Crepi il lupo

 

In bocca al lupo ragazzi, e Crepi,   in culo alla balena…

Sono con voi nello spirito,  anche se non  in presenza.

Fatevi valere   :-)))

 

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Dewey e lo strumentalismo

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La scuola non serve a nulla

Spettacolo teatrale presso  il Teatro della Cooperativa …

esilarante e kafkiano

lo spettacolo partecipa al bando   Rifugio d’artista 2016

Goldoni

goldoni goldoni

Piccolo, medio, grande…grande, medio, piccolo.

L’insegnamento è una occasione che viene data al maestro/insegnante  di far vedere qualcosa ai suoi alunni/studenti.  Dovrebbe essere anche un dovere, un piacere, un fare creativo.

Che lo diventi  dipende da tanti fattori che si devono trovare messi sul campo; per esempio,  i bambini con la voglia di imparare, i maestri con la voglia di insegnare, delle classi accoglienti dove non manca il necessario per lavorare bene, delle famiglie attente che si interessano di quello che al loro bambino necessita o accade, tante idee da mettere in pratica, senza cadere nello scontato, nel troppo banale, nel fare meccanico e privo di entusiasmo.

Il bambino/ragazzo  se ne accorge se gli proponi una lezione piatta e priva di entusiasmo.

E  quando la lezione convince perchè   conquista, allora tutto diventa chiaro; diventa chiaro il perchè bisogna farlo, il come lo stiamo facendo, il perchè tutti devono partecipare e fare la loro parte.

E’ pacifico; ci saranno giorni in cui ci si potrà sentire più in forma, ed altri un pò giù di tono…

Ci saranno i tempi dove si darà tantissimo e i tempi dove si darà poco o di meno.

Siamo umani, siamo oscillanti, variabili, mobili, in continuo cambiamento…a volte persino imprevedibili.

Intanto il maestro riflessivo annota nella sua memoria, osserva, impara a conoscere i suoi rampolli,  alcuni vivaci e iperattivi, loquaci fin troppo o troppo silenziosi, tendenti alla maleducazione o al rispetto dell’adulto come del compagno.

Il maestro  rimprovera e riprende i gesti che non vanno bene,  il parlarsi uno sopra l’altro, l’offendersi  per delle stupidaggini, il litigare per delle rivalità, il parlare a sproloquio,  il formarsi dei gruppetti  che tendono a ignorare o distruggere  il gruppo classe.

Svolge in altre parole una funzione educativa, oltre che  formativa;  anche se la vera e propria educazione la dà la famiglia, ne è responsabile diretta la famiglia.

L’ arma di convincimento primo  del maestro  è la parola, il dialogo; poi  il richiamo verbale; poi la minaccia del richiamo genitoriale (che funziona sì e funziona no…dipende); poi quello burocratico, se  quelli  precedenti non fossero stati  sufficienti.

Nella scuola primaria è tutto così elementare,  ma spesso questa parola viene equivocata come  riduttiva della dignità dell’alunno  primario. Spesso accade che ci si dimentica d’essere gli  adulti e ci si trasforma in  guardiani di minori con la sola fobia  di non trovarsi richiamati a dovere rispondere di mancanze.

(del tipo:  non lo mando in cortile  perchè potrebbe comportarsi male, oppure non faccio una certa attività perchè potrebbe non essere capita dai genitori, oppure  riduco il tempo del gioco libero al minimo così che riduco  il rischio di avere infortuni…)

Nei primi anni di scuola   si tende troppo a giustificare/colpevolizzare  i comportamenti scorretti, siano essi  reali o solo possibili,   quando invece è proprio il grado di  scuola che dovrebbe con più possibilità di successo  presentare gli strumenti della tolleranza  e dello scambio culturale,  che non sono da scambiarsi per  concessionismo  e per categorico   proibizionismo. Spesso l’errore che si commette è che si è più propensi a pensare sui  piccoli  che sono piccoli, appunto, cioè incapaci ( anzichè pensare che vanno responsabilizzati).  Incapaci di avere un giudizio proprio, un  proprio gusto, una propria  elementare  capacità  osservativa e di sintesi.

