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Immagini che ritornano, immagini che camminano

Auguri a tutti…

Sul tema Uomo e Dio

Il legame Uomo Dio è un tema centrale nel mio pensiero.

Nessuno può dire cosa possa diventare un filosofo se non alla fine del suo percorso.

Nel mio caso la presenza della parola Dio è sostanziale nelle mie riflessioni, scelte, comportamenti e aspettative.

Tanto ho fiducia in ciò che comunemente abbiamo deciso di chiamare Dio, tanto sono scettica verso ciò che comunemente chiamiamo progresso e capacità umana di fare del Bene al proprio prossimo.

Tuttavia credo nello sviluppo della società, almeno possibile, dal momento che del domani non c’è nessuna certezza e tutto potrebbe accadere in un senso positivo.

Come dire, da qualche parte del mondo ci possono essere singoli uomini che stanno per fare qualcosa di straordinario, o semplicemente di fortuito, e questo potrebbe dire in qualunque momento l’ultima parola in merito l’andamento delle sorti.

Questo è reso possibile dall’essere libero di scegliere e di determinarsi.

E’ la presenza stessa di Dio che garantisce questa stessa libertà.

Nessun uomo o società per quanto organizzata  potrebbe avere in sè la possibilità  di controllare/determinare  per un tempo indefinito  la vita di milioni di esseri, che alla fine si autodeterminano, come atomi impazziti e fuori controllo, mentre sono semplicemente fatti per la libertà.

Certo non tutti nella stessa misura.  Ci sono gli individui di primo genere, di secondo genere, e così via. Uso la parola genere ma potremmo usare la parola natura, o categoria, o sostanza.

Tra questi diversi tipi di uomini, ci sono quelli che decidono di vivere senza Dio, quelli che decidono di vivere con la Chiesa, e quelli che decidono di vivere con Dio.

Distinguere tra la Chiesa e Dio è diventato importante.  Si entra in un dibattito delicatissimo  che non vuole diventare facilmente eversivo e distruttivo nei confronti di una Istituzione che se venisse a mancare lascerebbe a  molti  un grande vuoto, compreso me stessa.

La critica che viene fatta non è verso il ruolo storico che l’Istituzione religiosa  ha espresso nel corso dei secoli; la critica sta a monte, nell’avere nel tempo unito e persino identificato  Dio con l’Istituzione, che invece è solo la costruzione tutta politica di un modo di sentire/pensare legato alla religione e alla dimensione spirituale della vita.

Non è la Chiesa come Statuto politico ed economico che a me interessa. Quell’ analisi la lascio agli storici, ai politici, ai governi, ai movimenti civili…In questo momento è il filosofo che parla, e che si rivolge ontologicamente parlando alla parola/significato  Dio.

Quel Dio che è diventato risorsa preziosa  per richiamare la stessa Chiesa ai suoi doveri di rispetto dell’uomo e di rispetto di Dio. Penso a Lutero quando ha deciso di denunciare la corruzione dilagante nel Papato di Roma, penso a Giordano Bruno che viene messo al rogo solo perchè semplicemente  vorrebbe fare notare ai suoi superiori che la fede e la teologia  non si devono mescolare alle cose  meccaniche  del mondo. Penso a Galilei che si fa umiliare fino a diventare ceco e arrivando ad abiurare una teoria giusta e corretta, per quando perfettibile.

Penso agli anni bui dell’Inquisizione, che  ha condannato a morte molti innocenti colpevoli di essere persone qualunque e additate da meschini  individui privi di dignità. Penso alla Chiesa che si è sempre ancora preoccupata di conservare il suo potere, piuttosto che conquistare anime smarrite. E non dico altro.

I casi ricordati sono solo l’apice di un processo appunto storico che con Dio e con la sua ragion d’essere non hanno nulla a che fare.

Un collega mi ha donato un libro che si intitola Dove è Dio? , poi si è raccomandato che non lo mostrassi, quasi vergognandosene.  Il libro è fortemente politicizzato, ma  è la domanda che a me  conquista, in se stessa.

