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Immagini che ritornano, immagini che camminano

Auguri a tutti…

Riflessioni sulla morte che è vita

Vivere è prepararsi a morire, come diceva Pascal, e come pensava Kierkegaard, e come ben sapeva Dostoevskij, e come rifletteva drammaticamente Heidegger, e come rifletteva rigorosamente  Bergson,  e come tutti noi dovremmo sapere e capire.

Come dice Marco Guzzi, la metafisica è finita ma l’esistenza dell’uomo va avanti, imperturbabile.

Oggi viviamo nel peggiore e nel migliore dei mondi possibili, contestualmente.  Questo ci può fare vedere il bicchiere mezzo vuoto come anche mezzo pieno.

Sta a noi scegliere se vivere con la consapevolezza del dovere morire, o con l’illusione che la morte arriverà in un momento che non ci interessa perchè non lo vediamo…

Il vero scandalo rimasto  è morire senza un senso  e non altro, nè il sesso, nè la guerra, nè ….qualunque  generica falsa conoscenza.

Viktor Frankl   è stato uno psicologo     che ha trasformato la sua esperienza di chiusura nei campi di sterminio in un momento di studio della ricerca del senso perduto. Lo ha dovuto/saputo   fare per sopravvivere ad un teatro dell’assurdo e della mortificazione profonda della vita che è per essenza gioia, creatività, meraviglia, splendore…

O lo faceva o soccombeva.

Ognuno di noi è chiamato  intimamente a questa scelta: o si decide di VIVERE PER LA VITA, o si muore ancor prima di morire perchè si è già morti dentro, anzi, mai nati.

 

Nietzsche

Nietzsche è l’anello di arrivo di questo discorso intorno ai grandi della filosofia.

Si era partiti con Platone ed Aristotele, due maestri  antichi che a nessuno verrebbe in mente di definire sbagliati o mancanti.  Quindi abbiamo visto  Cartesio, Kant ed Hegel, tre capisaldi dello sviluppo della speculazione filosofica moderna, che a nessuno verrebbe in mente di giudicare come ideologici, proprio loro che si prefiggono di gettare alle ortiche i dogmi, le costruzioni mentali prive di fondamento ed  infine  ogni forma di sapere dilettantistico.

Ecco che invece arriva questo pensatore antisistemico, vitalistico ed irrazionalista, che non ragiona per schemi  dati per amovibili,  ma per intuizione,  che si prende l’onere e l’onore di dire al mondo “La filosofia fino ad oggi  è stata solo  menzogna, il vero pensiero  è un’altra cosa, ha un’altra funzione, che non è quella teoretica od etica, gnoseologica o logica, bensì quella pulsionale dell’essere umano  in quanto essere libero, creativo, ardente, imprevedibile, vitale  e  signore di se stesso.”

Secondo Nietzsche  Socrate è responsabile di avere  ucciso il pensiero imprigionandolo dentro le briglie della Ragione, avrebbe  ucciso la vita,  identificandola  nell’idea unica di Verità, e tutti addosso alle presunte false verità, alla negazione del vero possibile, che è come dire a chi si impegna di ricercare la sua strada    che non  esiste  la certezza di nulla, che tutti alla fine si porta una maschera, perché la vita stessa è imprevedibilità, necessità di capirsi  noi stessi, è bisogno istintivo e inconscio, è  ricerca del sublime, di quello che il filosofo arriverà a chiamare l’uomo nuovo. Anticipa  per certi aspetti  Freud, che infatti sarà  come lui il terzo autore del sospetto.  Ma andiamo per gradi.

La lettura del “Mondo come volontà e rappresentazione” gli apre gli occhi. Schopenhauer gli fa capire che  non esistono schemi   immodificabili e sovrani, ma solo sovrastrutture determinate da chi le seleziona  o le costruisce, che si impongono per luoghi comuni e per tradizione, per interessi di parte e per convenzioni.  La realtà è interpretabile, può assumere molti aspetti, dipende dall’angolatura da  cui si guarda.  Queste sovrastrutture, continua Nietzsche, (la parola sovrastruttura era stata  decodificata soprattutto da Marx, che è il primo  autore del sospetto),  ci vogliono solo tenere legati ad un’idea dominante di Verità, e questo non va bene perché in questo modo non ci diciamo come stanno veramente le cose, cadiamo nell’inganno   e per l’appunto nell’ennesima ideologia mascherata di rivelazione. Quello che il filosofo del nihilismo  non fa proprio  del suo maestro, è l’ idea di  astensione dalla vita, con l’invito a praticare o l’arte, o la compassione, o il nirvana, le tre uniche attività che non possono causare danni  irreparabili. Non si deve, invece, fuggire dal problema, ma affrontarlo.

