Foucault

Foucault  nasce nel 1926  e muore nel 1984. Un filosofo dell’altro ieri,  della scorsa settimana, potremmo dire, che ci parla di tutte le patologie di cui è afflitta la nostra modernità.  Passa alla  storia per il suo Coraggio di dire la verità (che paradossalmente  lui non  ritenne di potere esercitare   fino in fondo)  e  perchè incarna una sinistra dissidente, dove si dichiara  che ciascuno  è l’avversario  di qualcun’altro,  che in ogni individuo agisce la bramosia del potere, un potere che viene esercitato in tutte le sue forme e in tutti i suoi gradi,  affermazione che gli costerà qualche critica  per la sua  radicalizzazione. La  premessa  del filosofo (che è anche psicologo)  è quella strutturale, dove distingue la macrostruttura dalla microstruttura.  Dentro  la struttura che tutto contiene ogni singolo è ora dominatore e ora  dominato.  La stessa civiltà/società poggia sull’organizzazione del potere, come accade nella scuola, negli ospedali, nelle carceri, nello stesso Parlamento, nelle fabbriche ecc…

Senza il potere non ci sarebbe il controllo e senza il controllo ci sarebbe il caos. Da questa macrostruttura deriva tutto, il sapere buono come il sapere cattivo, la volontà di potenza positiva come lavolontà di potenza negativa.  Fatta questa introduzione sociologica e politica, oltre che storica,  Foucault  passa ad analizzare la soggettività e la diversità di ognuno, che è se stesso nel modo di pensare ed anche nell’orientamento sessuale. Foucault è un omosessuale (non dichiarato)  e non può trascurare o tacere un argomento che  evidentemente lo tocca da vicino. Parla molto anche della follia, che non è solo devianza ma anche potenzialità ed opportunità per il singolo: alla devianza si può opporre la resistenza e questo concetto del Resistere diventerà centrale nel suo pensiero.

Fino ad arrivare  alla svolta etica  dove si riflette sulla genealogia del soggetto morale, riprendendo Socrate e il concetto dell’avere cura di sè.  Così come Nietzsche aveva focalizzato il  tema della morte di Dio, Foucault  focalizza il tema della morte dell’uomo che ha rinunciato ad avere cura di sè buttandosi nella massa in maniera indeterminata. Studia l’uso del potere da parte delle massime Istituzioni che sono la Chiesa e lo Stato, entra a far parte del Partito comunista ma ci rimane  solo due anni,  quando  per le sue posizioni originali e fuori dagli schemi si crea molte avversità all’interno della stessa sinistra che lui in parte rappresenta. Si scontra con Sartre che rappresenta il volto pulito del partito, quello che non ha niente da nascondere e da rimproverarsi.

Studia la genealogia (che lui ribattezzerà in Archeologia)  del sapere dicendo che il sapere nasce dal sapere, da  se stesso, in un moto trasformativo continuo e inarrestabile. Questo sapere si manifesta attraverso il linguaggio che è un gioco linguistico alla Wittgenstein, dove le regole possono venire cambiate, interrotte, sospese, ma mai cancellate. Il compito del filosofo non è quello di dire cosa fare, chi essere, come essere, ma è quello di guidare il singolo a essere se stesso, nel suo bisogno di resistere al potere che lo vuole uniformare. Questo accade sempre, nel quotidiano, nella famiglia come sul lavoro, in chiesa come nel partito, nella vita intima come nel tempo libero. Si parla di filosofia giornalistica,  di ontologia dell’attualità,  di vocazione  filosofica, di interpellanza del reale,  di centralità dell’immanenza, cioè del sapere leggere il dato reale che sta accadendo sotto i nostri occhi, sotto il nostro naso.

Nella storia tutto iniza e finisce, ma è anche  vero che nulla sparisce del tutto, che qualcosa sopravvive del vecchio nel nuovo, resiste alla morte continuando  nel futuro,  magari dopo essersi trasformato. Il filosofo distingue un potere  pulito da  un potere sporco; quello pulito si occupa dell’anima/spirito   e quello sporco si occupa solo della materia.  La democrazia rappresentativa è in profonda crisi, il cittadino non crede più nel partito, nello Stato, ed il  neoliberalismo soffia un vento che suggerisce di diventare imprenditore di noi stessi.  Questo vento urla: Prenditi la tua libertà, fa quello che ti interessa,  impara a decentrare se occorre.  In questo modo Foucault si auspica un radicale cambiamento degli assetti politici organizzativi, come dire,  una rivoluzione interna alle strutture organizzative, interiore, innovativa, capace di buttare via il vecchio e di guardare al futuro, senza rimpianti e senza ingiustificati timori.