Se Dio fosse davanti a noi e si lasciasse intervistare, cosa risponderebbe di se stesso?

Da giovane pensavo che Dio fosse nell’aria, nella natura, nella vita che vive la sua danza misteriosa. Oggi so che Dio è nel cuore dell’uomo che decide di cercarlo, di volerlo, di conoscerlo, di scoprirlo, aldilà di ogni possibile muro od ostacolo.

Dio è una questione privata, ma nello stesso tempo è una questione corale, perchè Dio parla al singolo come al gruppo, alla moltitudine, meglio se moltitudini variegate e mescolate, dove le voci sono tante e diverse, ed hanno la possibilità di incrociarsi contaminandosi.

L’essere che conosce profondamente se stesso non ha paura di perdersi nelle mescolanze dei popoli. Certo, anche questo  è un problema da consegnare alla politica e alle sue priorità. Per mescolanza dei popoli intendo dire che come essere radicato nel mio credo interiore  non temo l’incontro con il diverso, che può avvenire in qualunque luogo e in qualunque tempo.

Chi sa chi è,  rimane sicuro in mezzo alle differenze, e pasce tranquillo nella propria dimora.

E’ chi non sa chi essere,  che teme la confusione che può portare solo altra confusione.

Non sto parlando alla politica, ripeto, la politica agisce mentre la filosofia comprende.

Se poi la politica che agisce ha alla base anche una filosofia che comprende ed unisce , tanto meglio.

Insomma, tornando alla domanda iniziale, Dio è l’Altro da me, è il mio generatore, espressione pura di pace e di vita, di una vita destinata alla morte cioè al trapasso, per ricongiungersi al suo principio vitale originario.

E’ il pensiero dei pensieri, è la luce delle luci, è la vita di tutte le vite, è la speranza di giustizia per tutti e per sempre, e certo non è un qualcuno che perdonerà i nostri peccati prima di morire, solo perchè qualcuno ci garantisce che così accadrà…

LE DANNATE

LE DANNATE è la storia di tre donne semplici che in terra di Sicilia  si oppongono alle leggi della mafia. Del resto è una storia molto conosciuta perché il suo scrittore è Massimo Giletti, il noto giornalista e conduttore di NON È L’ARENA, che a questa vicenda ha dedicato molte puntate, non esclusa una diretta televisiva dalla piazza di Mezzojuso,  il piccolo paese protagonista di questi eventi.

Irene, Ina e Marianna abbiamo imparato a conoscerle, chiedevano solo una vita normale nella loro meravigliosa terra baciata dal Mediterraneo,  ed invece si sono trovate contro la loro stessa volontà a coprire l’impegnativo ruolo di donne coraggio, che vanno contro un intero sistema omertoso, a difesa del loro stesso onore (passatemi la parola che ahimè non è più facilmente esprimibile), in difesa dei loro affetti più cari, a difesa, infine, della loro stessa sopravvivenza.

Prima di loro già il padre, il signor NAPOLI SALVATORE,  era stato oggetto di pressioni mafiose locali, quando era nata solo la prima figlia, ricevendo  accuse piene di infamia,  tutte  miranti all’esproprio  della TERRA agricola e di pascolo, per farne diventare prati destinati all’EOLICO,  il nuovo business emergente intorno a  cui ruotavano grandi FONDI EUROPEI,  molti piccioli, per intenderci, cosi tanti  da farci grandi affari….

Non è da escludere che proprio lo stress accumulato a combattere queste maldicenze terribili che lo dipingevano come un uomo di COSA NOSTRA, fu la causa prima di un suo malessere, quando un ictus gli scoppiò nella testa e all’ospedale i medici lo avevano dato per spacciato.

Forse i medici non conoscevano la sua voglia di vivere, che infatti gli fece superare la fase critica e tornare a casa dalla moglie e dalle sue tre FIGLIE fimmine,  visto  che il destino non gli aveva concesso un figlio masculo.