La  sua  prima  opera, La nascita della tragedia,      è  la critica a tutto questo. Oltre alla visione apollinea della vita che ricerca l’armonia esiste la visione dionisiaca che ricerca l’esplosione di ogni slancio che possa apportare il proprio contributo  innovativo  allo scenario del mondo.

Segue “Considerazioni inattuali” che sono la sua critica alla Storia vista come un inarrestabile progresso, un’eredità che ci sta addosso come una condanna, secondo l’idea lineare del tempo, che invece è circolare, cioè è un eterno ritorno di fatti, dei quali  dobbiamo farci carico in un senso innovativo, accettando la natura umana per quello che è, una natura finita ma fatta per l’infinito, quindi accettando il rischio.  Dentro il gioco della vita  non c’è nessun Dio che può venire in nostro soccorso (quando  c’era lo abbiamo messo in croce), né alcuna Legge  che possa salvarci  dal non cadere in qualche baratro (Kant si illudeva). C’è solo la nostra volontà di potenza, che ci chiede d’essere rispettata e non mortificata.

Per comprendere   meglio sarebbe utile sostituire la parola potenza con la parola vita.  La potenza  ci fa subito pensare alla violenza, alla sopraffazione, che è quello che ha fatto il nazismo  che  non è per nulla una creazione imputabile  a Nietzsche.  Forte invece   l’ anti hegelismo  del pensatore  che aveva fatto della Storia la sola ragion d’essere. E’ chiaro il rovesciamento dei valori: là dominava lo spirito assoluto, qui domina il soggetto; là dominava la dialettica, qui domina l’atto creativo e singolare, capace di spezzare ogni schema, di rigenerarsi,  di modificare il corso degli eventi affatto ineluttabili.

E infatti la storiografia dopo di N.  diventa critica verso se stessa, diventa Monumentale, ossia fatta  di grandi personalità singolari  più che di lunghi periodi storici incasellati.

L’opera successiva del pensatore sarà “Umano troppo umano“. E’ il testo che continua  la pars destruens del filosofo verso tutta la metafisica precedente. Dopo avere criticato Hegel, Socrate e lo stesso illuminismo che aveva deificato la Ragione, adesso critica  specificatamente   la metafisica  artistica (Schopenhauer),  etica (Kant)  e religiosa,  che hanno   cercato di creare ideali che non esistono nella realtà. Non esiste l’uomo artista e sognatore,  che cerca di controllarsi  o illuminato, che si eleva alla santità  (se non in casi eccezionali);  esiste solo l’uomo egoista che tende alla sopraffazione dell’altro. Contro questo scenario il filosofo deve offrire se stesso come colui che è chiamato ad essere aristocraticamente distaccato. Sarebbe lui stesso questo filosofo, il veggente che precorre il tempo che deve ancora venire, e che porta il peso della solitudine. Si parla di veggenza perchè N. ha la forza di prevedere il futuro, ma non è una previsione illogica e irrazionale, è un calcolo intuitivo che ha i suoi fondamenti.

Il linguaggio comincia a diventare aforistico, enigmatico,  tipico di una filosofia  irrazionalista che si prefigge di mettere a tacere la ridicola presunzione della Ragione. Per irrazionalismo non si vuole intendere qualcosa di non ragionevole, ma qualcosa che viene letto tra le righe, tra i non detti, tra i non messi a fuoco,  ma che già appartengono alla vita nella sua totalità.

Seguono “Aurora” e la “Gaia scienza” che concludono la pars destruens  del suo pensiero, detta anche Filosofia del mattino. E’ qui che si cita la famosa frase che proclama la morte di Dio. E’ l’uomo che ha ucciso Dio ed ora è rimasto solo, quindi abbandonato a se stesso nel nulla. Da qui la parola Nichilismo che era già stata utilizzata da Dostoevskij, Stirner e Turgenev. Il nichilismo non l’ha inventato lui.   Anzi,  è una parola che compare nella Bibbia,  anche se sotto forma diversa.  Il filosofo non fa che  TRASVALUTARLA, ossia la recupera e la fa propria. Passa da un nichilismo passivo ad un nichilismo attivo.  Se i valori sono morti, non rimane che inventarne di nuovi, ricominciare da questa caduta per dare inizio ad una nuova era. Ecco l’inizio teoretico del Superuomo  che però è stato già definito da Vattimo  Oltre uomo, per non confonderlo con il superomismo d’annunziano e fascista.