L’originalità di Foucault, per un esponente della sinistra libera,   è che si dichiara contrario alla psicanalisi, la quale non può dirci chi siamo e come dovremmo essere,sentire, fare…Alla figura dello psicanalista Foucault contrappone la figura del confidente, come dire, la vecchia figura rassicurante del Pastore presa dal retaggio cristiano,  però reinventata in chiave moderna.  Per tutta la vita si rifiuta di fare coming out, tenendo nel privato la sua identità sessuale,  come se fosse un tabù o comunque  un  dato della sua vita  propria e non dicibile.  Non per banale  mancanza di coraggio,  ma  per mancanza di convinzione;  forse perchè i tempi allora non erano ancora maturi per uscire allo scoperto come poi  qualche decennio dopo accadrà di poter fare.

Da qui la sua ossessione di sentirsi controllato, libero ma controllato,  libero ma condizionato. Ossessione che lo porterà a tentativi di  suicidio, fortunatamente non riusciti.   Da qui il rilancio deciso del suo volere sentirsi  imprenditore di se stesso, in barba alla ideologia dominante, contro un potere  oppressivo  che alla fine  non rinuncia mai ad avere l’ultima parola, ma anche noi abbiamo la facoltà di non  abbassare mai fino alla fine, la testa.

Tra le sue opere troviamo  Storia della follia nell’età classica,  Nascita della clinica, Le parole e le cose, L’archeologia del sapere, Sorvegliare e punire, Storia della sessualità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nietzsche

Nietzsche  nasce nel 1844 e muore nel 1900. Muore ma continua a vivere tra noi al pari di Socrate e Gesù. Filosofo controverso, prima disprezzato ed isolato, poi rincorso e celebrato; prima accusato d’essere stato l’ispiratore del nazismo, poi  recuperato come espressione stessa del ‘900, il secolo della tragedia assoluta, dell’uomo contro l’uomo e della morte di Dio.

Compie degli studi classici e filologici,  ama il mondo greco antico dove vi scopre bellezza, armonia, voglia di vivere, ed assume le due figure mitologiche   di Apollo e Dioniso  come i segni tangibili della complessità umana, in parte tendente al razionale, al controllato, al perfettibile,  e in parte tendente all’impulsività, alla creatività e alla ribellione; queste due forze si uniscono e da qui nasce la tragedia della vita, il vivere tragicamente ma proprio per questo  splendidamente.

La vita è fatta di scontri, lotte, disarmonie, desideri o idee insopprimibili per i quali  si deve essere pronti a tutto; l’uomo eletto   non può lasciarsi spegnere dentro convenzioni, modi di fare e  di dire, modi di pensare; deve essere se stesso, deve rivendicare con determinazione il suo posto ed il suo ruolo di Uomo nuovo, di Uomo Profeta.

Il tono di Nietzsche è provocatorio, critico nei confronti della filosofia dominante, del suo essere così bellamente accademica, bellamente composta, bellamente rigorista e  pretestuosa della propria infallibilità.  Il nemico primo della filosofia vera è   stato Socrate, responsabile  di avere voluto uccidere la tragedia, l’essere tragico/dannato/maledetto della vita che non è razionalità, che non è fare la cosa giusta, che non è rincorrere   una  verità  che non può essere colta. Almeno questa è la lettura a mio avviso distorta che fa il filosofo di Socrate.  L’unico personaggio della storia che Nietzsche riconosce eroico e degno di nota  è Gesù stesso,  che però non è stato compreso, che però ha dovuto consegnarsi alla morte, che però  è stato ipocritamente  immortalato dal cristianesimo che  per primo lo ha tradito andando a costruire una Chiesa che è tutto tranne che l’immagine stessa del Cristo in croce.

Forse Nietzsche ce l’ha tanto con Socrate proprio perchè di tutti i pensatori  a lui precedenti è stato l’unico che avrebbe saputo   tenergli testa, l’unico che  davanti alle sue provocazioni non si sarebbe scomposto  minimamente ma  avrebbe  iintrapreso  con  competenza   un dialogo  con il suo interlocutore, e chissà quale meraviglia  sarebbe potuta scaturire dal loro parlarsi,  al di là delle  disarmonie  e  indubbie   incompatibilità.

