Vico

Con Giambattista Vico ( 1668- 1744)  nasce il concetto di storiografia  moderna  che lui chiama con  consapevolezza  e intento pedagogico  la Scienza nuova.  Individua  nel tempo tre epoche: nella prima l’uomo  sentiva senza percepire, cioè senza elaborare; nella seconda l’uomo ha  cominciato a percepire in maniera confusa ed emotiva; nella terza, che è quella attuale di Vico, l’uomo comincia a percepire in maniera ragionata.

Lo scienziato storico e credente (siamo in un momento in cui  non appare ancora sensatamente possibile  scindere l’essere storico con l’avere l’idea di Dio,  che il mondo  l’ha creato, pensato, progettato)  percepisce la presenza della Provvidenza divina che guida lo sviluppo stesso dell’umanità e che può intervenire nei fatti attraverso la messa a disposizione dell’uomo  civile; tutto quello che accade o potrebbe accadere non avviene per caso, ma avviene per un disegno misterioso  che l’uomo potrebbe rendere attuabile  interagendo con il disegno divino. In altre parole, la Storia non è solo in mano  agli uomini e alle loro decisioni  ( per fortuna, secondo Vico), ma  se si vuole lo sviluppo  ed il progresso  occorre avere in mente   quello che Vico chiama una Teologia civile e ragionata.

Teologia perchè non possiamo togliere la parola Dio dalla storia; civile perchè  è messa in opera dalla società civile e non certo dalla semplice opera di Dio; ragionata perchè non è poetica, non si tratta di fare delle fantasie, ma si tratta di interpretare gli accadimenti e quindi il cammino stesso della storia.

Vico insiste tanto sulla Provvidenza divina quanto sulla forza creatrice dell’uomo stesso che  si fa protagonista, autore, libero pensatore e costruttore  del mondo, in  collaborazione   con la provvidenza medesima, sempre se si vuole rincorrere fini di giustizia, unità e  sviluppo.

Insomma, il quadro è chiaro; la storia si è evoluta e da un mondo in cui si agiva per istinto e per riflesso, si è arrivati attraverso un mondo mitologico e fantasioso  ad una storia adulta, non più infante o  spensierata, dove l’uomo civile è diventato consapevole del proprio ruolo  ma soprattutto  dove  diventa importante  impedire  il ritorno delle barbarie o  della stessa mitologia  che ha esaurito la sua funzione  nel tempo  del suo massimo  sviluppo, il mondo greco.

Vico non può certo ignorare la presenza della violenza nella storia, e soprattutto gli episodi di intolleranza che certo la stessa Chiesa ha perpetrato nei confronti della stessa umanità.  Come li giustifica?  Sostenendo  che  può accadere da parte delle stesse autorità  religiose di cadere in errore, perchè l’uomo è  limitato  e responsabile di atti di brutalità  e  corruzione.  La lettura di Vico è profonda, idealistica, platonica, e nello stesso tempo ragionata e per questo illuminata. Vico crea un ponte tra il ‘600 e quello che sarà il ‘700, ma sarà solo nel 1800 e nel 1900  che verrà scoperta e  proclamata  la sua fama e la sua  importanza. Verrà ripreso da Hegel, dagli immanentisti, dai positivisti e dallo stesso marxismo; nonostante la sua evidente struttura conservatrice e anticartesiana,  Vico rappresenta il precursore geniale della stessa sociologia, psicologia e filosofia della storia e del diritto. Del resto lo stesso Cartesio che nel 1700 avrà grande spazio accanto a Newton,  dimostrò dei punti di debolezza, là dove lasciava  scoperto  il bisogno tutto umano ed ineliminabile    di  trascendenza  e di  spiritualismo.

Per concludere, Vico ebbe la forza di resistere al tempo dei lumi che soffiava sotto le braci e che faceva presagire che la storia stava andando verso tutt’altre direzioni,  lontano dall’idea di provvidenza e di  conciliazione  tra Dio e l’uomo.  Vico era un uomo straordinariamente moderno nel suo spirito di volere e pensare un mondo libero e in evoluzione, ma non affatto disposto a   dismettere l’abito del religioso, di chi ancora sente e percepisce e valuta in armonia di senso, fantasia e ragione,  che Dio  c’è, che Dio è forza, che Dio è  dentro di noi  e non  in qualche luogo  non si sa  dove, non si sa perchè…

 

 

 

La storia inoltre ci insegna il culto dei morti, il culto del passato, il culto  della Memoria  del passato, senza il quale non ci può essere nessun reale futuro.

 

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