Si arriva a “Così parlò Zarathustra” che parla di ETERNO RITORNO, UOMO NUOVO e VOLONTA’ DI POTENZA/VITA. Concetti già introdotti ma che approfondiamo.

Letteralmente l’eterno ritorno è il ripetersi della propria vita all’infinito, istante dopo istante, nel senso che se si dovesse rinascere si finirebbe per rifare le stesse scelte. Non c’è passato presente e futuro, il Cristianesimo non  attende l’avvento di Dio, la Storia non attende il compimento dello Spirito, il Comunismo non accadrà quando sarà tempo che accada. Ci sono solo i singoli e la loro piccola grande storia assoluta.

L’eterno ritorno  è quindi un modo per invogliare le persone  a scegliere bene, dando peso ad ogni istante, perché  non ci sono due possibilità,  ma una sola imperdibile   occasione. Il cogli l’attimo, insomma.

Per fare questo ci vuole un Oltre uomo, l’uomo nuovo,  e ci vuole Volontà di potenza, che preferisco chiamare volontà di  vita,  ossia la capacità creativa, virile e coraggiosa   di affrontare l’esistenza.  Questa è l’etica di Nietzsche e la sua pars costruens.  Un’etica nuova nel mare aperto del cosmo.

Non esistono legami, fatti incatenanti, ma solo capacità interpretative del presente.  Ecco l’originalità, ecco la forza espressa  in termini completamente innovativi e senza dubbio destabilizzanti.

Il pastorello si salva dal nulla  mordendo la testa al serpente che vuole intrappolarlo.  E’ l’immagine simbolica che il filosofo  utilizza dentro il testo.

E’  anche vero che a questo punto il pensiero di Nietzsche raggiunge l’apice del suo essere critico. L’obiettivo principe che N.   vuole distruggere è Hegel  e tutto il suo sistema. E’ Hegel  tutto quello che deve essere superato (più che Kant, più che Rousseau, più che Schopenhauer). E  il mondo intorno a lui è tutto hegeliano, è assolutamente hegeliano. Come fare?  Come uscirne? Come preparare il mondo al cambiamento?

Si può immaginare la totale solitudine di Nietzsche, solitudine filosofica e solitudine umana, che diventerà assoluta con la veniente malattia che lo travolgerà.

L’eredità che lascia è questa solitudine. Davanti alla vita ognuno di noi è solo con se stesso. Non c’è Stato, non c’è Chiesa, non c’è Legge che ci possa dare ancoraggi.  Nietzsche aveva previsto il crollo della civiltà, una società destinata al tramonto,  e così è stato con l’avvento dei totalitarismi e delle pagine più orride che l’umanità si sia mai trovata a vivere.

Il suo pensiero si chiude con una rinnovata  critica al cristianesimo (di cui salva solo la figura di Gesù, che per lui è un Profeta che nessuno però ha capito), perché è definita la morale del  risentimento.   I deboli si prendono la rivincita sui forti, ricorrono  alla religione  per giustificare le loro incapacità a vivere  e per confortare la loro sofferenza   con l’idea della vita futura dove loro saranno premiati contro gli altri che saranno condannati alle loro colpe. Questa è una religione che condanna al dolore, alla rassegnazione,  che condanna all’immobilismo, dove   non c’è nessuna possibilità di autentica  gioia.

Di pari veduta era stato Spinoza, che infatti è un filosofo ammirato da Nietzsche, insieme ad Eraclito.

A questo punto del discorso  diventa  opportuno  riprendere il tema dell’Essere, per valutarne l’effettiva inutilità o l’effettiva morte.

Non si può fare questa riflessione  senza ripartire da Heidegger, il successivo grande del pensiero, che ci rimanda ad Husserl, definito da Cacciari il solo vero filosofo del 900.

