Beata ignoranza

Beata Ignoranza è un film che spiazza, che viene spinto dalla Rai come un film socialmente utile, ed uno si aspetta  un film di quelli educativi sul genere  “Imitate queste buone prassi e diventerete migliori”…Invece è un ritratto assolutamente  boccaccesco di uno spaccato sociale assolutamente attuale e oserei dire quasi futuristico.

I due filoni principali contenuti nella storia   vanno da come si possono e si devono evolvere le relazioni amorose, a come si possono e si devono evolvere le didattiche e le relazioni umane  a scuola nella società del web, di internet, dei social e dei telefonini intesi come il prolungamento di se stessi.

Il tutto affrontato in chiave comica ed  autoironica,  e grazie alla bravura dei  due protagonisti il risultato finale è decisamente  riuscito nel suo intento, che è quello di fare riflettere non tanto su quanto la nostra società si sia in parte TRASFORMATA, quanto  piuttosto su quanto  la nostra società HA ANCORA DA TRASFORMARSI rimanendo  antropologicamente eculturalmente  contro quelle che sono le spinte giovanili.

Insomma, è un pò la logica del ’68 che ritorna, quella che avrebbe avuto la pretesa di abbattere i muri, le resistenze, i pregiudizi,  e poi sappiamo come è andata a finire, cioè che tutta quella forza in apparenza travolgente è andata in  gran parte soffocata, sperperata, distrutta e persino rigettata. Ecco, il movimento giovanile non si ferma e non si può fermare, e in questo  forse e soprattutto internet, ci aiuta a ricordarlo.

Quello che il ’68 non è riuscito a concludere/realizzare per  complesse reazioni politiche e culturali  troppo esplosive e intrecciate con diversi  interessi,  sta riuscendo a farlo nel silenzio generale  ed  alla chetichella l’ingresso di internet   nella vita quotidiana di ogni individuo.

La trama del film   in sintesi è questa: ci sono due insegnanti, uno sullo stampo tradizionale che proibisce in classe l’uso dei cellulari, ed uno sullo stampo innovativo che non solo li utilizza ma li rende strumento di ricerca e realizzazione scolastica.

Il  primo cerca di tenersi aggiornato attraverso le arti della recitazione,  privilegiando il contatto diretto con la classe;  il secondo si affida molto alla rete, delegando alla rete stessa tutte quelle competenze/proprietà/risorse  che umanamente parlando, come semplici persone ne rimaniamo prive o limitati.

E poi se la rete non basta allora arrivano gli specialisti, che sono a volte specialisti un pò discutibili, visto che riescono a raggiungere un livello di prestazione alta solo se fanno uso di droghe, di eccitanti, trasformandosi da persone mediocri  in persone efficienti e quasi geniali. Ecco, il 68 al contrario: là la droga aveva  distrutto i giovani, qui invece li recupera, li incoraggia, li aiuta a realizzarsi. Come se ci fosse una droga buona che l’uomo è diventato capace di assumere e di controllare,  contro l’uso incontrollato di droghe chimiche e di nuove generazioni  che portano in verità   i giovani alla distruzione di massa.

Questo aspetto dell’uso della rete a scuola, tema per altro attualissimo, si intreccia con la vita privata dei due protagonisti, che guarda caso nella vita precedente la loro collaborazione scolastica  si erano trovati coinvolti   dalla stessa donna, la quale rimane incinta di uno dei due (quello pro rete),  ma sceglie  l’altro, di cui è realmente innamorata, al quale tiene  però nascosta la vera identità paterna, per la ovvia paura di perderlo.

Come accade in ogni classico che si rispetti, la cosa non può rimanere segreta per sempre   e ad un certo punto emerge, con la conseguenza che viene a rompersi  un legame, un equilibrio che sembrava assodato, un’amicizia che sembrava fuori discussione, e la serenità di una figlia che si trova a non avere più punti sicuri di riferimento. Nel giro di poco tempo perde tutto, il padre biologico che non si sente padre, il padre adottivo che rimane deluso, e la stessa madre che muore improvvisamente per ragioni accidentali.

La compagna viene portata  fuori di scena facendola morire dopo un incidente automobilistico, dove viene raccontato che lei guidava usando il telefonino. Non viene fatta vedere la scena, viene fatta raccontare in chiusura  dai protagonisti… Così il focus nella seconda parte del film    si sposta dalla madre  sulla figlia e sul suo legame contorto con i due padri  mancati della sua vita.