Rimane malconcio, con mezza parte paralizzata, e sopra una sedia a rotelle, ma con il cervello ancora funzionante, tanto che era ancora lui che in casa diceva  CON RAGIONE  alla sua tribù di donne quello che andava fatto e come lo si doveva fare.

Fino a che Totò ( come era chiamato da tutti) non ce la fa più , e allora sì, comincia il vero calvario per Marianna, Irene e Ina.

Alla mafia locale con a capo  quel Simone La Barbera figlio del boss Nicola La Barbera che dopo il carcere se n’era tornato al paese ossequiato più di prima, doveva sembrare cosa facile avere ragione su tre buttane (termine registrato dalle intercettazioni telefoniche…) ed una madre anziana, che tutto avrebbe voluto, tranne che mettersi nei guai.

E è altrettanto evidente che nemmeno loro   sapevano con chi avrebbero avuto a che fare,  e forse nemmeno le misere  tre donne avrebbero mai immaginato di possedere tanta forza di resistenza.

IL PUNTO era che cedere avrebbe significato dare ragione ai prepotenti, al Paese che da sempre rideva di loro, a chi  aveva già operato malvagiamente contro il padre, portandolo nella tomba,  e poi con quale forza si sarebbero potute guardare allo specchio, la sera?

Il capo mandamento di Mezzojuso, uomo di fiducia di  Binnu Provenzano, in quel fazzoletto di Sicilia confinante con Corleone, terra di Totò Riina, e dell’ancora oggi imprendibile  Matteo Messina Denaro,  dietro la sua facciata di uomo per bene e sempre disponibile,  ha cercato in tutti i modi di piegare  le sue vittime; prima con le buone, poi con le minacce, poi con i fatti, e dopo il fatto di averle prese a sassate (non lui, ma i suoi bravacci),  suggerisce alle donne spaventate di cedere, di fare quello che  veniva chiesto loro di fare, cioè vendere e andare a fare altro….facendole  portare  dal boss e sconsigliandole di andare dai CARABINIERI.

Insomma, chi vuol conoscere per filo   e per segno questa vicenda di piccola mafiosità locale che intreccia  i grandi piani della mafia siciliana,può andare a leggersi il libro, che si divora   in un batti baleno e che fa capire bene le cose.

Quello che a me qui preme di raccontare,  è come si possa DIRE DI NO   a chi ci vuole imporre la sua volontà violenta, e ci ricopre di  minacce, di sabotaggi al lavoro, in modo da ridurci sul lastrico e volerci fare passare per degli  squilibrati, se non peggio, noi stessi dei malavitosi.

La tessitura del ragno che ci vuole portare nella sua trappola é ben congeniata, tanto ben congeniata che  solo un ingenuo non sprovveduto,  o un semplice, appunto, può resistere alla legittima fatica e alla legittima paura di non farcela.

Ed ecco che Ina, Irene e Marianna fanno la sola cosa che avrebbero potuto fare, ossia andare finalmente  al comando dell’ARMA di Mezzojuso  a denunciare tutto, e poi tornarci l’indomani, e il mese dopo, e ancora il mese del mese successivo, e così per anni, senza mollare, mettendo nero su bianco testimonianze, fatti, episodi, fotografie, timori, sfoghi di rabbia e tante lacrime, sante lacrime di donne che solo piangendo riescono a tirare fuori il meglio di loro stesse.

Ecco che da un fatto di soprusi e di minacce più o meno mascherate (ma neanche troppo), ne esce fuori  un procedimento di indagine, e dopo il primo ancora non  sufficiente, ne segue un secondo, questo assai più ricco di dettagli, tali da riuscire a mandare dritto dritto i colpevoli nelle patrie galere.

Purtroppo a questa storia di mafia dei pascoli manca assolutamente la parola fine. In paese c’è chi giura che non finirà così,  che le DANNATE (così come sono state battezzate le tre donne) avranno quel che loro spetta, che non si deve spezzare la regola dell’omertà,  che non si può mettere un intero paese alla berlina del giudizio del mondo, accussi  , per un capriccio, per guadagnarne fama,  per ottenere i  privilegi delle vittime di mafia…che furbe sono ste Napoli, altro che miserrime.