Nietzsche è come un bambino che davanti al re nudo grida al mondo  incartapecorito che il re non ha le mutande, che il re è senza vestiti, e non c’è verso di farlo tacere questo bambino che rappresenta la voce della verità e dell’innocenza, e quella degli altri la voce della menzogna e della malvagità.

Il filosofo si fa l’annunciatore rimasto inascoltato ( o  frainteso)  di un messaggio  scomodo, terribile, inquietante, che nessuno coglie nella sua lucidità, perchè è anticipatore di situazioni ancora a divenire, ancora in metamorfosi, ancora in preparazione e che nessuna mente sana avrebbe saputo/potuto  prevedere.  Nietzsche è se stesso fino in fondo oltre la sua stessa volontà e consapevolezza; come dire,  prigioniero del suo destino ma  artefice libero  del suo pensiero, di cui si assume fino in fondo la propria responsabilità.

Personaggio fuori dagli schemi, in ogni senso; solitario, battagliero, estremo, folle, inquieto, e nello stesso tempo ferreamente  irremovibile.  Verso la fine della sua vita folle lo divenne per davvero, della sua malattia nervosa si è potuto sapere poco  o quasi niente (forse una malattia genetica  ereditata),  si sa solo che sopraggiunge la figura della sorella  che lo assiste e che  si impadronirà/occuperà  dei suoi  ultimi scritti, di cui curerà la  pubblicazione post mortem. Ecco che  occorre discernere di queste ultime pubblicazioni  quanto fosse farina del sacco di Nietzsche e non piuttosto farina del sacco della sorella, che ne  diresse indubbiamente   gli orientamenti.

Il mondo politico e storico  ha voluto vedere in Nietzsche ora  un teorico  del superuomo di destra, ora  un teorico dell’oltre uomo di sinistra.  Il suo pensiero annunciatore di tragedia  si è consegnato come un libro aperto che andava continuato nella sua  scrittura,  e così il suo messaggio è continuato dopo di lui, oltre le sue stesse intenzioni, attraverso il suo concetto di Volontà di potenza e di Eterno ritorno.

Il maggiore studioso vivente  di Nietzsche,  Sossio Giametta,  sostiene che l’unico abbaglio del filosofo è stata la teoria dell’eterno ritorno.  Nietzsche non sa a quale santo votarsi, dopo avere  tolto di scena Socrate che detestava con tutto se stesso, e lo stesso Gesù, che a suo vedere si era autoeliminato,  rivelando   una ben palese verità: se vuoi avere la meglio in questo mondo, che è l’unico che ci viene dato, non ci si può fare degli agnelli, che saranno sbranati dai lupi, ma ci si deve fare dei giganti arditi e  desiderosi  di vincere.  Al   grido “Uomo sii te stesso”  e ancora “Ecce homo”,  ecco l’uomo nella sua nudità, nella sua essenza e potenzialità.

Chi   vive con la   paura morirà nella paura; chi vive nel coraggio morirà con coraggio. Ma perchè allora l’eterno ritorno? Eterno ritorno significa appunto avere vissuto invano, avere vissuto per tornare  al punto di partenza, non avere davanti a se una prospettiva e una via di fuga,  ma appunto l’incubo/condanna    di  retrocedere o rimanere sempre nella  stessa  condizione  anzichè potere spiccare il volo….

Fondamentali   le sue varie opere (oltre Ecce Homo già citata), dalla Gaia scienza a  Così parlò Zarathustra,  dalla Nascita della tragedia  a Considerazioni inattuali, nei cui saggi il filosofo si occupa soprattutto  della realtà del suo Paese e di quello che stava accadendo in Europa e sarebbe  minacciosamente   accaduto di lì a poco.

La nazificazione del pensiero niciano  è stato un passaggio  storico ad opera della estrema destra; siamo davanti a un pensatore antidemocratico, aristocratico, elitario, che incoraggia la forza e  l’ardimento, i sentimenti di lotta e conquista di una minoranza sopra la massa che è tale perchè lei stessa chiede d’essere guidata. Ma inneggiare ad Hitler  non era certo l’intenzione di Nietzsche. E poi il filosofo è dichiaratamente  filosemita e non antisemita.  Apprezza e riconosce al popolo ebraico  il   suo essere un popolo speciale e illuminato/predestinato.   Il filosofo in verità   pensava ad un Uomo Superiore Moralmente,  che sapesse ricorrere alla forza per imporsi in un mondo che i Gesù li manda in croce per  impotenza  e i Socrate li manda a morte  per difetto di calcolo.