La BIG CITY LIFE o STREET ART…

Non è solo arte di strada, o un insieme di  murales, o un modo artistico   per rendere speciale ed unico il luogo dove viviamo; è anche un’identità simbiotica   tra gli abitanti e le loro case, il loro paesaggio circostante, che anzichè essere anonimo e trascurato, solo nel guardarlo al mattino, ad ogni risveglio, infonde carica, energia, voglia di vivere.

Quanto meno questo è l’effeto che produce…

 

Nietzsche

Breve Biografia

Nietzsche (1844-1900)  rappresenta un filosofo estremamente significativo ed enigmatico nel panorama della filosofia contemporanea.

È risaputo che la biografia di un personaggio condiziona  il pensiero e non solo, ma mai come nel caso specifico di Nietzsche, che ebbe una storia travagliata e particolarissima.

Ha la sventura di innamorarsi di una donna che però viene fortemente ostacolata dalla sua famiglia, in modo particolar dalla sorella che è nel frattempo si sposa  con un nazista e che resterà a sua volta vedova per il suicidio del marito.

Salomè   è  una donna indipendente e fuori dagli schemi tradizionali, di origine ebrea, rappresenta tutto quello che non viene apprezzato dal pensiero nazista, mentre è proprio per queste sue virtù che evidentemente piace al filosofo.

Il matrimonio non va in porto,  la donna contesa finisce per sposare un altro, proprio della parte avversa ,  e Nietzsche, deluso da questa esperienza,  esce  con la sua opera ormai matura  “Così  parlò Zarathustra” (1884) , che vedremo dopo nei contenuti. L’opera non viene compresa, è troppo avanguardisa  i per il suo tempo, e passa inosservata.

Nel frattempo seguono altri scritti  sempre del periodo maturo   come “Aldilà del bene e del male”  (1886) che come le opere precedenti  rimane inascoltato, a cui si rimanda nel seguito.

E’ costretto a rompere anche con amici ebrei, sempre malvisti dal clima antisemita dilagante.

Il filosofo, obbligato dal 1876  all’inabilità a causa dei  suoi disturbi nervosi,  cerca di viaggiare per tutta Europa, fino ad arrivare a Torino, dove desidera fermarsi e dedicarsi ad altri scritti, ma è proprio in questo periodo che subisce una grave manifestazione di follia, la prima, in cui Friedrich si mette ad abbracciare un cavallo impietosito dal fatto che fosse stato frustato selvaggiamente…

La notizia arriva fino ad un suo amico   che lo fa ricoverare in Svizzera in una clinica per malati mentali.

Ridotto  in questo stato di precarietà, tutto il suo archivio ricolmo di scritti inediti e a volte anche incompleti, passa nelle mani della sorella che si prende cura anche di assisterlo fino alla fine.

La presenza della sorella nazista

Sarà la sorella ad occuparsi della pubblicazione che uscirà postuma, dopo la sua morte, e purtroppo si pone il dilemma: quanto delle parole di Nietzsche erano effettivamente di Nietzsche e quanto è stato in parte rimaneggiato dalla sorella, che era notoriamente filonazista?

Celebri sono le immagini della sorella che riceve nello studio del fratello Hitler in persona, volendo dare risalto all’opera del filosofo e volendolo agganciare al pensiero nazista. È chiaro che al fuhrer faceva comodo avere degli uomini di cultura a sostegno della sua famigerata teoria della razza, e Nietzsche, autore di frontiera, per lo più inviso all’intellighenzia benpensante, sembrava essere un personaggio che potesse calzare a pennello la parte.

È così che sembra nascere il grande equivoco del filosofo pro nazismo, quando invece questo accostamento è stato generato dalle idee personali della sorella, e dalla contestuale malattia del filosofo che lo ha reso negli ultimi anni della sua vita per lo più inabile.

Nietzsche rimane legato a questo equivoco per diversi decenni, fino a che viene rivalutato  per sé stesso e se ne scoprono la profonda genialità e preveggenza espressiva.

Senza avere vissuto nel 900, perché il filosofo muore a inizio secolo, genialmente  riesce ad intuire tutte le caratteristiche storiche, sociali, umane, filosofiche ed inconsce che sarebbero accadute nei decenni a venire, dentro un’umanità irriconoscibile e portata allo sbando dalla banalità del male.

LE TRE FASI DEL SUO PENSIERO

Sotto il profilo teorico il suo pensiero rientra tra le filosofie della vita e dell’irrazionalismo.