E  quindi li si guida in tutto, nel dire loro sempre “fai così, fai cosà…” facendo passare il concetto   che se fanno diversamente sbagliano, e non vanno bene,  obbligandoli ad uniformarsi. Spegnendo i  soli naturali dentro di loro.

In questo primo livello scolastico  i  bambini non sono ancora a rischio di violenza psico-fisica,  non in linea di massima,  non in situazioni  normali;  anche in questo   il controllo degli adulti è talmente alto  che  tutto viene  bloccato sul nascere, o quasi.

A volte proprio dove il controllo sarebbe auspicabile, proprio in quel caso viene a mancare, nessuno diventa capace di cogliere dei segnali preziosi.

Il fatto è che  accanto al controllo ci deve essere anche  la ricchezza e profondità dei saperi, essi stessi già perfetti e semplici nella loro stupenda complessità. E accanto alla capacità di cogliere dei segnali,  ci deve essere il tempismo, la capacità  di agire e fare le scelte necessarie.

Si comprende come  un maestro elementare non  può significare   affatto banale, limitato, inferiore, infantile, … ed è giustissimo che la formazione sia stata allungata al percorso universitario.

Certo  che la scuola  di prima formazione   non può limitarsi a pensare in maniera minimale, solo perchè dirige il suo contenuto ai bambini  nei primi passi.

Questi primi passi,  se ricolmi  di prospettive come è doveroso che  siano, sono le pietre su cui verranno costruite cattedrali.

Deve passare il principio che tutto può essere portato a un bambino piccolo, pur con le giuste parole e con i giusti tempi.

Si deve passare dalla classe docente che è chiamata a non fare, a non esporsi, a non essere creativa,  alla classe docente che è chiamata a fare con competenza e serenità di giudizio.

L’ iper controllo fine a se stesso   in parte  impedisce ai bambini di evolversi, li tiene come compressi, e questo tappo schiacciato e blindato esploderà inevitabilmente   nella scuola successiva.

I  problemi veri iniziano dopo, con la scuola media di primo grado, ed emergono violenti con la scuola secondaria superiore.

Se da un insegnante di scuola primaria ci si aspetta comprensione, accoglienza, massima disponibilità e collaborazione (ma io direi piuttosto anche  svendita del proprio compito) con un insegnante di scuola media si comincia  a parlare con insistenza  del rispetto delle regole e del rispetto degli altri.

Alla scuola superiore la frittata della separazione e della incomunicabilità tra giovani e adulti   è spesso già stata fatta.

L’insegnante  è colui che valuta, giudica, sentenzia, è un matusa fuori dal mondo;  e gli alunni sono i valutati che se ne fregano di subire valutazioni.

Un muro contro muro, due mondi che si scontrano, che si mascherano l’uno di fronte all’altro.  Salvo che non si cerchi il dialogo, le possibilità di  comprendersi ed unire le proprie reciproche potenzialità senza scendere a facili compromessi o formalismi di maniera.

Così che spesso il docente o è considerato un emerito stronzo, o una nullità,  o una persona veramente ok , per dirla con il linguaggio dei giovani…

(Continua)

L’intelligenza dei bambini

Bambino dislessico dice: “Faccio da me” ed il risultato è strepitoso (3 insegnamenti).

E’ un racconto ordinario che spiega come ci si deve fidare quanto basta  dell’intelligenza  spontanea dei bambini, soprattutto se li mettiamo nelle condizioni di “Fare da sè”,   come tanto raccomandava la stessa Montessori…

Se mettiamo il bambino in grado di orientarsi, il bambino risponde, fa, scopre, si diverte, cammina con le sue gambe…

 

Arteascuola.com

Arteascuola.com

E’ l’ultimo sito che ho scoperto.

A dir poco bellissimo.

Lo userò per trovare splendide idee… Grazie  alla sua Autrice.