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Kant

Kant è stato un momento di svolta  per lo sviluppo della filosofia  moderna idealistica, come lo è stato Socrate per la filosofia antica e lo sviluppo del  razionalismo, e come lo è stato Cartesio per la filosofia moderna razionalistica.  Nasce nel 1724  e muore nel 1804, dopo essere stato  il maggiore filosofo illuministico  tedesco. Per il suo ruolo centrale  viene messo a cavallo con la filosofia contemporanea.

Scrive moltissime opere dove la parola che più ricorre con originalità  in assoluto è la parola Critica, a dimostrazione del criticismo che lui osserva nella metafisica tradizionale che aveva commesso l’errore di considerare il mondo, l’anima e Dio delle cose e non delle idee intorno alle quali costruire una cosmologia razionale, una psicologia razionale ed una teologia razionale.

Kant parte  dal presupposto che  esistono i giudizi analitici a priori ed i giudizi sintetici a posteriori. I primi sono universali e i secondi contingenti. La conoscenza è trascendentale che non significa trascendente. Quella trascendentale rimane nel campo della gnoseologia.

Il principio è che la realtà sta al  soggetto così come il fenomeno appare, mentre il noumeno è l’idea in sè dove non c’è possibilità di scienza perchè non può essere sperimentata e verificata, ma solo di  metascienza, ossia metafisica.Tutto viene percepito attraverso le forme ineliminabili di spazio e tempo.  Ogni giudizio è reso possibile dalla  formulazione di concetti che si formano per quantità, qualità, modalità e relazione.

La dialettica trascendentale è indipendente dal mondo fenomenico. La ragione è legata ad un uso  regolativo e non costitutivo.

Tutto l’impianto kantiano è stato costruito per rispondere a tre domande fondamentali: che cosa posso sapere, cosa devo fare e in cosa posso sperare. Le tre questioni  non sono di poco conto ed hanno la precisa ambizione e consapevolezza  d’essere su un sentiero  che  Kant sa bene avrebbe  fatto di lui un punto di non  ritorno.

Dopo la Critica della ragion  pura  Kant passa alla Critica della ragion pratica, cioè la morale. In etica ci parla di regolamenti, imperativi e rigore. Ci parla dell’uomo morale, che è tale non perchè sia obbligato ad esserlo, ma per scelta, per libera scelta razionale, nel nome stesso della Ragione che è di per sè  espressione di giustizia.

Famose le massime kantiane:  Agisci in modo che la tua azione possa avere un senso universale,  Agisci ponendo l’uomo come fine e mai come mezzo,  Agisci secondo ragione, per amore della ragione stessa.  Ma la più famosa è senz’altro quella che invita  a porre il cielo stellato sopra di noi e la legge morale  dentro di noi.

Dopo la Critica della ragion pratica arriva alla Critica del giudizio: il giudizio può essere  determinante o riflettente, dove il primo riguarda le categorie ed il secondo il fine. Il primo è universale ma il secondo particolare.  Detto secondo  deve quindi volgere alla finalità  universale; esso si divide in estetico e teleologico.

Il giudizio estetico si divide tra il bello e il sublime, dove il sublime diventa il bello portato all’ennesimo grado. Questo sublime non definibile si distingue tra il numerico ed il dinamico, cioè l’infinitamente numerico e l’infinitamente tutto. Dentro questo sentimento che lega l’interno dell’io con l’esterno  accade un moto di annullamento oppure un moto di esaltazione.

Precisamente, nell’analisi del bello   per qualità si cerca una bellezza universale senza interesse, per quantità si cerca un piacere senza concetto,  per modalità si cerca ciò che si impone a tutti senza necessità, e per relazione si cerca la  finalità  universale.

La critica del giudizio  tratta del legame   che c’è tra l’intelletto e l’immaginazione.  Si tratta di analizzare il gusto ed il genio. Nell’arte l’uomo esprime il proprio genio, nella sua complessità spirituale e libera. Il gusto è più legato al mondo naturale,  quello comune a tutti, nel cui  mondo viene ricondotto anche il genio che non è che un’espressione minoritaria ma non  necessaria.  Saranno i romantici ad esaltare al massimo grado l’originalità del genio, mentre Kant ne fa un elogio puramente razionale.

Nel giudizio teleologico infine si arriva al punto centrale che deve permettere una unificazione ed armonizzazione  di tutto il sapere nelle sue varie molteplicità.  Tutto della conoscenza e del fare  concorre  ad una medesima finalità universale.

Nella Fondazione della metafisica dei costumi Kant introduce il concetto di imperativo ipotetico e categorico; mentre il primo è posto sotto condizione, il secondo è universale e incondizionato.

Kant è un filosofo complesso, meriterebbe decine di pagine di approfondimento. Qui ci si è limitati a tracciarne le linee salienti da cui partire per il suo approfondimento.

Fu senza dubbio un illuminista, di quelli però che diedero moltissimo  spazio  al concetto di legge morale, e molto meno spazio al concetto di trionfo dell’io e  trionfo  dell’essere naturale come del mondo naturale  inteso nella sua libertà  sensitiva  ed  umana. La sua stessa esistenza espresse questo autentico  desiderio di armonia e di equilibrio per cui molti suoi collaboratori  non ebbero la stessa forza, fortuna e rigore.

Non per nulla viene molto studiato nella dottrina del Diritto ed  in campo giuridico, poichè è immediato il legame di detto pensatore con la centralità del concetto di legge intesa a 360 gradi.

KANT e il criticismo

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