Il filosofo scrive nella sua fase giovanile dal  1856 al 1869. Seguono i Frammenti postumi fino al 1874.

Attraversa sostanzialmente una fase presocratica che prende le distanze  da Socrate , Platone e il cristianesimo, una fase romantica wagneriana  che esalta il mito della tragedia ed il pensiero schopenaueriano  preso all’inizi  come suo primo vero maestro,  ed una fase illuminista che abbandona il primo maestro  ed  esalta la volontà di potenza, dove si avvicina alla figura di Eraclito.

Con La nascita della tragedia il filosofo fa il distinguo tra ciò che lui chiama impulso dionisiaco ed impulso apollineo. La tragedia consiste nel fatto che la filosofia ha deciso di privilegiare l’impulso razionale/armonico apollineo contro l’originale impulso istintivo e vitale dionisiaco, che invece va recuperato.

In Considerazioni inattuali c’è già tutta la critica alla metafisica hegeliana e positivistica, per una metafisica di stampo esistenzialista molto vicina allo spirito di Kierkegaard, anche se molto diverso nel contenuto.

Del cristianesimo Nietzsche salva solo la figura di Gesù,  che visualizza come un santo  anarchico  di grande spessore  anche se un pò idiota,  perchè  da grande quale lui fosse  si lascia portare alla morte. Proprio da  questo evento il filosofo teorizza il famoso detto “Dio è morto”, nel senso che l’uomo l’ha ucciso scegliendo a lui se stesso.

Ma poteva l’uomo fare diversamente? Può un uomo chiamato a vivere lasciarsi uccidere senza reagire? Se è un uomo, come tale sarebbe, può solo cercare la  vita, la vita oltre la morte, e la morte oltre la vita, dentro una mescolanza di individualismo acceso e di tendenza all’universalismo.

L’inizio  della sua evoluzione speculativa arriva con Umano troppo umano. Un libro per spiriti liberi  (1878), che suggella il suo testamento ai posteri, ma non si può tacere di altre opere famose/determinanti  e anche direttamente collegate  come La gaia scienza (1882), dove viene appunto annunciata la morte di Dio.  Siamo in quella che lui chiama LA FILOSOFIA DEL MATTINO.

In questa fase il filosofo è lo stesso folle che si fa carico di portare il peso della verità disvelata, quella che lo stesso Schopenhauer aveva intuito ma senza dichiararla   fin nella profondità. L’uomo folle è il filosofo-profeta-solitario, che per ora sa di essere solo ad avere compreso questo terribile lutto, questa terribile verità, cioè che le religioni ci hanno sempre mentito, ci hanno sempre illuso, ci hanno sempre ingannato e si sono prese gioco della nostra creduloneria…Ma poi arriverà il tempo in cui la grande massa dovrà da se stessa farsene carico, e allora potrà succedere di tutto, tra uomini mezzi uomini e non in grado di farsi ed essere loro stessi i superuomini che il mondo invece   richiederebbe.

Nietzsche parla di senso di vertigine e di smarrimento, quella stessa vertigine che era stata annunciata dallo stesso Kierkegaard, in un senso però opposto a quello nietzschiano.

Là la vertigine era dettata dal bisogno del salto necessario per passare dal nulla umano al tutto divino; qui la vertigine è dettata dal bisogno di guardare in faccia la realtà, da uomini atei e liberi, che hanno deciso di non  ricorrere mai più a nessuna forma di demistificazione, di idolatria, negando per sempre l’esistenza non solo di Dio ma anche di qualunque idolo a lui sostitutivo, come per esempio i nazionalismi, gli estetismi, i positivismi di qualunque genere, ogni forma di pensiero surrogativa  e non vera.

Insomma, no alle favole, no alle religioni, no al kantismo, no alla facile scienza, no ai pensieri unici e totalizzanti, e da qui si può dedurre come Nietzsche non sarebbe mai potuto essere un nazista.

Da approfondire a  questo punto  Così parlò Zarathustra (1883) e Aldilà del bene e del male. Preludio ad una filosofia dell’avvenire (1886). Se Dio è morto, ora rimane da costruire l’uomo nuovo, quello che lui chiama l’oltre uomo, cioè l’uomo liberato dopo la morte dell’uomo schiavizzato. Prende come simbolo la figura mitologica di questo Zarathustra, antico persiano seguace  dello zoroastrismo. Il libro si esprime per immagini, parabole, toni profetici, che dicono e non dicono, che nel dire lasciano intravedere più forme e interpretazioni, dentro una mescolanza di richiami profondissimi ed oscuri, talmente enigmatici da lasciare il lettore sconcertato e interrogante.