Massimo Giletti conosce bene come vanno queste cose, meglio di me senza dubbio, ed anche lui ha ricevuto minacce, offese, insulti, con lo scopo di farlo desistere, o  con lo scopo di esternare la rabbia che non si vuole e non si riesce a controllare, magari per ottenerne qualche beneficio in cambio….

Giletti se ne è altamente fregato, ha tirato dritto, ignorato il fango che gli tiravano addosso, esattamente come avevano fatto per oltre dieci anni le tre sorelle, che si sono viste giorno dopo giorno private del loro raccolto, delle loro entrate, del loro amatissimo cane Beethoven, fatto trovare scuoiato sotto altre carcasse putride..e private della loro vita normale, che solo quella  chiedevano di vivere.

Povero quel Paese che ha bisogno di eroi per trovare se stesso, ma ancor più povero quel Paese  che non sa fermarsi, interrogarsi e in qualche  modo ravvedersi e  capire.

In quanto alle sorelle Napoli, non  ci pensano proprio a mollare proprio adesso che la giustizia così lenta e  complessa  è riuscita a mettersi in moto.

Irene confessa di volersi laureare in sassofono, Marianna vuole aprire un ricovero per gatti e cani randagi, Ina vuole diplomarsi geometra, come il babbo. E poi chissà, sarebbe fantastico progettare un agriturismo nella valle di Guddemi.

Questo è stato il primo libro scritto da Giletti, che di storie non ne aveva mai scritte prima, visto che lui le notizie di norma le racconta in diretta, per tv, andando per archivi e per gente di strada. Ci spiega alla chiusa del racconto che  ha avuto il bisogno, questa volta, di farne una storia, forse perché è dopotutto un sentimentale; forse perché si è sentito di dovere fare di tutto per proteggere qùeste tre persone abbandonate a loro stesse  e simbolo di una condizione femminile ancora troppo spesso dimenticata e vittima di violenza;  forse perchè la mafia si combatte anche così, mettendo nero su bianco nomi, cognomi, fatti, impressioni, date e luoghi per bocca di gente come potremmo essere noi, gente normale.

Loro, le tre ragazze, non si sono fatte mettere i piedi in testa, hanno reagito, tenuto a freno un sistema terribile che difficilmente si piega; hanno fortunatamente  potuto contare su un bravo comandante, PIETRO SAVIANO, che nonostante la giovane età ha dimostrato d’avere fiuto e tenacia quanto basta, per andare Fino in fondo.

Sì, anche Massimo lo  dice, per queste sorelle che sono state fortunate, tanta altra brava gente rimane nell’ombra, e come le Napoli si trova a lottare da sola e senza sostegno situazioni pesantissime. loro CI parlano a nome di tutti.

Tutto comincia con un qualcosa che ci cresce dentro lo  stomaco, un qualcosa   che se non dovessimo  decidere di fare, sentiremmo di non potere più avere voglia di vivere.

E così lo si fa .

Marx

È  uno dei tre autori detti del SOSPETTO, oltre Freud e Nietzsche.

Filosofo  contemporaneo, unisce la filosofia a  considerazioni politiche, economiche, sociologiche e antropologiche.

La sua tesi di laurea indagava  sulla differenza tra DEMOCRITO ed EPICURO.

Essendo non credente (ma soprattutto per le sue idee dichiaratamente rivoluzionarie, antisistema, sovversive e antiideologiche),  rimane precluso alla carriera accademica, e si dedica al giornalismo. Già sulla Questione ebraica Marx entra in polemica con lo establishment per la sua teoria dell’emancipazione degli ebrei, che non solo si devono emancipare dalla religione, ma anche dalla ordinaria idea di Stato, dalla politica di stato e da una condizione umana non libera. Così come gli ebrei si devono emancipare, l’uomo stesso è chiamato a  questa emancipazione.

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