La figlia da adolescente   diventa   adulta e la si ritrova sulla scena con il pancione,  non si sa  per opera di chi; si sa solo che è  appassionata di documentari e che decide di realizzare un documentario/testimonianza che possa dimostrare come la rete ormai è diventata indispensabile;  vuole dimostrare  come si possa trasformare un refrattario del web  (suo padre adottivo) in uno smanettatore dei social, e come si possa sperimentare ciò che accade ad uno che la rete la usava sempre ( suo padre biologico), ad uno a cui gli viene portato via  il telefonino con l’invito di ritrovare se stesso.

L’esperimento funziona, secondo le aspettative della figlia; il padre matusa si lascia svezzare dai social, senza diventaren dipendente, e proprio via chat sotto mentite spoglie  incontra la sua nuova compagna, per altro una sua stessa collega che scopre l’arcano  per vie traverse. Mentre lo scavezzacollo internet dipendente  è costretto  a trovare nuovi diversivi che possano soddisfare la sua esuberanza, e finisce a letto per solidarietà con la madre di un alunno caduta in depressione, m soprattutto finisce per capire che si era perso alcune cose della vita a cui non aveva dato importanza.

Come se non bastasse i due nuovi innamorati (padre matusa e collega) finiscono per fare sesso a scuola, e la stessa collega finisce sulla rete in un atteggiamento non proprio casto, per una leggerezza che il padre irresponsabile aveva combinato tempo addietro, dando il suo cellulare per un attimo a un alunno che non aveva il proprio.

Insomma, il vizio di andare a letto con la stessa donna evidentemente si  era ripetuto…

Emergono con assoluta leggerezza tutte le problematiche reali che accadono di fatto nel web, dove le ragazze  si spogliano via chat, poi il tutto finisce sui social e le cose degenerano in Cyberbullismo…solo che qui viene preso il punto di osservazione dell’adulto, è l’adulto che si spoglia e solo per caso finisce per opera di un adolescente un pò mldestro  sulla rete.

Un giorno ci si può svegliare e scoprire  che una nostra foto compromettente può  stare in giro sui video di qualche irresponsabile o malintenzionato. Se la foto è di un adulto, la cosa può risultare recuperabile (nelle buone intenzioni), ma se la foto è di un minore, sarebbero veri problemi…

E’ ovvio che  dentro la scuola del web non può venire trascurato il ruolo educativo degli insegnanti, che devono  anche e più che mai insegnare su come usare correttamente la rete, ma è anche ovvio che il volto della  scuola moderna  e reale si sta lei stessa evolvendo, la scuola di oggi non solo non è già  più come  la scuola di ieri,  ma anche la percezione del genitore verso il docente si deve evolvere in chiave amichevole/dialogica   e non solo aggressiva/compulsiva. Lo studente che è in classe questo lo   ha già capito, stando tutto il tempo con  i suoi professori, e vive credo questo nuovo parziale possibile  mondo didattico con assoluta naturalezza.

Ciò che stride in questo scenario è la mancanza del punto di vista direttivo/burocratico, sembra di stare in una scuola dove il Dirigente scolastico non esiste, dove i docenti sono lasciati a loro stessi e alle loro libere scelte,  quando la realtà è assolutamente diversa. Unico punto dolente del film, che si fa semi farsa, semi commedia, parodia di se stessa, fumetto fantastico…

Per concludere, i due padri riescono ad avvicinarsi grazie  alla richiesta esplicita della figlia che viene fuori a dire in una battuta  chiave ” Ma   cosa ci  posso fare con  tutta questa comunicazione se non riesco ad avere un dialogo nemmeno con  mio padre???”

La giovane donna partorisce un bella bambina, accanto a lei c’è un giovane compagno, che non è il padre biologico, ma che accetta la bambina come sua; in strada c’è il padre biologico, che capisce la situazione e accetta di rimanere nell’ombra.

Nessun dramma, nessuna bugia, nessun bisogno di mentire. Tutti felici e contenti, compresi i due  neo nonni che si rivedono ripetere la storia, ma in chiave più moderna e  si dice anche più INTELLIGENTE.

Certo, se cambiasse così straordinariamente il rapporto donna-uomo, di sicuro i femminicidi sparirebbero di colpo.  Solo alla fine comprendo la evidente utilità sociale del film, che per quanto rimane per molti aspetti sopra le righe e poco credibile,  riesce a trattare con  acume e divertimento   temi delicatissimi e di estremo interesse collettivo.