali in una maniera vera e completa,  di poterci aiutare in una maniera profonda, di poterci  arricchire  incontrando l’altro che è diverso da me, così come io posso arricchire qualcuno che prova empatia per me stessa.  Senza empatia noi tenderemmo ad usare solo il livello razionale della conoscenza,  che però non coinvolge l’aspetto emotivo  e dunque ignora una parte importante della persona che è la mescolanza di ragione e sentimento,  anima, corpo e spirito,  libertà e dovere. Infine l’empatia permette di sentire anche l’Essere assoluto, cioè Dio, sapendoci mettere accanto a Dio, con Dio, vicino a Dio come di più non si potrebbe. E naturalmente questo presuppone che sia anche Dio che ci viene a cercare.

QUARTA RISPOSTA: l’empatia  non è un vago sentimento di comprensione dell’altro, non è essere simili a qualcuno in cui ci identifichiamo, non è sapere essere simpatici o avere una buona comunicazione, non è saper essere socievoli,  non  è  prendere le difese di qualcuno  che non sappiamo chi sia ma di cui riconosciamo  la ragione;   l’empatia è  provare/sentire lo stesso complesso emozionale fisico psicologico e antropologico  che qualcuno ha provato  accanto a noi.

Note biografiche: Edith Stein nasce in Polonia nel 1891;  diviene filosofa e poi mistica dell’Ordine delle Carmelitane scalze;  in quanto ebrea viene imprigionata dal nazismo nei campi di concentramento di Auschwitz  dove   morirà nel 1942, vestendo l’abito di  monaca.

Compito:   Prova a ripetere con le tue parole  spontanee   cosa hai capito sulla empatia e mandamelo senza timore all’indirizzo mail  qui indicato  dallomo.antonella68@gmail.com

Io stessa lo pubblicherò,  se vorrai, sul blog didattico che uso  e che si intitola           Labadec.wordpress.com

 

ReligioneDiversadaFede

Alcuni anni passati intendevo la parola religione nella sua accezione più pura.

Per me la religione era da intendersi come una madre amorevole, distinta dalla filosofia che può tradursi  nella migliore delle ipotesi in un arido pensiero, dove la testa è dissociata dal cuore o può rimanere dissociata da esso.

Mi devo in un certo senso ricredere.

Purtroppo l’integralismo, prima quello cristiano e poi quello islamico,  hanno gettato tale parola dentro un cunicolo oscuro  dove addirittura la parola religio può venire associata alla parola intolleranza.

Ho scoperto che forse è meglio usare la parola fede e non più la parola  religione.

Per essere sincera nemmeno di questa parola mi sento molto sicura; io posso attribuire nella mia coscienza e comprensione etimologica  a tale parola ogni senso benevolo e amorevole,  ma  altri potrebbero intendere per essa una sorte di qualsivoglia credo.

Non sentiamo forse dire a piè di passo  che si può credere in qualunque cosa, vista la nostra libertà di scegliere? Quindi ci può essere chi crede nella scienza, chi crede nello yoga, chi crede in se stesso, chi crede in un qualunque guru  a cui decide di dare tutta la propria fiducia, ecc ecc ecc.

Ma forse, mi verrebbe voglia di ribattere,  la fede è qualcosa di più assoluto, di più specifico.

Decidiamo, giusto per capirci,  che meriterebbe  la parola fede, cioè merita la nostra fede, solo chi o cosa fosse in grado di salvarci, salvaguardarci, renderci o prometterci la felicità.

E  ancora qui qualcuno potrebbe voler fare la parte del diavolo  e sogghignare “Per qualcuno la felicità stà in una sballata, in un giro intorno al mondo, in una scopata, nel vincere al totocalcio….”

D’accordo, ma questa non è la felicità. Può considerarsi l’ebrezza di un attimo, la soddisfazione di un paio d’ore, l’illusione di potere togliersi tutti gli sfizi rimasti  disattesi, insomma, tutti palliativi della felicità, condizioni effimere e transitorie…

L’essere felici nel senso pieno e vero e profondo e indiscusso, siamo seri, è ben altro.

Noi lo sappiamo.

Come potremmo definirla, dunque?

La felicità è il pensare “Per quanto potessi vivere fino alla fine del mondo, non potrei credere e immaginare  di me stessa una condizione migliore di quella che sto vivendo o che ho conosciuto”

Facciamo esempi pratici, che poi sugli esempi concreti ci si capisce subito al volo.

E’ felice o si sente tale una madre che può accudire  il suo bambino tanto desiderato; è felice una donna che può vivere accanto al suo compagno in reciproco desiderio; è felice  una persona che sa di avere raggiunto un traguardo importante; è felice chi ritrova qualcuno di speciale  che credeva d’avere perso per sempre; è felice chi vive in totale pace con se stesso e il suo prossimo…

Come si può vedere si sono descritte tutte condizioni psicologiche/intime/interiori  che ben poco hanno a che fare con le sole condizioni materiali dell’essere (senza nulla togliere all’importanza dello stare bene anche da un punto di vista fisico)

Torniamo al tema della fede.

Cosa centra la fede con questi stati del tutto naturali e affatto astratti o trascendentali?

La fede sta nel legame che unisce il contingente con l’assoluto.

E’ un credo che ci proietta nell’immortalità.

E’ una visione che abbraccia la vita dopo la morte, l’eterno dopo l’attimo.

E’ quella categoria che ci distingue dalla condizione animale, puramente naturalistica.

Anche se poi penso che persino il mondo animale ha una sua nobiltà di spirito assolutamente  incantevole.

E’ la capacità tutta umana di superare il visibile per comprendere e fare proprio l’invisibile.

Aiutatemi a usare parole ancora più suggestive o autorevoli, se lo volete.

Chi ha fede crede in poche parole nell’impossibile. sì, perchè le cose possibili le potremmo fare tutti, più o meno, ma è quando si tratta di concludere cose difficili o improbabili, che allora si sgrana gli occhi.

E’ Davide che riesce a uccidere il gigante Golia con una banale e ridicola fionda; è un morto che viene resuscitato; è un uomo perso che ritorna a credere nella vita.

La fede è per chi ha conosciuto il dolore e dal dolore è stato  trasformato, trasfigurato, compromesso.

Fede dal dolore per la gioia.

Liberazione dal male verso il bene.