Insomma, mai Nietzsche avrebbe   voluto  preannunciare il nazismo, che del resto sarebbe capitato anche senza di lui; è stato il nazismo  a  trovare nel filosofo  un  qualcosa   che ha voluto  indossare  a proprio  uso e consumo,  finendo per  creare   non l’Uomo Nuovo che il filosofo si attendeva,  ma  l’uomo macchina, l’uomo svuotato totalmente di umanità, l’uomo Gerarca, l’uomo carnefice e programmato   che guarda al mondo come a un recinto  abitato da due generi di esseri viventi:  quelli con l’anima degni di vivere, e quelli senza anima degni di morire, perchè riducibili a cose. Il nazismo si è inventato  il delitto non delitto,  l’annullamento delle coscienze,  lo svuotamento  del sentimento  umano  universale, la banalità del male (Hannah Arendt),  la  derisione  del dolore  che viene dichiarato  irrilevante.   Semplicemente. L’orrore  della destra nazista è stato questo. In quanto all’orrore della sinistra stalinista e non solo,  è qualcosa di simile/dissimile    che però  il mondo occidentale non ha avuto modo di vivere direttamente, quindi non ne ha inglobato  i germi e gli stessi anticorpi. Ecco perchè in Europa si è convintamente od obbligatoriamente  tutti antinazisti (e di pari passo antifascisti) ma affatto convintamente ed obbligatoriamente    antistalinisti o antisinistraestrema. Si crede che il comunismo si è fatto fuori da sè ma invece ha solo spostato le sue mire da un campo statalista/esteriore/ideologico    verso un campo psicologico/interiore/burocratico.

Ne deriva    la rabbia dell’estrema destra che si trova discriminata  in ogni suo fugace  tentativo di riaffermarsi e di dire al mondo  “Io esisto e continuo ad esistere” , ma lo stesso non accade con l’estrema sinistra  che  rimane libera di manifestarsi  senza che nessuno se ne abbia ad accorgere o a potersi legittimamente   lamentare. Come accade alla sinistra di non venire più percepita come tale ma lei stessa  parte integrante del sistema obsoleto. E poi  l’uomo che stiamo imponendo nell’educazione  generalizzata  è quello  materialista, scientista, razionalista, tecnologico  e agglomerato. L’uomo messo nel gruppo e  omologato, uniformato, controllabile, sovrastrutturato,  decostruibile.

Agli occhi dell’occidente  la sinistra estrema e totalitaria deve ancora gettare  la sua maschera. E forse non la getterà mai,  perchè si è defilata  da se stessa  diventando lei stessa  capitalistica, indossando lei stessa una bella apparenza di facciata  e  mettendo una copertina  nuova  sopra l’altra ancora più sibillamente. Quello che non è stato possibile ad opera del nazismo  messo  drasticamente alla berlina  per merito  dello stesso  suo agire  storico,  è stato reso possibile  a quella  sinistra  “democratica” che in Europa ovest non  ha mai  esercitato la sua faccia cattiva,  vera,  pericolosa.  Da questa situazione sclerotica,   sono nate    filosofie  sempre più   criptate,  dominanti e   distaccate  dal sentimento del buon senso o senso comune.   Dentro esse e tra di esse   rimane vivo ed imperioso   il bisogno di  un pensiero capace di fare Rinascere l’Uomo Nuovo  e non  cammuffato.   O  forse a questo punto occorre dire  Nascere per la prima volta. Da qui l’attualità di Nietzsche che continua a vivere tra noi come  una  miccia   pronta   a tornare  accesa.  O a ricordarci  da dove  veniamo. Oltre il suo nikilismo  che non è di Nietzsche  ma dell’uomo rimasto vecchio, corrotto, vuoto.

Sono tematiche complesse  che richiederanno riprese, rivalutazioni, riconsiderazioni e ampliamenti.  Mi si voglia quindi intendere  in un senso  dialettico  e  affatto  definitivo.

Per  fortuna   le pagine di filosofia sono solo un aggancio da cui potere partire per personali e successivi  approfondimenti.