Di certo emerge la centralità del corpo su ogni altro principio, il corpo visto nella sua sostanzialità, essenza immodificabile e imperante, che porta dentro di sè il peso del passato, della tradizione, del tu devi, per lanciarsi verso il tu vuoi, e infine  il tu puoi divenire spirito libero.

E’ ovvio che questo tipo di umanità non è per tutti, parla ai capaci, a chi sa vedere i segni del cambiamento; il filosofo narra di una visione che ebbe nel 1881 durante una passeggiata in montagna, dove fu folgorato; questa visione gli parlava di eterno ritorno, gli faceva vedere una vita destinata a ripetersi all’infinito, con gli stessi dolori e le stesse gioie, ma questo ritorno all’idea di un tempo circolare di origine greca e non più lineare come quello agostiniano e di origine cristiana, è proprio la parte filosofica di Nietzsche che rimane ancora oscura, allo stesso giudizio di Sossio Giametta, il maggiore studioso vivente di Nietzsche.   In altre parole, l’uomo nuovo non deve cercare fuori di sè quello che può trovare solo in se stesso,  e deve gioire della vita nell’attimo stesso che la vive, senza preoccupazione della morte che è essa stessa  un eterno ritorno.

Nella parte finale della sua  filosofia o FILOSOFIA DEL TRAMONTO  si occuperà della genealogia della morale, contrapponendo la morale dei signori alla morale degli schiavi. No a questo falso sistema etico e sì a quella che lui chiama la  trasvalutazione dei valori.  Ecco definirsi la volontà di potenza, che è l’intima essenza dell’essere.  L’uomo nuovo e libero è un essere creativo, non soggetto al peso del passato, e nemmeno svincolato dalla lezione che il passato può avergli insegnato. E’ come lui stesso si definisce, il primo vero nichilista della storia. Nichilista nel senso che è rimasto orfano di valori assoluti, negatore di valori assoluti, e sostenitore del nulla, inteso come un vuoto da riempire e da costruire. Tanto più l’uomo si è illuso, tanto più l’uomo è rimasto deluso, provando un terribile senso di vuoto. Da questo può riemergere attraverso un atto di volontà, una volontà affermatrice che supera il rischio di rimanere passivi ed inermi. Il tempo del passato si redime attraverso un atto del presente, dell’attimo in corso, dell’adesso. Non più passato, non più futuro, ma l’adesso. Proprio come il divenire di Eraclito, che era un eterno presente, nel panta rei, nel tutto scorre, dove  tutto diviene nell’essere. “Occorre imprimere al divenire il carattere dell’essere, è questa la suprema volontà di potenza”. da Frammenti postumi 1885-1887

E’ anche vero che dentro la volontà di potenza risiede la volontà prima dell’uomo che è quella di sopprimere l’altro. Il più forte che vince e domina sul più debole. Nietzsche ammette la possibilità di una società che si accorda con delle leggi a difesa delle masse, ma vede questo come un segno di decadenza.  La volontà di potenza indomita non viene relegata dentro leggi alcune. Da qui l’effettiva visione di un mondo spezzato, diviso tra forti e deboli, necessariamente  antidemocratico.

La sorella farà uscire postumo l’ultimo libro “La volontà di potenza“, proprio il libro di dubbia interpretazione.

Dal 1889 inizierà il suo crollo psichico fino al 1900, data  della morte.

IL LEGAME CON LA SUA MALATTIA

I critici hanno molto scritto del rapporto tra Nietzsche e la sua malattia.  C’è chi l’ha vista come un elemento sostanzialmente negativo, che ha creato ostracismo nei suoi confronti.   Altri invece hanno voluto focalizzare il legame genio-follia.

E’ piuttosto vero che  entrambi eccedono in un estremo, che è quello di considerare solo gli  aspetti negativi che solo gli aspetti positivi.