 

Weber

Max  Weber  nasce nel  1864 e muore nel 1920. Si occupa di filosofia, diritto, sociologia e politica.  La sua filosofia  studia in primis    il legame esistente tra il cristianesimo ed il capitalismo. Osserva che mentre nel cristianesimo medioevale occidentale  l’occuparsi di economia e del maneggio  del denaro   era considerata una pratica disdicevole (tanto da lasciarla  agli ebrei  ritenuti   propensi a farlo senza timore), nello stesso periodo ma in terra di Pensilvenia  l’avere una vita economica florida era ritenuto una specie di consenso divino sull’operato umano.

Si chiede il perchè di questa differenziazione, e trova la risposta nella stessa religione che in occidente era legata alla Controriforma o Riforma della Chiesa che dir si voglia, mentre in oriente  si era legata al luteranesimo prima ma soprattutto al calvinismo dopo. La teoria di Calvino seguiva il concetto di predestinazione,  e il diventare un ricco capitalista significava visibilmente essere predestinato e favorito/eletto   da Dio stesso.

Mentre per Lutero Dio è in funzione dell’uomo, e quindi Lutero non perde l’importante dimensione spirituale ed ascetica,  per Calvino è  l’uomo che è in funzione di Dio,  quindi   è l’uomo stesso che si può salvare mettendosi all’opera e  dimostrando  di essere capace  e meritevole.  Si parla dello spirito del capitalismo che è quello di elevarsi metodicamente e   sistematicamente.  Questo spirito trova  un particolare sviluppo  negli Stati Uniti d’America, nelle comunità  calviniste là insediatesi.    Purtroppo con il tempo questo spirito  presunto religioso  annesso all’agire  economico scompare, e vi rimane solo il mero utilitarismo  che già abbiamo in parte osservato.

 

 

Feuerbach

Feurbach nasce nel 1804 e muore nel 1872. Per generalizzazione si può considerare l”800  l’inizio della filosofia contemporanea, così come con il 1500 per generalizzazione si fa iniziare la filosofia  moderna.

Sempre tenendo conto di come sia riduttivo e poco legittimato tracciare degli scomparti rigidi per natura, che alla fine  reclamano di intrecciarsi in continuazione.

Premessa questa osservazione banale,  si può definire Feuerbach il filosofo che ebbe la presunzione di criticare Hegel, dicendo che non avesse fatto altro che mettere la filosofia al posto della teologia, e di  far fare alla metafisica filosofica  quello che il dogmatismo  religioso aveva fatto del pensiero umano.

Per intenderci, Hegel sostiene che il Pensiero è l’Essere. Feuerbach sostiene che l’Essere è il pensiero. L’Essere diventa il soggetto, e l’unico essere esistente al mondo è l’uomo stesso. Dio non è che un essere inventato dall’uomo, vuoi per paura, vuoi per calcolo, mentre di certo l’uomo è Essere a se stesso.  E’ l’uomo il Dio di se stesso.  Da questa geniale intuizione deriverà Nietzsche, e da Nietzsche deriverà il concetto di morte di Dio.

Ma torniamo a Feuerbach. L’errore del cristianesimo inteso come la religione più evoluta in assoluto è stato di avere fatto fare a Dio quello che solo l’uomo può fare di se stesso, o meglio,  quello che nemmeno  l’uomo  saggio  farebbe a se stesso, alienando così la natura stessa umana che da protagonista ed assoluta si è ritrovata asservita a despodestata. Occorre rimettere l’Uomo al suo posto. Tutto l’amore di cui l’uomo è capace è quello che può mettere l’uno al servizio dell’altro, è quello che può accadere tra due esseri umani, di pari grado, di pari dignità, di pari potenza.

Il Dio estraneo della religione ha finito per indebolire l’uomo stesso, per condannarlo, per  sminuirlo, per impoverirlo. Ma è l’uomo che permette/crea  Dio e non Dio che permette/crea  l’uomo.

La sua opera L’essenza del cristianesimo diventa un Manifesto della sinistra post hegeliana.

Mettendo il soggetto con tutte le sue pulsioni, sensazioni e volontà alla base della conoscenza stessa,  viene smantellato l’impianto  intellettualistico e gerarchico  che Hegel  si era orgogliosamente  preoccupato di costruire.

Insomma, tornano a riaprirsi infinite porte  che sembravano  essere state chiuse.