Diciamo che la malattia ci restituisce un uomo con le sue fragilità, e quindi ce lo rende più umano e vicino a noi, aldilà delle sue radicalizzazioni, dei suoi toni accesi,  estremamente contorti e problematici. Di lui si dice “Manovrare con cura” e lui stesso si definiva  “Dinamite”

Tutta la grande letteratura è piena di artisti nevrotici e con patologie nervose, a partire dal Tasso, dal Foscolo, da Leopardi, dallo stesso Dante, se si vuole, per non parlare del De Cervantes, di Kafka, Dostoevskii, Pirandello, Saba, Svevo, Pasolini. Certo, forse la malattia del filosofo però fu qualcosa di più.

NIETZSCHE E IL NAZISMO

Alla domanda d’obbligo che ci chiede “Ma Nietzsche è stato o non è stato un filo nazista?” la critica deve rispondere doverosamente NO.

E’ senza  dubbio vero che il filosofo era antidemocratico, ma anche Platone lo era stato, come  Napoleone,  come  molti grandi della storia…Qualcuno ci ha voluto vedere addirittura una presenza fortemente  progressista e rivoluzionaria.

Il fatto che muoia prematuramente e non più in grado di intendere dopo una lunga lenta agonia che gli toglie prima l’uso delle gambe, e poi l’uso della parola, purtroppo ci consegna un’opera tronca, mozzata, priva della parola fine, priva di passaggi che rimangono incompleti ai posteri. E ancora oggi ma chissà ancora per quanto tempo, il pensiero  si dovrà  chiedere “Ma Nietzsche cosa voleva intendere con queste parole?”

IL METODO GENEALOGICO

Interessante per comprenderlo a 360°  sarebbe il suo scritto “Sull’utilità e il danno della storia nella vita”.  In questo testo riflette su come, per esempio, gli Stati Uniti americani, essendo un paese sostanzialmente giovane e privo di un lunghissimo retaggio storico come accaduto in Europa e nel mondo greco antico, siano assolutamente più portati degli europei ad essere popoli che guardano con dinamismo e grande slancio al futuro, sentendosi in questo chiamati ad essere dei costruttori del mondo in un senso pieno e storico del termine.

La stessa storia  viene  divisa tra STORIA MONUMENTALE, STORIA DELL’ANTIQUARIO E STORIA CRITICA. La prima è quella  che insegue dei modelli e corre il rischio di cadere nel FANATISMO. La seconda è  quella che si chiude nel PASSATO, mummificandosi, e rigettando il cambiamento. La terza è quella che guarda alla Storia  con REALISMO, senza tendere ad idealizzare,  però commette l’errore di pensare   che il passato può essere controllato, mentre invece  continua a  condizionarci, soprattutto se il PESO DELLA STORIA  è rilevante.

Per evitare questo rischio occorre utilizzare il METODO GENEALOGICO, ossia studiare la genealogia delle parole, dei concetti, delle credenze…

Spesso le parole nascondono il contrario di quello che sembrano, bisogna per questo sospettare del loro presunto significato. Da qui la cultura del sospetto che include MARX e FREUD.

Dentro questa ricerca della verità non c’è possibilità di arrivo, si è sempre in fieri, esattamente come diceva Eraclito.

LA CRITICA AL CRISTIANESIMO E ALLA METAFISICA TRADIZIONALE

La conseguenza di questo metodo è la critica feroce al Cristianesimo e alla Metafisica tradizionale. Oltre Umano e troppo umano, che prende le distanze dalle illusioni del tempo a lui contemporaneo, occorre ricordare  la Gaia scienza, vista come l’ancella liberatrice dal torpore dell’ignoranza.

Non è casuale la scelta della parola GAIA, e non è casuale la parola scienza, che si vuole  contrapporre alla fede, all’illudersi, all’ingannarsi. Il sapere è consapevolezza e dominio. Consapevolezza del limite, dominio della follia.

Da qui il mito della nascita  dell’uomo nuovo, dell’oltre uomo,  l’uomo FOLLE non perché Pazzo ma perché veggente e per questo destinato alla solitudine, al non venire compreso. Ritorna  il mito della lanterna che affonda fino a Diogene, senza essere dimenticata. Per non parlare del mito della caverna di platonica memoria, o del mito dell’uomo profetico in Ecce Homo…

È lui stesso quest’uomo folle che è arrivato troppo prematuramente.

Attaccando la cultura dominante e in atto Nietzsche lascia l’umanità priva di certezze, di porti sicuri, di facili e inutili illusioni. Tutto diviene relativo, precario, incerto, estremamente difficile, ma è  questa la verità di cui l’uomo deve prendere consapevolezza.